Michael Hoffman: Stalin voleva la guerra con la Germania nel 1941?

STALIN VOLEVA LA GUERRA CON LA GERMANIA NEL 1941?

La lotta di Hitler con il Moloch dell’Unione Sovietica: opzioni e conseguenze

Di Michael Hoffman, dicembre 2015-gennaio 2016[1]

Tutti i contenuti Copyright Michael Hoffman. Tutti i diritti riservati. Tratto da Revisionist History® newsletter. https://truthfulhistory.blogspot.com/2016/03/subscribe-to-revisionist-history.html

Parte I

“La guerra sarà combattuta tra due gruppi di stati capitalisti. Non abbiamo nulla contro tutto ciò se si colpiscono e si indeboliscono gli uni con gli altri. Non sarebbe una cattiva cosa se la Germania dovesse schiacciare i paesi capitalisti, in particolare l’Inghilterra”.

Joseph Stalin, settembre 1939.

L’alleanza Hitler-Stalin conosciuta come il Patto Ribbentrop-Molotov o Patto di Non-Aggressione dell’agosto 1939, è largamente considerata come uno strattagemma di breve termine da parte di Stalin per prendere tempo per la sua finale invasione della Germania nazionalsocialista; questo è un punto di vista che può o non può essere vero. Fu vero in modo definitivo per Hitler. Egli non ebbe mai nessuna intenzione di mantenere la pace con Stalin. Se è innegabile che per i comunisti i trattati di qualunque genere erano considerati come armi di guerra e di sotterfugio, la domanda è: Stalin fece un’eccezione per Hitler? Prima di ricorrere a reazioni automatiche (“Stalin era una marionetta ebraica. Egli disprezzava Hitler e avrebbe violato il trattato non appena le sue forze fossero state abbastanza forti per farlo”), seguiamo le prove. Non è prudente accettare opinioni storiche basate su slogan, quando gli slogan non si prestano a pensieri o ad analisi profonde. Mettendo da parte le ipotesi, esamineremo due fonti che forniscono un’analisi anomala e affascinante del patto nazi-sovietico. Iniziamo con John Lukas, nel suo articolo “Monsters Together”.

“C’erano alti funzionari e diplomatici tedeschi – il più importante dei quali era il ministro degli esteri di Hitler, Joachim von Ribbentrop – che erano molto favorevoli ad un accordo russo-tedesco. Nel frattempo, a Mosca, Stalin si era già mosso: all’inizio di maggio (1939) aveva licenziato il suo ministro degli esteri, l’ebreo Maxim Litvinov, sostituendolo con Vyacheslav Molotov (che sarebbe rimasto il suo ministro degli esteri durante la guerra e ben oltre). Hitler capì cosa questo significava. In agosto, Ribbentrop volò a Mosca per firmare il Patto di Non Aggressione nazi-sovietico; una fotografia di Ribbentrop mostra Stalin visibilmente contento sullo sfondo. Hitler sperava che questo evento quasi incredibile potesse dissuadere gli inglesi e i francesi dal muovergli guerra a causa della Polonia. Questo non accadde, sebbene Stalin non fosse deluso da tutto ciò.

“Alla fine di settembre 1939 Ribbentrop volò a Mosca … Nel corso della guerra, di tutti gli alti funzionari tedeschi, egli fu il più incline a cercare e a mantenere accordi con i russi (la sua controparte tra i russi, Molotov, ebbe inclinazioni reciproche) … Stalin, da parte sua, era più entusiasta di esso [dell’accordo] di Hitler. Un esempio è il suo forse non necessario brindisi a Hitler dopo la firma del loro patto il 23 agosto 1939: “Io so quanto la nazione tedesca ama il suo Führer, vorrei perciò brindare alla sua salute”.

“…In Polonia … l’occupazione sovietica fu almeno altrettanto brutale e omicida – se non di più – che nella parte della Polonia sottomessa dai tedeschi. I russi deportarono almeno un milione di persone – incluse intere famiglie, senza nessuno dei loro averi – in Siberia, Kazakhstan, e nell’estremo nord della Russia, con molte poche persone che videro ancora la loro madrepatria. Nell’aprile e nel maggio 1940, circa 22.000 ufficiali polacchi vennero fucilati (dai sovietici) vicino Katyn …

“È rivelatore che molti di questi comportamenti iniziarono non appena i sovietici occuparono la Polonia orientale nel settembre 1939. Alcuni polacchi, inclusi ebrei, festeggiarono i soldati russi, pensando che essi fossero venuti a salvarli dai nazisti. La loro successiva delusione a causa dei russi fu tale che alcuni ebrei della Polonia orientale pensarono che fosse meglio fuggire nella zona tedesca, anche se sapevano come i tedeschi trattavano gli ebrei …

“Nel novembre 1940 Molotov andò a Berlino … Un giorno nel dicembre 1940 Hitler iniziò a progettare una guerra finale contro la Russia. Stalin fu piuttosto critico del comportamento di Molotov a Berlino; egli pensava che il suo ministro degli esteri fosse stato troppo rigido. Questo fu tipico di Stalin durante i successivi sei mesi. Egli non poteva e non voleva credere che Hitler avrebbe iniziato una guerra contro di lui mentre la Germania aveva ancora a che fare con l’Inghilterra …

“Stalin ordinò molti gesti amichevoli verso la Germania, inclusa la velocizzazione della consegna di prodotti sovietici. Egli non reagì minimamente all’ammonimento di Churchill sulla prospettiva di un attacco tedesco contro l’Unione Sovietica. Durante i dieci giorni prima dell’invasione nazista – malgrado tutte le informazioni sulla minaccia tedesca – Stalin fece del suo meglio, o piuttosto del suo peggio, per affermare la sua fiducia in Hitler e nella Germania … fino al giugno 1941 Stalin e Molotov preferivano la Germania di Hitler all’Occidente.

“Da questo punto di vista c’è un posto per una biografia, o per uno sketch biografico, del dirigente sovietico Vladimir Dekanozov, vicino a Molotov per lungo tempo, che fu uno dei primi – tra gli alti dirigenti sovietici (e nel 1941 fu anche ambasciatore a Berlino) – ad essere favorevole ai tedeschi. Vi sono delle prove che nella primavera del 1943 Molotov lo mandò a Stoccolma con lo scopo di stabilire un contatto con i nazisti. Ribbentrop era pronto ad incontrarsi con Dekanozov ma Hitler glielo proibì. Alla fine del 1953, Krusciov fece condannare Dekanozov a morte[2]”.

La nostra seconda fonte è Roger Moorhouse con il suo indispensabile libro, The Devils’ Alliance: Hitler’s Pact with Stalin (2014). Moorhouse è un anti-stalinista. Egli abbraccia il castello di carte dell’”Olocausto”, ma analogamente allo storico Frank Ellis offre un dissenso rinfrancante rispetto alle sue evidenti omissioni. Moorhouse osserva che “…sebbene i crimini di Hitler sono conosciutissimi … discussi senza fine sui media e argomento di studio nei programmi delle scuole e delle università di tutto il mondo – i crimini di Stalin penetrano di rado la coscienza pubblica”.

L’autore offre prove sorprendenti e davvero sbalorditive che Stalin considerava il patto con la Germania nazionalsocialista come relativamente di lungo termine e di interesse reciproco. Con il fronte orientale sicuro per Hitler e il petrolio e le materie prime che arrivavano in Germania dall’Unione Sovietica, i tedeschi avrebbero potuto sconfiggere l’Inghilterra, come avrebbero potuto fare con la Polonia e con l’Europa occidentale, e negare agli Stati Uniti una base vicina per le loro operazioni. Moorhouse offre prove che Stalin nutriva una riluttante ammirazione per l’intelligenza, le capacità organizzative e la devozione che Hitler riceveva dalla sua nazione; e aveva rispetto e soggezione per la macchina da guerra nazista.

Secondo Moorhouse, “gli scritti postbellici sul Patto nazi-sovietico hanno reiterato a lungo la linea assolutoria postbellica del Cremlino che Stalin stava semplicemente prendendo tempo nel firmare il patto, difendendosi da Hitler mentre si apprestava a preparare le difese sovietiche contro il prevedibile attacco. Questa interpretazione, ancora oggi divulgata dagli apologeti del comunismo, non corrisponde alle prove…Stalin firmando il patto era molto più convinto e anti-occidentale di quanto venga convenzionalmente ritenuto”.

Moorhouse sostiene anche che all’epoca del patto con la Germania nazionalsocialista, Stalin mise la museruola ai molti membri giudaici del proprio staff, degradandone alcuni e rimuovendone altri: “Cercando di trarre vantaggio dall’opportunità che un riavvicinamento con la Germania poteva rappresentare, Stalin aveva innanzitutto bisogno di rimuovere colui che era stato a lungo ministro degli esteri, Maxim Litvinov…un ebreo e un persistente critico dei nazisti, che amava parlare di sé come “Litvinov-Finkelstein”…Stalin fece rimuovere Litvinov dalla carica. Lungi dall’aver ricevuto un orologio d’oro e venire indotto al ritiro, Litvinov venne arrestato dal NKVD, il suo ufficio venne circondato, il suo telefono isolato; molti dei suoi collaboratori vennero parimenti arrestati e i interrogati…Nel caso il messaggio della rimozione di Litvinov fosse sfuggito a Berlino, Stalin diede anche istruzioni che il Ministero degli Esteri venisse purgato dagli ebrei, per buona misura…In seguito Molotov ricordò che gli ebrei “formavano una assoluta maggioranza nella leadership e tra gli ambasciatori. Non era un bene”[3].

In conseguenza dell’alleanza di Stalin con la Germania, enormi rifornimenti vennero inviati al Reich dai sovietici. Nel 1940 il valore totale di questi rifornimenti fu di 618 milioni di regi marchi mentre i beni tedeschi inviati in Russia ammontarono ad un valore di 532 milioni di regi marchi. Questi beni, che includevano vitali rifornimenti di petrolio, furono indispensabili allo sforzo di guerra tedesco in occidente. “Fino all’ultimo momento, i treni merci sovietici erano ancora in moto…ciò significa che, senza il petrolio sovietico, i panzer tedeschi difficilmente sarebbero riusciti a raggiungere i sobborghi di Mosca”[4].

Il libro The Devils’Alliance di Moorhouse è di affascinante lettura. Se anche la metà di esso fosse vero, allora Hitler è il perfetto stupido della storia, avendo mandato il popolo tedesco a combattere contro la Russia comunista in un Götterdämmerung di proporzioni senza precedenti, con scarse prospettive di vittoria, mentre l’Inghilterra intensificava i bombardamenti, e meno di sei mesi prima che Hitler dichiarasse guerra agli Stati Uniti. L’Operazione Barbarossa fu il fatale, patetico errore che Franklin D Roosevelt e Winston Churchill avevano previsto che il presuntuoso Führer avrebbe commesso. Egli si comportò secondo le loro aspettative. Il leader idolatrato dai suoi seguaci del 21° secolo come l’eccellente distruttore del copione della Criptocrazia, ha realizzato inutilmente quel copione alla lettera.

Parte II

La spia Vladimir Rezun (“Victor Suvorov”), è stato un transfuga di basso livello dalla Russia al servizio segreto inglese durante la Guerra Fredda. Egli ottenne il contratto per un libro e Icebreaker: Who Started the Second World War?[5] ne è stato l’esito (e più recentemente, il suo sequel/revisione, The Chief Culprit: Stalin’s Grand Design to Start World War II). Queste opere, insieme al libro Hitler vs. Stalin di John Mosier (precedentemente intitolato Deathride), cercano di giustificare l’invasione da parte di Hitler dell’Unione Sovietica (il libro Stalin’s War of Extermination di Joachim Hoffmann intraprende un simile obbiettivo).

Il lavoro di Rezun/Suvorov è di gran lunga il più influente nel suo genere. Lo storico Frank Ellis in Operation Barbarossa: Reframing Hitler’s Invasion of Stalin’s Soviet Empire (2015), ha abilmente rovesciato la tesi di Rezun/Suvorov. Ellis esamina numerose affermazioni fatte da Suvorov e mostra come esse non sostengono mai l’asserzione basilare di Suvorov che Stalin venne anticipato. Contrariamente all’opinione dei partigiani di Hitler, questo rifiuto di Rezun/Suvorov non significa che Ellis crede che Hitler fosse completamente malvagio, o che tutto quello che Hitler espresse riguardante gli spargimenti di sangue di Stalin o l’iniquità del bolscevismo, fosse una menzogna. Riconoscere l’errore di Hitler nell’invadere la Russia prima che la Germania invadesse l’Inghilterra non connota o conduce ipso facto ad una posizione pro-sovietica, o all’incapacità di capire la giustezza etica e morale, almeno in teoria, di una crociata militare contro lo stalinismo, nel momento giusto e in base alle giuste circostanze.

Il ruolo dello sterminio nel leninismo-stalinismo

Frank Ellis diverge dalla maggioranza degli storici del 21° secolo quando spiega compiutamente la natura genocida del regime di Stalin. Egli dimostra il punto importante che lo sterminio leninista/stalinista è verificabile e rivolto contro milioni di (cristiani) russi, ucraini e europei dell’est stigmatizzati come “proprietari” e come “parassiti”, anche se essi erano kulaki che stavano solo un po’ meglio del contadino medio. Inoltre, contro una propaganda post-bellica da parte degli Alleati concentrata quasi esclusivamente sullo “sterminatore Ordine del commissario del nazismo”, Ellis presenta un meritorio equilibrio nello studiare le implicazioni genocide dietro “il ruolo altamente influente dei commissari dell’Armata Rossa, la loro distinta amministrazione e infrastruttura, e il fatto che essi cooperassero strettamente con la sezione speciale che il NKVD aveva costituito in ogni divisione…i commissari sovietici furono rappresentativi di un regime che era sempre stato impegnato nell’uso del terrore e nello sterminio fisico dei nemici di classe”. Nel capitolo due del suo libro, Ellis propone una imperdibile difesa revisionista della Germania nazionalsocialista contro le accuse di crimini di guerra basate sul famigerato “Ordine del commissario” e sul trattamento dei prigionieri sovietici di guerra, nel corso della quale egli confuta gli argomenti degli storici tedeschi che odiano la propria nazione come Felix Römer[6].

Il controverso Kommissarbefehl (Ordine del commissario) venne impartito dall’Oberkommando der Wehrmacht (Comando Militare Tedesco Supremo; “OKW”) il 6 giugno 1941 sotto la rubrica Richtlinien für die Behandlung politischer Kommissare (“Linee guida per il trattamento dei commissari politici”). L’Ordine del commissario OKW identifica i commissari politici sovietici catturati come attuatori omicidi della guerra di classe Jüdisch-Bolschewistisch (Giudeo-Bolscevica), e perciò sottoposti ad esecuzione immediata. Ellis scrive:

“…ufficiali tedeschi di alto grado avevano letto traduzioni dei libri di Frunze, Triandafillov, Isserson e Tukhachchevskii…questa conoscenza si aggiunse alla loro convinzione che l’Ordine del commissario era necessario, poiché essi avevano osservato il fanatismo quando si confrontava con i nemici di classe e i contro-rivoluzionari. Il ruolo di Tukhachchevskii nella selvaggia repressione della ribellione di Kronstadt e la rivolta dei contadini di Tambov, e il suo sostegno a “misure spietate contro i nemici del popolo” erano ben noti agli alti comandanti tedeschi, alcuni dei quali conoscevano il Terrore Rosso.

“…Lenin rimosse ogni dubbio su quello che la guerra di classe e la lotta di classe significassero per coloro che si opponevano alla causa del proletariato o che ne venissero ritenuti i nemici. Nel 1918, mentre la Germania era minacciata dalla rivoluzione, egli fece sapere che “la dittatura rivoluzionaria del proletariato è potere, ottenuto e mantenuto dalla violenza del proletariato sulla borghesia; un potere senza i vincoli di nessuna legge…Lenin sosteneva il ripudio totale di tutti gli obblighi morali e legali fatti osservare dallo stato zarista…La guerra civile (contro le forze “bianche” cristiano-zariste) venne condotta con la massima ferocia e brutalità da parte dei rossi, che accettarono tutto questo perché stavano cercando di costruire un’utopia socialista basata su quelle che essi consideravano le superiori intuizioni del marxismo-leninismo, essi non erano obbligati a considerare le nozioni “borghesi” della legge, dei diritti e della giustizia…Le esperienze dei comandanti dell’Armata Rossa nelle guerra civile li avevano assuefatti alla routine della violenza e dello sterminio e avevano spianato la strada al genocidio degli anni ’30. Hitler e i suoi comandanti conoscevano bene gli eventi dell’Unione Sovietica ed è assolutamente plausibile che la conoscenza dettagliata di questa violenza, ispirata dall’ideologia di classe del marxismo-leninismo, avesse influenzato l’emanazione dell’Ordine del commissario…La mirovozzrenie (concezione) di Lenin dell’odio e della guerra di classe, con alcune minori modifiche, spianò la strada alla Weltanschauungs-krieg di Hitler in favore del Herrenvolk…Un’opinione ragionevole sullo stato sovietico nel 1940 è che era uno stato totalitario pronto a sterminare milioni dei suoi nemici di classe…l’idea tedesca (era) che lo stato sovietico era guidato da fanatici ideologici che, ben prima del 1941, avevano dimostrato una capacità senza precedenti di sterminio, terrore di classe e genocidio”[7].

“…Prima del 22 giugno 1941 il regime sovietico non ebbe rivali nell’uso del terrore (di massa, arbitrario, e selettivo) del genocidio, dell’omicidio giudiziario, delle annessioni, del lavoro forzato e delle deportazioni. Grazie all’introduzione di un sistema di censura unico nella storia umana, il regime sovietico riuscì a nascondere al mondo esterno molta della sua attività omicida. Ad esempio, l’esistenza dell’ordine n°00447, firmato da Nikolai Ezhov nel luglio 1937 che stabiliva l’esecuzione di decine di migliaia di cosiddetti nemici del popolo (vragi naroda) e di sentenze automatiche di 10 anni di lavori forzati – di fatto, sentenze di morte – contro altre migliaia, venne alla luce solo dopo la fine della Guerra Fredda.

Solo negli ultimi mesi dell’esistenza dell’Unione Sovietica i suoi dirigenti finalmente riconobbero le responsabilità del NKVD per lo sterminio dei prigionieri polacchi di guerra a Katyn e in altri siti nel 1940 (considerati dal governo polacco come genocidio). Fino a questo momento di verità i dirigenti sovietici avevano fanaticamente diramato una negazione dopo l’altra, sostenendo che gli omicidi di Katyn erano stati opera delle forze di occupazione tedesca e che ogni affermazione del contrario era semplicemente propaganda anti-sovietica della guerra fredda…

“La censura sovietica non poteva tuttavia nascondere tutto. Gli stati occidentali, inclusa la Germania, sapevano molto sul Terrore Rosso, sul genocidio in Ucraina (l’Holodomor), sulle purghe, e sui campi di lavoro forzato. Nonostante i migliori sforzi dei simpatizzanti del regime sovietico – come Walter Duranty, il corrispondente del New York Times a Mosca – per ingannare gli occidentali, le dimensioni del genocidio in Ucraina non poterono essere nascoste a coloro che volevano conoscere la verità…

“È improbabile (a dir poco) credere che la conoscenza di questo e di altri crimini mostruosi commessi dallo stato sovietico non plasmasse l’atteggiamento tedesco verso questo stato…bisogna considerare la questione di come una forza armata, non solo la Wehrmacht, si dovesse comportare di fronte alla brutalità dell’Armata Rossa e del NKVD (la Polizia segreta sovietica). Lo sterminio dei prigionieri sovietici di guerra nei campi tedeschi fu incontestabilmente un crimine orribile…[8]

“…lo stato sovietico…scatenò la guerra delle ideologie con il suo impegno a incitare la rivoluzione e la guerra di classe. Fin dall’inizio, lo stato sovietico considerava sé stesso in un permanente stato di guerra: l’attuazione di questa guerra da parte dello stato sovietico era basata sul fanatismo di classe e prevedeva lo sterminio di milioni di nemici di classe…Nel discorso scritto il 19 gennaio 1918 ma non pubblicato fino al 20 gennaio 1929, Lenin condusse le folle rivoluzionarie a espropriare e a uccidere i ricchi..(definendoli): “parassiti”, “la feccia dell’umanità”, “irrimediabilmente marci”, “contagio”, “piaga”, e “schiuma” – Lenin fece sapere che lo scopo principale della registrazione e del controllo (del governo) era la pulizia delle terre russe da ogni genere di insetti dannosi: dalle pulci dei piccoli furti, dalle ricche cimici…Lenin sosteneva che l’elite dovesse essere sottoposta alla registrazione e al controllo in modo che nessuno potesse sfuggire alla retribuzione del proletariato”.

Il terrore “fu la politica bolscevica, e Lenin non aveva intenzione di risparmiare il terrore. Nel 1922, in una direttiva a Dimitrii Kurskii, il commissario della giustizia, Lenin ordinò a Kurskii di produrre uno statuto articolato e politicamente corretto che definisse l’essenza e la giustificazione del terrore…Lenin postulò che le basi dello statuto per l’uso del terrore dovessero essere le più larghe possibili…il regime bolscevico si arrogava il diritto di usare il terrore in tutte le possibili circostanze, in modo tale che ogni persona, classe, etnia, nazionalità o gruppo potessero essere presi di mira”.

“L’ideologia della guerra di classe e dell’odio di classe condussero direttamente al genocidio in Ucraina negli anni ’30 quando circa sei milioni di contadini (cristiani) vennero sterminati con una politica deliberata e totalmente crudele di carestia. L’intero peso dell’apparato degli agit-prop sovietici venne rivolto contro i cosiddetti kulaki. La disumanizzazione e la demonizzazione dei (cristiani) kulaki prefigura lo stesso processo contro gli ebrei nella Germania nazionalsocialista e nei territori occupati orientali. I kulaki vennero dipinti come usurai rapaci e senza scrupoli, succhia-sangue e parassiti, che sfruttavano gli altri…

Hitler capì la natura del bolscevismo

Con confortante candore e audacia, Ellis dice che è imperativo che gli storici tedeschi post-bellici “riconoscano come vere le accuse di comportamento criminale fatte da Hitler e dai suoi comandanti contro lo stato sovietico. Altrimenti, l’esplicita incapacità…di riconoscere la veracità di queste accuse implica che Hitler e i suoi comandanti mentirono per giustificare i propri ordini criminali, che l’odio virulento di Hitler per il bolscevismo era completamente irrazionale e senza fondamento, e che non c’erano motivi per considerare lo stato sovietico pericoloso…Se uno stato (la Germania nazionalsocialista) vuole fare la guerra a un altro stato che stermina i nemici di classe (inclusi i prigionieri di guerra) …dovrebbe lo stato che attacca considerarsi vincolato dalle convenzioni costituite che proteggono i prigionieri di guerra – “le leggi e i costumi di guerra”, secondo le parole della Convenzione dell’Aja – o può considerarsi svincolato da queste convenzioni e permettersi preventivamente di uccidere i killer della guerra di classe prima che i killer della guerra di classe uccidano i soldati dell’attaccante?

“…troppi storici tedeschi (postbellici) hanno voluto ignorare l’influenza dell’ideologia totalitaria del marxismo-leninismo-bolscevismo…sulla formulazione delle politiche nazionalsocialiste e non sono riusciti a considerare la possibilità che gli ordini criminali impartiti nello stato sovietico e il terrore totale contro i cosiddetti nemici del popolo…esercitarono un ruolo nella genesi degli ordini nazionalsocialisti, che essi inequivocabilmente condannano …come univocamente criminali…

“Riconoscere che il comportamento dei sovietici potrebbe aver ispirato le politiche nazionalsocialiste (almeno in parte) minerebbe l’idea ossessivamente professata (oggi) in Germania che il regime nazionalsocialista era sui generis e che ogni argomento che contraddice questa tacita, politicamente corretta asserzione è, in un modo o in un altro, immorale…gli storici tedeschi che sostengono che lo stato nazionalsocialista deve essere esaminato insieme a quello dell’Unione Sovietica, e che gli atti criminali commessi dal regime nazionalsocialista hanno un parallelo nelle politiche e nei crimini dell’Unione Sovietica, vengono a essere probabilmente ostracizzati e soffrono professionalmente.

“La conclusione inevitabile (della propaganda comunista) è che l’Unione Sovietica fu una vittima innocente della mostruosa aggressione nazista del 22 giugno 1941…Il fatto che la Germania più o meno osservasse le disposizioni delle Convenzioni dell’Aja e di Ginevra riguardo ai prigionieri occidentali di guerra ma non riguardo ai prigionieri sovietici non era basato solo sulle teorie razziali naziste; era basato sull’idea che lo stato sovietico era totalmente impegnato in una guerra ideologica in cui tutto era permesso. Impegnati in una dottrina di guerra in cui lo stato sovietico si riservava il diritto di comportarsi come voleva, gli ideologi sovietici non si potevano lamentare che Hitler avesse attaccato l’Unione Sovietica senza nessuna formale dichiarazione di guerra…”[9].

Le operazioni del NKVD durante Barbarossa, 1941-1942

Ellis inoltre afferma: “Non appena l’Armata Rossa invase la Polonia orientale nel settembre 1939 il NKVD iniziò un’ondata di arresti come parte del suo programma di sovietizzazione dei territori occupati. Ad ovest della linea di demarcazione, le agenzie di sicurezza di Hitler stavano perseguendo la stessa politica di arresti e di retate. In tutto questo periodo vi fu una considerevole cooperazione tra la Gestapo e il NKVD, ed ebbe luogo un certo numero di incontri tra i rappresentanti delle due organizzazioni…

“L’invasione finale tedesca (dell’Unione Sovietica) mise a dura prova il NKVD…I documenti declassificati riguardanti le funzioni del NKVD nel periodo (dal 22 giugno 1941 alla fine di dicembre 1941) ricadono in diverse categorie distinte…Il NKVD aveva sempre attenzionato le manifestazioni di identità nazionale, ma divenne ossessionato da questo compito durante la guerra, identificando giustamente il nazionalismo come una minaccia potenzialmente mortale per lo stato sovietico. Durante la seconda metà del 1941, principalmente su ordine di Lavrenti Beria, vennero attuate deportazioni di massa dei tedeschi etnici, specialmente quelli della regione del Volga. In seguito, sempre durante la guerra, altre nazionalità subirono lo stesso destino.

“…Di gran lunga la più grande operazione di deportazione del NKVD, progettata nell’agosto e nel settembre 1941, prevedeva la deportazione dell’intera popolazione della Repubblica dei tedeschi del Volga (401.746) (e di tutti i tedeschi dei distretti di Saratov, 54.389, e di Stalingrado, 23.756) per un totale sconcertante di 479.841 tedeschi. Le destinazioni primarie dei deportati furono i distretti nord-orientali del Kazakhstan, il raiony di Krasnoiarsk e di Altai, e i distretti di Omsk e di Novosibirsk”.

Dopo l’invasione di Hitler, “nessun tedesco doveva essere risparmiato dall’operazione di pulizia etnica di Beria: “Tutti i tedeschi senza eccezioni sono sottoposti a deportazione, abitanti di città e delle aree rurali…Così, quando era opportuno, lo stato sovietico perseguitava i suoi cittadini in base alla classe e alla razza (o etnia), a differenza del regime nazionalsocialista, che era ossessionato solo dalla razza.

“Il NKVD fu anche una delle varie istituzioni sovietiche che esercitarono un ruolo nell’arresto, negli interrogatori, e nella finale esecuzione del generale Pavlov e dei suoi colleghi, che Stalin riteneva responsabili degli iniziali successi nazisti. Anche nell’ottobre 1941, quando sembrava che Mosca potesse soccombere ai tedeschi, Stalin era ancora ossessionato dalle vendette. Sulla base di un’altra raccomandazione di Beria, venticinque prigionieri, la maggior parte dei quali erano alti ufficiali, vennero giustiziati a Kuibyshev…esecuzioni di massa di prigionieri vennero condotte in gran fretta dal NKVD nelle città ucraine mentre i tedeschi si avvicinavano…

“Presso i dirigenti sovietici c’era il timore reale che il regime non fosse sicuro come la propaganda sosteneva… (il Comandante del NKVD) Vsevolod Merkulov parlò in grande dettaglio dei compiti più urgenti che attendevano le agenzie di intelligence…Quella che emerge è l’esigenza di evacuare tutti i prigionieri nelle retrovie, poiché le prove storiche mostrano che dove questo non era possibile, essi venivano giustiziati sul posto. Il precedente per l’esecuzione dei prigionieri che non potevano essere evacuati in tempo venne fissato durante la guerra civile (dei bolscevichi), e le uccisioni di massa sono ben documentate. Queste misure spietate erano contemplate nell’ordine di mettere tutte le istituzioni penali sovietiche sul piede di guerra, che venne impartito il 22 giugno 1941. Il principio di neutralizzare tutti i nemici, potenziali o attuali, era alla base di tutte queste misure…mettere le istituzioni penali sul piede di guerra significava che i prigionieri erano effettivamente sottoposti alla giurisdizione militare. Perciò, i prigionieri detenuti in aree che sarebbero state probabilmente conquistate dai tedeschi (Bielorussia, Ucraina, gli stati baltici) potevano essere considerati come attivi o potenzialmente attivi agenti del nemico e perciò giustiziati se era impossibile rimuoverli nelle retrovie. Operando in base allo stesso principio, le agenzie del…NKVD prendevano di mira intere categorie di indesiderabili a Mosca e nei distretti circostanti…

“Il regime sovietico era preparato a trattare duramente chi diffondeva dicerie, come dimostrato da varie proposte per il trattamento di coloro che erano accusati di tradimento. Quello che rendeva queste misure particolarmente crudeli era che prendevano di mira i membri della famiglia e i parenti, come i primi sospetti. Un ordine impartito da Merkulov e da Abakumov e datato 28 giugno 1941 stabiliva che le famiglie di coloro che erano colpevoli di tradimento o di fuga all’estero erano sottoposte a incriminazione. Queste misure equivalevano ad una punizione collettiva ed erano applicabili a prescindere dal fatto che le famiglie avessero collaborato al crimine o avessero conoscenza di esso.

“…lo stato aveva il potere di vita e di morte sulla popolazione. Il decreto Merkulov-Abakumov venne rafforzato da quella che fu, in termini gerarchici, una mossa anche più significativa nella direzione della spietatezza e della punizione collettiva: una direttiva congiunta impartita da Stalin e Molotov il 29 giugno 1941. Questo decreto ebbe probabilmente un ruolo fondamentale nel mettere l’Unione Sovietica sul piede di guerra, sebbene la sua importanza sia stata in qualche modo sopravvalutata. Esso preparò anche la strada ad uno degli ordini più infami impartiti da Stalin: l’Ordine N2 270. Nell’enunciazione, nei temi, e nelle richieste di azione, il decreto Stalin-Molotov chiaramente preannuncia le molto più dure, addirittura sadiche disposizioni dell’Ordine N°270.

“L’Ordine JV2 270 venne diramato il 16 agosto 1941 e circolò in forma scritta solo presso le formazioni superiori; le formazioni inferiori ricevettero l’ordine oralmente. Il testo completo dell’ordine venne pubblicato per la prima volta nel 1988. Sebbene Stalin lo iniziasse rendendo omaggio ad alcune unità dell’Armata Rossa, l’elogio fu semplicemente un insignificante concessivo preambolo alla parte principale del documento…Le due disposizioni più impressionanti dell’Ordine 270 non sono la richiesta dell’istantanea esecuzione sul posto dei disertori (nessuna sorpresa qui per l’ordine di Stalin), ma la condizione che le famiglie dei disertori e dei codardi venissero arrestate e private dei benefici dello stato, e l’ordine di Stalin dell’esecuzione di massa delle unità sovietiche che mostrassero segni di resa. La negazione dei benefici dello stato alle famiglie, specialmente in tempi di penuria e di razionamento equivaleva ad una condanna a morte; era un colpo crudele per le donne che cercavano di mantenere le proprie famiglie unite mentre gli uomini erano al fronte. Che Stalin potesse approvare la distruzione massiccia delle unità sovietiche che si arrendevano rivela il disprezzo per la vita dei propri soldati, e non sembra compatibile con l’indignazione diretta contro, ad esempio, l’Ordine del commissario della Germania nazionalsocialista.

“Il decreto Merkulov-Abakumov e l’ordine di Stalin 270 emersero nelle disperate circostanze della tarda estate del 1941 – circostanze che erano direttamente attribuibili all’incapacità di Stalin di vedere il pericolo posto da Hitler. Questo significa che dovevano essere trovati dei capri espiatori per spiegare i successi militari tedeschi, come i traditori e i nemici del popolo erano stati incolpati negli anni ’30 per gli insuccessi industriali e agricoli sovietici. Qui, le agenzie di intelligence sovietiche esercitarono un ruolo fondamentale nell’indentificare coloro che potevano plausibilmente essere ritenuti responsabili per i disastri. Un primo candidato per le desiderate misure retributive e propiziatorie fu il generale Dmitrii Pavlov, comandante del Distretto Militare Speciale Occidentale e del Fronte Occidentale, che fu arrestato nella prima settimana del luglio 1941.

“Il registro dell’interrogatorio di Pavlov, che ebbe luogo il 7 luglio 1941, e il susseguente rapporto dell’interrogante confermano che Pavlov era stato preso di mira per l’arresto e per la successiva esecuzione. A prescindere da ogni ragione obbiettiva per il non essere riusciti a fermare l’avanzata tedesca, Pavlov era stato ritenuto responsabile. Il presupposto era che Pavlov era colpevole, e che era suo dovere collaborare con l’interrogante per dimostrare quello che era già stato deciso dal Comitato Centrale: che Pavlov era colpevole. Questa peculiarità dell’intelligenza sovietica deriva dalla convinzione ideologica dell’infallibilità del Partito Comunista. La perversa conseguenza di questa convinzione è che i prigionieri che cercavano di difendersi – nel caso di Pavlov, dalle accuse di tradimento – confermavano le accuse con lo stesso atto di non collaborare con l’interrogante. La loro resistenza poteva solo significare che avevano qualcosa da nascondere e, ancora peggio, che essi affermavano un punto di vista individuale contro l’onniscienza del partito e la sua saggezza collettivamente imposta…”[10].

Quando si parla dei crimini di guerra degli Alleati e dello sterminio inflitto ai tedeschi la replica è che poiché la Germania nazionalsocialista era dedita allo “sterminio” è comprensibile che non vi fossero regole quando venne il momento per gli Alleati di massacrare i tedeschi, sia che si trattasse dei militari che dei civili. Questo è l’argomento di ultima istanza quando si parla della cosiddetta “Guerra Giusta” e della sbandierata “Generazione più Grande”. Se questo è il caso, allora perché i leader tedeschi erano criminali di guerra quando costoro applicavano una logica analoga alla Russia sovietica e per lo stesso motivo? Come Ellis fa notare, Lenin, Trotskii, Latsis, Zinoviev, Kirov, Dzerzhinskii e Stalin “tutti aderirono all’idea che i nemici veri o immaginari dovevano essere sterminati. Lo sterminio era la posizione di default”.

Sembra che quando si parla di genocidio, alcuni sterminatori (gli stalinisti) sono degni di alleanza con gli Stati Uniti e l’Inghilterra, mentre altri (i tedeschi) meritano il rogo collettivo, gli stupri di massa, la fame e l’estrusione. Da questo punto di vista, Ellis giustamente chiede: come mai i comunisti potevano uccidere così tanti russi senza incorrere nell’esecrazione riservata dall’Occidente ai “crimini di guerra? Era riservato ai nazisti uccidere i russi? Qual è la differenza tra i tedeschi che fucilavano i commissari in base all’Ordine del commissario, e le esecuzioni su larga scala dei soldati sovietici da parte del NKVD in base ai malvagi ordini di Stalin? Quello che scandalizza gli attivisti dei diritti pseudo-umani dell’Occidente e gli esperti dell’”Olocausto” è “non tanto che i commissari venissero giustiziati ma che fossero giustiziati dai tedeschi”. In questo, Ellis centra un ulteriore punto: accadde frequentemente che il personale del NKVD fosse profondamente odiato dai soldati russi e da essi frequentemente consegnato ai tedeschi.

Critiche di “Suvorov”

Ellis ha scritto quella che è finora la più convincente confutazione di Rezun/Suvorov come espressa nel capitolo 4 e soprattutto nel capitolo 8 del suo Barbarossa 1941. Per quelli che non hanno il bisogno psicologico di credere che Stalin stava per invadere la Germania, Ellis riesce a capovolgere in modo convincente i principali argomenti dell’Icebreaker di Rezun/Suvorov (e dello stesso Hitler dall’estate del 1941 in poi[11]). Un’altra critica di Patrick McNally afferma: “Una delle prime cose che si notano è il modo in cui Rezun/Suvorov ha usato metri di valutazione molto divergenti quando ha contato i carri armati sovietici contro i carri armati nazisti. Questo è stato fatto da Rezun/Suvorov per falsificare i dati e raggiungere la conclusione predeterminata che le armate sovietiche erano pronte a invadere l’Europa occidentale già nel luglio 1941 e che l’Operazione Barbarossa fermò tutto ciò appena in tempo…Sebbene i tedeschi fecero accuse di un imminente attacco sovietico all’epoca in cui venne lanciata l’Operazione Barbarossa, era anche chiaro nei Discorsi a tavola di Hitler che egli si aspettava che l’Unione Sovietica crollasse come un castello di carte in seguito all’attacco tedesco. Ecco perché le esumazioni della foresta di Katyn non avvennero prima della Battaglia di Stalingrado. Prima di questa Hitler disprezzava troppo l’esercito sovietico per avere bisogno della guerra politica che le esumazioni di Katyn implicavano. Egli non vedeva la ragione di guadagnarsi il sostegno dei polacchi denunciando il massacro degli ufficiali polacchi ordinato da Stalin. Egli pensava che l’Unione Sovietica sarebbe crollata e che quindi il Terzo Reich avrebbe prontamente rivendicato tutta l’Europa orientale come una propria colonia”.

  1. Kunikov, esaminando il libro di Suvorov The Chief Culprit: Stalin’s Grand Design to Start World War II, scrive: “Viktor Suvorov, alias Rezun…il principale falsificatore…sostiene che nel giugno 1941 c’erano ventisei armate dispiegate nella ‘zona europea del paese’ (in realtà ce n’erano 21, due delle quali erano solo sulla carta e senza nessuna truppa). Il risultato finale è la domanda: se Stalin si fidava di Hitler perché schierò così tante truppe contro di lui? Innanzitutto, nel giugno 1939 Stalin non condivideva un confine con Hitler. Nel giugno 1941 l’Unione Sovietica era stata coinvolta in alcune guerre/invasioni, e cioè la “Guerra d’Inverno”, le truppe giapponesi a Khalkhin Gol, l’invasione della Polonia orientale, e l’occupazione dei paesi baltici, della Bessarabia e della Bukovina. Tutto questo contesto è dimenticato da Suvorov. Mentre Stalin può aver avuto fiducia nel Patto di Non-Aggressione (e non in Hitler di per sé) come un patto benefico per entrambi i paesi, egli non era stupido e capiva che la guerra era all’orizzonte. A p. XXII di Suvorov ci viene presentata l’idea che siccome Zhukov e Vasilevsky proposero un attacco preventivo contro la Germania, essi vennero premiati con il rango di Marescialli due anni dopo. Non c’è correlazione tra l’uno e l’altro fatto, tranne che nella mente dell’autore. Il sofisma non inizia neppure a mascherare il genere d’ignoranza che viene qui soddisfatta. Tuttavia questo genere di conclusioni decontestualizzate è il tipo di prova cui voi dovreste credere, poiché è tutto quello che lui vi darà. Mettendo da parte ancora una volta il contesto egli descrive i leader del partito comunista come individui forniti tutti di pseudonimi, suggerendo che essi avevano assunto questi pseudonimi a causa del loro passato criminale. Egli omette il fatto che Trotsky, Kamenev, e Zinoviev avevano assunto questi pseudonimi quasi certamente per nascondere la loro identità ebraica…E, opportunamente, dimentica che lui stesso usa uno pseudonimo.

“…Alcuni dei ‘fatti’ insensati che Suvorov porta all’attenzione del lettore sono un ordine impartito da Tukhachevsky il 23 giugno 1921. Egli poi prosegue con ‘venti anni dopo, la Russia sarebbe stata invasa…’ Davvero? Quest’ordine di Tukhachevsky su come trattare i ‘banditi’ prevedeva l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica? Se non è questo il caso, perché viene menzionato? Suvorov cita il libro di S. Ivanov sul Beginning Period of the War. Suvorov dice che Ivanov affermò ‘che la Germania agì prima che Stalin potesse agire’.

Ecco come Suvorov cita Ivanov: “Come il generale Ivanov afferma, ‘Il comando nazista riuscì semplicemente ad anticipare le nostre truppe nelle due settimane che precedettero lo scoppio della guerra’ (Generale dell’Esercito S. P. Ivanov, Nachal’nyi Period Voiny, Mosca 1974, p. 212)’.

In superficie sembra che Ivanov stia dicendo che le truppe sovietiche stavano preparando l’inizio della propria guerra, e cioè che si stavano preparando ad iniziare una guerra contro la Germania. Ma Ivanov in realtà stava parlando di come le truppe tedesche al confine riuscirono a completare il loro posizionamento e ad anticipare le truppe sovietiche provenienti dall’interno, a cui era stato chiesto poco prima di rafforzare i Distretti Militari Occidentali nel loro dispiegamento nel caso fosse scoppiata la guerra. Così facendo, le truppe tedesche “crearono le condizioni favorevoli per la presa dell’iniziativa strategica all’inizio della guerra”. La sola ragione per cui le “due settimane” sono menzionate da Ivanov è perché questo fu [il momento] in cui alle forze sovietiche dell’interno venne detto di iniziare a muoversi verso le regioni del confine. Suvorov cita fuori dal contesto e sembra come se Ivanov stia sostenendo che Hitler anticipò un attacco dell’Armata Rossa quando in realtà lui non dice questa cosa”.

I fatti minano radicalmente le teorie di “Victor Suvorov”. Per esempio, Stalin rifiutò di prendere in considerazione massicce informazioni vitali che lo avevano ripetutamente avvisato che un attacco da parte della Germania di Hitler era imminente. Questi avvertimenti non venivano solo da fonti occidentali desiderose di vedere Hitler e Stalin distruggersi a vicenda, come Suvorov sostiene. Furono dei generali dell’Armata Rossa ad avvisare Stalin dell’imminente attacco di Hitler: ne è testimonianza il Memorandum Timoshenko-Zhukov del maggio 1941. Se Stalin stava pianificando un proprio attacco, perché non lo mise in atto non appena possibile conseguendo il vantaggio vitale del primo colpo? Il 17 giugno 1941 un tedesco che lavorava nel Ministero tedesco dell’Aria come spia per i russi trasmise a Vsevolod Merkulov al Cremlino la seguente dichiarazione: “Tutti i preparativi militari tedeschi per un attacco contro l’Unione Sovietica sono ora completamente terminati e c’è da aspettarsi il colpo in qualunque momento”. Una volta trasmesso il messaggio a Stalin, il dittatore replicò con un’oscenità, dopo di che affermò: “La vostra fonte al Ministero dell’Aria tedesco è un disinformatore” (Ellis, p. 224).

L’ultimo ordine militare che Stalin impartì alla vigilia dell’invasione tedesca fu di assicurare che l’Armata Rossa fosse pronta alla battaglia. Esibendo la sua immutata fede irrazionale nella razionalità di Hitler, Stalin ordinò che le truppe sovietiche “non dovessero soccombere a qualsivoglia atto di provocazione che poteva causare serie complicazioni”.

L’intelligentissimo Stalin nondimeno si ingannò nel credere che Hitler gli fosse uguale nell’intelligenza; che Hitler avesse capito che la Russia era un cibo tale che, una volta consumato, si sarebbe rivelato fatale al suo consumatore. Stalin credeva che Hitler avesse capito che Stalin non era un giocatore d’azzardo come gli inglesi che avevano dichiarato guerra alla Germania. Il tiranno sovietico credeva che l’Inghilterra fosse il principale obbiettivo della Germania, o che avrebbe dovuto esserlo se Hitler fosse stato sufficientemente lucido. Il rispetto di Stalin per la macchina da guerra tedesca lo rendeva restio ad attaccare la Germania fino a quando gli Stati Uniti e l’Inghilterra la avessero sufficientemente indebolita e quella debolezza non si sarebbe manifestata prima del 1944, dopo il D-Day.

Stalin avrebbe probabilmente rotto il Patto di Non-Aggressione e avrebbe invaso [la Germania] quando il suo esercito sarebbe stato sufficientemente forte per il compito e le forze armate della Germania sarebbero state seriamente indebolite da una guerra di logoramento con l’Inghilterra e gli Stati Uniti. Tutto ciò non sarebbe avvenuto prima del 1944. Le purghe di Stalin avevano mutilato i corpi ufficiali dell’Armata Rossa fino al livello delle compagnie. I carri armai sovietici nel 1941 avevano munizioni limitate. I corpi dei carri armati sovietici mancavano di personale. Le compagnie avevano un addestramento insufficiente, e molti carri armati sovietici erano obsoleti. Nel 1941 l’Armata Rossa era miseramente addestrata, equipaggiata e sottodimensionata e non era pronta per affrontare la Wehrmacht. I rossi non avrebbero potuto invadere la Germania nel 1941 senza essere fatti a pezzi dalla Wehrmacht. Joseph Stalin non sapeva tutto ciò?

Dopo che Hitler colpì la Russia, Stalin ebbe uno shock o un crollo nervoso, e rimase in un terrorizzato isolamento dal 22 giugno al 3 luglio 1941. Questo non era un leader che aveva pianificato di combattere la Luftwaffe, le SS e la Wehrmacht nella pienezza delle loro forze nel 1941.

Adolf Hitler: un agente inglese?

Le cheerleader dell’Operazione Barbarossa considerano l’invasione tedesca come una risposta assolutamente necessaria ad una invasione presuntamente imminente della Germania da parte della Russia stalinista. Oseremo mettere in discussione questa premessa?

Noi desideriamo essere buoni studenti di Von Clausewitz e del pensiero strategico e politico. In questo spirito chiediamo: in quali circostanze l’esercito nazista avrebbe potuto sconfiggere l’Unione Sovietica in conseguenza del primo colpo lanciato da Hitler? Cosa sarebbe successo se i tedeschi avessero aspettato un attacco russo alla madrepatria tedesca e avessero reagito in modo difensivo?

In quali circostanze l’esercito tedesco con le sue uniformi estive avrebbe potuto conquistare la Russia nel suo famoso inverno? C’era una ragionevole speranza che l’esercito tedesco avrebbe prevalso in Russia nello stesso anno in cui la Germania aveva dichiarato guerra alla potenza industriale e demografica degli Stati Uniti d’America? Negli scacchi uno può scegliere i pezzi neri che muovono per secondi e così giocare un gioco difensivo. Un giocatore capace può vincere con i neri anche se i bianchi hanno il vantaggio di attaccare per primi. Tuttavia questa considerazione è raramente applicata alla posizione tedesco-russa del 1941. Una mistica analogia, da crociati moderni, viene invocata per mettere a tacere ogni dissenso riguardante l’opportunità e la saggezza dell’Operazione Barbarossa: la Germania marciò nella Russia contro le “orde asiatiche bolsceviche”. Ci si meraviglia di questa massima, che riduce l’intera popolazione della Russia, fondata dai russi vichinghi, agli “asiatici”. Oggi il popolo della Russia resiste virtualmente da solo in opposizione al Nuovo Ordine Mondiale. Sono ancora costoro un’”orda asiatica”, o hanno subito una miracolosa trasformazione demografica dal 1945?

Quello che Napoleone Bonaparte e il suo epigono Adolf Hitler hanno trascurato, nel prendere in considerazione i calunniatissimi russi “asiatici”, è stata la loro incredibile capacità di sopportare le perdite di uomini e di materiali in proporzioni spaventose. Questo è stato particolarmente vero nel periodo dal 22 giugno 1941 all’inizio del 1943 quando le prodezze sbalorditive del soldato tedesco erano nel pieno delle loro forze sul Fronte Orientale.

Se non c’era nessuna realistica speranza di una vittoria tedesca in Russia, non erano i nazisti a essere impregnati di pensiero asiatico? Un tipo di pensiero da kamikaze che sacrificò milioni di soldati, marinai, aviatori e civili ad una causa suicida? Quale genere di leader impone il suicidio alla sua nazione? Le conseguenze della sconfitta schiacciante della Germania continuano a risuonare per generazioni di tedeschi. Essi sono posseduti dalla mentalità di odio contro sé stessi di altri popoli totalmente sconfitti, come gli indiani americani. Chi ha il diritto di imporre questo prezzo al popolo tedesco, a parte il suo Creatore?

Le truppe tedesche che invasero la Russia avrebbero potuto presidiare i confini orientali della Germania e distruggere quasi tutto quello che i russi potevano opporre contro di loro nel 1941 – se davvero Stalin voleva invadere – senza soffrire la perdita catastrofica della Sesta Armata e analoghe catastrofiche sconfitte che ebbero luogo sul suolo russo. Poche di queste sconfitte furono da addebitare agli ufficiali e alle truppe di prima linea. I comandanti tedeschi a livello tattico dimostrarono sempre una leadership superiore rispetto alle loro controparti dell’Armata Rossa. La dottrina militare tedesca tradizionale dell’iniziativa personale (Auftragstaktik) permetteva un’azione indipendente che gli ufficiali russi non potevano esercitare sotto il peso della polizia segreta del NKVD imposta dalla paranoia omicida di Stalin.

L’esercito tedesco fu sconfitto dal suo comandante in capo, non dal Maresciallo Zhukov e dalla sua Armata Rossa. Noi oseremo dire in base ai fatti che l’anno prima dell’invasione tedesca della Russia Hitler aveva la posizione di un (inconsapevole) agente doppio inglese. Nel 1940 il leader della Germania che aveva la possibilità di distruggere la piovra massonica che aveva occupato abusivamente l’Inghilterra per secoli, era una risorsa della Criptocrazia inglese, ossessionato com’era dalle “orde asiatiche” al suo est: “Fu il 29 luglio (1940) che Hitler informò il capo dell’ufficio Comando e Operazioni della Wehrmacht, colonnello-generale Alfred Jodl, della sua decisione di invadere l’Unione Sovietica”[12].

All’inizio del 1941, il 9 gennaio e il 28 gennaio, il Führer ebbe due incontri di alto livello con i suoi generali più importanti aventi per oggetto la sua imminente invasione della Russia. Nemmeno una parola venne pronunciata nei due incontri su un’imminente invasione sovietica della Germania, o sul bisogno della Germania di colpire per prima per prevenire il presunto imminente attacco di Stalin. Non una parola. Lo stesso è vero di un’altra consultazione tra Hitler e i suoi generali che ebbe luogo il 3 febbraio: la questione del presunto primo colpo alla Germania da parte di Stalin non venne sollevata.

Ulrich von Hassell fu un aristocratico di origine prussiana e un ex ambasciatore della Germania nazionalsocialista in Italia che venne giustiziato nel 1944 per aver complottato contro Hitler. Già il 2 marzo 1941 egli poté vedere chiaramente le conseguenze autodistruttive di un’invasione della Russia: 1. Il venir meno delle importazioni dalla Russia. 2. Uno sforzo senza precedenti [per la produzione] di materiali da guerra. 3. Il completo accerchiamento delle armate tedesche all’interno della Russia[13].

La motivazione principale addotta da Hitler e dalla sua gerarchia militare per Barbarossa nel 1940 e all’inizio del 1941 fu il bisogno di sconfiggere la Russia come presunto alleato dell’Inghilterra, e di costringere perciò l’Inghilterra a venire a patti dopo una rapida sconfitta della Russia. Un altro motivo fu il desiderio di Hitler di portare le fabbriche tedesche nelle profondità del territorio sovietico, il che egli disse le avrebbe rese “inattaccabili”. Oltre a sgonfiare la tesi dell’attacco di Stalin, le riunioni operative del gennaio e del febbraio 1941 forniscono le prove di quanto fosse disordinato il pensiero di Hitler. Perché prendersela con il colosso sovietico che presentava difficoltà infinitamente più complesse e ardue di un’invasione della debole e vulnerabile Gran Bretagna? Da quali basi le aviazioni inglesi e americane avrebbero colpito se l’Inghilterra fosse caduta nelle mani tedesche? Perché impegnarsi in una guerra con la Russia lungo i suoi immensi territori quando una traballante Inghilterra costituiva un obbiettivo molto più facile? Perché? I bizzarri alibi di Hitler per aver risparmiato all’Inghilterra un’invasione nel 1940 e nel 1941 non sono credibili. Pochi storici hanno cercato la vera ragione dietro la sua rovinosa negligenza del dovere.

Nel 16° secolo il servizio segreto inglese sotto la direzione di Sir Francis Walsingham ingannò e aiutò a neutralizzare la minaccia della Spagna, che all’epoca era la forza militare più formidabile del mondo occidentale, mediante un depistaggio di considerevole astuzia e sottigliezza. L’intelligence spagnola venne ripetutamente battuta dagli inglesi. Centinaia di anni dopo, gli eredi istituzionali di quel servizio segreto depistarono magistralmente le agenzie di intelligence di Hitler a tal punto che in due fantastiche occasioni il Führer rifiutò addirittura di combattere gli inglesi: dapprima, nel suo rifiuto di uccidere o annientare il quasi inerme corpo di spedizione inglese a Dunkirk; e poi, nel suo rifiuto di invadere [l’Inghilterra], che avrebbe posto fine alle incessanti operazioni della RAF e avrebbe messo l’Inghilterra fuori dalla guerra, alterando la situazione strategica sul continente a tutto vantaggio della Germania; dopo di che vi sarebbe stata un’alta probabilità di successo nel catturare Mosca e nell’indurre Stalin a fuggire.

L’inettitudine a invadere l’Inghilterra non è solo un errore imperdonabile. Esso contribuì alla morte inutile di milioni di tedeschi nel 1944 e nel 1945 e alle politiche di fame e di deportazione imposte dopo la guerra dagli spietati Alleati. La situazione nel 1941 era un presagio della rovina del popolo tedesco. Oltre a combattere con scarso entusiasmo l’”ariano” stato inglese, Hitler abboccò all’esca di Roosevelt e portò il popolo tedesco in guerra contro gli Stati Uniti, mentre era impegnato contro un’Unione Sovietica che non era affatto quasi sconfitta dopo il feroce blitzkrieg compiuto tra il giugno e il dicembre 1941.

Nel 1940 il vecchio mito di destra dell’”Occidente” capitanato dall’Inghilterra continuava a ipnotizzare Hitler, inducendolo a risparmiare all’Inghilterra la sanguinaria e distruttiva invasione che egli stava preparando per la Russia. Nel frattempo, il vero volto dell’establishment inglese si rifletteva nelle attività di agenti anglo-sovietici come Anthony Blunt, Kim Philby, Guy Burgess, John Cairncross e Donald Maclean, che erano al servizio dei “mongoli” bolscevichi. Qualcuno ancora crede che la loro immunità dagli arresti da parte del governo inglese nel corso di molti anni fu un caso?

Fu solo dopo aver invaso l’Unione Sovietica, che Hitler capì davvero che l’impero inglese era nelle mani di una velenosissima cabala di giudeo-massoni-omosessuali che non avevano paura di lui a differenza di Stalin. Nel dicembre 1941 Hitler mentì e fece finta di non essere stato raggirato dalla parata, attentamente orchestrata, degli aristocratici inglesi che venivano a Berlino e a Bayreuth negli anni ’30, nel quadro di un’operazione del MI6 volta a persuadere il Führer che la maggioranza dei gentili all’interno della classe dirigente inglese costituiva ancora un baluardo di cultura ariana bianca. Il fatto reale dei legami intimi dell’aristocrazia inglese con la massonica rete degli “old boys” era stato fatalmente trascurato da Hitler fino al 1941. Il Führer non poteva confessare che lui, il visionario salvatore della Germania, era stato imbrogliato, così l’11 dicembre 1941, dopo che l’Inghilterra era giunta in aiuto di Stalin – e molto dopo che qualunque persona ragionevolmente istruita avrebbe percepito il fatto che almeno dal 1939 la classe dirigente inglese aveva cercato di distruggere la Germania nazionalsocialista con qualunque mezzo – Hitler ebbe la chutzpah di annunciare: “…che il mondo capitalista-ebraico-anglosassone si ritrovi sullo stesso fronte del bolscevismo non sorprende noi nazionalsocialisti: li abbiamo sempre trovati assieme”.

Se questo era il caso, perché Hitler li risparmiò a Dunkirk? Perché li risparmiò di un’invasione nella madrepatria? Se essi erano la stessa cosa, perché egli non dedicò un livello equivalente di magniloquente retorica nel denunciarli, come fece quando denunciò il bolscevismo negli anni ’30?

Non è nostro intento discutere i meriti o i demeriti posti da un attacco tedesco “preventivo” contro una presunta invasione stalinista che sarebbe dovuta avvenire nel 1941. Una tale analisi non è necessaria quando i frutti dell’invasione suicida da parte di Hitler della fortezza Russia sono più che evidenti, avendo direttamente contribuito all’annientamento della indipendenza e della sovranità della Germania, e ad un olocausto comunista del popolo tedesco di proporzioni quasi inimmaginabili. Nessun leader ha il diritto di esporre la sua nazione ad un tale destino. Anche se accettiamo il racconto dell’imminente invasione della Germania nel 1941 da parte di Stalin, perché una guerra difensiva con l’Unione Sovietica dall’interno dei confini tedeschi non avrebbe potuto riuscire vittoriosa, paragonata alla guerra offensiva che fu lanciata lungo vaste distanze?

Una mistica di dubbia salute mentale, guidata da occulte superstizioni e da un complesso messianico, spinse il popolo tedesco ad un combattimento con i russi all’ultimo sangue iniziando un’invasione di quel vasto territorio prima di mettere l’Inghilterra fuori della guerra. L’incapacità di considerare appieno le opzioni della grande strategia tedesca rappresenta una svista significativa da parte dei sostenitori e difensori odierni di Hitler. Essi si aggrappano al loro alibi “Stalin-stava-per-attaccare-la Germania-nel-1941” per l’Operazione Barbarossa. Senza di questo, essi devono affrontare aspre verità sulla delirante leadership di Hitler, inclusa la sua ridicola convinzione che la Russia sovietica sarebbe crollata nel giro di cinque mesi dopo l’invasione tedesca[14].

Come se questo non fosse stato abbastanza, l’errore del Führer di rimandare l’invasione di Mosca, che era stata urgentemente richiesta da generali tedeschi di provato intuito e competenza[15], è imperdonabile. Aggettivi come “inescusabile” e “imperdonabile” emergono dalla marea di miserie e massacri portati dalla sconfitta che il giudizio incredibilmente miope di Hitler inflisse alla sua sfortunatissima nazione. Vedendo sé stesso in termini magniloquenti come un secondo Napoleone che sarebbe riuscito dove Bonaparte aveva fallito, Adolf Hitler aprì gratuitamente un secondo fronte durante la seconda guerra mondiale. Egli agì così in modo temerario e con grande perdita di vite tedesche; garantendo virtualmente la resa incondizionata della Germania e, forse ancora peggio, il trionfo di una seriamente snervata e vulnerabile Criptocrazia massonica a Londra.  

Hitler sabota la conquista di Mosca

“Nelle sue memorie Lost Victories, il Feldmaresciallo Erich von Manstein sostiene che la guerra non sarebbe mai potuta riuscire vittoriosa per la Germania a causa del leader che la capeggiava”.

James J. Cramer

“In luglio e agosto (1941) l’OKH (Oberkommando des Heeres; lo Stato Maggiore dell’Esercito), come pure molti dei comandanti del Gruppo d’armate Centro si impegnarono in un’aspra e in definitiva vana battaglia con Hitler per una continuazione dell’avanzata verso Mosca negli ultimi mesi dell’estate…i piani dell’esercito vennero vanificati da Hitler, che pretese una diversione delle divisioni panzer del Feldmaresciallo Fedor von Bock in Ucraina, per la battaglia di Kiev, provocando il ritardo che portò l’Operazione Tifone (l’avanzata su Mosca) a essere intrappolata nella piovosa stagione autunnale”[16].

“Hitler fu inequivocabile nel suo rifiuto del memorandum dell’OKH…il 21 agosto Hitler chiese a Jodl di impartire nuovi ordini per l’OKH…questi raggiunsero l’ufficio del generale Franz Halder nella tarda serata e colpirono …‘come una bomba’. L’aiutante di Hitler, il maggiore Engel disse semplicemente: ‘Una giornata nera per l’esercito’…

La direttiva di Hitler iniziava così:

“Ordino quanto segue: il principale obbiettivo che deve essere raggiunto prima dell’arrivo dell’inverno non è la cattura di Mosca, ma nel sud l’occupazione della Crimea e la regione industriale e carbonifera del Donetsk, insieme con l’isolamento dei campi petroliferi russi del Caucaso. Al nord, l’accerchiamento di Leningrado e l’unione con i finnici’.

“…L’ordine di Hitler fu un colpo devastante e lasciò Halder incerto su come la guerra dovesse essere vinta…Scrivendo nella privatezza del suo diario Halder criticò apertamente Hitler. ‘Considero la situazione creata dall’interferenza del Führer insostenibile per l’OKH. Solo il Führer è da incolpare per il percorso a zigzag causato dai suoi ordini successivi”[17].

Bock apprese dei nuovi ordini di Hitler il 22 agosto, proprio mentre stava ultimando i dettagli dei suoi piani per il Gruppo d’armate Centro per marciare su Mosca. Egli rimase stupefatto dalla notizia, come lo fu il generale Guderian. “Bock espresse parimenti la preoccupazione che il morale delle truppe non venisse dimenticato; secondo lui, costoro facevano solo una domanda: ‘Quando marceremo su Mosca?’…Segni venivano comunemente fatti dagli uomini che leggevano ‘a Mosca’…quando gli ordini infine arrivarono dirigendo le forze a nord e a sud, vi fu un senso di smarrimento e di confusione…Un artigliere scrisse: ‘Di certo i russi che sono sulla nostra strada per Mosca sarebbero stati battuti. E ora, sembra che dobbiamo distoglierci dalla nostra più grande possibilità di arrivare a Mosca…Il mio istinto mi dice che c’è qualcosa di molto sbagliato’.

“Alexander Stahlberg ricordò il suo shock quando venne dato l’ordine di interrompere l’avanzata verso Mosca. Egli scrisse: ‘Quale era la strategia? Dopo pochi giorni l’enigma fu risolto…Mosca non era più l’obbiettivo, doveva essere presa prima Leningrado”.

Certi generali dello staff di Hitler, come Jodl, non sfidarono Hitler “a causa del perdurante mito del Führer di cui Jodl era un arrendevole discepolo…Egli avvisò il generale Heusinger: ‘Uno non deve cercare di costringerlo (Hitler) a fare qualcosa che va contro le sue convinzioni interiori. La sua intuizione di solito è stata giusta. Voi non potete negare questo!”[18].

Molte settimane dopo, durante le piogge torrenziali e il conseguente fango dell’autunno russo, Hitler invertì la direzione di marcia ancora una volta, reindirizzando la Wehrmacht e permettendo infine che venisse ripresa l’Operazione Tifone, l’attacco a Mosca. Era troppo tardi. La diversione verso nord e verso sud, ordinata da Hitler alla Wehrmacht, della principale forza d’invasione di Mosca diede ai difensori della capitale l’agognata tregua che permise alle riserve dell’Armata Rossa di arrivare; questo, e il “Generale Fango” affossarono le mistiche manovre militari basate sulla “intuizione del Führer”.

Il fatalismo da Crepuscolo degli Dei di Hitler

Il Führer era preoccupato da un’immagine di sé stesso quale figura cosmica del destino che combatteva una guerra apocalittica radicata negli antichi miti norreni del Ragnarök, riguardanti il “Crepuscolo degli Dei”. Questo fatalismo escatologico venne trasmesso a Hitler in parte attraverso la sua devozione alle opere di Richard Wagner, in particolare il Götterdämmerung (1876), l’ultima opera del ciclo de L’anello del nibelungo. Nel Ragnarök, il conflitto finale culmina nella consumazione del mondo nordico ad opera del fuoco. Un’analoga ardente consumazione venne profetizzata per la Germania nelle antiche saghe germaniche, Muspilli e Heliand. Se è possibile che un esercito tedesco che avesse avuto come suo comandante in capo un generale come Von Manstein, e che avesse conquistato Mosca, avrebbe potuto combattere i sovietici fino ad una fase di stallo e avrebbe trattato per la pace e per concessioni territoriali, sotto Hitler a costoro non venne permessa una tale opzione[19]. Il suo rifiuto dopo il giugno 1941 di considerare una tregua con Stalin, e i suoi ordini di combattere fino all’ultimo uomo, tutto reca il marchio di un leader con un occhio al suo ruolo iconico alla fine della storia, e sprezzante delle conseguenze della sconfitta, incluso uno sconsiderato disprezzo per il destino del popolo tedesco in un mondo posteriore a Hitler. Sia Hitler che Goebbels avevano fortemente insinuato che non vi sarebbe stata una vita degna di essere vissuta dopo la sconfitta del Terzo Reich, che è il motivo per il quale Goebbels avvelenò i propri figli nel 1945, e per il quale Hitler non diede disposizioni per il benessere della Germania dopo il suo suicidio.

La reputazione di Hitler può essere salvata da questi sordidi fatti se si può dimostrare che vi fosse un’alta probabilità che la Germania nazionalsocialista avrebbe, o avrebbe potuto, sconfiggere l’Unione Sovietica se certe circostanze avessero prevalso. A questo punto entra in scena John Mosier e il suo libro Hitler vs. Stalin: The Eastern Front (New York: Simon and Schuster, 2010). Oltre alla sua approvazione del lavoro di Suvorov, la sua tesi centrale è che la Germania nazionalsocialista ebbe una grossa chance di sconfiggere l’Unione Sovietica dopo che l’Operazione Barbarossa era cominciata. In realtà, Moser sostiene che i tedeschi arrivarono molto vicini alla vittoria. Per provare la sua tesi, egli impiega statistiche come le cifre delle uccisioni che mostrano che la magnifica Wehrmacht e le altre forze armate tedesche con i relativi alleati (si stima che vi siano stati 47.000 spagnoli, 40.000 olandesi, 37.000 belgi e 10.000 francesi e altri europei nelle SS e nella stessa Wehrmacht, come pure si stima che nelle unità alleate vi furono 800.000 ungheresi, 500.000 finlandesi, 500.000 rumeni, 145.000 croati e molte decine di migliaia di russi cristiani) uccisero un numero di russi tre volte maggiore del numero dei nemici uccisi dai russi (e a volte si ebbe un tasso di uccisioni anche superiore [alle tre volte]). Mosier sostiene che i tassi di mortalità presso i sovietici erano insostenibili. Perdonateci, ma i russi sconfissero i tedeschi e i loro alleati e arrivarono a Berlino. Quale genere di “quasi-vittoria tedesca” è rappresentata dalla sconfitta totale delle forze armate tedesche sul Fronte Orientale che lasciò i civili tedeschi totalmente indifesi e alla “mercé” dell’Armata Rossa?

Come un recensore ha notato, “Il fatto che i tedeschi inflissero perdite più pesanti ai russi non significa che riuscirono a vincere, cosa che ogni soldato tedesco capì dopo Stalingrado, ma che Mosier non riesce ad accettare. Egli sostiene che le perdite dell’Unione Sovietica non erano sostenibili ad un tale livello, ma rimane il fatto che costoro riuscirono a sostenerle – a tal punto che piantarono la loro bandiera sulle rovine di Berlino”.

Ricordiamo anche che la Germania non poté sfidare la produzione industriale sovietica dopo il 1942 perché non possedeva bombardieri con la gittata necessaria a colpire le fabbriche che i sovietici avevano riposizionato all’interno del paese, come pure a causa del fatto che le forze della RAF e dell’aviazione americana bombardarono le fabbriche tedesche con effetti devastanti – un altro “dividendo” prodotto dal rifiuto di Hitler di invadere l’Inghilterra.

Molte battaglie che il consenso degli storici considerano come vittorie russe (Tikhvin, Mosca e Rostov) vengono definite da Mosier come “pareggi sanguinosi” (persino Stalingrado!). Anche se questo fosse vero, e tutte queste battaglie fossero massacri inconcludenti, dal 1943 tutto ciò non fu più sufficiente. Il tempo e il terreno favorirono i russi. La Germania aveva bisogno di distruggere l’impero del male di Stalin attraverso una serie di vittorie rapide e devastanti, non semplicemente combattendo per un pareggio con una forza in costante declino e sovraesposta. Un ritardo occasionale sarebbe stato comprensibile, ma la perdita della Sesta Armata a Stalingrado fu qualcosa di più di un “pareggio”.

Conclusione

Bisogna chiedersi, perché l’intelligence inglese è stata coinvolta nel promuovere la tesi di Rezun/Suvorov che sostiene l’essenziale saggezza del comando supremo di Hitler riguardo alla sua invasione della Russia? La Criptocrazia ha dei precedenti nel cercare di dirigere occultamente la sua opposizione. Ha fatto questo con lo stesso Hitler riuscendo a conquistare il suo affetto, e la sua quasi-alleanza con l’impero inglese, e nel persuadere il Führer alla fine degli anni ’30 che una fazione potente della classe dirigente inglese lo considerava un alleato.

Nel nostro 21° secolo, la Criptocrazia vuole addomesticare la sua opposizione radicale con il meme di un salvatore dittatore. Per ottenere questo, il fatto della leadership di Hitler disastrosamente fallita, e della conseguente responsabilità della totale disfatta del popolo tedesco, deve essere nascosto, o confuso.

La Criptocrazia lavora per impedire che i suoi oppositori e rivali abbraccino il modello di una leadership vittoriosa. Di conseguenza, fa tutto quello che può per impedire che coloro che sono radicalmente delusi dall’Establishment adottino il modello di un leader come George Washington, e di una seconda rivoluzione americana. Nel manipolare la loro opposizione, costoro radicano presso di noi la convinzione che “Abbiamo bisogno di un altro Hitler”. Suvorov è uno dei molti strumenti che la Criptocrazia utilizza nella direzione del depistaggio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

      

 

[1] Traduzione di Andrea Carancini.

[2] New York Review of Books, 23 aprile 2015, pp. 30-31. www.nybooks.com/articles/2015/04/23/hitler-stalin-monsters-together/

[3] Moorhouse, The Devils’ Alliance, pp. 16-17.

[4] Christian Hartmann, Operation Barbarossa: Nazi Germany’s War in the East, 1941-1945 (2013), p. 24.

[5] Nota del traduttore: il libro è stato tradotto in italiano con il titolo Stalin, Hitler, la rivoluzione bolscevica mondiale.

[6] Confronta Felix Römer, Der Kommissarbefehl (2008).

[7] Arno Mayer fa questa connessione nel suo dimenticato volume Why Did the Heavens Not Darken? (Pantheon, 1988). Egli va oltre rispetto a Ellis nell’indentificare la leadership sovietica come pesantemente giudaica, e lo shibboleth della “guerra di classe” come un eufemismo per lo sterminio dei gentili.

[8] L’Ordine Sovietico 270 che decretava che tutti i soldati e gli ufficiali sovietici presi prigionieri dai tedeschi erano “traditori”. L’Ordine Sovietico 227 diramato il 28 luglio 1942 effettivamente decretava che “Nessun soldato si può ritirare”. Battaglioni penali consistenti di criminali incalliti vennero posti dietro le truppe russe per sparare immediatamente a chiunque cercasse di fuggire dal campo di battaglia, non importa quali fossero le difficoltà.

[9] Frank Ellis, Barbarossa 1941; confronta l’introduzione e il capitolo 2. Ellis non è del tutto impeccabile. Alcuni dei suoi giudizi sono certamente sbagliati, come la sua affermazione ingenua che, in generale, Winston Churchill era un convinto anticomunista. Nondimeno, la sua coraggiosa sfida all’usuale consenso sulla storia della seconda guerra mondiale non può essere negata.

[10] Ellis, op. cit., capitolo quinto, “NKVD Operations During Barbarossa”.

[11] Confronta il discorso di Hitler al Reichstag dell’11 dicembre 1941. Gli attuali difensori di Hitler hanno preso questo discorso come una sacra scrittura riguardante l’Operazione Barbarossa e ripetono le sue affermazioni quasi alla lettera: nessuna revisione è necessaria. Osservate la sua presunzione: “Dietro e intorno a me sta il Partito con cui sono diventato grande e che è diventato grande con me”. C’è anche una frecciata al Vecchio Testamento, che lui disprezzava.

[12] David Stahel, Operation Barbarossa and Germany’s Defeat in the East (2009), p. 37. “Quando si seppe di questa decisione il vice di Jodl, il maggiore-generale Walter Warlimont descrisse un “coro di obiezioni…”.

[13] The Von Hassell Diaries (1948), pp. 157-158.

[14] Nel suo diario del mese di agosto 1940, il generale Franz Halder, capo dell’Alto comando delle forze armate tedesche (OKW), schizzò il piano strategico di Hitler per l’invasione della Russia: “Decisione: la distruzione della Russia deve perciò essere parte di questa lotta. Primavera 1941. Prima la Russia viene distrutta meglio è. L’attacco raggiunge il suo scopo solo se lo stato russo può essere distrutto fino alle sue radici con un colpo…Se iniziamo a maggio 1941 avremo cinque mesi per finire il lavoro”. Stahel, op. cit., p. 38.

[15] “All’interno dello stesso Panzer Gruppo 3, ognuno era guidato dal pensiero di arrivare a Mosca”. Colonnello-generale Hermann Hoth, Die Panzergruppe 3 (1956), p. 48.

[16] Stahel, Operation Typhoon (2013), pp. 298-299.

[17] Stahel, Operation Barbarossa, op. cit., pp. 424-427.

[18] Ivi, p. 424, 430-431.

[19] La tesi di Mosier è sostenuta da Russell Stolfi in Hitler’s Panzers East (1993). Tuttavia, Stolfi giustamente osserva che la possibilità di vittoria venne persa quando Hitler rimandò l’attacco a Mosca. Dando credito non a Hitler ma al combattente tedesco e allo “stato maggiore” tedesco, il generale Von Manstein, che rispettiamo, sostiene che la Wehrmacht portò l’Armata Rossa sull’”orlo della sconfitta” (Lost Victories, [1958] pp. 177-178. Conclusioni come queste vengono spesso presentate attraverso la lente di una sentimentale “Causa Persa”, simili alle tesi che il generale Lee portò Lincoln sull’”orlo della sconfitta”, che era vero abbastanza prima di Gettysburg, ma non dopo. In realtà, l’Armata Rossa e l’esercito dell’Unione portarono rispettivamente la Germania nazionalsocialista e la Confederazione non sull’”orlo della sconfitta”, ma totalmente nel precipizio. Il coraggio e le capacità dei soldati tedeschi e confederati possono essere onorati senza pretendere che essi “quasi” sconfissero i loro nemici. Uno sguardo nel 1945 al cumulo di macerie di quella che era stata Berlino, o allo scheletro maledetto cui fu ridotta Richmond nel 1865, e il dolce-amaro “quasi” dei sogni ad occhi aperti svanisce. A parte il misticismo, quello che conta è la vittoria o la sconfitta finale. Una popolazione affamata, stuprata e morente non si può consolare con il pensiero che “Abbiamo quasi vinto”.

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