Vincenzo Vinciguerra: La mummia

LA MUMMIA

Di Vincenzo Vinciguerra

Le disgrazie, come è noto, non giungono mai da sole, così dopo la vittoria elettorale del centro-destra, torna alla luce Gianfranco Fini.

La speranza che Giorgia Meloni e suoi amici l’avessero imbalsamato e riposto in un qualche catafalco si è rivelata vana: Gianfranco Fini torna addirittura con una conferenza stampa riservata ai giornalisti stranieri per rivendicare il merito di aver formato politicamente la Meloni e per garantire del suo antifascismo, del suo atlantismo, della sua fedeltà agli Stati Uniti d’America.

Fini rivendica a suo merito la vittoria elettorale di “Fratelli d’Italia” e, in particolare, di Giorgia Meloni che presenta, giustamente, come sorella d’America e non d’Italia.

Sappiamo chi è il personaggio, ricordiamo le sue parole ai funerali di Pino Romualdi e di Giorgio Almirante, da lui presentati come “alfieri di quell’Italia che non cambia bandiera, che non si vende, che non rinnega, che non tradisce…”. Il “fascista del Duemila”, divenuto il rinnegato per antonomasia, con a fianco Giorgia Meloni ben decisa, insieme a lui, a rappresentare l’Italia che cambia bandiera, che si vende, che rinnega e tradisce.

La sinistra ha impostato la sua campagna elettorale sulla lotta al fascismo e ai fascisti, individuati nel programma di “Fratelli d’Italia” e nei fedelissimi di Giorgia Meloni.

Ha sbagliato tutto perché bisognava chiedere agli italiani quale garanzia di serietà offrano i rinnegati, i voltagabbana, quelli che hanno tradito ieri e tradiranno domani.

Bisogna presentare la Meloni ed i suoi amici per quelli che sono: gli alfieri dell’Italia del “Franza o Spagna purché se magna”, che fanno il doppio gioco permettendo ai loro esponenti di seconda linea ed ai loro militanti di fare i “fascisti”, fedeli ad un passato che non gli appartiene, per contraddirli affermando con fierezza il loro antifascismo.

Un doppio gioco che va avanti dal 1946 e che ha ingannato amici e nemici fino ad oggi.

Siamo certi che una giovanissima Giorgia Meloni si è commossa quando alcuni sprovveduti hanno regalato a Gianfranco Fini la bandiera del reggimento “Guardia del Duce” e, poi, lo ha seguito in tutti i tradimenti perché aveva compreso che da quel lato non se “magnava” mentre da quello di Silvio Berlusconi e dell’antifascismo sì.

Il dramma dell’Italia, per non dire la sua millenaria tragedia, è che i trasformisti, come chiamano oggi i rinnegati, sono la quasi totalità dei politici italiani di destra e di sinistra, mentre gli unici coerenti sono rimasti i democristiani.

Questa è la ragione per la quale chi si finge di sinistra preferisce inventarsi un fascismo che non c’è e fascisti inesistenti, piuttosto che chiedere agli italiani quale garanzia di serietà offrano persone che si proclamavano “fascisti del Duemila” per divenire antifascisti nel 1994.

I Fini e i suoi simili vanno mummificati ed emarginati dalla vita politica del Paese, siano di destra o di sinistra, perché una Nazione deve essere guidata da uomini coerenti con le loro idee ed i loro ideali, non da fantocci che attendono le direttive del “buana” americano.

Ora che Giorgia Meloni ha resuscitato il padre politico, Gianfranco Fini, abbiamo la certezza – ma non ne abbiamo mai dubitato – che la sua linea politica sarà quella di sempre, quella del “prima gli americani” perché non sarebbe “intelligente” disobbedire al padrone.

E l’allieva di Gianfranco Fini è furba, troppo furba per fare una politica per l’Italia e per gli italiani, tanto più che già spera di rifare il bis tra cinque anni.

Intanto hanno tirato fuori la mummia perché garantisca per loro e per la Meloni e dica che la svolta di Fiuggi è irreversibile, che loro saranno per sempre antifascisti in un mondo che è tutto antifascista, e fino a quando sarà così loro non tradiranno e non rinnegheranno, saranno i fedeli cani da guardia, in Italia, dell’impero americano.

Parola di rinnegati!

Siamo certi che sarà così, così come siamo certi che faremo il possibile per farli conoscere per quelli che sono anche ai sempliciotti e agli sprovveduti di estrema destra che inneggiavano a Gianfranco Fini come “Fini, Fini, il nuovo Mussolini” e, poi, si sono ritrovati con un ennesimo Ridolini, e oggi guardano alla Meloni con la certezza che saprà dare una politica “fascista” che si tradurrà nella battaglia contro i migranti, i barboni e gli zingari.

Basta!

Finiamola con l’equivoco degli antifascisti che combattono oggi contro il fascismo e dei “fascisti” che vogliono farlo risorgere.

Non c’è il fascismo né, tantomeno, ci sono i fascisti perché coloro che si credono tali non hanno nemmeno il ricordo di cosa è stato come ideologia e come storia.

L’Italia “proletaria e fascista” è morta sul cancello di una villa, falciata dalle raffiche di mitra dei partigiani di Walter Audisio, ignari esecutori di un ordine del governo britannico.

Non rendiamo attuale il passato per ragioni strumentali.

Lo impongono la verità e la dignità.

 

Opera, 5 ottobre 2022

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