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CATTOLICI DI FRANCIA: SAN PIO X CONTRO IL SIONISMO
(Sainte Pie X contre le sionisme: “Les Juifs n’ont pas reconnu notre Seigneur, c’est pourquoi nous ne pouvons pas reconnaître le people juif”, CATHOLIQUES DE FRANCE, 3 mai 2026, catholiquedefrance.fr).
Questo articolo mette in luce due aspetti.
In primo luogo, mostra l’incompatibilità fra la dottrina cattolica e il sionismo, in quanto il popolo ebraico non riveste più alcun significato da un punto di vista religioso dopo la venuta sulla terra di Nostro Signore Gesù Cristo. Le simpatie nazional-sioniste di certi cristiani sono quindi in flagrante contraddizione con l’insegnamento della Chiesa.
In secondo luogo, le parole di San Pio X mostrano l’assurdità della tesi che accusa la Chiesa di antisemitismo.
Oltre alla cortesia e alla carità di cui debbono dar prova i cristiani nei confronti degli ebrei, sull’esempio di San Pio X, quest’ultimo ci ricorda che Cristo non perseguitò gli ebrei.
Inoltre, le persecuzioni non hanno avuto inizio che tre secoli dopo la morte di NSGC.
Il rifiuto passato e presente da parte degli ebrei di riconoscere la sua messianicità non può quindi essere attribuita alla Chiesa, ma a loro stessi.
Intervista a Papa San Pio X riportata da Theodor Herzl, padre del sionismo, nel suo diario del 25 gennaio 1904.
«Fui condotto alla presenza del Papa passando attraverso numerose stanzette. Mi ricevette in piedi e mi porse la mano, che io non baciai (…) Gli spiegai in breve i termini della questione. Egli rispose con tono severo e categorico:
“Noi non possiamo sostenere questo movimento [sionista]. Non potremo impedire agli ebrei di andare a Gerusalemme, ma non possiamo in nessuna caso appoggiarlo. Anche se non sempre è stata santa, la terra di Gerusalemme è stata santificata dalla vita di Gesù Cristo. Come capo della Chiesa, non ho altro da aggiungere. Gli ebrei non hanno riconosciuto Nostro Signore, ed è per questo che noi non possiamo riconoscere il popolo ebraico (…)”.
Ecco, pensai, che ricomincia il vecchio conflitto tra Roma e Gerusalemme. Lui rappresenta Roma, io Gerusalemme (…)
“Ma cosa dice, Santo Padre, riguardo alla situazione attuale?”, gli domandai.
“So benissimo che non è piacevole vedere i Turchi che si sono impadroniti dei nostri Luoghi Santi”, rispose, “e siamo costretti a sopportarlo. Ma sostenere gli ebrei affinché ottengano loro i Luoghi Santi è una cosa che non possiamo fare”.
Io sottolineai che la nostra motivazione era la difficile situazione degli ebrei e che intendevamo mettere da parte le questioni religiose.
“Sì”, disse, “ma noi, e soprattutto io come capo della Chiesa, non possiamo farlo. Due scenari sono possibili. O gli ebrei rimangono fedeli alle loro credenze e continuano ad aspettare il Messia, che per noi è già venuto. In tal caso negano la divinità di Gesù, e noi non possiamo fare nulla per loro. Oppure vanno lì senza alcuna religione e, in tal caso meno che mai possiamo sostenerli. La religione ebraica è stata la base della nostra, ma è stata sostituita dalla dottrina del Cristo, e da allora noi non possiamo riconoscerne l’esistenza. Gli ebrei, che avrebbero dovuto essere i primi a riconoscere Gesù Cristo, sino ad oggi non lo hanno mai fatto”.
Stavo per dire: “È ciò che succede in ogni famiglia. Nessuno è profeta nella propria famiglia”, ed invece dichiarai: “Il terrore e le persecuzioni non erano forse i mezzi migliori per illuminare la mente degli ebrei”.
Questa volta replicò con una semplicità disarmante: “Nostro Signore è venuto senza avere a disposizione alcun potere. Era povero. È venuto in pace. Non ha perseguitato nessuno, mentre invece è stato perseguitato. Persino gli Apostoli lo abbandonarono. […]. La Chiesa non fu fondata che solo tre secoli dopo. Gli ebrei ebbero quindi tutto il tempo di riconoscere la divinità di Gesù Cristo senza alcuna pressione esterna. Ma non l’hanno fatto, così come non lo fanno ancora al giorno d’oggi”.
“Ma Santo Padre”, dissi, “la situazione degli ebrei è spaventosa. Non so se Vostra Santità comprenda appieno tutta la portata di questa tragedia. Noi abbiamo bisogno di una patria per i perseguitati”.
“Ma questa deve essere proprio Gerusalemme?”, domandò.
“Non chiediamo Gerusalemme”, precisai, “ma la Palestina, solo la terra laica”.
Ribadì: “Noi non possiamo appoggiare la cosa”.
Allora domandai: “Sa, Santo padre, qual è la situazione degli ebrei?”. “Sì”, rispose, “l’ho conosciuta a Mantova. Lì ci sono degli ebrei. Del resto ho sempre avuto buoni rapporti con gli ebrei. Proprio recentemente, una sera, ho ricevuto la visita di due ebrei. Esistono in verità rapporti che vanno oltre la religione: rapporti di cortesia e di carità. Noi non rifiutiamo affatto gli ebrei. Anzi, preghiamo per loro, affinché il loro spirito si illumini. Proprio in questi giorni stiamo celebrando la festa di un miscredente che, sulla via di Damasco, si convertì miracolosamente alla vera fede. Se quindi andate in Palestina e vi insediate la vostra gente, prepareremo chiese e sacerdoti per battezzarli tutti”.
(Theodor Herzl, Journal 1895-1904. Le fondateur du sionisme parle, Paris, 1990).
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