Vincenzo Vinciguerra: Luci nell’oscurità

Devo dare una notizia, cattiva per i nemici della verità storica ma buona per la maggioranza degli italiani: Vincenzo Vinciguerra ha deciso di riprendere a collaborare con il blog Andrea Carancini. Ecco un primo articolo, che mi è arrivato poco fa. 

LUCI NELL’OSCURITÀ

Di Vincenzo Vinciguerra

Devo alla cortesia e al coraggio civile e morale di chi mi ospita nel suo blog se posso, oggi, re-iniziare pubblicamente quel percorso di affermazione della verità sulla storia d’Italia che era stato interrotto da circa un anno per colpa dell’umana meschinità che sembra contraddistinguere, insieme alla codardia, gran parte di un’umanità che ha smarrito il senso della lealtà, dell’onore e della dignità.

Re-iniziare, quindi, dovendo necessariamente, per rispetto ai tanti che mi hanno seguito in tutti questi anni, segnalare la violenza di un attacco nei miei confronti che ha coinvolto tanti, all’esterno ed all’interno del carcere, preoccupati che la verità storica da me affermata anche nell’aula della Corte di assise di Bologna il 4 giugno 2021 e il 28 gennaio 2022 possa imporsi e diffondersi fra un numero sempre maggiore di italiani.

Le mie non sono ipotesi perché il 4 giugno 2021 ad aprire le ostilità è stata proprio la procura della Repubblica di Bologna con iniziative che non avranno – con buona pace di chi le ha preordinate – esito positivo come sperano.

Dopo la mia testimonianza in Corte di assise a Bologna, il 28 gennaio 2022, dove i secondini di Opera avevano cercato di non farmi giungere, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria ha bloccato, dopo 37 anni, i miei rapporti con l’esterno impedendo a chiunque di venire, fra i quali il giornalista Ferruccio Pinotti, il suo collaboratore Roberto Lavicola, la storia Stefania Limiti e la direttrice dell’”Archivio Flamigni”, vittime fra l’altro di un raggiro compiuto da un secondino di Opera ai loro danni.

Dopo l’attacco giudiziario e penitenziario non poteva non giungere quello mediatico iniziato con la stampa del libro “L’Ergastolano”, a firma di tale Paolo Morando che lo ha scritto con la consulenza ed i suggerimenti dell’ex magistrato Felice Casson.

Diciamolo subito: un coacervo di menzogne, calunnie ed insinuazioni che hanno immediatamente trovato eco su quotidiani come “La Repubblica” che, fin dai suoi esordi, si è sempre distinta in disinformazione e fake news.

Nessun problema: la risposta, anche se ancora non è pubblica, a Morando, Casson e diffamatori vari è già pronta e risulterà convincente anche per gli scettici, anche per coloro che sono caduti nella trappola e magari hanno creduto a quanto scritto dai due.

Quanti hanno creduto, sia pure in buona fede, ai messaggi del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e di altri con rilevanti incarichi istituzionali sullo Stato che non demorde dalla ricerca della verità sui tanti misteri che punteggiano la storia d’Italia dovrà, se intellettualmente onesto, ricredersi.

Tutta la storia d’Italia è, in realtà, un mistero che negli intendimenti dello Stato attuale e della classe dirigente di oggi deve restare tale per sempre, per i secoli a venire.

Non sappiamo ancora nulla dei retroscena del 25 luglio 1943, di quanto è realmente accaduto a Roma l’8 settembre 1943, sulle elezioni del 2 giugno 1946, sulla fine di Salvatore Giuliano, sul massacro dei nostri militari a Kindu (Congo) nel novembre del 1961, sulla strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973, sulle stragi di mafia e la morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e via via elencando il numero pressoché infinito di casi rimasti senza risposta o con risposte molto parziali.

È normale, per quanto amaro possa sembrare a chi crede nello Stato, che il segreto della guerra politica iniziata nel 1960 e durata un trentennio, non si ritenga che possa e debba essere violato.

Non si tratta, difatti, di scoprire i segreti e i misteri di singoli episodi, per quanto importanti e rilevanti possano essere, ma del segreto dei segreti:

Chi ha voluto la guerra civile a bassa intensità del trentennio 1960-1990?

Chi l’ha condotta?

Con quali finalità?

Con quali forze?

Nel momento in cui io, non solo nei libri, negli articoli, nei documenti ma anche in Corti di assise affermo che l’”eversione nera” non è mai esistita, che il “terrorismo nero” è una mera invenzione propagandistica perché, in realtà, l’estrema destra italiana, senza distinzione di gruppi e di uomini, si è schierata compatta con lo Stato, si è posta al servizio dello Stato, ha agito in nome e per conto dello Stato, scatta l’attacco.

La verità non si può smentire, quindi bisogna mettere a tacere chi l’afferma.

È la logica di un regime di malavita.

In questo modo è calato il silenzio, è scesa l’oscurità, ma il buio non spaventa chi dentro di sé ha libertà interiore e verità.

La notte passa e una nuova alba sorge.

Siamo ancora qui per dare verità a un popolo che troppo spesso cade nell’inganno ma che è il nostro popolo, quello che ci appartiene e al quale apparteniamo, quello che in tanti hanno tradito ieri e continuano a tradire oggi.

Noi no.

 

Opera, 28 luglio 2022

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