
TEOLOGIA DOGMATICA E MORALE: SUL GIUDAISMO MODERNO
(Theologia Dogmatica et Moralis ad mentem S. Thomae et S. Alphonsi De Ligorio necnon juxta recentiora Sedis Apostolicae documenta. Accuratae explanata auctoribus Seminarii Claromontiensis E Societate Sancti Sulpitii. Promovente et approbante Illustrissimo ac Reverendissimo DD. Joanne Petro Boyer Episcopo Claromontensi. Editio quinta. Tomus primus …, Parisiis, 1889. Appendix de falsis religionibus in mundo existentibus. II. De Judaismo hodierno. 147. ‒ I. Notiones historiacae (pp. 269-271); 148. ‒ II. Judaismi hodierni expositio doctrinalis (pp. 271-273); 149. ‒ III. Judaismi hodierni confutatio (pp. 273-375). Il testo è preceduto da una lettera “Venerabili fratri Johanne Petro, Episcopo Claromontano Leo PP. XIII”, da una “Approbatio Ordinarii”, da una lettera d’approvazione di Mons. Perraud vescovo d’Autun e da una “Approbatio ILLmi ac REVmi Episcopi Nivernensis”. Una sola annotazione su Lamennais riguardo al cammino penoso e vagabondo cui a suo avviso sarebbe stato perpetuamente condannato il popolo ebraico (n. 2). Evidentemente l’autore aveva gravemente sottovalutato la potenza del denaro e della ricchezza kosher, che già ai suoi tempi andava sempre di più consolidandosi, e che al giorno d’oggi ha conferito all’ebraismo una forza politico-economica abnorme all’interno del sistema giudeo-plutocratico mondialista.
- Del giudaismo moderno
- ‒ I. Nozioni storiche. La religione ebraica era indubbiamente d’origine divina e per molti secoli fu l’unica ad offrire un culto legittimo al Dio vivente e vero; ma da quanto detto è evidente che essa fu abrogata con l’istituzione di una nuova Alleanza. Di conseguenza, fin dai tempi della diffusione della religione cristiana non dovrebbe sorprendere che la religione giudaica abbia avuto uno status differente.
Infatti, fin dai tempi di Cristo i giudei si erano suddivisi in svariate sette, ognuna delle quali aveva alterato a suo modo la rivelazione, dopo che la parte più sana della popolazione aveva abbracciato la religione cristiana, mentre il resto, rigettato da Dio, si era allontanato dai princìpi autentici della propria fede. Da qui è sorto il giudaismo moderno, che mescola assieme verità e falsità, ed è disonorato da favole assurde.
Oggi gli ebrei dispersi nel mondo sono suddivisi in due sette, vale a dire i Rabbinisti [Rabbaniti] e i Caraiti o Carii. Pochi sono i Sadducei i quali, per timore d’essere cacciati dalla Sinagoga, tacciono sui propri errori e si mescolano con gli altri.
Inoltre i Rabbinisti, che sembrano essere i discendenti dei Farisei, ammettono di avere, oltre alla legge scritta, un’altra legge tramandata dalla tradizione, che dicono Mosè abbia ricevuto quando conversò con Dio per quaranta giorni sul monte Sinai. Né mai, dicono, questa legge tradizionale, che è l’interpretazione divina della legge scritta, è venuta meno, ma fu preservata attraverso una lunga serie di generazioni dagli Anziani, dai sacerdoti e dai profeti finché, sotto l’imperatore Adriano, le opere del rabbino Giuda Hakadosch, o il Santo, furono trascritte in un’opera intitolata Mishna.
In seguito, tuttavia, alla Mishna, che era considerata la seconda legge, altri rabbini aggiunsero un commentario, chiamato Gemara. Ben presto entrambe le opere furono unite in una sola, e così nacque il libro dottrinale degli ebrei, che prese il nome di Talmud.
Esistono tuttavia due Talmud: il primo, compilato a Gerusalemme, e perciò chiamato gerosolimitano; il secondo, pubblicato duecento anni dopo da ebrei residenti a Babilonia con ulteriori interpretazioni dei rabbini, e perciò chiamato babilonese. Quest’ultimo è generalmente accettato dagli ebrei moderni in quanto più chiaro ed ampio della Scrittura, e per tale ragione essi appartengono alla setta dei Rabbinisti.
I Caraiti, invece, pur rigettando gli errori dei Sadducei e credendo giustamente nell’immortalità dell’anima e nell’esistenza di un’altra vita, non permettono che si aggiunga nulla al testo sacro e detestano le favole assurde di cui è pieno il Talmud babilonese. Di questo tipo se ne trovano pochi, poiché vivono sparsi in Siria, Persia, Egitto, Polonia e nell’impero russo.
È anche molto nota la distinzione introdotta tra i maestri ebrei: alcuni, chiamati Masoreti, dal termine Masoar, che significa tradidit, sembra si siano proposti di trasmettere alla posterità il testo ebraico dell’Antico Testamento nella sua interezza, con l’ausilio di una certa particolare punteggiatura, grazie alla quale la lettura sarebbe stata più facile e sicura; altri, chiamati Cabbalisti, dal termine Kibbel, cioè recepit, si vantano di conoscere l’interpretazione tramandata della legge, ma non quella volgare e comune, bensì quella arcana, enigmatica e simbolica, ed inoltre sostengono che dai suoi scritti sia possibile rivelare una serie di profondi misteri: ma sono vani e pieni di superstizioni.
- ‒ II. Esposizione dottrinale del giudaismo moderno. Gli ebrei più recenti concordano coi cristiani nell’ammettere l’ispirazione divina e l’autorità del Pentateuco e degli altri libri dell’Antico Testamento contenuti nel canone di Esdra, e nel professare i dogmi che sono esplicitamente esposti in questi libri. Difatti conservano la fede in un Dio sommamente perfetto e in tutte le cose governate dalla sua provvidenza, la fede negli angeli buoni e malvagi, così come nella spiritualità, nell’immortalità e nella libertà dell’anima umana, e di conseguenza in un’altra vita, nella quale la virtù avrà la sua ricompensa eterna e il vizio la sua punizione senza fine.
Perciò credono anche nel peccato originale, ma ne conoscono la natura e gli effetti spirituali in modo imperfetto: perché sono carnali come i loro padri, e pensano alle cose carnali, e sembrano a mala pena sospettare la sublimazione e il rinnovamento interiore dell’anima attraverso la grazia.
Inoltre i rabbini mescolano molte favole alla storia della tentazione e della caduta dei progenitori, che sono sconvenienti per Dio e si oppongono alla natura spirituale dei demoni. Certe cose certamente sono rifiutate dagli ebrei colti e istruiti, ma oggi molti di essi, da annoverare fra gli increduli e i razionalisti, cadono nel deismo e persino nel naturalismo.
Anche gli ebrei più recenti concordano coi cristiani nell’ammettere i precetti del Decalogo, ma più alla lettera che nel loro significato spirituale; infatti con false tradizioni e interpretazioni, non diversamente da quanto accadeva ai tempi di Cristo, i rabbini alterano la legge.
Difatti, secondo la testimonianza di coloro che si convertono alla fede cristiana, quel libro del Talmud, che essi considerano come l’autentica interpretazione della legge, è intriso d’una incredibile intolleranza; vi si leggono molti testi i quali affermano che i precetti di giustizia, equità e carità non possono essere osservati senza commettere crimini contro i cristiani.
Il Talmud proibisce espressamente di venire in soccorso dei gentili, o non-ebrei, in casi di estrema necessità, di restituire i beni perduti e di mostrare misericordia; e ciò non sorprende, poiché secondo i maestri talmudisti non solo la fortuna, ma anche la vita dei gentili è permessa all’ebreo [= è permesso all’ebreo di derubare e uccidere il non-ebreo]. Questo spiega perché gli ebrei praticano un’usura smodata nei confronti di tutti coloro i quali non appartengono alla loro nazione. Generalmente si astengono dagli eccessi più gravi, ma solo per timore della punizione o per quell’innato senso di equità da cui gli uomini difficilmente si affrancano.
Tralasciamo tutte le altre cose che nel Talmud sono considerate contrarie ai buoni costumi[1].
Ma il principio e la ragione prima delle controversie che si accendono tra ebrei e cristiani si riducono in ultima analisi alla seguente questione: se Gesù di Nazareth sia il Messia promesso ai patriarchi e preannunciato dai profeti.
Inoltre i dottori ebrei non hanno fatto nulla per indebolire ed eludere la forza degli argomenti presentati dai cristiani. La maggior parte di costoro è incorsa nello stesso grave errore dei loro padri ed immagina che il Messia sia un re terreno che eccelle in ricchezze e potere, e che regnerà su tutti i popoli.
Alcuni, di fronte all’evidenza delle profezie che preannunciano un Messia umile, uomo di dolore e avvezzo alle debolezze, hanno escogitato l’uno e l’altro: cioè l’uno, che sarebbe nato da Giuseppe, figlio di Giacobbe e Rachele, e che in futuro sarebbe stato soggetto al dolore; l’altro, un figlio di Davide, al quale sarebbero state sottomesse tutte le genti.
Altri, in modo particolare gli antichi, ammettono un Messia con gli stessi tratti distintivi con cui lo descrivono i cristiani; pensano anzi che sia già venuto, ma che sia rimasto sconosciuto a causa dei loro peccati. Perciò presso alcuni prevalse l’opinione che il Messia fosse nascosto, o nel giardino di Eden, o tra i lebbrosi e i malati alle porte della città di Roma. Ma molti, oramai senza speranza, imprecano e anatemizzano coloro i quali osano definire i tempi della venuta del Messia.
Queste cose sono certamente deplorevoli, ma dimostrano l’estrema ostinazione e degli ebrei; né da altra fonte proviene l’odio principale con cui gli ebrei perseguitano i cristiani e li pospongono a tutti gli altri uomini.
Di qui proviene anche la ragione per cui non solo rifiutano i dogmi dell’Incarnazione, della Redenzione, dei sacramenti e del Sacrificio, ma eliminano anche la Trinità stessa, che è a fondamento di quei misteri, sebbene questo mistero sia per lo meno accennato in molti passi dell’Antico Testamento ed un tempo fosse ammesso da molti rabbini.
Mentre gli ebrei deridono i misteri e il culto della religione cristiana, continuano ad osservare gli stessi riti, svuotati e mutilati del loro vero significato.
Le norme giudiziarie, e persino le principali leggi cerimoniali sono di fatto divenute obsolete presso di loro, ma nondimeno usano qua e là quelle che più si adattano al loro stato attuale, a seconda delle varie circostanze di luogo e di tempo: vale a dire la circoncisione, i sabati, le feste, i digiuni, le riunioni nelle sinagoghe, etc.
Per non essere tuttavia costretti ad ammettere che l’abrogazione della legge mosaica sia stata causata dalla lunga impossibilità di osservare certe cerimonie della massima importanza, cercano vani espedienti; e così pensano che l’offerta di sacrifici possa essere sostituita sia dalla solenne lettura di quel capitolo del libro dei Numeri in cui sono descritti i riti sacrificali, sia da una preghiera aggiuntiva in cui si esprime il desiderio di offrire sacrifici e il Signore esorta a ricostruire il Tempio di Gerusalemme.
- ‒ III. Confutazione del giudaismo moderno. Qui ritornano tutti gli argomenti addotti per dimostrare l’abrogazione della legge mosaica e la divinità della religione cristiana. E invero, una volta abrogata la religione mosaica, è evidente che il giudaismo moderno è completamente privo delle caratteristiche della divinità; difatti non può rivendicare miracoli e profezie compiuti in favore della religione abrogata, né addurre ulteriori opere divine in suo vantaggio.
Ma una volta dimostrata la divinità della religione cristiana, il cui dogma fondamentale è che Gesù Cristo è il Messia, il giudaismo moderno, il quale persiste nella sua ostinata negazione di ciò, deve necessariamente venir meno [corruat necesse].
Del resto, la dottrina che gli ebrei professano oggi è completamente indegna di Dio [Deo prorsus indigna est]: essi pervertono il significato della legge divina, osservano riti infantili e attribuiscono la medesima origine e la medesima fede nelle assurde favole contenute nel Talmud alla stessa legge scritta.
In quest’ultima, però, si attengono solo alla lettera e non sono diventati migliori per il fatto che sono rimasti attaccati ostinatamente a questa legge.
Ma qual è lo scopo di tutto ciò? Dio non ha forse affermato, con l’ultima e sinora irreparabile rovina degli ebrei, di essere adirato e offeso con questa nazione, sulla quale adempì quella terribile imprecazione, con cui risposero a Pilato, quando questi affermò d’essere innocente del sangue di Cristo, dicendo: “Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli” (Mt. 27,25)![2]
[1] Chi desidera saperne di più circa il giudaismo moderno, confronti: Esprit du Judaïsme; Harmonie de l’Église et de la Synagogue, di Drach, dottore ebreo convertitosi alla fede cristiana; L’entrée des Juifs en France, dell’ab. Lémann.
[2] Lamennais (Essai sul l’indif., t. III) ha sviluppato in modo eccellente questo concetto in uno stile conciso e preciso: «Tutto è stato consumato per lui (il popolo ebraico). Un sigillo è stato posto sul suo cuore, un sigillo che sarà spezzato solo alla fine dei tempi. L’intera sua esistenza non era stata che un lungo prodigio; ora comincia un nuovo miracolo, un miracolo che è sempre lo stesso, un miracolo universale, perpetuo, e che manifesterà sino agli ultimi giorni l’inesorabile giustizia e la santità di Dio che questo popolo osò rinnegare. Esso continuerà a vivere, anche senza un principio di vita apparente. Niente potrà distruggerlo, né la cattività, né la spada, e neppure il tempo stesso. Isolato in mezzo alle nazioni che lo respingono, in nessuna parte troverà un luogo di pace. Una forza invisibile lo pressa, lo agita, e non gli consente di stabilirsi in uno stesso posto. Porta fra le mani una fiaccola che illumina il mondo intero, eppure esso vive nelle tenebre. Esso attende colui che è già venuto; legge i Profeti, ma non li comprende. La sua sentenza, scritta in ogni pagina dei libri che ha ordinato di custodire, fa la sua gioia. Proprio come i grandi colpevoli di cui ci parla l’Antichità, esso ha perduto l’intelligenza; il crimine ha offuscato la sua ragione. Ovunque oppresso, esso è ovunque; al disprezzo e all’oltraggio oppone una stupida insensibilità. Nulla lo ferisce, nulla lo stupisce: si sente fatto per il castigo; la sofferenza e l’ignominia sono diventate la sua natura. Sotto l’obbrobbrio che lo schiaccia, ogni tanto alza la testa e si rivolge verso l’Oriente, e versa qualche lacrima, non di pentimento, ma di ostinazione; poi ricade, e, curvo sotto il peso della sua anima, prosegue in silenzio, su una terra dove sarà sempre straniero, il suo cammino penoso e vagabondo. Sino ad oggi tutti i popoli l’hanno visto passare e tutti nel vederlo sono stati presi da un senso di orrore. Esso era marchiato da un segno più terribile di quello di Caino; sulla sua fronte una mano ferma aveva scritto: Deicida!» (Cfr. Knoll, Liebermann, Drach, etc.).
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