
Gian Pio Mattogno
RABBI YITZCHAK GINSBURGH: SUB-UMANO, TROPPO SUB-UMANO
Tra i personaggi di spicco che più emblematicamente rappresentano il modus operandi dell’entità criminale sionista figura indubbiamente il rabbino Yitzchak Ginsburgh.
Criminale la politica dell’entità sionista, criminale il pensiero di R. Ginsburgh.
Il sito ebraico JEW AGE ce ne fornisce un profilo significativo (Yitzchak Ginsburgh. Biography, jewage.org).
Nato negli Stati Uniti nel 1944, R. Ginsburgh, seguace del movimento Chabad, è attualmente direttore della Yeshivah Od Yosef Chai nell’insediamento di Itzhar in Cisgiordania, nonché leader dell’organizzazione cabalistica Gal Einai.
Autore di oltre 70 volumi, ha insegnato Talmud, Shulhan Aruch, Chassiduth, ed ancora oggi tiene corsi sia in Israele che negli Stati Uniti e in Francia.
La visione religiosa e politica di R. Ginsburgh è incentrata sull’idea di restaurazione della monarchia ebraica nella Terra d’Israele.
Per tale ragione, si oppone ai tentativi di rimuovere gli insediamenti pirata ebraici dalla Cisgiordania e sostiene che ai non-ebrei non debba essere permesso di vivere nella Terra d’Israele, a meno che non diventino “giusti tra le nazioni”, cioè giudaizzanti e giudaizzati, «accettando il dominio ebraico».
In passato R. Ginsburgh è stato al centro di polemiche per aver scritto in un suo libro che non c’è posto per gli arabi nella Terra d’Israele, e per aver sostenuto che gli arabi che uccidono un ebreo meritano una punizione, mentre gli ebrei che uccidono un arabo ne sono esenti, in quanto la legge religiosa ebraica stabilisce una disuguaglianza di fondo fra il sangue ebraico e quello arabo.
Nel 1989 il New York Times riportò alcune sue dichiarazioni in merito ai recenti attacchi contro i palestinesi, nelle quali R. Ginsburgh aveva offerto una giustificazione biblica per la tesi secondo cui lo spargimento di sangue non ebraico è un reato minore rispetto allo spargimento di sangue ebraico.
In quell’occasione, Rabbi Ginsburgh dichiarò che «qualsiasi processo basato sul presupposto che ebrei e goyim siano uguali è una totale parodia della giustizia».
Nel 1994 il terrorista ebreo Baruch Goldstein massacrò 19 fedeli arabi nella Grotta dei Patriarchi a Hebron. R. Ginsburgh interpretò l’eroica azione come pienamente conforme ai cinque princìpi halachici: santificazione del nome di Dio, salvataggio della vita (degli ebrei), vendetta, sterminio della stirpe di Amalek e infine guerra.
In un saggio apparso su una rivista di studi ebraici, Tessa Satherley (University of Melbourne), (“The Simple Jew”: the “Price Tag” Phenomenon, Vigilantism, and Rabbi Yitzchak Ginsburgh’s Political Kabbalah, «Melilah», 10 (2013), pp. 57-91) citando puntualmente le fonti sottolinea alcuni degli insegnamenti cabalistici di R. Ginsburgh relativi ai non-ebrei.
L’ebreo è intrinsecamente, ontologicamente e metafisicamente superiore al non-ebreo, essendo solo quello ebraico il popolo eletto.
Secondo la Cabala l’anima dell’ebreo proviene da Atziluth, il più elevato dei quattro piani metafisici, strettamente legato alla sfera della divinità, mentre l’anima del non-ebreo proviene da Beriah, il più basso dei piani, dove ha inizio la separazione tra l’umano e il divino.
L’esistenza del non-ebreo viene associata a quella materiale e animalesca.
Solo l’ebreo è chiamato pienamente uomo (adam), non le altre nazioni, tutte “idolatriche”, il cui spirito non proviene dalla sfera della santità.
In quanto idolatri, ai non-ebrei dev’essere vietato, perché particolarmente offensivo per gli ebrei, di vivere nella Terra Santa.
L’espulsione dei non-ebrei dalla Terra Santa, tutti indesiderabili, è altamente auspicabile, a meno che non si sottomettano al giogo dei comandamenti della Torah.
Gli ebrei debbono riconciliarsi col concetto talmudico di vendetta e di violenza contro il non-ebreo.
Motti Inbari, docente di Studi ebraici alla University of North Carolina, così compendia il pensiero di R. Ginsburgh:
«Nei suoi scritti Ginzburg(h) pone in risalto gli approcci halachici e cabalistici che enfatizzano la distinzione fra ebreo e non-ebreo (gentile), imponendo a tale riguardo una netta separazione e gerarchia.
«Egli sostiene che, mentre gli ebrei sono il popolo eletto e sono stati creati ad immagine di Dio, i gentili non godono di questo status e sono di fatto considerati esseri sub-umani.
«Di conseguenza, ad esempio, il comandamento “Non uccidere” non si applica all’uccisione di un gentile, poiché “Non uccidere” si riferisce all’omicidio di un essere umano, mentre per lui i gentili non sono esseri umani.
«Allo stesso modo, Ginzburg(h) afferma che, teoricamente, se un ebreo ha bisogno di un trapianto di fegato per sopravvivere, sarebbe lecito catturare un gentile e prelevargli il fegato con la forza»
(Jewish Fundamentalism and the Temple Mount. Who Will Build the Third Temple?, State University of New York, 2009, p.134)
Queste ed altre deliranti e criminali prese di posizione da parte di R. Ginsburgh non sono le esternazioni estemporanee di un isolato “fondamentalista” ebreo, ma il “precipitato” di tutta una secolare tradizione rabbinico-talmudica gravida di odio contro il non-ebreo.
Quanto a noi poveri goyim “idolatri”, riguardo alla visione che i divini “eletti” di Hashem hanno del non-ebreo, non possiamo che parafrasare il vecchio Nietzsche: sub-umano, troppo sub-umano.
https://www.jewage.org/wiki/ru/Article:Yitzchak_Ginsburgh_-_Biography