Fonti rabbiniche per lo studio della questione ebraica: Isaac Abravanel e le origini “edomite” della cristianità

FONTI RABBINICHE PER LO STUDIO DELLA QUESTIONE EBRAICA:

ISAAC ABRAVANEL E LE ORIGINI “EDOMITE” DELLA CRISTIANITÀ

 

Premessa di Gian Pio Mattogno

 

Edom è il nome che fu dato a Esau, primogenito di Isacco, il giorno in cui vendette la sua primogenitura a Giacobbe per un piatto di lenticchie.

Il paese che successivamente fu abitato da Esau e dai suoi discendenti fu chiamato “terra di Edom”.

Come scrive la «Jewish Encyclopedia» (Edom. Idumea, vol. V, pp. 40-41) il termine “Edom” viene impiegato dai talmudisti per indicare dapprima l’impero romano, e successivamente la cristianità, e per tale ragione nel medio evo è stato spesso eliminato dalla censura e sostituito con altri termini.

La «Encyclopaedia Judaica» (Edom, p. 158) ribadisce che nella tradizione rabbinico-talmudica Edom «divenne un sinonimo della Roma cristiana e quindi dei cristiani in generale».

Su ciò vi è un consenso unanime fra gli storici, così come v’era un consenso unanime fra gli antichi maestri d’Israele.

Già alla fine del secolo XIX W. Bacher (Rome dans le Talmud et le Midrash, REJ 33 (1896), pp. 187-196) aveva dimostrato, con puntuali richiami alle fonti originali, che il termine Edom designa in principio la città di Roma e il «popolo indegno» dei Romani (così nella Mishnah Gittin 8,5).

Zeitlin (The Origin of term Edom for Rome and the Roman Church, JQR 60 (1970), p. 262) osserva che «durante il medio evo nei loro scritti gli ebrei attribuirono il termine Edom a Roma e alla Chiesa Romana».

Hadas-Lebel afferma parimenti che «Edom diviene per molto tempo il secondo nome di Roma. Quando cade in rovina la Roma pagana, questo nome passa alla Roma cristiana, poi a tutta la cristianità e diviene una parola chiave del vocabolario ebraico medievale» (Jacob et Esau ou Israël dans le Talmud et le Midrash, RHR  200/4 (1984), p. 375).

Interpretando e giustificando la tradizione «salda e indiscussa dei maestri d’Israele fin dalla più alta antichità», come scrive esplicitamente, Isaac Abravanel (Abarbanel) (1437-1508) muove dall’equazione Esau-Edom-Roma-Cristianità, ed afferma che i cristiani  discendono dai figli della nazione di Edom, la quale designa l’insieme della cristianità, di cui Roma è origine e fondamento, che l’anima di Esau/Edom s’è reincarnata nell’anima dello zotico Gesù di Nazareth e che un solo destino attende la cristianità nell’èra messianica: lo sterminio totale.

In una conferenza tenuta nel 1996 su Isaac Abravanel commentatore di Obadia, Jean-Christophe Attias (École Pratique des Hautes Études. Annuaire. Resumé des conférences et travaux. Tome 105, 1996-1997, pp. 257-259) si chiede tra l’altro:

La distruzione di Edom annunciata da Obadia s’è già compiuta nel passato, oppure è ancora di là da venire?

Edom designa il territorio contiguo a Eretz Israel oppure indica la cristianità nel suo insieme, conformemente all’uso della lingua rabbinica che identifica Roma e Edom?

E a queste due domande risponde che per Abravanel la profezia di Obadia non è stata realizzata da alcun evento storico del passato.

«È la sorte della cristianità nel suo insieme, sorta da Edom, che qui è in questione, e la rovina annunciata è totale (…) Il compimento della profezia di Obadia si deve dunque ancora realizzare».

 

Fonti

Mashmia Yeshua (Il messaggero della redenzione)

Yeshuot Meshiho (La redenzione del suo messia)

Maayenei ha-Yeshua (Le fonti della salvezza)

Commento ad Obadia

Commentary Abarbanel on Obadiah (sefaria.org)

Mashmia Yeshuah (sefaria.org)

Genot-Bismuth, La replica ideologica degli ebrei della penisola iberica all’antisemitismo dei re cattolici. La tesi di Isaac Abravanel sulle origini del cristianesimo e del cattolicesimo romano, «La Rassegna Mensile di Israel», 58 (1992), pp. 23-46.

J-C. Attias, Isaac Abravanel. La mémoire et l’espérance, Paris, 1992.

 

PRELUDIO I:

«In futuro sorgerà il re messianico (…) “Edom sarà distrutto”» (Maimonide, Mishneh Torah. Melachim uMilchamot 11,1).

PRELUDIO II:

«È proprio contro Edom che i profeti hanno profetizzato, annunciando che la sua distruzione sarebbe stata contemporanea alla redenzione d’Israele» (Abravanel, Commento ad Obadia IV, 115b).

 

«“Romani” e “cristiani” pur essendo parole diverse rinviano a un’unica e sola nazione, la cui lingua è il latino. Ma poiché la grande metropoli che è Roma non fu solo la capitale dell’impero e il simbolo della potenza e del dominio universali, ma è diventata per loro [= i cristiani], il centro del governo della loro religione e della loro fede, poiché è lì che si trova la sede sulla quale troneggia il papa e dalla quale esercita la funzione pastorale su tutti i popoli di Edom, è questo il motivo per cui l’insieme dei cristiani vengono detti “romani”. Parimenti “arabi” ed “ismaeliti” costituiscono un’unica nazione, per quanto riguarda sia la loro filiazione, sia la loro religione e fede, poiché tutti aderiscono insieme alla dottrina di Maometto e alla fede nella sua religione. Orbene, è per mezzo della religione che le nazioni sono unite al punto da formare una sola carne (Gen. 2,24).

«Ma ho detto che i cristiani erano stati integrati nell’impero, poiché quando l’imperatore Costantino il grande adottò la dottrina di Gesù il Nazareno, il suo dominio si estendeva allora su tutta l’Africa e sulla maggior parte dell’Asia; allora costrinse tutte le famiglie della terra che si trovavano sotto il suo impero ad abbracciare la religione di Gesù il Nazareno e la sua fede.

«Ed è così che l’insieme dei figli d’Ismaele e tutti gli altri popoli sottoposti ai Romani si trovarono a far parte della cristianità, condizione nella quale rimasero per circa 500 anni, confessando questa religione fino alla comparsa di Maometto, profeta degli ismaeliti, che è stato seguito da numerosi popoli, emancipandosi in tal modo dalla dominazione romana e lasciando la comunità di fede cristiana.

«Ma sebbene se ne siano separati spiritualmente, fra le idee religiose dell’Islam, sono sempre rimaste molte che si collegano alla religione di Gesù il Nazareno e che sono condivise sia dai cristiani che dagli ismaeliti. Per quanto riguarda la religione, gli ismaeliti fanno quindi parte della cristianità, senza trascurare il fatto che sono rimasti a lungo sotto il potere cristiano. È ciò che indica la Torah, ricordando che Esau sposò Basmat, figlia d’Ismaele, per spiegare che la discendenza d’Ismaele è stata veramente inclusa e integrata in quella di Esau.

«E questi sono i fatti poiché, delle nazioni coeve a Tito e a Vespasiano, alcune hanno adottato la religione di Gesù e hanno ricevuto il nome di “cristiani”, mentre altre adottarono quella di Maometto come loro profeta, e sono chiamate attualmente “ismaeliti”, poiché tutti facevano parte in origine dell’impero romano; gli ismaeliti sono quindi anch’essi discendenti dei “distruttori di Gerusalemme”, al pari dei cristiani» (Maayenei ha-Yeshua IV, 290).

«La seconda delle questioni sollevate dal libro di Obadia è quella dell’identificazione di “Edom” e della “città di Esau”, oggetto della profezia [1,9]. Si tratta forse del paese di Edom contiguo a quello d’Israele, e che era stato attraversato dai figli d’Israele per penetrare nella terra santa, poiché, come riferisce la Torah, lo raggiunsero attraverso il paese di Sihon e di Og?

«Si tratta di quel territorio conquistato da Davide e dove stabilì dei governatori (2 Sam. 8,14), e che più tardi sarebbe stato riconquistato da Nabucodonosor (Ger. 27,2-11) e anatemizzato, prima di essere preso per la terza volta da Ircano?

«Oppure “Edom” e “Città di Esau” sono designazioni di Roma e delle terre della cristianità, in conformità con l’uso dei nostri antichi maestri, che spesso designavano Roma con l’espressione “Città di Edom”?» (Commento ad Obadia IV, 110a).

«Sappi che il profeta (…) non ha profetizzato solo contro quel paese di Edom che è contiguo ad Israele, ma l’ha fatto anche contro la nazione che ne è derivata per espandersi su tutto il mondo, vale a dire contro i cristiani di oggi, che discendono dai figli di Edom» (Commento ad Obadia, id.)

«L’intelligenza di queste profezie sta nel fatto che Roma e tutti i popoli dell’Italia, nonché l’insieme dei cristiani, sono figli di Edom. Si tratta di un’opinione generalmente accolta presso gli antichi maestri d’Israele; tra di loro c’è un consenso assoluto, che si tratti sia del Talmud, sia di tutte le produzioni esegetiche, al punto che vi si afferma che i romani discendono dal duca di Magdiel, il quale era uno dei principi di Esau, vale a dire di Edom.

«Perciò hanno interpretato la benedizione con cui Isacco benedisse Esau “ecco che la tua dimora sarà in terre fertili” (Gen. 27,39) come se si riferisse all’Italia greca (o Magna Grecia), e nel primo capitolo di Megillah [TB 6b secondo l’edizione di Venezia], si legge: “il giogo dell’Italia greca, è la grande metropoli dell’Impero romano …”.

«Parimenti, in Yelamdenu, si interpreta l’insieme del passo applicandolo a Roma (…) E nei Pirqe de-Rabi Eliezer, si interpreta allo stesso modo “Chi proviene da Edom?” e tutto il passo che segue, come se si trattasse di Roma. E ciò avviene anche con moltissimi altri esempi, tanto era ovvio per loro che Roma e tutta l’Italia erano state popolate in origine dai figli di Edom.

«Allo stesso modo i commentatori cristiani dei testi sacri hanno anch’essi accettato questa tradizione, come è attestato da Nicola di Lira, loro commentatore, a proposito di “Magdiele duca di Edom”, dal quale sono usciti i romani» (Mashmia Yeshua 461a- 462a).

«La natura delle realtà ci costringe a credere che queste profezie [contro Edom] non si riferiscono all’Edom geografico, confinante con il paese d’Israele. Ma allora, di quale nazione si tratta? (…) Dobbiamo ora dimostrare ciò che i nostri testi affermano dicendo che Roma e l’insieme dei cristiani che abbracciano la religione di Gesù fanno effettivamente parte dei figli di Edom.

«Si tratta di una tradizione salda e indiscussa presso i saggi d’Israele fin dalla più alta antichità; ma spetta a noi, comunità dei credenti, giustificarla. Dal canto mio, ho cercato, senza successo, presso i maestri sia moderni che antichi le ragioni di questa asserzione. Ho soltanto trovato menzionato, senza giustificazione né prove, sia in Nahmanide, sia in Davide Qimhi, che i romani appartengono alla discendenza di Edom. Perciò mi sono messo in testa di voler chiarire questa questione fidando del mio proprio giudizio e di quello dei cronisti» (Mashmia Yeshua 462b).

«Ti ho già precisato più volte che da Edom, che è contiguo alla terra d’Israele, sono usciti i re che hanno regnato sull’Italia e che hanno edificato quella grande metropoli che è Roma, e che l’Italia e tutta la Grecia, come tutte le terre d’occidente, sono state popolate da stirpi nate dai figli di Edom. È questo il motivo per cui i Profeti designano l’insieme di questa nazione con i nomi di “Edom” e di “Esau”, nella misura in cui Edom ed Esau costituiscono l’origine della loro stirpe, così come designano con quel nome sia gli abitanti del paese vicino a Gerusalemme, sia i romani che da lì traggono la loro origine e ne sono discendenti» (Mashmia Yeshua 113a).

«E sappi ora che, quando Tito distrusse Gerusalemme, tutti i popoli si trovavano sotto la legge di Roma (…) E perciò tutti presero parte alla rovina del Tempio, dopo di che tutti quei popoli si divisero, secondo la religione, in due categorie, poiché da essi derivano tutti gli occidentali, gli italiani e i greci, che sono stati cristianizzati e hanno adottato la fede in Gesù il Nazareno, e noi li chiamiamo “figli di Edom”» (Yeshuot Meshiho 102).

«La mia personale opinione è che, dal punto di vista della credenza e della fede, era conveniente designare i cristiani come “figli di Edom” e “discendenza di Esau”, poiché i popoli e le nazioni sono stati qualificati dai profeti secondo la natura delle loro azioni (…) Parimenti esiste un’analogia fra la relazione che collega i romani ad Israele e quella che esiste fra Giacobbe ed Esau. Come Giacobbe ed Esau discendono da uno stesso padre, così i cristiani e gli israeliti risalgono a un’unica fonte: la fede nel monoteismo (…) e il rispetto verso la Legge di Mosè.

«Come Esau giocò di astuzia nei confronti di Giacobbe, il quale era invece un uomo onesto, così romani e cristiani servirono e servono Dio mediante astuzie e artifici menzogneri (…) Come Esau entrò in conflitto con i suoi genitori prendendo delle mogli cananee, ittite, urrite o ismaelite, così l’impero romano, riunendo delle popolazioni diverse: ammoniti, moabiti, ittiti, ismaeliti e tutti gli altri popoli, irritò Dio.

«Come di questi due gemelli solo Giacobbe ebbe il merito della primogenitura e della benedizione, ed Esau dovette accontentarsi della benedizione dei beni materiali, così solo Israele ebbe il merito della effusione della provvidenza divina e della benedizione spirituale, mentre i cristiani ricevono solo l’abbondanza dei beni materiali, ma sono esclusi da quelli spirituali (…)

«Così dunque Roma, e tutta l’Italia, furono popolate dai Figli di Edom; si assoggettò al loro potere, adottò il loro comportamento, fece sua la religione di Esau e fece sue le sue leggi.

«Cosa posso aggiungere, tranne che i maestri iniziati detengono per tradizione che l’anima di Esau è trasmigrata in quella di Gesù; per questo motivo frequentava i deserti come uno zotico, cercando la lite con i saggi farisei; ed è forse questo il motivo per cui è stato detto YeSHua-YeSHWa, le cui lettere [Y-SH-W] sono le stesse del nome di Esau – YSW.

«È questo il motivo per cui è giusto che tutti coloro che aderiscono alla sua fede e rendono un culto alla sua persona meritano di essere detti “Figli di Edom”.

«Ciò avviene perché “Gesù-Yeshua” è “Esau-Ysew” ed “Esau” è “Edom”, che è Roma, l’origine di questa religione e il suo fondamento. Gli imperatori romani, seguiti dai re cristiani, sono stati i primi ad adottarla.

«È questo il motivo per cui tutti i cristiani che aderiscono alla fede di Gesù il Nazareno sono, senza ombra di dubbio, “Figli di Edom” e “Figli di Esau”» (Mashmia Yeshua 464).

EPILOGO:

«Il trono (divino) sarà pienamente ristabilito quando la discendenza di Esau sarà sterminata e la vendetta contro Edom sarà compiuta» (Mashmia Yeshua 41c-42c).

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