Gian Pio Mattogno: Una messa a punto di Carlos Del Valle a proposito di un articolo di Gilbert Dahan sulla Birkat Ha Minim nel Medio Evo

Gian Pio Mattogno 

UNA MESSA A PUNTO DI CARLOS DEL VALLE A PROPOSITO DI UN ARTICOLO DI GILBERT DAHAN SULLA BIRKAT HA-MINIM NEL MEDIO EVO

Sulla Birkat ha-minim, la vecchia “benedizione” (in realtà una maledizione) recitata quotidianamente, ancora al giorno d’oggi, dal pio giudeo contro gli eretici e i cristiani, esiste tutta una letteratura.

(Per una introduzione alla questione cfr. L’odio rabbinico-talmudico contro i cristiani nella liturgia: la Birkat ha-minim; Ancora sull’odio rabbinico-talmudico contro i cristiani: due recensioni, andreacarancini.it).

Nel 1995 Gilbert Dahan ha pubblicato sulla «Revue des Études Juives» (pp. 437-448) uno scritto sulla Birkat ha-minim nel medio evo nel contesto della liturgia ebraica nei riguardi dei cristiani.

(Cfr. Uno scritto di Gilbert Dahan sulla Birkat ha-minim e la liturgia ebraica anticristiana nel medio evo, andreacarancini.it).

Un paio d’anni dopo Carlos Del Valle, del Consejo Superior de Investigaciones Cientificas Istituto de Filologìa, Madrid, pubblicò sulla stessa rivista (janvier-juin 1997, pp. 191-94) una breve ma importante puntualizzazione, accompagnata da una messa in discussione di un’affermazione di Dahan a proposito di una sua omissione relativa alla Birkat ha-minim.

Dahan – ricorda Del Valle – scrive che durante l’alto medio evo la vecchia accusa formulata a più riprese sembra dimenticata nel XII secolo, per riapparire nel XIII secolo.

Del Valle si chiede per quale ragione Dahan abbia passato sotto silenzio il XIV secolo, che reputa invece senza dubbio uno dei più importanti nella storia di questa preghiera.

In effetti, nel corso di questo secolo ebbero luogo due controversie proprio su questa preghiera: la prima nel 1336, la seconda negli anni 1370-1375. Inoltre, nel 1380 le Cortes di Castiglia emanarono una legge d’una certa importanza in relazione alla preghiera in questione.

La prima controversia fu convocata a Valladolid dal re Alfonso XI di Castiglia all’inizio del 1336.

Nel dibattito i cristiani erano rappresentati dall’ebreo convertito Alfonso di Valladolid, già Abner de Burgos, mentre gli ebrei erano rappresentati dai più autorevoli saggi della comunità ebraica della città.

In seguito a questa controversia, scrive Del Valle, sembra che gli ebrei più illuminati abbiano firmato un documento nel quale riconoscevano la giustezza dell’accusa di Alfonso di Valladolid e si siano scusati asserendo d’aver agito in virtù di una tradizione ricevuta dagli antichi maestri. Il re Alfonso pubblicò un editto col quale proibiva agli ebrei di recitare d’ora in poi la preghiera, come risulta anche da un passo del Fortalitium fidei (1525) di Alfonso de Espina.

A quanto pare, gli ebrei osservarono l’editto durante tutto il regno di Alfonso, ma dopo la sua morte ripresero bellamente a recitare la loro preghiera contro i cristiani.

Per tale ragione, verso gli anni 1370-1375, su mandato reale ebbe luogo a Burgos un’altra controversia sullo stesso tema della benedizione degli eretici, fra il converso Juan de Valladolid e, di nuovo, i più autorevoli saggi ebrei, alla presenza dell’arcivescovo di Toledo, Gòmez Manrique.

Non conosciamo l’esito di questa controversia, ma sappiamo che a seguito di essa il re Juan I ordinò che d’ora innanzi nessun ebreo continuasse a recitare la preghiera, e che questa venisse espunta dai libri di preghiere. E se per avventura la preghiera figurava ancora in certi libri, si doveva strappare la pagina corrispondente oppure cancellare il testo in modo che non si potesse leggere.

Se la fonte della prima controversia del 1336 è il Fortalitium fidei di Alfonso de Espina, «un personaggio molto noto che ha predicato l’intolleranza», tiene a precisare Del Valle, per la controversia di Burgos la fonte d’informazione è il libro De concordia legum di Juan de Valladdolid, riportato dallo stesso Alfonso de Espina, della cui veridicità non vi sono ragioni di dubitare.

Del Valle mette in dubbio anche l’altra affermazione di Dahan, secondo cui nel medio evo la benedizione degli eretici non era indirizzata ai cristiani.

Molti ebrei convertiti al cristianesimo, fra i quali Alfonso di Valladolid, Pablo de Santa Marìa, Juan el Viejo, Jerònimo de Santa Fe, affermano che la “benedizione” in realtà era rivolta contro i cristiani, ed è troppo semplicistico negare la veridicità di tali testimonianze col pretesto che essi volessero calunniare i loro antichi correligionari.

Il testo della preghiera si è enormemente evoluto nel corso dei secoli, ed oltre ai minim ha preso di mira altre figure di eretici, tra i quali i notsrim (nazareni), come appare nei manoscritti medievali.

«È dunque ragionevole pensare – conclude Del Valle – che quando gli ebrei del medio evo recitavano questa preghiera e leggevano il termine “notsrim”, essi pensavano ai cristiani e non necessariamente ad un’antica setta giudeo-cristiana».

Tutto ciò è stato ampiamente confermato dalla ricerca storica successiva.

Da questa messa a punto di Carlos Del Valle apprendiamo in ogni caso che neppure il XIV secolo era rimasto immune dall’odio liturgico ebraico contro i cristiani.

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