Il destino delle nazioni nell’èra messianica in una pagina dei Pirke de-Rabbi Eliezer

FONTI RABBINICHE PER LO STUDIO DELLA QUESTIONE EBRAICA.

 

IL DESTINO DELLE NAZIONI NELL’ÈRA MESSIANICA

IN UN PAGINA DEI PIRKE DE-RABBI ELIEZER

 

Premessa di Gian Pio Mattogno 

 

L’opera Pirke de-Rabbi Eliezer (“Capitoli di Rabbi Eliezer”) è un midrash (= ricerca, indagine sul senso più profondo della Scrittura, praticata dai maestri giudei dell’epoca talmudica e dai loro continuatori) sulla Genesi, su una parte dell’Esodo e su alcuni passi dei Numeri.

Attribuita a R. Eliezer ben Hyrcanus, uno dei più eminenti saggi dei primi due secoli, in realtà prove interne dimostrano l’origine tarda di quest’opera di autore sconosciuto, composta verosimilmente nell’VIII o IX secolo.

Sappiamo che il titolo con cui l’opera è nota fu impiegato già da Rashi, Jehudah Ha-Levi e Maimonide.

Le numerose edizioni nelle principali lingue apparse negli anni ne attestano la grande popolarità nei circoli ebraici.

L’opera è suddivisa in 53 capitoli.

Il passo qui riportato è tratto dal cap. 34: La resurrezione dei morti.

L’edizione utilizzata è quella a cura di Gerald Friedlander.

 

Pirkê De Rabbi Eliezer (The Chapters of Rabbi Eliezer the Great) According to the Text of the Manuscript belonging to Abraham Epstein of Vienna. Translated and annotated with Introduction an Indices by Gerald Friedlander, London, 1916. (XXXIV: The Resurrection of the Dead, pp. 252-253).

 

(Nel cap. 48 (ivi, p. 383) l’autore dei Pirke afferma che con il pollice e con tutta la mano in futuro il Santo colpirà i figli di Esaù (cioè i cristiani), perché sono suoi nemici, e i figli di Ismaele (cioè i musulmani), perché sono anch’essi suoi nemici, come è detto in un versetto di Michea (5,9), che profetizza l’annientamento totale di tutti i nemici di Israele).

 

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«“Ora vedete che io solo sono Dio e che non c’è altro dio accanto a me” (Deut.32,39).

«Solo il Santo, Egli sia benedetto, ha detto: “Io sono” in questo mondo, e “io sono” nel mondo a venire; “io sono” colui che ha redento Israele dall’Egitto, e “io sono” colui che lo redimerà in futuro, alla fine del quarto regno.

«Per questa ragione è detto: “Io, proprio io, sono colui che sono, e non c’è altro dio accanto a me”.

«Ogni nazione che dice che c’è un altro dio, io la ucciderò con una seconda morte, che non ha resurrezione; ed ogni nazione che dice che non c’è un altro dio, io la vivificherò per la vita eterna.

«E in futuro ucciderò quelli (prima menzionati) e vivificherò questi, perché è scritto: “Io faccio morire e io faccio vivere” (Ibid.) (…)

«Rabbi Jochanan disse: Tutti i morti risorgeranno al momento della resurrezione dei morti, eccetto la generazione del Diluvio, come è detto: “I morti non vivranno, i defunti (Refaim) non risorgeranno” (Is. 26,14). “I morti non vivranno” si riferisce agli etei [= nazioni, goyim, pagani], i quali sono come carcassa di bestiame; risorgeranno per il giorno del giudizio [cioè alla fine del regno del Messia], ma non vivranno».

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