Gian Pio Mattogno: La luce di Hashem si effonde sulle nazioni del mondo a Rosh Hashanah

Gian Pio Mattogno 

 

LA LUCE DI HASHEM SI EFFONDE SULLE NAZIONI DEL MONDO A ROSH HASHANAH

 

Rosha Hashanah è il Capodanno ebraico, che commemora il giorno in cui Hashem (= Il Nome, il Dio giudaico) creò Adamo ed Eva, e viene celebrato come il “compleanno del mondo”.

Insieme a Yom Kippur (che segue 10 giorni dopo) fa parte degli Yamin Noraim (“Giorni del Timore Reverenziale”, o Grandi Festività).

Viene celebrato il primo e il secondo giorno di Tishri (settembre-ottobre), tanto in Israele quanto nella diaspora.

Nella sua opera Bat Ayin (“L’occhio interiore”) il rabbino Avraham Dov Auerbach di Avritch (1765-1840) insegna che, a differenza delle nazioni, a Rosh Hashanah la nazione ebraica accetta e prende su di sé il giogo del Cielo, cioè la sovranità di Hashem, ma che in ogni caso la gloria del regno di Dio si effonde anche sulle settanta nazioni, cioè su tutti i popoli del mondo, che pure non hanno accettato su di loro il giogo del Cielo a Rosh Hashanah.

(A Deverly to All the Nations. Unlike the nations, on Rosh Hashanah the Jewish nation accepts upon itself G-D’s sovereignty.  From the teachings of Rabbi Avraham Dov Auerbach of Avritch, chabad.org  ).

In che modo?

«Possiamo spiegarlo come segue: il popolo d’Israele accettò pienamente il giogo del Cielo su di sé a Rosh Hashanah, recitando le espressioni: “Re Santo” e “Re del Giudizio” [nella liturgia della festività]. Le nazioni del mondo, invece, non accettarono il giogo di Dio su di loro a Rosh Hashanah.

«È compito del popolo d’Israele portare la gloria del regno di Dio a tutta la creazione, anche alle nazioni del mondo, e l’offerta dei settanta tori durante la festa di Sukkot è fatta perché l’influenza del regno di D-o si effonda su tutte le settanta nazioni».

I Saggi interpretano il versetto biblico: “Prenderete per voi stessi il primo giorno” (Lev. 23,40) nel senso che Israele avrebbe assunto l’aspetto della regalità divina nel primo giorno e l’avrebbe poi estesa a tutte le settanta nazioni.

«Allora “Dio sarà re su tutta la terra” (Zaccaria, 14,9). Possa accadere presto ai nostri giorni».

Ma come sono buoni questi “fratelli maggiori” che dispensano anche a noi poveri goyim idolatri la benevolenza divina!

Ma è tutto oro quel che luccica?

È lo stesso Rabbi Avraham Dov Auerbach a spiegarci il vero senso dell’effusione della gloria del regno di Dio sulle nazioni del mondo.

«L’influenza divina, la consapevolezza e l’intensità della conoscenza della sovranità divina si effondono nel mondo attraverso i leader spirituali di Israele, verso il popolo d’Israele, verso le nazioni del mondo, verso tutta la creazione (…) Viene chiamato “il primo giorno” perché questa consapevolezza è nuova per le nazioni del mondo, è una “prima volta”, perché non l’avevano sperimentata a Rosh Haschanah».

«È compito del popolo d’Israele»: sono dunque i leader di Israele, e solo essi, a trasmettere alle nazioni del mondo l’influenza divina!

Ma che cosa significa propriamente e che cosa implica questa “influenza divina” sulle nazioni del mondo che il rabbino Auerbach vuole presentarci come un atto benevolo del Dio giudaico e del suo popolo verso di noi poveri goyim idolatri?

È la natura stessa di questa festività ebraica a darci la risposta.

Scrive G. Fohrer (Fede e vita nel giudaismo, Brescia, 1984, p. 156) che «la festa è concepita come festività dell’inizio del nuovo anno e come giorno del giudizio celeste, in cui Dio fa passare davanti al suo volto tutti gli abitanti della terra».

I servizi liturgici sono incentrati sull’idea della sovranità universale del Dio giudaico e della superiorità di Israele su tutti i popoli della terra, due temi ricorrenti nella liturgia sinagogale.

Come osserva il rabbino E.S. Artom, la festa di Rosh Hashanah è il giorno «dedicato a commemorare la creazione e la sovranità di Dio nel mondo, e quindi ad auspicare la venuta del tempo in cui Egli sarà di fatto adorato da tutte le Sue creature, che ne eseguiranno i comandi e riconosceranno la superiorità spirituale di Israele» (La vita di Israele, Roma, 1975, p. 138).

Quindi l’effusione della gloria del regno di Cieli sui popoli del mondo non significa altro che accettazione della sovranità del Dio giudaico da parte di tutti i goyim giudaizzanti e giudaizzati in una condizione di totale subordinazione e asservimento a Israele!

La sera del primo giorno, all’inizio della festa, si recitano due benedizioni.

Nella prima si esalta Hashem quale creatore e re del mondo.

La seconda recita testualmente:

«Benedetto Tu Hashem nostro Dio re del mondo che ha scelto noi fra tutti i popoli e ci ha innalzato fra tutte le lingue e ci ha santificato con i suoi precetti» (Lekhàyim. Guida di tutte le feste e ricorrenze felici, Milano, 2001, p. 137).

Se la festa cade all’uscita di Shabbath vengono aggiunte altre due benedizioni.

La seconda suona così:

«Benedetto Tu Hashem nostro Dio re del mondo che distingue tra sacro e profano, tra luce e tenebra, tra Israèl e i popoli» (Ivi).

Durante il Seder si invoca Hashem affinché «siano sterminati i nostri nemici, i nostri avversari, e tutti coloro che meditano di farci del male» (Ivi, p. 139).

Seguono le benedizioni della preghiera Amidah.

Nella terza benedizione viene letto un passo, nel quale si inneggia allo splendore del Messia:

«Allora i giusti verranno e si rallegreranno, i cuori puri esulteranno e i pii leveranno grida di gioia, mentre l’iniquità sarà messa a tacere e tutto il male sarà annientato come il fumo, poiché tu farai scomparire dalla terra il dominio degli arroganti» (A.C. Avril – D. De la Maisonneuve, Les fêtes juives, Paris, 1993, p. 74).

Chi siano propriamente i malvagi e gli arroganti lo si comprende dalla recita della preghiera Alenu che conclude degnamente la liturgia della sera: tutti i non-ebrei in generale e i cristiani in particolare.

(Cfr. Esclusivismo, imperialismo messianico e odio anticristiano nella liturgia ebraica. La preghiera Alenu, andreacarancini.it).

Rav Shlomo Bekhor rimarca che a Rosh Hashanah viene recitato per ben sette volte il Salmo 47, «subito prima del suono dello shofar, il corno della redenzione che il Mashìach suonerà» (Salmi di Davide, Milano, 1996, p. 119).

Il Salmo 47 – interpretato in una prospettiva messianico-imperialistica dall’esegesi rabbinico-talmudica ‒è quello in cui si legge: “Sottometterà i popoli a noi, e le nazioni sotto i nostri piedi … Desistete e sappiate che io sono Dio, che domino sulle nazioni e domino il mondo” (47, 4,11).

 

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