Gian Pio Mattogno: Deliri sionisti: Israele «eredità eterna» del popolo ebraico

Gian Pio Mattogno 

DELIRI SIONISTI: ISRAELE «EREDITÀ ETERNA» DEL POPOLO EBRAICO

In un suo discorso, il caporione della setta giudaica Chabad-Lubavitch, il Rebbe Menachem Mendel Schneerson (1902-1994), ci ha lasciato una preziosa e significativa testimonianza circa la vera natura criminale del Sionismo, ammantata e legittimata dalle solite deliranti elucubrazioni religiose.

(Eretz Yisroel, Our People’s Eternal Heritage. From the talks of the Lubavitcher Rebbe, Rabbi Menachem M. Schneerson. From the Sichos in English Collection (Adapted from Likkutei Sichos, Vol. XV, Parshas Lech Lecha, chabad.org).

Muovendo dalla differenza fra la santità del Beis HaMikdash (= il Tempio Santo di Gerusalemme) e la santità di Eretz Israel (= la Terra d’Israele), il Rebbe cita l’insegnamento di Maimonide, il quale nel Mishneh Torah (Hilchos Beis HaBechirah 6,16; Hilchos Terumah 1,5) afferma che la consacrazione originaria santificò il Tempio Santo e Gerusalemme per tutti i tempi futuri, mentre non santificò per tutti i tempi futuri il resto della Terra d’Israele riguardo all’osservanza dell’anno sabbatico, decime e cose simili, e ciò perché la santità del Tempio Santo e di Gerusalemme proviene direttamente dalla Presenza Divina, e la Presenza Divina non può essere annullata.

Al contrario, l’obbligo di osservare le leggi dell’anno sabbatico e le decime nella Terra d’Israele derivava dalla circostanza che essa era stata conquistata dal popolo ebraico.

Di conseguenza, quando la terra fu sottratta loro, la conquista originaria fu annullata e per il popolo ebraico non vi fu più alcun obbligo di pagare le decime e di osservare l’anno sabbatico.

Quando Esdra tornò e consacrò la terra, non la consacrò mediante la conquista, ma tramite il semplice possesso di essa. Pertanto, tutti i luoghi posseduti dal popolo ebraico di ritorno da Babilonia furono di nuovo consacrati e sono attualmente santificati, con l’obbligo relativo di osservare l’anno sabbatico e di pagare le decime.

Il Rebbe si dilunga sulla differenza fra conquista e possesso, citando varie interpretazioni tra loro discordanti, e risolve la questione in questi termini:

«Le difficoltà di cui sopra possono esser risolte distinguendo fra la proprietà ebraica di Eretz Israel e la sacralità della terra. La cosa può essere spiegata così: Dio disse ad Abramo: “Ho dato questa terra alla tua discendenza” (Gen. 15,18). Commentando l’uso del tempo al passato nel versetto, i nostri Saggi (cfr. Talmud Challah 2,1; Bereshit Rabbah 44,22; Rashi su Gen. ad loc.) interpretano ciò come: “L’ho già concessa”.

«Da quel momento in poi, anche se gli ebrei non possedevano effettivamente la Terra d’Israele, questa terra apparteneva a loro».

«A ciò si allude nella formulazione delle nostre preghiere (liturgia Musaf per la festività): “A causa dei nostri peccati siamo stati esiliati dalla nostra terra e scacciati dal nostro suolo”, ovverosia, si tratta della “nostra terra” e del “nostro suolo”».

Di conseguenza, «sebbene siamo in esilio, la terra rimane nostra».

Sulla base della tradizione giudaica, il Rebbe ci spiega perché prendere possesso di una terra ha un effetto più potente che non conquistarla.

«Conquistare una terra significa sottrarla al proprietario contro la sua volontà. Pertanto, la natura stessa del comando di Dio di conquistare la Terra d’Israele implicava una certa accettazione della proprietà dei gentili su quella terra. Di conseguenza, quando altri gentili riuscirono a conquistare la terra sottraendola agli ebrei, il legame di questi ultimi con essa venne annullato.

«Al contrario, quando una persona stabilisce il possesso di una terra, l’enfasi non è sull’acquisizione della terra da un’altra persona, ma bensì sulla forma esteriore della sua proprietà.

«Quando gli ebrei presero possesso della terra al tempo di Esdra, essi rivelarono tutto il profondo legame che li univa a quella terra, un legame che esisteva sin dal tempo di Abramo.

«Così come la proprietà della terra da parte degli ebrei non potrà mai essere annullata, allo stesso modo la sacralità derivante dalla forma di tale proprietà durerà per sempre».

E poiché tutti i salmi finiscono in gloria, il Rebbe alla fine si avventura in un auspicio, che poi è una sinistra profezia circa il destino che attende il popolo palestinese al momento della “redenzione” di Israele.

«Possa il nostro studio sulla santità della Terra d’Israele affrettare l’avvento del tempo in cui tale santità si manifesterà pienamente con la venuta della Redenzione e il ritorno di tutto il nostro popolo nella nostra terra santa.

«Ed allora sarà rivelato come la Terra d’Israele sia “la terra eterna” data “al popolo eterno” dal “Dio eterno”. Possa questo accadere nell’immediato futuro».

Una quindicina d’anni fa il rabbino Menachem Brod di Kfar Chabad, portavoce di Chabad-Lubavitch, dichiarò in un’intervista esclusiva che il movimento è apertamente sionista nel suo sostegno a Israele.

Il rabbino Brod ebbe a fare questa precisazione per via delle posizioni antisioniste assunte in passato dal movimento, chiarendo che cosa Chabad intenda per Sionismo.

Se il Sionismo, disse, è distacco dalle radici ebraiche e trasformazione di Israele in una nazione come tutte le altre, il movimento vi si oppone, come tutti grandi maestri della Torah.

Se il Sionismo significa invece amare la terra, garantire la sicurezza nazionale e colonizzare il territorio, allora Chabad lo sostiene con tutte le forze.

Intervenuto ad un evento parlamentare, una serata per celebrare il ventesimo anniversario della Federation of Jewish Communities of the CIS (Commonwealth of Independent States, dell’ex-Unione Sovietica), il Primo Ministro Benyamin Netanyahu così si espresse nei confronti degli emissari di Chabad:

«Voi siete in cima alla montagna ed il popolo ebraico riunito ai suoi piedi vi saluta. Ed io sono il primo a farlo».

(Chana Ya’ar, Chabad is Zionist, Rabbi Says. A Spokeman for the Chabad-Lubavitch Chassidic movement says the sect is Zionist in its support for Israel, ISRAEL NATIONAL NEWS, Jul 20, 2011, israelnationalnews.com).

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts

“The Forced War”, una recensione

“THE FORCED WAR”, UNA RECENSIONE Di Spencer J. Quinn, 29 giugno 2023 È ora disponibile una nuova edizione, rielaborata nel formato e ampliata, sia con copertina rigida che flessibile, a cura dell'Institute ...

Read More
Sponsor