
Gian Pio Mattogno
MANUALETTO GIUDAICO AD USO DEI “FRATELLI MINORI” CATTO-CONCILIARI
Tutti i “fratelli minori” catto-conciliari impegnati nel “dialogo” (si fa per dire) coi “fratelli maggiori” dovrebbero conoscere che cosa i “fratelli maggiori” pensano realmente di Gesù, di Maria, del cristianesimo, delle cerimonie cristiane e delle chiese.
Un dialogo davvero singolare, nel quale i “fratelli minori” tendono la mano e i “fratelli maggiori”, per tutta risposta, insultano e ingiuriano tutto ciò che i primi hanno di più sacro.
Senza impegnarsi in lunghi studi, i “fratelli minori” catto-conciliari potrebbero almeno fare tesoro delle esternazioni di autorevoli rabbini moderni e degli insegnamenti che compaiono nelle fonti della tradizione rabbinico-talmudica riportati in questo stesso sito revisionista.
Se ciò non basta, possono ricorrere ad un ulteriore significativo contributo al “dialogo” apparso sul sito ebraico HALACHIPEDIA: Avoda Zara, halachipedia.com.
Si tratta di uno scritto che compendia egregiamente il pensiero dei “fratelli maggiori” sui princìpi fondamentali della fede cristiana, una sorta di manualetto giudaico che i “fratelli minori” dovrebbero leggere e meditare attentamente.
Il manualetto esordisce così:
«Uno dei pilastri dell’intera Torah è il rifiuto di qualsiasi forma di devozione nei confronti di altri dèi. Si tratta di un peccato capitale, d’una importanza fondamentale per l’osservanza della Torah».
Caro “fratello minore” in dialogo, tu pensi che il Dio che tu adori sia quello della Torah.
Ed invece assolutamente no.
Agli occhi dei “fratelli maggiori”, adorando un Dio che si è fatto carne in Cristo per la salvezza dell’umanità tu stai adorando un idolo! Sei un idolatra!
«Il Rambam [Maimonide] (Avoda Zara 9,4) considera il cristianesimo avoda zara [culto straniero = idolatria]».
Di conseguenza, è proibito all’ebreo di entrare in una chiesa cristiana, a meno che non sia in rovina.
In Igrot Moshe YD 3:129,6 leggiamo che è proibito entrare in una chiesa in base a Avoda Zara 17a. È proibito altresì entrare in chiesa anche solo per guardare le opere d’arte, perché sono considerate una decorazione dell’idolatria (noy avoda zara), e quindi «è una cosa terribile per un ebreo entrare in una chiesa».
È proibito anche entrare nel cortile o nell’atrio di una chiesa, perché c’è il sospetto che vi si possa compiere avoda zara; è permesso attraversarli, ma solo per raggiungere un altro luogo; ad ogni modo sarebbe più opportuno evitarlo.
È permesso sedersi o camminare all’ombra di una chiesa, secondo lo Shulhan Aruch, Yore Dea 142,10 comunque non all’interno o vicino all’ingresso.
È proibito ascoltare strumenti musicali utilizzati durante le funzioni religiose o anche persone che cantano in onore dell’idolatria, e quindi è proibito suonare musica dinanzi all’idolatria anche dietro pagamento.
È proibito guardare le icone del culto idolatrico.
È proibito venerare un’altra religione anche solo per salvare la propria vita, però è permesso nascondersi in una chiesa o in un luogo di culto di un’altra religione per salvare la propria vita.
È permesso usare il nome di un Santo, che prima era un nome comune.
«Ad esempio, è permesso dire Nicola, ma non S. Nicola».
In conclusione, caro “fratello minore” in dialogo, tu stai dialogando con uno che disprezza il tuo Dio, la tua fede e i tuoi Santi, che ritiene terribile entrare nella tua chiesa e che ha in orrore le tue immagini sacre e le tue funzioni religiose.
E che nel profondo del suo cuore disprezza anche te, impuro e schifoso goy idolatra.
Non credi che sia venuto il momento di tirare la testa fuori dalla sabbia?
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