Francesco Cossiga e l’11 settembre: una riconsiderazione

Oggi vorrei parlare di un retroscena della politica italiana di qualche anno fa, ovvero di quella volta che il Presidente emerito della Repubblica italiana Francesco Cossiga accreditò, così almeno all’epoca sembrò a molti, la classica interpretazione complottista dell’11 settembre:

“tutti gli ambienti democratici d’America e d’Europa, con in prima linea quelli del centrosinistra italiano, sanno ormai bene” così scriveva Cossiga, “che il disastroso attentato è stato pianificato e realizzato dalla Cia americana e dal Mossad con l’aiuto del mondo sionista per mettere sotto accusa i Paesi arabi e per indurre le potenze occidentali ad intervenire sia in Iraq sia in Afghanistan».

L’intervento in questione venne pubblicato dal Corriere della Sera il 30 novembre del 2007 ed è ancora disponibile in rete.

Diversi siti di contro-informazione ripresero quell’intervento. Qualche anno dopo però, un “debunker” del sito nextquotidiano.it sostenne che la dichiarazione di Cossiga non andava presa sul serio: nelle sue parole l’ex presidente stava piuttosto utilizzando, sia pure in modo contorto, l’ironia per irridere proprio alle teorie complottiste che giudicavano – e giudicano – l’11 settembre un “inside-job”. Per comprovare questa interpretazione, il predetto debunker citava un’altra dichiarazione di Cossiga, resa alla Stampa di Torino un anno prima, il 4 settembre del 2006. In essa, l’ex Presidente affermava tra l’altro:

“mi sembra improbabile anzi impossibile che l’11 settembre sia stato frutto di un complotto americano. Anche perché la guerra che ne è derivata sta portando alla sconfitta degli Stati Uniti in Iraq, in Afghanistan e nel Medio Oriente, e alla pericolosa quasi-sconfitta di Israele nei confronti degli Hezbollah, ma in realtà della Siria e soprattutto dell’Iran”.

Concludeva quindi il debunker:

“Cossiga qui sembra proprio sfottere quei complottisti che la pensano come Paolo Bernini. Ha cambiato idea in un anno? Va bene che era piuttosto umorale (eufemismo), ma non sembra troppo?”.

La ricostruzione del debunker sembra chiudere la questione: non sembra troppo pensare che Cossiga abbia cambiato idea in un anno?

Probabilmente è vero che Cossiga non ha cambiato idea, ma, questo è il punto, forse non nel senso inteso dal debunker. È vero che nella dichiarazione del 2006 Cossiga affermò pubblicamente di non credere alle versioni “complottiste” sull’11 settembre ma, opino, tutto ciò non potrebbe essere legato, più che alle effettive convinzioni dell’ex Presidente, ai “doveri” di “lealtà” all’alleato americano che la sua immagine pubblica imponeva?

Dico questo perché l’anno successivo all’articolo del debunker uscì (nel 2016) il libro di Paolo Cucchiarelli Morte di un Presidente, dedicato all’omicidio di Aldo Moro. Nel capitolo ottavo (Viaggio nel caso Moro), Cucchiarelli riferisce di un incontro avuto proprio con Cossiga in cui, oltre al caso Moro, si parlò anche dell’11 settembre. Ecco cosa scrive Cucchiarelli (pp. 251-252):

Ho portato al presidente, che dovrò intervistare per la terza volta, un regalo-provocazione: un libro sull’11 settembre di Webster Tarpley, La Fabbrica del Terrore. Spero, ingenuamente, di metterlo in difficoltà. L’opera di Tarpley, documentatissima e avvincente, spiega e difende la teoria della «utilizzazione politica» dell’attacco alle Torri Gemelle, un evento che, secondo l’autore, fu «lasciato accadere». Tuttavia, è l’introduzione che voglio sottoporre al mio ospite. Allungo il libro al presidente che ride, sprofondato nel divano. «Sì, lo conosco. Eccolo lassù», dice indicando la fila più in alto della libreria bianca. «Sono in gran parte d’accordo con lui, ma non si può dire. Roba vecchia; dal cavallo di Troia a scendere, funziona sempre…». Ride ancora”.

A questo punto mi domando: ma le “teorie del complotto” sono sempre così fuorvianti e inattendibili? Non è piuttosto la definizione stessa di “teoria del complotto” ad essere fuorviante e foriera di una retorica micidiale per cui non bisogna mai mettere in discussione le spiegazioni ufficiali dei governi sulle tragedie della storia contemporanea e soprattutto non bisogna mai parlare del terrorismo di Stato?

 

 

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