Gian Pio Mattogno: «L’anima di un non-ebreo è di natura puramente animale». Deliri della tradizione mistico-cabalistica in uno scritto del rabbino Hanan Balk

Gian Pio Mattogno 

«L’ANIMA DI UN NON-EBREO È DI NATURA PURAMENTE ANIMALE».

DELIRI DELLA TRADIZIONE MISTICO-CABALISTICA IN UNO SCRITTO DEL RABBINO HANAN BALK

Hanan Balk, il rabbino emerito della Congregation Agudas Israel/Golf Manor Synagogue in Cincinnati, Ohio, ha conseguito la laurea in Studi Antichi presso la Columbia University, il master in Religione ed Educazione presso il Teacher’s College di Columbia e l’ordinazione rabbinica presso la Yeshiva University. Ha scritto numerosi articoli e saggi sul sito ebraico YUTorah Online, patrocinato dal Rabbi Isaac Elchanan Theological Seminary, affiliato alla Yeshiva University.

Il rabbino Hanan Balk è autore tra le altre cose di un saggio apparso su «Hakira» (16, 2013, pp. 47-76) dal titolo: The Soul of the Jew and the Soul of a Non-Jew. An Inconvenient  Truth and the Search for an Alternative (“L’anima dell’ebreo e l’anima di un non-ebreo: Una scomoda verità e la ricerca di un’alternativa”).

Nella prima parte del saggio il rabbino Balk ammette che la tradizione mistico-cabalistica stabilisce una differenza radicale, ontologica e metafisica, fra l’anima dell’ebreo e l’anima del non-ebreo, quella dell’ebreo essendo di origine divina, e quella del non-ebreo essendo d’origine puramente animale, malvagia e demonica.

Nella seconda parte, l’autore va alla ricerca di una presunta visione giudaica alternativa e cita altre fonti rabbiniche, le quali a suo avviso suggerirebbero che tra l’una e l’altra anima non vi sarebbe alcuna differenza sostanziale. In particolare, scrive, Maimonide sottolinea che tutti gli esseri umani, ebrei e non ebrei, hanno la stessa capacità di elevarsi a Dio attraverso il servizio che gli prestano, e la misura dell’anima di un uomo è in funzione della sua comprensione intellettuale della Divinità.

Qui prendo in considerazione la sola prima parte, che mi sembra quella più autenticamente significativa ed emblematica del modo di pensare giudaico in materia, rispedendo al mittente la fola di una presunta equivalenza fra l’anima dell’ebreo e quella del non ebreo ad es. in un autore come Maimonide, i cui scritti trasudano un odio viscerale contro i non-ebrei in generale e i cristiani in particolare, con tanti saluti alla capacità e comprensione intellettuale della Divinità da parte del non-ebreo! (cfr. Il sicario della Sinagoga. L’odio rabbinico-talmudico contro il non-ebreo negli scritti di Moshe Maimonide, Effepi, Genova, 2022).

Nonostante le acrobazie dialettiche di certa apologetica talmudista, nella tradizione giudaica “uomo” in senso vero e proprio, uomo creato ad immagine di Dio e nel quale è rimasta l’impronta di Dio, è solo l’ebreo.

(Cfr. La non-umanità dei Gojim nel Talmud e nella letteratura rabbinica, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2011).

La «scomoda verità», che nella mente di alcuni può sembrare «razzista» ‒ scrive il rabbino Balk ‒  è che, secondo le autorità del pensiero ebraico lungo i secoli, sia mistico-cabalistici che semplici ebrei osservanti, «l’anima di un ebreo è superiore a quella di un non-ebreo».

Il rabbino Balk fornisce al riguardo una breve rassegna di autori e testi già noti a chi si occupa ex professo di tali questioni, ma di grandissimo interesse per il lettore comune che neppure ne sospetta minimamente l’esistenza.

E questo anche in risposta al rabbino Elio Toaff, il quale ebbe a dichiarare che la vera causa dell’antisemitismo è l’ignoranza della religione e della storia del popolo ebraico, a cui mi permisi di obiettare che l’ignoranza della religione e della storia del popolo ebraico non è la causa dell’antisemitismo, ma del filosemitismo).

Lo Zohar, la fonte primaria del pensiero mistico-cabalistico ebraico, stabilisce che fin dalla creazione le anime dei «figli del Santo», gli ebrei, sono «sante», in contrasto con le anime delle nazioni, «che emanano … da fonti impure e rendono impuro tutto ciò che si avvicina a loro» (Zohar, Sulam Edition, Jerusalem, 1975, Gen. n. 170).

Il popolo d’Israele possiede un’anima viva santa ed elevata (nefesh yayah kadisha ila’ah), mentre le altre nazioni possiedono unicamente un’anima «animale» e sono descritte come simili alle bestie e alle creature striscianti (Ivi, n. 171).

Dai commentari addizionali apprendiamo che gli ebrei, i quali osservano la Torah, vivranno sempiternamente con Dio, mentre le nazioni non ebraiche decadranno al livello degli animali (Zohar Ha-Hadash Gen. n. 407, 412).

Yehuda ha-Levi (1075-1141) nella sua opera Kuzari (1,41-43) afferma che all’interno della creazione l’ebreo occupa un livello d’esistenza superiore rispetto ad ogni altro essere umano. Un non-ebreo divenuto proselito, non possedendo la stessa essenza spirituale di uno nato ebreo, non può diventare profeta (1,115).

In vari scritti R. Yehuda Lowe (1520-1609) (il Maharal di Praga) discute dell’alto livello spirituale del popolo ebraico, influenzando in questa stessa direzione molti studiosi successivi.

R. Hayyim Vital (1543-1620), il più grande discepolo di R. Isaac Luria, ha insegnato e diffuso gli insegnamenti mistici del maestro, sviluppando ulteriormente la distinzione stabilita dallo Zohar fra l’anima dell’ebreo e quella del non-ebreo. In Eitz Hayyim (5,2) egli afferma che ogni ebreo, giusto o malvagio, possiede due anime. La seconda, tipicamente ebraica, è di origine divina. Al contrario, le anime dei popoli del mondo emanano da forze impure che non contengono alcun bene.

R. Shabbetai Sheftel Horwitz (1565-1619) ribadisce (Shefa Tal, introd.) che solo l’anima dell’ebreo è parte di Dio. R.

Moshe Hayyim Luzzatto (1707-1746) (Ramhal) scrive che sebbene un ebreo e un non-ebreo appaiano esattamente simili in termini di caratteristiche umane, dal punto di vista della Torah hanno tratti così differenti da essere considerati specie diverse (Derekh Hashem 4,1). Quanto ai “giusti delle nazioni” che hanno parte nel mondo a venire (cfr. Sanhedrin 105a) questi in ogni caso saranno subordinati agli ebrei come un vestito è subordinato al corpo (Derekh Hashem 4,7).

Shneur Zalman di Liadi (1745-1815), fondatore del movimento Chabad, noto anche come Alter Rebbe e Baal ha-Tanya, afferma che l’anima di un ebreo è letteralmente parte di Dio e dell’essenza divina (helek Elokah mima’al mamesh), mentre l’anima di un non-ebreo è di natura puramente animale (Tanya, Likkutei Amarim, alla fine del cap. 1). Neppure i “giusti fra le nazioni”, pur possedendo un elemento di bene nelle loro anime, possiedono un’anima divina, questa essendo prerogativa dei soli ebrei.

Quando all’ultimo Rebbe di Chabad-Lubavitch, R. Menachem Mendel Schneersohn (1902-1994) fu chiesto se fosse il caso di omettere dalla traduzione inglese del Tanya questo insegnamento, per timore che potesse destare risentimenti fra i non-ebrei e favorire l’antisemitismo, questi rispose negativamente, poiché, disse, le nazioni sono rimaste indifferenti dinanzi a ciò che è accaduto in Germania (che c’entra col nostro assunto come i cavoli a merenda), ma spiegando poi più correttamente che anche un non-ebreo ha una scintilla divina nell’anima, solo che questa non è dello stesso tipo della scintilla “divina” che ha un ebreo.

La scintilla “divina” di un non-ebreo è simile a ciò che esiste … all’interno di una pianta, di un animale o di un oggetto inanimato!

Per R. Avraham Yitzhak ha_Kohen Kook (1865-1935), il primo rabbino capo della Palestina, «il popolo ebraico è superiore a tutte le nazioni della terra … la loro superiorità è dovuta alla loro santità … che è superiore anche a quelli fra le nazioni che sono i più saggi e i più santi» (Midbar Shur, Jerusalem, 1997, p. 300).

Altrove (Orot, Jerusalem, 2005, 156, n. 10) precisa che la differenza fra l’anima ebraica e l’anima di tutte le altre nazioni è più grande e profonda della differenza fra l’anima umana e quella di un animale. La differenza fra l’anima di un ebreo e quella di un non-ebreo è essenzialmente qualitativa.

R. Avraham Grodzinski (1883-1944), discepolo del celebre R. Nosson Zvi Finkel e supervisore spirituale della Yeshiva di Slabodka, descrive l’anima ebraica come «un essere diverso, una nuova creazione, cui nulla è paragonabile nell’intera specie umana … Il più lodevole ed eletto fra gli uomini [non ebrei] non si avvicina minimamente al più indegno degli Israeliti» (Torat Avraham, Israel s.d., cap. Am Segulah, inizio, in particolare la fine del n. 1 e l’inizio del n. 5).

R. Shlomoh Wolbe (1914-2005) sottolinea la natura ontologica e metafisica della superiorità dell’anima ebraica. L’anima dell’ebreo non dipende in alcun modo da come una persona si impegna per raggiungere il regno eterno. Anche un bambino nato morto raggiungerà questo status elevato. L’anima è eterna per sua natura e non ha bisogno di alcun contributo umano per stabilire il suo carattere fondamentale (Da’at Shlomoh, Jerusalem, 2006, p. 388).

Questa delirante sequela di spropositi antigentili non è che un piccolo ma significativo spaccato dell’atteggiamento dell’ebreo nei confronti del non-ebreo.

Tutti coloro i quali si affannano a ricercare le vere cause dell’antisemitismo nell’ignoranza della religione e della storia del popolo ebraico (Elio Toaff dixit), nel “pregiudizio”, nella “giudeofobia” ed in altre scemenze del genere sono serviti. 

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