Gian Pio Mattogno: Cornuti e mazziati: la cabala per non-ebrei

Gian Pio Mattogno 

CORNUTI E MAZZIATI: LA CABALA PER NON-EBREI

Com’è notorio, Hashem, il Dio giudaico, è una proprietà privata degli ebrei, e gli ebrei sono una proprietà privata di Hashem.

Di conseguenza, anche la Torah è una proprietà privata degli ebrei, e guai al non-ebreo che intenda ficcarci il naso. Lo attende una severa punizione divina.

Al non-ebreo è consentito studiare ed osservare unicamente le sette leggi noachidi.

Vale lo stesso per la Cabala, il complesso delle tradizioni mistiche del giudaismo (dallo Zohar al Tanya di Rabbi Shneur Zalman di Liadi)?

R. Shmuel Eliyahu ‒ rabbino capo di Safed, città che un tempo fu il centro mondiale degli studi di Cabala, e figlio del defunto rabbino Mordechai Eliyahu, una delle più autorevoli figure del mondo sefardita, nonché ex rabbino capo di Israele ‒ ci assicura che lo studio della Cabala da parte del non-ebreo può essere «positivo».

Ma solo a patto che sia condotto «nel modo corretto».

(Yerachmilel Tilles, Kosher Kabbalah for Non-Jews?, KABBALAH ONLINE, chabad.org).

Che cosa significa?

Ce lo spiega in dettaglio il rabbino Nissan Dovid Dubov, direttore di Chabad Lubavitch a Wimbledon, che i lettori di questo sito revisionista ben conoscono, autore di Die Reisen nach Innen. Ein Führer zum besseren Verständnis del Kabbalah (“Il viaggio interiore. Una guida per una migliore comprensione della Kabbalah”), versione tedesca in rete di Inward Bound. A Guide To Understanding Kabbalah (2007), disponibile su de.chabad.org.

(Cfr. Gli ebrei e il “prossimo” in una pagina del rabbino Nissan Doviv Dubov, andreacarancini.it).

Nell’Allegato I dell’opera citata, dal titolo: Cabala per non-ebrei, R. Dubov si chiede se sia lecito per un non-ebreo dedicarsi allo studio della Cabala.

La prende un po’ alla larga, e ci ricorda che, sebbene la Torah, donata da Hashem unicamente agli ebrei sul monte Sinai, sia patrimonio dei soli ebrei, tuttavia essa contiene anche un codice legale valido per tutta l’umanità, il “codice di Noè”, che contiene i sette comandamenti noachidi, il primo e principale dei quali è l’assoluto divieto di idolatria (leggi: l’assoluto divieto di adorare ogni altro Dio che non sia Hashem).

Il Talmud «mette in guardia [sic!]i non-ebrei dal leggere altre parti della Torah. Pertanto, è opportuno consultare un’autorità rabbinica competente per determinare quali trattati siano appropriati per i discendenti di Noè».

Capito? È un’autorità rabbinica che ci deve dire quello che possiamo o non possiamo leggere nel Talmud!

Ora, aggiunge, «per comprendere i princìpi fondamentali del monoteismo, un non-ebreo può studiare alcuni testi cabalistici. La sezione “Shaar HaYichud WeHaemuna” (“Porta dell’Unità e della Fede”) del Tanya, ad esempio, sarebbe appropriata».

In sintesi, «un non-ebreo può leggere e studiare testi chassidici e cabalistici che spiegano una delle sette leggi universali o le loro derivazioni».

Gli ebrei, spiega R. Dubov, in quanto “popolo di sacerdoti e nazione santa”, hanno la funzione di guida dell’umanità, che è stata assegnata loro ancora prima del Sinai.

Ogni ebreo «svolge una funzione sacerdotale», che è quella di portare Dio all’umanità e l’umanità a Dio, Dio al mondo e il mondo a Dio.

Cioè l’ebreo ha il compito di adoperarsi per la completa giudaizzazione dell’umanità e del mondo sotto la sovranità di Hashem e dei suoi eletti e l’utile idiota noachide deve aiutarlo in questa missione!

Di nuovo, è un’autorità rabbinica, nella fattispecie R. Dubov, che ci dice quello che possiamo o non possiamo leggere nei testi cabalistici!

E perché questi e non altri testi?

C’è qualcosa che si vuole nascondere?

Fra i testi che non è permesso al non-ebreo di leggere e studiare figurano evidentemente quelli relativi alla differenza ontologica e metafisica fra l’anima dell’ebreo e l’anima del non-ebreo.

Ne parla lo stesso R. Dubov in un capitolo dal titolo: Kelipot e Sitra Achra.

R. Dubov ricorda che nella Cabala il termine Kelipa (sing. di Kelipot) viene impiegato per indicare la buccia che riveste e protegge un frutto. La Kelipa, «che ha origine dalla volontà esteriore di Dio», designa le forze del male che nascondono e imprigionano il bene, proprio come la buccia nasconde e imprigiona il frutto.

La Cabala distingue due tipi di Kelipot: una Kelipa Noga (la sola che contiene una scintilla divina e che può essere illuminata, raffinata e migliorata) e tre Kelipot completamente impure.

L’anima dell’ebreo proviene dalla Kelipa Noga.

Al contrario, «dalle tre Kelipot impure provengono le anime di tutte le creature viventi non kosher».

Nell’arena della mente e del cuore si svolge una lotta il cui scopo è «distruggere le tre Kelipot impure e purificare la Kelipa Noga».

Avete capito bene? Con un capolavoro di sottigliezza e astuzia rabbinica, R. Dubov parla di anonime «creature viventi non kosher», mentre tutto il mondo sa che qui si parla di noi poveri goyim, cioè di tutti i non-ebrei, le cui anime provengono dalle forze impure e sataniche del male!

Fra gli altri testi che non è permesso al non-ebreo di leggere e studiare non devono figurare certamente quelli dello Zohar in cui il non-ebreo viene assimilato ad un idolatra impuro, a degli “animali dei campi” da discriminare e annientare.

(Cfr. Mons. Ernest Jouin: Il non-ebreo nello Zohar; Perle zohariche: guarda come dondolo, andreacarancini.it).

Non deve figurare il cap. 1 del Tanya, dove R. Shneur Zalman di Liadi insegna che «le anime dei popoli del mondo provengono dalle Kelipot impure che non contengono alcun bene».

E neppure il cap. 19, dove insegna che soltanto gli ebrei sono degni di essere chiamati uomini, mentre i non-ebrei sono come morti.

Né tantomeno il cap. 49, dove insegna che solo esteriormente il non-ebreo è simile all’ebreo, solo la cui anima è «veramente parte di Dio», insegnamenti ripresi e ribaditi successivamente da R. Menachem Mendel Schneerson.

(Cfr. Le anime dei non-ebrei “non contengono alcun bene”: Considerazioni di Rabbi Menachem Mendel Schneerson su un passo del Tanya; “L’anima di un non-ebreo è di natura puramente animale”: Deliri della tradizione mistico-cabalistica in uno scritto del rabbino Hanan Balk, andreacarancini.it).

E meno che mai deve figurare il passo dello Zohar (III, 282a) dove apprendiamo che Gesù è sepolto, assieme a Maometto («che sono cani morti»), nello sterco mescolato ad ogni genere di sudiciume maleodorante, sporco e fetido.

(Cfr. L’odio giudaico contro Gesù nello Zohar, andreacarancini.it).

Deve figurare solo ciò che vorrebbero imporci di leggere e studiare.

Insomma, ci vogliono proprio cornuti e mazziati?

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts
Sponsor