
Materiali storico-bibliografici per lo studio della questione ebraica
SAN GIUSEPPE-PANDIRA NELLA LETTERATURA CRISTIANA E RABBINICA
(San Giuseppe sposo della Beata Vergine. I. Pandira, «Archivio di letteratura biblica ed orientale», Anno III., Marzo 1881, N. 3, pp. 65-68. L’autore tende erroneamente ad attribuire solo ad «alcuni» ebrei, e non ai «serii tra i rabbini», la redazione e la fortuna storica delle Toledoth Yeshu, come se questo infame libello fosse un corpo estraneo all’interno della tradizione giudaica, mentre al contrario esso costituisce la quintessenza del secolare odio rabbinico-talmudico contro Gesù, Maria e i cristiani. Cfr. Joseph Klausner: Toledot Yeshu, andreacarancini.it; Mika Ahuvia: Una introduzione alle Toledoth Yeshu (Aspettando “Nittel Nacht”), andreacarancini.it).
Gli Ebrei dànno al padre del Divin Redentore (che noi chiamiamo Giuseppe padre putativo) il nome o soprannome Pandira ed anche Panthira.
Così nel Talmud Babilonico in vari luoghi ed anche nel Medrash Koheleth[1].
Collo stesso nome lo chiamarono Celso[2] ed altri.
Tra i Cristiani S. Epifanio attribuisce cotal nome non a Giuseppe ma al di lui padre: «Erat autem hic Joseph frater Cleophae, et filius Jacob dicti Panther. Ambo isti a cognominato Panther geniti sunt»[3].
Secondo San Giovanni Damasceno Panther o Bar Panther non furono né Giuseppe, né il di lui padre, ma il padre e l’avo di S. Giovachino da cui nacque Maria[4].
Ad alcuni tra i critici una tal varietà tra la tradizione giudaica circa gli antenati di Gesù e la tradizione di fonte cristiana apparve inesplicata e inesplicabile[5].
Varie furono le ipotesi escogitate per spiegar ciò. Taluni credettero essere stato il Divin Redentore dai Giudei chiamato dapprima figliuol di Pandira per un barbarismo quasi «figliuol della pantera» a un dipresso come leggiamo in Hosea: «Ero quasi leaena Ephraim»[6]. «Ero quasi leaena et sicut pardus … occurram quasi ursa raptis catulis … consumam quasi leo»[7].
Dove i LXX tradussero per leaena ὡς παντὴρ «quasi pantera» avrebbero poscia i Giudei fatto «Bar Pantherae = filius Pantherae»[8].
Ma la spiegazione non vale, perché la forma più consueta del nome di cui trattiamo è Pandira e non Pantera.
Altri ne studiarono un’altra ancora più ingegnosa. I Cristiani avrebbero chiamato Gesù «filius Parthenu = filius Virginis» e gli Ebrei mediante metatesi avrebbero convertito «filius Parthenu» in «filius Pantherae»[9].
Ma di codesta seconda ipotesi è da dirsi come la prima. Il vero si è che Panther o Pandira fu o nome o soprannome o di S. Giuseppe o di qualche altro tra gli antenati o di lui o della Beata Vergine.
Veramente Pandira si trova tra i nomi propri usati dagli antichi Ebrei[10]. E probabilmente da Pandora o Pandira «virga, flagellum» ed anche strumento musico[11].
Circa la fede da prestarsi a codesta tradizione gli autori sono divisi. Alcuni non solo ritennero Pandira personaggio vero ma santo. «Emmanuel Thesaurus patritius taurinensis vir acutissimi ingenii in elogiis patriarcharum S. Pantheris Eleazari filii laudes persequitur. Idem celebrat mellitis verborum globulis orationeque papavere et sesamo sparsa S. Panthere genitum S. Barpantherem»[12].
Altri senza far di Pandira un santo considerarono però la tradizione come non da spregiare[13]; ma alcuni pensarono essere mera favola[14].
Nel riferire le ipotesi per spiegar l’origine del nome di Pandira, abbiam passato sotto silenzio l’empia storiella che fosse Pandira un soldato romano, ecc., già in voga ai tempi di Origene[15].
È un’infame e plateale calunnia di cui non tennero mai nessun conto né i serii tra i rabbini, né i più dichiarati razionalisti che scrissero intorno a Gesù come Rénan, Von der Alm, ecc., anzi apertamente riprovarono come Baur, Schenkel, ecc.
Ebbene anche ciò ha un lato buono, poiché l’esser corsa fama in tempi così remoti che Gesù fosse nato da un altro padre e non da Giuseppe consorte legittimo della gran Vergine prova che fino a quei tempi fosse nota cosa e volgare non essere stato Gesù figliuol di Giuseppe.
Tale veramente dovette esser il germe della iniqua accusa. Ci pare poterlo ricavare dall’apocrifo Evangelium Nicodemi:
«Seniores Judaeorum dicunt ad Jesum: Quid nos vidimus? Primum ex fornication nasceris … dicunt quidam de astantinbus benigni ex Judaeis: Nos non dicimus eum ex fornicatione: Sed scimus quo desponsata est Maria Joseph. Dicit Pilatus ad Judaeos qui dixerunt eum esse de fornicatione: Hic sermo non est verus quoniam desponsata facta est»[16].
Di qui si vede che da principio la calunnia non era se non questa che tra Maria e Giuseppe non vi fosse stato vero matrimonio; niente affatto che Maria fosse stata al suo consorte fedifraga. Cotesta seconda calunnia fu già un «crescit eundo».
Perciò niente più probabile che fosse di già un puro «crescit eundo» anche la prima. Così a un dipresso pensò già Origene: «Haec omnia confixerant ut convellerent miracolosum conceptum de Spiritu Sancto»[17].
Il libro ove detta calunnia è esposta in modo più indegno porta il titolo di Tholedoth Jesu.
Consultato codesto libro prima da Munster e poi da Buxtorfio fu comperato «magno pretio» pubblicato e confutato da Cristoforo Wagenseil l’anno 1681[18].
Voltaire, posto da Rénan tra gli esegeti dozzinali[19], chiamò quel libro «Le plus ancien écrit juif qui nous ait été transmis contre notre religion. Il paraît écrit du premier siècle et mȇme avant les Évangiles!»[20] prese un granchio enorme.
«Nullo testimonio fide digno constat illa calumniam νoτείας umquam obiectam fuisse vel Christo a Judaeis vel Apostolis. Saeculo secundo primum ea, ut videtur, a Judaeis vulgata est qui post mortem Christi legatos cum epistolis calumniis in Jesum refertis per totum orbem misisse dicuntur»[21].
Il libro poi Tholedoth Jesu non è anteriore al secolo XIII[22].
Ebbe il soverchio onore di essere confutato da vari[23].
Più benigno verso la gran Vergine che non alcuni tra i Giudei fu l’autore del Korano, il quale parla di una calunnia atroce inventata dai Giudei contro Maria. Non è detta quale, ma facilmente s’indovina: «Ils n’ont point cru à Jésus; ils ont inventé contre Marie un mensonge atroce»[24].
[1] Apud BUXTORF, Lexic. Thalm. ad h. v.
[2] Apud ORIGEN. C. Cels., I, 9, 1.
[3] EPIPH., ad Haer., III, 78.
[4] JOH. DAM., De fide orthod., IV.
[5] PAULUS, Comm., I, p. 253.
[6] HOS., V, 14.
[7] HOS., XIII, 7-8.
[8] NITZSCH apud WINER, R. Wört.
[9] Apud SCHENKEL, Bibellex.
[10] Targum, Esther, c. 2. – CASTELLI, Lexic., p. 3018.
[11] NATHAN, Aruch ad v. פנדירא. – NORK, Wörterb. Ad h.v. – CASTELLI, L. c. – WINER, Realwörterb. ad v. Joseph.
[12] WAGENSEIL, Confut. Tholedoth Jesu, p. 23.
[13] HUET, Demonst. Evang., p. 772. – PAPEBROCH, POSSIN., PATRITIUS.
[14] TILO, Cod. Apocr., p. 529. – BYNAEUS, De Nat. J. Chr., p. 567.
[15] ORIG. c. CELS., L. c. – Tholedoth Jesu, p. 23 et seq.
[16] TILO, Cod. Apocr., p. 535.
[17] ORIG. p. 25.
[18] Ad calcem Tela ignea Satanae idest Arcani et horribiles Judaeorum libri adversus Christum et Christ. Relig. Aldorfii Noricorum 1681.
[19] Prefac. ad KUENEN, Hist. crit.
[20] Oeuvres, vol. 69, p. 36; vol. 45, p. 286, ed. Bipont.
[21] TILO, Cod. Apocr., p. 527. – JUSTIN., Dial. Triph., p. 122, 213, ed. Venet.
[22] AMMONIUS, Theol. Bibl., II, p. 263.
[23] WAGENSEIL, L. c. – BUXTORF., Lex. Talm., p. 1755. – ROGER, Diss. pol. ad v. Judaeos, p. 389. – ADDE, EISENMENGER, MEELFÜHRER, VERNER, apud TILO, Cod. Apocr., p. 528.
[24] Koran, IV, 155, versione DE KASIMIRKI.
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