Gian Pio Mattogno: Il confusionismo, nuova arma dialettica dell’apologetica giudeofila

Gian Pio Mattogno 

IL CONFUSIONISMO, NUOVA ARMA DIALETTICA DELL’APOLOGETICA GIUDEOFILA

 

Ho ricordato come, non potendo (almeno fino ad oggi) censurare e reprimere, a colpi di magistratura e a colpi di decreti legislativi, scritture e pensieri non allineati ai dettami della Sinagoga, gli eletti di Hashem, col consueto codazzo di Shabbath Goyim di complemento, siano costretti ad impiegare la tattica del silenziamento, facendo terra bruciata attorno ad essi, in modo che tali scritture e pensieri siano diffusi e conosciuti il meno possibile al grande pubblico.

Perché un pensiero che nessuno pensa ed un libro che nessuno legge sono un pensiero ed un libro che di fatto non esistono.

(Cfr. Un osservatorio che non osserva; Quegli “antisemiti” che fanno tanto comodo alla Sinagoga andreacarancini.it).

Ma, ahiloro!, esiste internet.

E per tale ragione periodicamente la Sinagoga commissiona rapporti sull’antisemitismo a istituti più o meno governativi col compito di monitorare in questo o in quel paese lo stato dell’arte di quello che viene bollato puramente e semplicemente come “antisemitismo”.

Ed allora è giocoforza almeno menzionare pensieri, fatti, sigle e siti internet, tutti invariabilmente etichettati come “antisemiti”, “cospirazionisti” e “negazionisti” ma buttandoli e mescolandoli in un unico calderone dove, parafrasando Hegel, “tutte le vacche sono nere”.

Di là di metafora, dove è impossibile distinguere il vero dal falso, il dilettantesco e l’improvvisato dal rigoroso e dallo scientifico, l’odiatore trinariciuto tatuato e palestrato che si autoproclama nazista, e che fa tanto comodo alla Sinagoga, dall’autore serio e preparato, etc.

Il silenziamento puro e semplice viene sostituito dalla tattica e dalla strategia del confusionismo.

È il caso, abbastanza recente, di un articolo/rapporto pubblicato un paio d’anni fa, ma che è sempre attuale.

(Claudia Hassan, Antisemitismo online in Italia. Elementi di una sfida educativa, «Media Education», 15 (1), May, 2024, pp. 71-80).

Leggo nel Riassunto che l’articolo «esamina l’antisemitismo online di alcuni siti italiani evidenziandone le matrici tradizionali dell’antisemitismo offline e la difficoltà di combatterlo per le caratteristiche proprie della rete. I freni democratici sull’uso di formule, linguaggi e retoriche antisemite vengono meno sulla rete dove l’antisemitismo acquista cittadinanza e normalizzazione».

A dispetto delle pretese scientifiche che avanza, non si tratta che di una diligente relazioncina giudeofila a base dei soliti mantra: «discorsi d’odio e antisemiti», «negazionismo», «pregiudizio antisemita», «vecchi stereotipi», «narrazioni cospirative e antisemite», «intolleranza», «razzismo», «sottocultura trasversale», e chi più ne ha più ne metta.

Tralascio il resto, e mi soffermo sulle paginette dedicate all’antisemitismo online e segnatamente ai siti antisemiti italiani.

La Sinagoga ha già preparato il calderone, e l’autrice comincia a buttarvi dentro caoticamente tutto ciò che riesce a racimolare in rete: Islam-radio, Holy War, Stormfront, ElleDiEffe, Claudio Moffa, Israel Shamir, Civium Libertas di Antonio Caracciolo, Aaargh, Disinformazione, Centro Culturale San Giorgio, Olodogma, Codoh, Studi di Carlo Mattogno, Andrea Carancini, etc. etc.

Così apprendo che «i siti neonazisti e quelli fondamentalisti cattolici contengono i materiali antisemiti più estremi: testi classici della politica antisemita come citazioni dei protocolli dei Savi di Sion, documenti che accusano gli ebrei di praticare l’omicidio rituale, canzoni che inneggiano alla violenza contro gli ebrei, citazioni e cataloghi dei film e documentari antisemiti e negazionisti».

Passi per la violenza contro gli ebrei, da deprecare come ogni forma di violenza contro chiunque, ma quali sono questi materiali antisemiti più estremi?

La loro semplice menzione potrebbe indurre il lettore smaliziato ad andare a leggere e verificare di persona?

«Per quanto riguarda i siti fondamentalisti cattolici, ‒ continua ‒ si possono trovare tutti i temi antisemiti della Chiesa cattolica preconciliare, cioè teorie cospirative, accuse di immoralità e perversione rivolte agli ebrei».

Di nuovo, quali sono questi temi antisemiti della Chiesa preconciliare?

La Sinagoga, per interposta persona, ha così terrore di pronunciare parole come Talmud, Gesù ben Pandera, Gesù il bastardo, Maria la prostituta, pedofilia rabbinica, usura, schiavismo ebraico, etc.?

Teme forse che queste parole siano una sorta di abracadabra che apre magicamente le porte dei suoi armadi e fa uscire tutti gli scheletri ebraici tenutivi accuratamente nascosti?

Apprendo ancora che, ad es., Maurizio Blondet, «da una prospettiva chiaramente cattolica tradizionalista», pubblica ogni giorno articoli «di stampo complottista e revisionista». Blondet ha scritto anche articoli contro il Talmud. Dove dice il falso?

È molto più comodo lanciare il sasso e ritrarre immediatamente la mano.

Lo stesso vale per il sito revisionista di Andrea Carancini e per altri siti, che pubblicano quotidianamente scritti sulla questione ebraica, e che la Sinagoga si guarda bene non solo dal confutare, ma addirittura dal semplice menzionare.

L’autrice si rammarica del fatto che nel sistema legislativo italiano manchi una legge ad hoc per l’antisemitismo online.

Ma non è necessaria una legge ad hoc: basterebbe confutare scientificamente tutte le presunte falsità che vi sono contenute, dall’antitalmudismo fino al “negazionismo”.

Tuttavia per confutarle scientificamente, occorrerebbe prima renderle note al grande pubblico.

E renderle note al grande pubblico potrebbe essere molto pericoloso per la Sinagoga, perché non tutti hanno il cervello all’ammasso. E in molti potrebbero ricredersi su tante narrazioni ufficiali imposte dal sistema dominante.

È solo un caso che in questa relazioncina commissionata dalla Sinagoga vengano citati Holy War e Stormfront, e non un Don Curzio Nitoglia?

E che non venga mossa apertamente alcuna critica agli scritti “negazionisti” di Carlo Mattogno, un osso troppo duro per i loro dentuzzi da latte?

Molto meglio allora mescolare confusamente tutto e il contrario di tutto in un unico calderone, per evitare di dare risposte imbarazzanti riguardo alla reale natura della questione ebraica e alle vere cause dell’antisemitismo, impropriamente bollato come “giudeofobia”.

I «discorsi d’odio e antisemiti» fanno molta più presa dell’odio rabbinico-talmudico antigentile e anticristiano, dalla cui conoscenza è bene che il grande pubblico venga tenuto alla larga.

Ed anche una diligente relazioncina può essere utile alla bisogna.

2 Comments
    • a.carancini
    • 13 Settembre 2026

    Ho dato una scorsa al predetto articolo di Claudia Hassan, articolo che, ricordiamolo, reca la data del 2024 (risale quindi a due anni fa). Ebbene, non ho potuto fare a meno di trasecolare rispetto a certe “notizie” che vi vengono fornite. Ad esempio, Maurizio Blondet viene qualificato come “direttore del sito Effedieffe”. Ma Blondet non è più direttore di quel sito da almeno 10 anni! Parimenti, viene menzionato come ancora attivo il sito dell’Aaargh. Anche qui, la ricercatrice in questione non si è accorta che l’Aaargh non è più online da almeno 5 anni. Questi universitari, oltre alle falsità (Aaargh non è mai stato un sito “volgare”) non si peritano neppure di aggiornare i propri dati.

    Rispondi
    • a.carancini
    • 13 Settembre 2026

    Noto altresì che l’articolo in questione è stato pure “peer-reviewed”. Accipicchia: una vera garanzia di qualità!

    Rispondi

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