
Gian Pio Mattogno
DELIRI IMPERIALISTICI DI ISRAELE:
QUANDO VERRÀ IL MESSIA TUTTE LE NAZIONI SARANNO SCHIAVE DEGLI EBREI
In una pubblicazione edita dall’American Jewish Congress (Judaism, vol. 32, 1983, p. 210), dopo averci edotti che una delle dimensioni dell’ideale messianico ebraico è che «Israel will be triumphant, all-conquering», cioè Israele trionferà e conquisterà il mondo, l’autore riporta questo passo talmudico:
«When the Messiah comes, all will be slaves to Israel» («Quando verrà il Messia saranno tutti schiavi di Israele») (Eruvin 47b).
“Tutti” si riferisce a tutte le nazioni del mondo, a tutti i popoli non ebrei.
Questo passo fa il paio con un altro testo talmudico (Shabbath 32b), nel quale i rabbini insegnano al pio giudeo che alla venuta del Messia giudaico ogni israelita avrà 2.800 schiavi non ebrei.
(Deliri imperialistici di Israele: Quando verrà il Messia ogni israelita avrà 2.800 schiavi non ebrei, andreacarancini.it).
Qui non siamo di fronte ad una esternazione estemporanea, frutto di chissà quali persecuzioni antisemite.
No, qui il servaggio delle nazioni viene chiaramente posto come principio.
Questo passo talmudico, al pari di numerosi altri testi della tradizione rabbinico-talmudica, è il compendio perfetto dell’idea giudaica riguardo al destino del non-ebreo nell’èra messianica – un destino di totale distruzione o di totale asservimento a Israele.
(L’imperialismo ebraico nelle fonti della tradizione rabbinica, Edizioni all’Insegna del Veltro, Parma, 2009; Perché possiamo fare a meno dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”, andreacarancini.it; David Castelli e il destino dei non-ebrei nell’èra messianica, andreacarancini.it).
Il passo è inserito nel contesto di una discussione relativa alle leggi di Shabbath riguardanti il divieto di allontanarsi e trasportare un oggetto da un luogo all’altro per più di 2.000 amot, nonché alle varie azioni proibite nel giorno di sabato.
In particolare, si pone la questione della venuta del Messia la vigilia di Shabbath.
Il passo talmudico in questione (seguo qui la versione The William Davidson digitale edition of the Koren Noé Talmud, with commentary by Rabbi Adin Even-Israel Steinsaltz. In neretto il testo talmudico originale) suona letteralmente così:
«Potrebbe venirvi in mente di dire che, poiché Elia non verrà la vigilia di Shabbath a causa dei problemi che ciò comporta, allora non verrà neppure il Messia, e se così fosse, anche a lui dovrebbe essere permesso di bere il vino la vigilia di Shabbath. Tuttavia questo modo di ragionare viene respinto. Solo Elia non arriverà la vigilia di Shabbath, ma il Messia stesso potrebbe arrivare, poiché una volta che il Messia sarà venuto, tutte le nazioni saranno sottomesse al popolo ebraico e lo aiuteranno a preparare tutto ciò che è necessario per lo Shabbath».
Qui il traduttore rende con «will be subservient» («saranno sottomesse») l’espressione aramaica mishta’ abdim, che indica l’essere ridotti in schiavitù (Cfr. Verb Conjugation To get enslaved, HEBREW. DICTIONARY, hebrewerry.com), che è indubbiamente meno forte di «saranno tutti schiavi».
Ma la sostanza non cambia.
Dal canto suo l’edizione Soncino Press del Talmud cerca di compiere un’operazione di “restyling”, traducendo: «all will be anxious (desiderosi) to serve Israel», cioè tutte le nazioni non vedranno l’ora di mettersi al servizio del popolo ebraico (in nota si precisa: come schiavi (slaves))!
Dobbiamo allora ricorrere alla traduzione tedesca del rabbino Lazarus Goldschmidt, che ristabilisce il vero senso dell’espressione: «wenn der Messias kommt, sind alle Sklaven der Jsraéliten» («quando verrà il Messia, saranno tutti schiavi degli Israeliti»).
Un aspirante apologeta ebreo in rete, o forse uno Shabbath Goy utile idiota della Sinagoga, cerca di giustificare così questa espressione (Ist dieser Standpunkt der Rabbiner menschenfeindlich?, gutefrage.net):
«Riecco un altro tentativo antisemita di demonizzare gli ebrei, proprio come quello delle bambine di tre anni e dei 2.800 schiavi. Come sempre, estrapolato dal contesto. Nel testo l’espressione ebraica viene generalmente tradotta come servo, ma il contesto è diverso … Qui gli studiosi ebrei stanno discutendo su cosa fare se il Messia dovesse venire la vigilia di Shabbath. Poiché gli ebrei si prepareranno per Shabbath e al tempo stesso accoglieranno il Messia, essi credono che i popoli del mondo contribuiranno volontariamente (freiwillig) (sic!) ai preparativi di Shabbath. Questo non significa che vogliano ridurre in schiavitù i non-ebrei, ma piuttosto che credono che, quando verrà il Messia, tutti riconosceranno la loro verità e con il loro aiuto vorranno parteciparvi».
È proprio vero che, come quelle del Signore, le vie dell’umana imbecillità sono infinite.
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