
Gian Pio Mattogno
LE ANIME DEI NON-EBREI «NON CONTENGONO ALCUN BENE»:
CONSIDERAZIONI DI RABBI MENACHEM MENDEL SCHNEERSON SU UN PASSO DEL TANYA
I lettori di questo sito revisionista conoscono bene le farneticazioni razzistiche del movimento ebraico Chabad-Lubavitch e del suo capo religioso, il Rebbe Menachem Mendel Schneerson (1902-1994), contro i non-ebrei in generale e contro i cristiani in particolare.
(L’impero ignorato dei Lubavitch. A colloquio con Pierre Hillard; Una lettera del prof. Michael Samuel sulla setta ebraica razzistica Chabad-Lubavitch; I “peccati” di Gesù nei Vangeli e nel Talmud secondo Chabad-Lubavitch, andreacarancini.it).
Schneerson era il settimo leader della dinastia Chabad-Lubavitch.
Il movimento Chabad – acronino di tre Sephiroth (emanazioni) della Cabala (Hokma = sapienza, Binah = intelligenza, Daat = conoscenza) – è una corrente sorta in seno all’ebraismo ortodosso, le cui più lontane origini si fanno risalire al rabbino Israel ben Eliezer ( 1698-1760), ma il cui vero fondatore fu Rabbi Shneur Zalman di Liadi (1745-1813), detto anche l’Alter Rebbe (Vecchio Rebbe).
Rabbi Shneur Zalman di Liadi è l’autore dell’opera intitolata Tanya (“Fu insegnato”), chiamata anche Likkutei Amarim (“Raccolta di detti o insegnamenti”), e considerata, assieme al Talmud, il testo base del movimento (Il Tanya è oggi disponibile in rete, sia in inglese che in francese).
Con questa opera, Rabbi Shneur Zalman di Liadi si inseriva all’interno di una corrente mistico-cabalistica che aveva la sua fonte primaria nello Zohar, secondo il quale esiste una differenza ontologica e metafisica tra gli ebrei, figli del Santo, le cui anime sono sante perché provengono direttamente da Dio, e i non-ebrei, le cui anime emanano da forze impure e demoniche.
Richiamandosi a Ez. 34,31 (“Voi siete chiamati uomini”) lo Zohar – che traspone su di un piano metafisico gli insegnamenti talmudici relativi alla non-umanità dei goyim ‒ afferma che soltanto gli ebrei debbono essere considerati uomini nel senso pieno del termine, non le nazioni idolatriche (cioè praticamente l’intera umanità), il cui spirito proviene dal lato che non è santo (Zohar I, 20b).
(Cfr. “L’anima di un non-ebreo è di natura puramente animale”. Deliri della tradizione mistico- cabalistica in uno scritto del rabbino Hanan Balk; Mons Ernest Jouin: Il non-ebreo nello Zohar; Perle zohariche: guarda come dondolo; L’odio giudaico contro Gesù nello Zohar, andreacarancini.it).
Il movimento Chabad prende anche il nome di Lubavitch, dalla città bielorussa che ne divenne il centro propulsore.
Secondo gli insegnamenti della Chassiduth, la filosofia di Chabad, vi è una differenza ontologica e metafisica tra l’anima di un ebreo e l’anima di un non-ebreo. L’anima dell’ebreo, eletto di Jahvè, è di origine divina e assolutamente buona; l’anima del non-ebreo, intrinsecamente empio e idolatra, è di origine satanica e assolutamente malvagia.
L’anima del non-ebreo proviene dalla Sitra Ahra e dalle sue Kelipoth (sing. Kelipah) demoniche, impure e malvagie.
La Sitra Ahra (lett. “l’altro lato”) designa la parte diametralmente opposta alla Sitra Kedushah, il lato della santità. La Sitra Ahra è il regno satanico delle emanazioni tenebrose e delle potenze del male.
Il termine Kelipah significa buccia, scorza, e designa le forze del male che nascondono il bene, quasi imprigionandolo, come la buccia nasconde il frutto.
Le Kelipoth emanano dalla Sitra Ahra e sono chiamate anche Hitsonim, estranee alla santità.
Lo Zohar, al quale si richiamano gli insegnamenti di Chabad-Lubavitch, distingue quattro Kelipoth.
Tre di esse (Ruach Seara = vento di tempesta; Anan Gadol = la grande nube; Ech Milaka ‘hat = il fuoco che si raccoglie) sono totalmente impure e malvagie.
Soltanto la quarta (Kelipah Nogah) racchiude una scintilla divina.
Mentre l’anima degli ebrei proviene dalla Kelipah Nogah, l’anima dei non-ebrei proviene dalle Kelipoth sataniche, impure e malvagie.
Rabbi Shneur Zalman di Liadi afferma esplicitamente che l’anima di un non-ebreo è di origine satanica e di natura puramente animale.
Alla fine del cap. 1 del Tanya, scrive testualmente:
«Infatti per gli ebrei questa anima della Kelipah proviene dalla Kelipah chiamata Nogah, che contiene anche il bene. Questa [Kelipah] proviene dall’esoterico “Albero della Conoscenza”, [che contiene] il bene e il male. Viceversa, le anime dei popoli del mondo provengono dalle Kelipoth impure che non contengono alcun bene».
Nel cap. 6 Rabbi Shneur Zalman spiega il significato delle tre Kelipoth impure e della Kelipah Nogah, e precisa che dalle tre Kelipoth impure provengono «le anime di tutti i popoli del mondo» e «le anime di tutti gli animali che sono impuri e che è proibito mangiare».
Nel cap. 19, richiamandosi al passo talmudico Yebamoth 61a, ribadisce che solo gli ebrei «sono chiamati uomini», poiché le loro anime sono come la fiamma di una candela che guizza verso l’alto, mentre i popoli del mondo, le cui anime provengono dalle forze del male, sono come «morti».
Nel cap. 49 afferma che solo esteriormente gli ebrei sono simili ai non-ebrei; in realtà, l’anima dell’ebreo è assolutamente diversa dall’anima dell’ebreo, in quanto solo l’anima dell’ebreo «è veramente parte di Dio».
Rabbi Menachem Mendel Schneerson non solo ha ribadito l’insegnamento dell’Alter Rebbe, ma quando gli fu chiesto se nella traduzione inglese del Tanya non fosse il caso di omettere i passi sull’origine satanica, impura e malvagia dell’anima dei non-ebrei, nel timore che potessero provocare reazioni antisemite, replicò che non doveva essere omesso alcunché, perché non c’era assolutamente nulla da scusarsi nell’esporre il vero significato della dottrina Chassiduth.
Nell’opera Gathering of Conversations (1965), Schneerson spiega qual è il vero significato della dottrina Chassiduth.
L’ebreo è fisicamente e ontologicamente diverso dal non-ebreo. Sul piano fisico «l’embrione di un ebreo si trova ad un livello più alto rispetto a quello del non-ebreo». Una differenza ancora più grande è quella fra l’anima dell’ebreo e quella del non-ebreo. «Esistono due tipi contrapposti di anime: l’anima del non-ebreo proviene dalle tre forze sataniche, mentre l’anima dell’ebreo proviene dalla santità».
(Cit. in I. Shahak – N. Merzwinski, Jewish Fundamentalism in Israel, Pluto Press, 1999, p. 60).
In particolare, l’insegnamento di Schneerson è indirizzato contro i cristiani, i quali «are practicers of idol worship» e contro il cristianesimo, «absolute idolatry».
( Likkutei Sichos 37,198, from a letter of the Rebbe dated 26 Iyar, 5726 (16 maggio 1966), noahide.org; Mayim Rabim, Sefer Hama’amarim, I, 1957, pp. 51-62, teshuva.com).
Nel 1943, in una lettera inviata al Rebbe, un corrispondente mette in discussione l’affermazione contenuta alla fine del cap. 1 del Tanya, secondo cui le anime dei non-ebrei provengono dalle tre Kelipoth impure e «non contengono alcun bene».
(An explanation of the statement in Tanya, ch. 1, that the souls of the gentiles do not possess any good. Letter no. 95. From correspondence of the Lubavitcher Rebbe; translated by Eli Touger. From Sichos in English Collection, chabad.org).
Il corrispondente solleva questo dubbio: i gentili non possiedono almeno una parte di bene, come dimostra il fatto che viene loro comandato di osservare le sette leggi universali noachide e che tra i gentili ci sono dei “pii”, i quali, secondo il Talmud e Maimonide, hanno parte nel mondo a venire? Oppure è vero che non possiedono alcun bene, come stabilisce il Tanya?
Schneerson risponde in una lettera indirizzata ad un gruppo di giovani ebrei impegnati nello studio del Chassidismo a New York.
Egli nega che i non-ebrei possiedano essenzialmente una certa parte di bene, poiché diversamente non vi sarebbe alcuna differenza fra le tre Kelipoth impure e la Kelipah Nogah. È vero che, secondo Sanhedrin 97b, i noachidi sono obbligati a fare la carità, ma tutta la carità dei gentili serve solo ad accrescere il loro orgoglio e i discendenti di Noè sono considerati totalmente impuri e malvagi, e privi di qualsiasi bene.
Ma anche se la carità che compiono i noachidi è solo per accrescere il loro orgoglio, nondimeno l’azione che compiono è buona. Come è dunque possibile che possano compiere una buona azione se non possiedono alcun bene?
Il concetto, dice il Rebbe, è stato spiegato bene nel Kitzur Tanya (cap. 6) del Tzemach Tzedech, terzo Rebbe di Lubavitch, il quale afferma che le anime dei non-ebrei nella loro essenza non contengono alcun bene, ma tuttavia in esse è rimasta una piccolissima scintilla divina.
Più dettagliata è la spiegazione che si trova nel maamar (più di una semplice affermazione, dal termine amar che significa dire) intitolato Padeh BiSholom 5675: il fatto che le anime dei non-ebrei non possiedono alcun bene non significa che esse siano totalmente prive di una scintilla di Divinità, cioè di una scintilla di bene, senza la quale è impossibile la sussistenza di qualunque entità.
Tuttavia, prosegue il maamar, «questa scintilla si è talmente separata e oscurata, da sembrare malvagia, ovverosia priva di qualsiasi sentimento per la Divinità».
Affermazioni simili si trovano anche nel maamar intitolato Ner Chanukah, 5670, e nel maamar intitolato Vayigdilu HaNaarim, 5665, e in altri testi.
La lettera di Schneerson si chiude con questa sinistra profezia:
«Il maamar intitolato Vichol Banaiech, Likkutei Torah, Devarim, p. 30b, afferma che in futuro anche le nazioni gentili saranno purificate, poiché “rimuoverò lo spirito d’impurità dalla terra” (Zacc. 13,2)».
In conclusione, le anime dei non ebrei provengono dalle forze sataniche e impure, e se in esse sussiste ancora qualche piccolissimo barlume di scintilla divina, questo è talmente oscurato che di fatto è come se esistesse affatto.
Come volevasi dimostrare.
https://www.chabad.org/library/tanya/tanya_cdo/aid/1028862/jewish/Tanya-in-English-1973-Edition.htm