Carlo Barduzzi: Il giudaismo nella Spagna medievale

Materiali storico-bibliografici per lo studio della questione ebraica

 

CARLO BARDUZZI: IL GIUDAISMO NELLA SPAGNA MEDIEVALE 

 

(«La Vita Italiana», Luglio 1940, pp. 48-54)

 

Le prime apparizioni giudaiche in Spagna avvennero al seguito dei Fenici che già parecchi secoli prima di Cristo ne frequentavano le coste mediterranee ed atlantiche.

Però i primi nuclei, un poco importanti, sono sbarcati nella penisola dopo la conquista romana e soprattutto dopo la distruzione di Gerusalemme nel 70 dopo Cristo, prendendo dimora in città meridionali quali Cordova e Granata.

Lo storiografo arabo del decimo secolo, Arrazi, ha scritto che in quest’ultima città abbondavano i giudei; un altro scrittore di quel tempo, Ibn Verga, autore dello Schebet Yehouda ci dice che in quel paese erano arrivate, dopo la seconda cattività di Babilonia, famiglie nobili giudee, quali gli Abrabanel, che si pretendevano discendenti da quella reale di Davide. Questo ce lo conferma anche un altro scrittore Abraham Ibn-Daoud, nell’opera Sefer Hakkabalak.

Un poeta giudeo di tempi posteriori, con l’aiuto della fantasia, fa risalire ai giudei persino la fondazione di Toledo che per i dispersi sarebbe diventata una nuova Gerusalemme e afferma che le città spagnole di Maqueda, Escaluna, Jopes, Aceca, derivano i loro nomi da Makeda, Acalon, Joppè, Aseka.

Il contemporaneo Graetz, scrivendo sui correligionari di Spagna del primo medioevo, fa risalire la ragione di tali fantastiche attribuzioni al desiderio dei giudei di scagionarsi dall’accusa di essere i discendenti dei deicidi col diffondere la credenza che erano arrivati in Spagna assai tempo prima della morte del Redentore. Vi è evidentemente dell’esagerazione; né dal regno di Salomone né dall’esilio di Babilonia si videro i giudei dirigersi a frotte verso la Spagna, ma alcuni piccoli nuclei si erano per certo installati nelle città marittime prima della calata delle genti nordiche.

Dopo la conversione di Costantino, il cristianesimo aveva rapidamente preso piede in Spagna; i giudei vi vivevano sul piede della completa uguaglianza cogli altri abitanti per i quali non si era ancora formata una distinzione tra gli adoratori di Cristo e i discendenti d’Israele, poiché non avevano ancora principiato a considerarsene diversi; il popolo non aveva ancora percepito l’abisso che separa l’antica, dalla nuova fede e indistintamente faceva benedire le culture da religiosi cristiani e giudei.

Ma l’alto clero ravvisava ben presto in questi rapporti un pericolo per la Chiesa non ancora saldamente insediatasi nel Paese.

Si deve ai capi della Chiesa cattolica di Spagna l’avere elevato il primo muro di separazione tra cristianesimo e giudaismo. Il vescovo Osius di Illiberis – oggi Elvira – nel 320, presiedette un concilio nel quale fu interdetto ai cristiani, sotto pena di scomunica, di contrarre matrimonio con giudei, di far benedire da giudei le culture della terra.

L’avvento delle ondate barbariche del Nord che addussero in Spagna Visigoti, Svevi, Vandali ed altri popoli avvantaggiò temporaneamente la posizione dei giudei essendo che i primi erano nemici dei cristiani in quanto rappresentavano Roma, cosicché i giudei restarono in possesso dei loro diritti civili e politici e continuarono ad essere ammessi alle funzioni civili anche perché dotati di cognizioni mediche e di una maggiore scaltrezza.

Non si può dir con ciò che i re nordici avessero una predilezione per i giudei ma ciò non pertanto li favorivano in quanto non erano cattolici. Una tal situazione durò più di un secolo sino a tanto che la Spagna fu una provincia dell’impero tolosano-visigoto; l’eguaglianza civile e politica si estese pure a quelli che abitavano le provincie di Narbona e dell’Africa, appartenenti allo stesso impero, mentre intrattenevano rapporti colla Giudea e con Babilonia, sia attraverso l’Italia, sia direttamente e i loro fratelli d’oriente inviavano loro maestri onde apprendessero fedelmente la religione avita.

In effetto essi seguivano scrupolosamente le leggi del Talmud, si astenevano dal bere il vino che non fosse stato da essi preparato, ed avevano persino il diritto di iniziare alla loro religione i propri schiavi. Questo stato di cose durò sino a tanto che il paganesimo fu predominante in Spagna ma allorquando gli invasori nordici abbracciarono la fede di Cristo il contrasto tornò a riaffiorare.

Re Reccared che aveva abiurato alle credenze ariane al concilio di Toledo, d’accordo con questa assemblea, li sottomise a numerose restrizioni. Furono anzitutto interdetti i matrimoni misti; furono inibiti ai giudei impieghi pubblici ed il possesso di schiavi e ancor meno a quelli che si erano convertiti al giudaismo sotto pena di confisca di quanto possedevano (589).

Essendoché erano gli schiavi che coltivavano la terra, i giudei si vedevano così nella necessità di coltivarla di persona o di abbandonarla. Anche allora era vivace la riluttanza dei giudei per i lavori agricoli così che una parte di essi preferiva trasferirsi nelle città ad esercitarvi altre mansioni.

Peraltro il potere reale era piuttosto limitato da quello dei signori, che sceglievano il re, cosicché nel volgere degli anni le disposizioni di re Reccared andarono frustrate ed i giudei ripresero a possedere schiavi cristiani mentre i successori di Reccared, Liuva, Victoric, Gondemar, non pensarono a ridare prestigio a queste due leggi.

La situazione tornò a cambiarsi coll’elezione di re Sisibut che dal principio del suo regno alla stregua del contemporaneo imperatore Eraclio che era stato spinto a prendere misure di rigore, a causa delle continue rivolte dei giudei in Palestina, fece applicare rigorosamente le leggi di re Reccared.

Per stroncare il proselitismo religioso furono obbligati a battezzarsi o a lasciare il territorio; taluni per non rinunciare ai loro beni aderirono all’abiura, altri preferirono l’esilio e passarono in Francia e in Africa (612-613). È questo il primo bando di ebrei ordinato da un re cristiano. Ma disgraziatamente per quelle contrade, all’energico re Sisibut succedette il debole re Svintila, per cui gli esiliati riapparvero nel paese ed i convertiti ritornarono alla loro primitiva (621-631).

Questa tolleranza del re fu poi causa di una cospirazione cui parteciparono vescovi e signori che rovesciarono dal trono Svintila e vi posero Sisenand dopo di che nel nuovo concilio di Toledo (633), venne deciso di ripristinare le primitive leggi antigiudaiche.

A presiedere il concilio, era Isidoro d’Hippsalis (Siviglia) che si dichiarò favorevole a che, per addurre i giudei al cristianesimo, non fossero usate misure coercitive, benché le altre disposizioni di Reccared circa i matrimoni misti ed il possesso degli schiavi fossero rimesse in vigore. Fu peraltro deciso che i giudei che erano stati convertiti per forza non fossero ammessi a testimoniare in giudizio, non potendosi ritenere sincera una conversione che non era stata fatta spontaneamente.

Ma ancora una volta la protezione della nobiltà ispano-visigota venne ad attenuare i rigori delle misure decretate da Sisenand e dal quarto concilio di Toledo. Succedutogli però Chintila, questi dichiarò che nessuno che non appartenesse alla religione cattolica potesse dimorare nell’impero visigoto.

I vescovi fecero ristabilire una legge in virtù della quale il re salendo al trono doveva prestare solenne giuramento di fare rigorosamente osservare le leggi contro i giudei.

Una parte di questi ripresero la via di Francia mentre altri segnarono una abiura (placitum) colla quale si impegnavano a praticare senza restrizione alcuna la religione cattolica. Ma questi ultimi dissimularono il loro vero pensiero sperando in un cambiamento di situazione il che si verificò in parte alla morte di Chintila (624).

Intanto appariva all’orizzonte un movimento che doveva rapidamente assumere una estensione eccezionale.

Il Graetz attribuisce l’origine del rivolgimento religioso maomettano a giudei che nella Palestina si erano trasferiti in Arabia e vi avevano fondato colonie. Secondo lui, questi fuggitivi avrebbero assorbito le virtù guerriere degli abitanti e avrebbero dato loro in cambio migliori nozioni sulla divinità e la morale. Non sappiamo quanto di consistente ci possa essere in questa asserzione dello scrittore giudeo, il quale aggiunge, che allorquando Maometto lanciò il grido: «Non vi è altro dio all’infuori di Allah» fu vigorosamente sostenuto dai giudei.

Cominciarono tuttavia i primi dissensi cosicché il Profeta li combatté e li ricacciò verso la Palestina e l’Irak.

Arabi maomettani e giudei se restarono amici nei loro paesi d’origine, si trovarono alleati fuori di essi e si sostennero a vicenda. E fu coll’aiuto dei giudei che i primi sottrassero Palestina e Siria alla debole sovranità di Bisanzio e distrussero di poi l’impero persiano. In cambio i maomettani accordarono ai giudei una tolleranza estrema; permise loro di organizzarsi politicamente sotto l’autorità del principe dell’esilio (Resh Galouta) ritenuto discendente di Davide e residente nell’Irak nonché di fondare le due accademie religiose di Soura e di Poumbadita.

Tito aveva distrutto col tempio l’unità di culto; Adriano aveva annientato l’autorità del sinedrio, l’unità dell’insegnamento e della legislazione religiosa; Teodosio aveva col patriarcato attenuato l’unità dei ricordi; i maomettani la ridonarono inquantoché vennero ad autorizzare una sorta di comunità di Stato.

Il califfo Omar diede loro l’esilarcato che venne a rimpiazzare il patriarcato. Alì creò una succursale delle due accademie sunnominate che vennero a tener il posto del sinedrio. Questa restaurazione parziale del giudaismo da parte degli Arabi ebbe grande importanza per la civiltà occidentale; l’unione dei due popoli semitici fu causa di un secolare flagello per l’Europa.

La Spagna doveva per sua sventura essere il focolaio di questa presunta civiltà arabo-giudaica. Il Paese resistette allora con ardore disperato, come ha resistito testè all’invasione bolscevica e dopo secoli di lotta, vinse ricacciando gli arabo-giudei al di là dello stretto.

Frattanto in Spagna continuava una bizzarra alternativa. Chindaswind successore di Chintila fu, al contrario di questi, indulgente verso gli ebrei e li riammise nei propri Stati; ma invece Receswinth, che gli succedette, si mostrò ostile; all’ottavo concilio di Toledo pregò di prendere misure energiche contro i giudei, che definì «il disonore e la peste del paese». Ed il concilio confermò le disposizioni precedenti del quarto concilio tenuto sotto il regno di Sitebut.

I giudei conservarono la facoltà di risiedere nel paese, ma non dovevano possedere schiavi cristiani. Quelli che già avevano abiurato dovettero ripetere l’abiura essendo manifesto che molti l’avevano praticata insinceramente.

Il 18 febbraio 654 i giudei di Toledo, allora capitale, sottoscrissero una solenne dichiarazione che vale la pena di essere ricordata per l’analogia che presenta con le disposizioni prese nei più svariati paesi molti secoli dopo, dimostrando inconfutabilmente che le ragioni dell’antigiudaismo risiedono negli stessi giudei. Essa diceva: Che di già sotto il regno di Chintila essi avevano promesso di persistere nel cattolicesimo: che l’aver mancato all’impegno ed i loro errori ereditari, avevano impedito loro di riconoscere Cristo come Dio, ma che essi promettevano di libera volontà, essi, le loro donne ed i loro figliuoli, di non attenersi più ai riti e alle usanze giudaiche; che d’ora innanzi si sarebbero astenuti dall’avere relazioni proibite con giudei non battezzati; di coniugarsi tra parenti; di osservare le cerimonie del matrimonio giudaico, di praticare la circoncisione, di celebrare la Pasqua giudaica, il sabato, ed altre feste; di rifuggire da prescrizioni circa il nutrimento ed in genere da tutti gli abbominevoli costumi del giudaismo.

Si impegnavano invece a credere e a riconoscere con fede intera, tutti gli insegnamenti del Vangelo, le tradizioni apostoliche, e ad osservare senza ipocrisia né sotterfugio tutte le leggi della Chiesa. Una sola cosa non era loro richiesta ed era l’uso della carne di maiale; tuttavia promettevano di mangiare senza disprezzo carni mescolate con quest’ultima.

Il solenne giuramento venne tuttavia in parte subito frustrato, perché i giudei seppero accaparrarsi l’appoggio dei signori indipendenti ai quali prestavano denaro, cosicché il re pubblicò un’ordinanza in virtù della quale nessun cristiano doveva proteggere i giudei sotto pena di scomunica. Si formò pertanto una classe di cristiani giudaizzanti, che in effetto non abbandonavano le vecchie costumanze. Nell’interno delle famiglie continuarono ad osservare le feste giudaiche mentre trascuravano le solennità della Chiesa.

Nel 672 Wamba succedette a Receswinth; i giudei in numero notevole emigrati nella Septimania, al di là dei Pirenei, allora sottomessa al regno visigoto, eccitarono il conte di Hilderich, governatore della regione a rifiutare obbedienza al nuovo eletto. Egli fece assegnamento sui giudei, poiché possedevano molto denaro e promise anche a quelli battezzati sicuro asilo nella provincia e piena libertà religiosa, per cui altri, provenienti dalla Spagna si aggiunsero a quelli che già vi risiedevano.

Il re Wamba inviò contro Hilderich il generale Paulus, ma questi fece causa comune cogli insorti e venne eletto re di Narbona; fu tuttavia un regno di breve durata poiché Wamba, posto assedio a Narbona, la conquistò ed i giudei fomentatori della rivoltane furono cacciati.

A Wamba succedette Erwig, di origine greco-bizantina che sentì ancora più viva la repulsione pei giudei manifestandola con queste parole pronunziate al consiglio che lo incoronò: «È con un torrente di lacrime che vengo a supplicare la venerabile assemblea d’impiegare tutto il suo zelo a purificare il paese dalla lebbra della corruzione. Mondatevi! Mondatevi! Tale è il mio grido. Distruggete la lega dei colpevoli, correggete i costumi vergognosi dei trasgressori, accendetevi di zelo, alleggerite il gravame della colpa e soprattutto distruggete sino alla radice la peste dei giudei che costantemente si induriscono in nuove follie».

Essi avevano peraltro diffuso la credenza che il vero Messia sarebbe apparso solo il sesto millennio dalla creazione ed il settimo avrebbe formato il sabato universale cioè il tempo messianico atteso nel quale il popolo di Israele sarebbe stato il signore della terra. E a rafforzare la loro tesi citavano il salmo: «Mille anni agli occhi del Signore non fanno che un giorno». Ora, secondo il calcolo del tempo erano solo trascorsi quattro millenni quando nacque Gesù, per cui il vero Messia secondo essi non era ancora apparso. Il vescovo Giuliano da Toledo scrisse a confutazione l’opera Juliani tres libri de demostratione aetatis sextae contra judaeos.

Intanto essi si ponevano in relazione coi loro correligionari africani che sotto la dominazione araba si trovavano a loro agio nel segreto disegno di distruggere il regno visigoto appoggiandosi da una parte ai conquistatori musulmani e a dall’altra ai signorotti malcontenti. Ma la congiura venne svelata; Egica successore di Erwig raccolte le prove della cospirazione le espose al concilio di Toledo.

L’audacia giudaica attirò una violenta persecuzione; tutti quelli che risiedevano in Spagna furono senz’altro dichiarati in istato di schiavitù senza alcuna eccezione e donati come tali ai grandi del paese con divieto di affrancarli.

Morto Witiza ultimo re visigoto successo ad Egica, il maomettano Tarik arrivò dall’Africa con un’armata che invase l’Andalusia; i giudei fecero subito causa comune cogli invasori e combatterono anche nelle loro file. Dopo la morte di Roderik ultimo re visigoto gli arabi vittoriosi avanzarono senza quasi incontrare resistenza e furono ovunque sostenuti dai giudei e poiché conquistata una città, l’esercito proseguiva lasciando deboli guarnigioni, questi ne approfittarono e gli schiavi di qualche giorno prima diventarono i padroni.

I signori e il clero avevano lasciato Toledo dove non restava che una piccola guarnigione. La domenica delle Palme dell’anno 712, mentre gli abitanti cristiani, invocavano nelle chiese il soccorso divino i giudei aprivano le porte della città agli arabi che facevano strage degli abitanti. Tarik continuò a incalzare i visigoti lasciando il governo della città ai giudei profittatori di ogni guerra.

Così cadde il regno ariano-visigoto fatto di uomini rudi, forti ed ingenui che avevano abbracciato il cristianesimo con fede sincera e che il giudeo sovvertitore di imperi, già allora minava alle basi.

Durante la lunga dominazione araba essi furono alleati dei musulmani, come già lo erano i giudei di Babilonia e di Persia.

Abbiamo voluto riesumare queste pagine di storia remota a dimostrazione che le cause di conflitto secolare tra ariani cristianizzati e giudei attraverso i secoli, furono invariabilmente le stesse e tali permangono: spirito di sovvertimento, usura, accaparramento della ricchezza, malcostume (…)

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