
Gian Pio Mattogno
PIETRO PERREAU, UN DOTTO EBRAISTA CRISTIANO FILOSEMITA
Una singolare figura di studioso delle tradizioni rabbiniche, quasi completamente sconosciuta se non fra gli specialisti di giudaistica, è quella dell’ebraista cristiano Pietro Perreau (1827-1911).
Dico singolare, rispetto all’atteggiamento della totalità degli ebraisti cristiani nei confronti degli ebrei e della questione ebraica.
Da Buxtorf e Eisenmenger a Giulio Bartolocci, Giovanni (o Gian) Bernardo De Rossi e Luigi Chiarini, tanto per citare solo qualche nome, in passato l’ebraistica cristiana non ha lesinato critiche, anche severe, verso il Talmud e la letteratura rabbinica, accusati di nutrire un odio viscerale contro i non-ebrei e di proferire le più turpi blasfemie nei confronti di Gesù, Maria e i cristiani.
Per Pietro Perreau le secolari polemiche antitalmudiche e antirabbiniche della Chiesa cattolica sembrano invece non essere mai avvenute.
Per lui una questione ebraica sembra semplicemente non essere mai esistita.
La «Jewish Encyclopedia» ad vocem scrive che era un bibliotecario cristiano e orientalista. La «Encyclopaedia Judaica» precisa che era «un sacerdote filosemita e orientalista italiano».
La voce “Pietro Perreau” della Grokipedia.com fornisce preziosi ragguagli bio-bibliografici sull’ebraista cattolico.
Nato a Piacenza, ben presto sviluppa un forte interesse per le lingue orientali.
Nel 1854 ottiene la cattedra di greco, tedesco e storia presso il Collegio Carlo Alberto di Moncalieri. Dal 1855 al 1856 insegna greco e tedesco al Collegio Maria Luigia di Parma. Nel 1857 è nominato direttore della Biblioteca Landi di Piacenza, e nel 1860 vicebibliotecario della Biblioteca Palatina di Parma, nonché responsabile della collezione De Rossi, il quale nel 1803 aveva pubblicato in tre volumi il catalogo: MSS. Codices Hebraici Biblioth. I.B. De-Rossi accurate ab eodem descripti et illustrati
(G. Tamani, Le descrizioni dei manoscritti ebraici della Biblioteca Palatina di Parma anteriori al nuovo catalogo, «Materia giudaica» VII/2, 2002, pp. 223-224; G. Tamani, Come è andata formandosi la raccolta di manoscritti ebraici della “Palatina” di Parma, «La Rassegna Mensile di Israel» 32 (1966), pp. 268-270; M. Perani, Gli studi giudaici negli ambienti accademici e scientifici italiani dal Novecento ad oggi, ivi, X/1, 2005, pp. 5-6 n. Sul De Rossi cfr. G. Gabrieli, Gian Bernardo De Rossi collezionista di manoscritti ebraici, «La Rassegna Mensile di Israel» 7 (1932), pp. 167-175; A. De Pasquale, Le collezioni di libri a stampa ebraici della Biblioteca Nazionale universitaria di Torino e della Biblioteca Palatina di Parma, «La Rassegna Mensile di Israel» 82 (2016), pp. 31 sgg.).
Nel 1876 ne diventa il direttore, incarico che mantiene fino al 1889.
In questa veste gestisce le vaste collezioni di manoscritti ebraici e orientali della Biblioteca, catalogando ed illustrando i numerosi testi ebraici.
Nel 1880 stila un Catalogo dei codici ebraici della Biblioteca di Parma non descritti dal De Rossi.
In uno studio su L’acquisto dei manoscritti ebraici per la Biblioteca Palatina di Parma da parte di Maria Luigia d’Austria («La Rassegna Mensile di Israel» 7 (1933), pp. 477-491), Ermanno Loevinson sottolinea la circostanza singolare che la duchessa avesse acquistato, con grandissimo dispendio di denaro, due delle più importanti collezioni di manoscritti ebraici, malgrado mantenesse con gran rigore le leggi e i regolamenti che, fin dai tempi dei duchi di casa Farnese e Borbone, restringevano i diritti civili e la libertà economica degli ebrei residenti o di passaggio per il ducato. Degno di nota, aggiunge, è «il filosemitismo dell’eminente orientalista abate Pietro Perreau» (p. 478).
La competenza del Perreau in materia di letteratura rabbinica è fuori discussione: essa si estende dalla traduzione ed edizione di testi ebraici medievali alla linguistica, dai commentari rabbinici alla storia degli ebrei in Italia e in Inghilterra.
Sulla «Rivista di studi orientali» (5, 1913) è apparso un repertorio bibliografico sugli studi giudaici in Italia negli ultimi cinquant’anni (1861-1911) a cura di Umberto Cassuto, pubblicato col titolo “Lingue semitiche”, che alle pp.138-143 riporta un elenco di opere del Perreau.
Ma già nel 1886 la «Civiltà Cattolica» aveva fornito questa ampia sintesi dei lavori dell’Ab. Pietro Perreau, che annoverava «fra’ più cospicui conoscitori dell’ebraico, e particolarmente dell’ebraico rabbinico»:
«Egli è forse il più operoso propagatore della lingua e letteratura rabbinica fra noi, come attestano le numerosissime pubblicazioni di testi inediti, traduzioni, relazioni e illustrazioni di manoscritti e soprattutto con l’importantissimo lavoro che ha per titolo: Oceano delle abbreviature e sigle ebraiche, caldaiche, rabbiniche, talmudiche, cabalistiche, geografiche, de’ titoli di libri de’ nomi di autori, delle iscrizioni sepolcrali ecc., colle loro soluzioni, raccolte ed ordinate da Pietro Perreau, Parma, 1883 autografia, di 60 esemplari.
«Nel 1884 pubblicò nello stesso modo e numero d’esemplari, un’Appendice di 102 pagine. Noteremo ora brevemente tutte le pubblicazioni del dotto Bibliotecario di Parma, tenendo solamente conto delle principali e di maggiore utilità per l’incremento di siffatto genere di studii.
«Merita il primo posto il “Catalogo dei Codici ebraici della Biblioteca di Parma non descritti dal De Rossi”, il quale fa parte de’ Cataloghi dei Codici Orientali di alcune Biblioteche d’Italia, stampati a spese del Ministero della Pubblica Istruzione sotto la vigilanza del Comm. Fausto Lasinio (V. Cataloghi dei Codici Orientali ecc. Fascicolo secondo, Firenze, tip. dei successori Le Monnier, 1880).
«Relazione intorno al Commento ebreo-rabbinico del R. Immanuel Ben Salomo sopra la cantica (Cod. ms. Deros. 577) Roma, tip. delle scienze matematiche e fisiche, 1878.
«Dello stesso Rabbino Immanuel Ben Salomo, l’Autore trascrisse e pubblicò: Commento sopra il libro di Ester (Cod. Deros. n. 615) Parma, 1880, autografia, ed. di 60 esemplari; Comento sopra il Volume di Rut (Cod. Deros. n. 615) Parma, 1881; Comento sopra i Treni (Cod. Deros. n. 615) Parma, 1881; Comento sopra i Salmi (Cod. Deros, n. 615) Parma, 1879, di cui finora, (1886) furono pubblicati 38 fascicoli autograficamente.
«Abbiamo inoltre parecchie relazioni del Perreau: Relazione intorno al Comento inedito ebreo-rabbinico del Rabbì Immanuel Ben Salomo sopra Giobbe. Parte prima e seconda, pubblicata dal Perreau nel 1884 (Corfù, premiato stabilimento di G. Nacamulli); Relazione intorno alle esposizioni mistiche in lingua ebreo-rabbinica del R. Nathan Ben Abigdor che venne stampata in Padova dalla tipografia Crescini nel 1880; Educazione e coltura degli Israeliti in Francia e Germania, Corfù, tipografia di G. Nacamulli, 1880; La Cantica di Salomone ed i Commentatori Israeliti del Medio Evo, Corfù, tipografia Nacamulli, 1882.
«Nell’Annuario della Soc. Ital. per gli St. Orient. Ann., 1874 troviamo dello stesso infaticabile Autore: Descrizione e Compendio del Discorso intorno al Gan Eden del sapiente Rabbì Chaiim Israel ‒ Intorno al trattato “Retribuzioni dell’anima”, di Hillel C. Salomo di Vienna (Annuar. della stessa Soc. Anno I, 1873). Nel Bollettino italiano degli Studi Orientali, si leggono altri lavori del Perreau intorno a diversi soggetti di letteratura bibliografica rabbinica; eccone alcuni: Intorno alla piccola Enciclopedia del Rabbi Levi C. Abraham, 1876; ‒ Del Sefer ha-Atsamim o “Libro delle sostanze” attribuito ad Abraham Ibn Ezra, 1876; Intorno alla oftalmologia di Ammar Alì, 1877; ‒ Intorno al Compendio di medicina di Ahmed ibn al-Djezza ed altri scritti di argomento medico, 1877; Del libro appellato Aspetto delle Ruote, 1877; ‒ Del libro di Medicina Arugath ha-Bosem di Iehuda ha-Rofe, 1877; ‒ Del libro appellato Eljasaf ber denuel, 1877; ‒ Intorno al Commento del Rabbì Samuel ibn Tibbon, sopra l’Ecclesiaste, 1878; ‒ Di vari scritti di medicina in lingua ebreo-rabbinica, 1878.
«Altri lavori del Perreau furono inseriti in varie Riviste europee, Hebräische Bibliographie, 1864, Vol. VII, 1865; Vol. X, XII, 1870-1872. ‒ Archiv f. Wissenschaftliche Erforschung, 1868; Hebr. Organ f. Wissenschaft und Bildung, 1871».
(Notizia de‘ lavori di Egittologia e Lingue semitiche pubblicati in Italia in questi ultimi decennii. X. Lavori semitici, C.C., Anno trigesimosettimo, Serie XIII, Vol. III, Quaderno 868, 1886, pp. 592- 594).
Ma è proprio questa grande competenza in materia a destare le maggiori perplessità sulla sua figura di studioso e sul suo «filosemitismo».
Dall’alto di questa sua competenza, il Perreau non poteva non essere a conoscenza delle secolari polemiche anti-rabbiniche e anti-talmudiche, e più in generale anti-giudaiche, della Chiesa e della tradizione cattolica.
E a maggior ragione non poteva non essere a conoscenza delle prese di posizioni critiche del De Rossi sugli ebrei e sulla letteratura rabbinica.
Tra le altre il De Rossi era autore di opere come il Dizionario storico degli autori ebrei e delle loro opere (Parma, 1802), e soprattutto della Bibliotheca Judaica Antichristiana (Parmae, M.DCCC), nelle quali recensiva in ordine alfabetico numerose opere di autori ebrei (da Abravanel a Joseph Albo, da Maimonide al Sefer Nizzachon di R. Jom Tov Lipmann e alle Toledoth Yeshu, etc.) che vomitano odio contro la religione cristiana.
Di fronte a tutte queste questioni di vitale importanza per la storia della Chiesa e della civiltà cristiana, per tutta la sua vita di studioso Pietro Perreau è rimasto silente.
Per quanto ne sappiamo, non solo non ha mai preso apertamente posizione, ma al contrario si è rivelato un ottimo amico dei nemici della Chiesa e della cristianità.
Così eccolo collaborare puntualmente con riviste ebraiche come il «Corriere Israelitico» o il «Vessillo Israelitico», dove pubblica anche articoli sulla storia degli ebrei sempre intonati in un senso apologetico.
(Si vedano: Educazione e coltura degl’Israeliti in Italia nel Medio Evo, Corfù, 1885; Per la storia delle comunità israelitiche in Italia e loro emancipazione, Trieste, 1887; Gli ebrei in Inghilterra nel secolo XI e XII, Trieste, 1887, etc.)
Cura anche una traduzione italiana dell’opera di Lepold Zunz sulla storia degli ebrei in Sicilia, pubblicata in tedesco nel 1845.
(Storia degli Ebrei in Sicilia pel Dottor L. Zunz tradotta dal tedesco da Pietro Perreau, «Archivio Storico Siciliano», Nuova serie, Anno IV, 1879, pp. 69-113).
In una nota sulle opere del Perreau, il rabbino Flaminio Servi ebbe a lodare nel nostro abate uno di quegli «eletti ingegni» che si prodigarono coi loro studi a edificare «un santo e dolce legame di fratellanza», additandolo addirittura come modello alle giovani generazioni di studiosi ebrei (Bibliografia e linguistica. Scritti dell’Abate Perreau, «L’Educatore Israelita», Anno quindicesimo, 1867, pp. 105-109).
La Piccola Biblioteca delle famiglie israelitiche. Volume Quarto. Parte Prima. PRO E CONTRA. Ebreofilia ed ebreofobia. Appunti storici e letterarii raccolti da un imparziale, Trieste, 1888, riporta questo brano del Perreau:
«Niun libro ebbe più nemici del Talmud, il quale come il Corano, fu giudicato in modi tanto differenti; da alcuni amato, ma per moltissimi fu oggetto d’odio, e di persecuzione in tempi d’intolleranza religiosa. Ma è cosa degna di nota, siccome indizio dell’attual cultura, che in Francia, ove già condannavansi al rogo le opere talmudiche, ora il governo stesso dia sussidî per promuovere lo studio del Talmud, e contribuisca con egregia somma alla pubblicazione di una versione fatta da dotto rabbino Schwab» (p. 221).
Un po’ poco per un esperto di cose rabbiniche del suo calibro.
A parte il fatto che la versione del rabbino Schwab non è quella del Talmud babilonese, ma bensì quella del Talmud di Gerusalemme, non una parola sulle cause reali dell’«odio» contro il Talmud, attribuito con estrema faciloneria alla «intolleranza religiosa», nulla sull’atteggiamento del Talmud nei confronti del non-ebreo, e meno che mai sulle blasfemie rabbiniche contro Gesù, Maria e i cristiani.
Eppure, anche dalle versioni italiane di due scritti di A. Berliner da lui curate (Dalle biblioteche italiane pel Dott. A. Berliner. Versione dal tedesco di Pietro Perreau. Estratto dal giornale IL BUONARROTI. Serie II. Vol. IX, 1874; Sei mesi in Italia per Dottor A. Berliner. Versione dal tedesco di Pietro Perreau, pubblicato a puntate sul «Vessillo Israelitico», a partire dal fascicolo di giugno 1875 e nelle annate 1876-1877) si comprende benissimo che il Perreau non poteva non conoscere le polemiche antigiudaiche degli ebraisti cristiani del passato e la letteratura ebraica anticristiana.
Ciò è confermato tra l’altro dalla risposta data alla domanda n. 13 (Vessillo, p. 259), nella quale il Perreau si rivela pienamente informato del fatto che l’unico manoscritto contenente il testo del Talmud babilonese più completo d’ogni altro conosciuto è quello della Biblioteca Reale di Monaco, con la segnatura N. 95, già descritto dal prof. F. Lebrecht, dietro notizie del bibliotecario Halm e dell’abate Haneberg, del quale hanno disquisito anche altri studiosi, e che fu completato nell’anno 5303 al 12 di Kislev (1342), anche se il cat. dei mss. ebraici di Monaco (1875, p. 43) di M. Steinschneider reca la data 1369.
(«Il Vessillo Israelitico». A. XXXII, 1884, pp. 331-332. Va ricordato che la versione completa del Talmud babilonese a cura del rabbino Lazarus Golschmidt, traduzione tedesca con testo ebraico a fronte, si basa proprio sul ms. di Monaco in questione).
Ma credo che la vera cartina di tornasole sia rappresentata da una serie di suoi articoli su Maimonide apparsi sul «Vessillo Israelitico» (Intorno agli scritti del Maimonide. Risposta di Pietro Perreau, V.I., a. XXXIII, 1885, pp. 76-78, 112-115, 145-146).
Rispondendo ad una domanda circa le opere di Maimonide, con dotti riferimenti bibliografici il Perreau ricorda che queste sono molteplici e di vario argomento, e si possono suddividere in commenti e introduzioni alla Mishna e alla Gemara, in un sistematico compendio di tutte le leggi, in scritti filosofici e in diverse operette minori, in consulti e corrispondenze, e in trattati di medicina.
Anche qui, colpevolmente, nessuna parola sull’odio radicale di Maimonide contro i non-ebrei in generale e contro Gesù e i cristiani in particolare, né tantomeno sulla sua visione blasfema di Gesù, figlio illegittimo e seduttore di Israele, «possano le sue ossa essere ridotte in polvere» (Epistola allo Yemen).
(Cfr. Amnesie e dissimulazioni dell’apologetica giudaica. Massimo Giuliani interprete di Maimonide, andreacarancini.it).
E tutto ciò mentre in quegli stessi anni la Chiesa stava combattendo una battaglia campale contro il giudaismo rabbinico-talmudico.
In conclusione, come usa dire, sorge spontanea una domanda: quanti Pietro Perreau ci sono oggi in giro fra gli ebraisti cristiani, dotti ma supini dinanzi alla Sinagoga?
Non è ficcando la testa sotto la sabbia come gli struzzi che si eludono le questioni sollevate dalla tradizionale teologia cattolica dell’ebraismo ‒ anti-rabbinica e anti-talmudica.
Quella stessa teologia dell’ebraismo che l’odierna Chiesa conciliare, più attenta a compiacere i “fratelli maggiori” che non a difendere le verità della fede, ha preferito riporre nel dimenticatoio.
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