
FONTI RABBINICHE PER LO STUDIO DELLA QUESTIONE EBRAICA
SEFER NIZZAHON VETUS: LE NAZIONI CHE NON TI SERVIRANNO
PERIRANNO E VERRANNO ANNIENTATE
Premessa di Gian Pio Mattogno
Come ricorda David Berger, autore di una edizione critica del Sefer Nizzahon Vetus [= “Libro vecchio della vittoria”] (The Jewish-Christian Debate in the High Middle Age: A Critical Edition of the Nizzahon Vetus, 1996), il Sefer Nizzahon Vetus è un’opera polemica ebraica anticristiana, d’autore anonimo, compilata verso la fine del XIII secolo o all’inizio del XIV secolo nell’area nord-europea.
In larga misura attinge al Sefer Yosef ha-Meqanne (anch’essa un’opera polemica anticristiana, scritta in Francia negli anni 1260) e ad altre composizioni analoghe.
L’opera è suddivisa in tre parti: la prima segue l’ordine della Bibbia ebraica, citando e confutando le interpretazioni cristologiche; la seconda segue l’ordine dei Vangeli evidenziando (presunte) difficoltà e incongruenze con la fede cristiana; la terza sottopone le dottrine e la condotta dei cristiani «ad una critica estesa, spesso feroce».
Col suo stile altamente aggressivo, sottolinea Berger, il Nizzahon Vetus, riflette le posizioni dell’ebraismo ashkenazita dell’Europa settentrionale, il quale esprimeva le proprie opinioni «con notevole franchezza».
(D. Berger, Nizzahon Vetus, in The New Westminster Dictionary of Church History. Volume One. Editor Robert Benedetto, Louisville-London, 2008, p. 468).
L’aggettivo “Vetus” (“Vecchio”, ebr.Yashan) è stato aggiunto dall’ebraista cristiano Johann Christoph Wagenseil per distinguere quest’opera dall’altra opera omonima Sefer Nizzahon, compilata nel XV secolo da Yom-Tov Lipmann-Muelhausen di Praga.
L’asservimento o l’annientamento dei non-ebrei invocati dal compilatore del Nizzahon Vetus non è un’esternazione estemporanea lasciata cadere lì quasi per caso, o dettata da chissà quale altra misteriosa ragione.
Essa rientra invece pienamente nella visione rabbinico-talmudica del non-ebreo come idolatra, incirconciso, impuro e perverso, da odiare, discriminare, asservire e/o sterminare.
Ancora al giorno d’oggi un autorevolissimo talmudista come il rabbino israeliano Ovadia Yosef, nel sermone dello Shabbath del 16 ottobre 2010, ha potuto dichiarare pubblicamente che i non-ebrei sono nati unicamente per servire gli ebrei, e che il loro ruolo nel mondo è soltanto quello di servire il popolo d’Israele. Dio permette loro una vita lunga perché gli ebrei hanno bisogno di essi per lavorare, dissodare terre e mietere. Questa è l’unica ragione per cui i non-ebrei furono creati.
Il rabbino Ovadia Yosef, lungi dall’essere un “fondamentalista”, come usa dire, non faceva che compendiare correttamente una lunga tradizione rabbinico-talmudica.
(Cfr. la trad. inglese apparsa sul “Jerusalem Post” in Come ti erudisco il pupo goy. 2. Sputi (e altro) controvento, andreacarancini.it. Si vedano anche: Sorgente di morte. L’omicidio del non-ebreo nel Talmud e nella tradizione rabbinica, Effepi, Genova, 2019; Il destino finale dei cristiani nella letteratura ashkenazita medievale in un saggio di David Berger, andreacarancini.it, oltre agli scritti sull’imperialismo messianico ebraico su questo stesso sito. Cfr. inoltre: Hanne Trautner-Kroman, Jewish Polemics against Christianity and the Christians in Northern and Southern France from 1100 to 1300, academia.edu).
Il testo qui riprodotto è quello dell’edizione di J.C. Wagenseil: Liber Nizzahon Vetus. Ex Ms. Bibliothecae Argentoratensis, in Tela Ignea Satanae, Altdorf, 1681 [testo ebr. e trad. lat.], pp. 243-234.
—————————————-
«Se dicono e strillano che è sconveniente per gli incirconcisi e gli impuri servire gli ebrei, dite loro che, al contrario, se non servono gli ebrei essi sono condannati alla pena della distruzione e della morte (nisi Judaeis ipsi serviant, excisionis & capitis supplicium promeruisse), come è scritto in Isaia: “Sorgi, splendi, ché la tua luce viene” (60,1), e “Sì, quelle nazioni e quel regno che non ti vogliono servire periranno e le nazioni verranno annientate” (60,12).
«D’altronde, fintantoché servono Israele hanno qualche speranza, come è scritto: “Ci saranno stranieri a pascolare i vostri greggi” (Is. 61,5).
«Di conseguenza, devono servirci in ogni momento (tenentur nobis semper servire), così da poter adempiere la profezia: “Il maggiore servirà il minore” (Gen. 25,23)».
Leave a comment