Vincenzo Vinciguerra: I fratelli di Valerio

I FRATELLI DI VALERIO

Di Vincenzo Vinciguerra

La declassificazione di Cesare Battisti, passato dal regime di alta sicurezza a quello di media sicurezza, ha destato lo sdegno dei familiari delle vittime che, comprensibilmente, non conoscono la differenza che passa fra queste due condizioni di detenzione.

Lo diciamo noi: nella prima ci sono maggiori restrizioni, più controlli, più tempo da trascorrere in cella invece di vagabondare nei corridoi delle sezioni, passare il tempo a giocare a carte nelle salette di socialità; nella seconda, le celle, chiamate ipocritamente camere di pernottamento, sono aperte 12 ore al giorno e si può, pertanto, socializzare con altri detenuti, mangiare insieme, passeggiare insieme, giocare a carte per ore ed ore, si hanno un numero maggiore di colloqui e di telefonate.

Ma sempre carcere è, sempre detenzione è, così che le differenze appaiono sostanziali solo a chi non ricorda cos’era il carcere italiano trenta o quarant’anni fa quando si viveva tutti come si vive oggi nelle sezioni di cosiddetta massima sicurezza.

Una persona seria non avrebbe fatto storie nel restare nelle sezioni di massima sicurezza, ma Cesare Battisti non è una persona seria.

Rimasto latitante in Francia per oltre 20 anni, non per suo merito ma grazie agli accordi presi dal governo italiano con quello francese, Battisti ha avuto il tempo e il modo di accreditarsi come militante di sinistra ingiustamente condannato e crearsi una rete di amicizia e di complicità che gli sono servite, poi, per alimentare la sua fuga in Brasile fino all’arresto in Bolivia.

Delinquente politicizzato, Cesare Battisti, nel momento in cui gli hanno messo le manette, ha dismesso l’arroganza di chi si credeva impunibile e si è subito dissociato dal suo passato.

Ha riconosciuto le sue responsabilità nei fatti per i quali era stato condannato e ha costretto l’ex presidente del Brasile, Lula, a chiedere scusa agli italiani per aver creduto alla sua innocenza.

Lo squallore dello spettacolo offerto da Cesare Battisti avrebbe dovuto soddisfare i parenti delle vittime che sono, comunque, consapevoli che per uscire dal carcere, magari solo in permesso premio, il personaggio dovrà scontare almeno una quindicina di anni, cioè fino agli ottant’anni, passati piangendo e implorando clemenza e pietà.

Per quale motivo, dunque, tanto sdegno?

Ma se ai familiari delle vittime va riconosciuto il diritto di dire ciò che vogliono, non altrettanto si può fare per certi sciacalli politici di “Fratelli d’Italia” che hanno approfittato dell’occasione per strepitare contro il provvedimento di declassificazione di Battisti dicendo, esplicitamente, che la loro politica, quando il loro governo sarà in funzione, sarà ben diversa nei confronti dei “terroristi rossi”.

Quali “terroristi rossi”? Oltre al delinquente ravveduto e dissociato di cui si parla, in carcere sono rimaste pochissime persone, fra le quali cinque donne detenute a Rebibbia ormai vicine ad aver scontato quarant’anni e passa di carcere.

Una vergogna per un paese che si vuole considerare civile.

Ma hanno, poi, il diritto di parlare, straparlare, strepitare, minacciare i cosiddetti “Fratelli d’Italia”?

No.

Perché sono i fratelli di Valerio Fioravanti, di Francesca Mambro, per fare i nomi di due persone che hanno ucciso 108 persone e sono libere da anni grazie alla campagna politica e mediatica condotta in loro favore in primis da “Alleanza nazionale”, oggi “Fratelli d’Italia”.

Si sono inventati che erano, i due, innocenti per il massacro alla stazione di Bologna il 2 agosto 1980, dimenticando gli altri 23 morti, fra i quali carabinieri, poliziotti, un ragazzo di 17 anni.

I familiari di questi morti, per i fratelli di Valerio Fioravanti, non hanno diritti, non devono avere voce, devono tacere, piegare il capo e restare in silenzio.

È stato Adolfo Urso a invitare Francesca Mambro a scrivere sulla sua rivista; è stato Gianfranco Fini ad affermare l’innocenza della coppia per Bologna, sorvolando sugli altri, sostenuta da tutta la banda, compresa Giorgia Meloni.

Non importa se la frase della Mambro, riferita proprio a Fini e compari, “noi in galera e loro al governo”, fa intravedere che dietro la campagna innocentista ci sia un possibile ricatto, conta che i due sono liberi, satolli e pasciuti, alla faccia dei familiari delle loro vittime.

Nel corso degli anni, dal Msi-Dn ad Alleanza nazionale a Fratelli d’Italia, gli esponenti della destra reazionaria e conservatrice hanno rinnegato tutto e tutti, meno le mamme (almeno si spera), ma sono rimasti coerenti nella difesa di tutti i terroristi di Stato, stragisti per primi, ai quali hanno sempre messo a disposizione parlamentari, giornalisti e avvocati.

Neghiamo, di conseguenza, ai fratelli di Valerio e compari il diritto di parlare di “terroristi” e di vittime, di ergersi a giustizieri di chicchessia, fosse anche di un miserabile come Cesare Battisti.

I rappresentanti di quello che è stato il polo occulto e sporco della politica italiana del dopoguerra devono tacere e vergognarsi di un passato di infamia che la sinistra italiana nella sua cecità ha voluto coprire rendendosi complice, salvo ora piangere sulla sconfitta elettorale che ha permesso agli eredi del partito della guerra civile di andare oggi al governo.

E da oggi la battaglia per la verità ha un obbiettivo in più: liberarci di loro, per l’Italia e gli italiani.

 

Opera, 1 ottobre 2022

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