Vincenzo Vinciguerra: I nemici del popolo

I NEMICI DEL POPOLO

Di Vincenzo Vinciguerra

La pavida ed inetta sinistra italiana non ha mai avuto il coraggio di smentire la propaganda che i governi italiani, compresi quelli di cui hanno fatto parte i suoi esponenti, fanno da oltre mezzo secolo per occultare il ruolo che l’estrema destra italiana ha ricoperto nella guerra politica degli anni Sessanta-Settanta.

La propaganda ha diffuso la menzogna che una parte almeno dell’estrema destra italiana, quella definita extraparlamentare, ha deciso di attaccare lo Stato e la democrazia nel tentativo di farne una dittatura di stampo, ovviamente, fascista.

Il “terrorismo nero” o di destra sarebbe stato sconfitto, quindi, dall’unione di tutte le forze politiche, compreso evidentemente il Movimento sociale italiano.

Questa la versione ufficiale della storia degli “anni di piombo”.

La verità è opposta. La destra estrema, che fin dal suo sorgere si è schierata con lo Stato e la Democrazia cristiana, in odio al comunismo, quando la guerra fredda in Italia inizia a divenire calda si propone di affiancare le forze di polizia e i servizi segreti militari e civili nell’opera di contrasto della sinistra.

Dal 1 gennaio 1960 al 31 dicembre 1969, si uccide da una sola parte e a farlo sono due forze alleate: la polizia e l’estrema destra.

Il 5 luglio 1960, a Licata, le forze di polizia uccidono Vincenzo Napoli.

Il 7 luglio 1960, a Reggio Emilia, le forze di polizia uccidono Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Marino Serri, Emilio Reverberi, Afro Tondelli.

L’8 luglio 1960, a Palermo, le forze di polizia uccidono Francesco Vella, Rosa La Barbera, Andrea Cangitano. E, a Catania, Salvatore Novembre.

L’11 maggio 1961, a Sarnico (Brescia), le forze di polizia uccidono Mario Savoldi.

Il 28 maggio 1962, a Ceccano (Frosinone), le forze di polizia uccidono Luigi Mastrogiacomo.

Il 27 ottobre 1962, a Milano, le forze di polizia uccidono Giovanni Ardizzone.

Il 12 settembre 1968, a Lodè (Nuoro), le forze di polizia uccidono Vittorio Giua.

Il 2 dicembre 1968, ad Avola (Siracusa), le forze di polizia uccidono Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia.

Il 27 febbraio 1969, a Roma, nel corso di incidenti con le forze dell’ordine muore Domenico Congedo.

Il 9 aprile 1969, a Battipaglia, le forze di polizia uccidono Teresa Ricciardi e Carmine Citro.

Il 27 ottobre 1969, a Pisa, le forze di polizia uccidono Cesare Pardini.

Dal 1 gennaio 1960 al 31 dicembre 1969, le forze di polizia uccidono 20 manifestanti di sinistra, nessuno di destra.

L’estrema destra si pone a disposizione dei servizi segreti, così Arturo Michelini, segretario nazionale del Msi, incarica una squadretta di militanti, capeggiata da Tazio Poltronieri, di compiere azioni di rappresaglia in Austria come risposta agli attentati compiuti dagli irredentisti altoatesini in Italia, provocando indirettamente la morte di Kurt Gruber, ispettore della Gendarmeria austriaca, a Ebensee il 23 settembre 1963, mentre tentava di disinnescare l’ordigno deposto dagli italiani.

I militanti di destra, in collaborazione con i servizi segreti, partecipano indirettamente anche all’omicidio di Alois Amplatz e al ferimento di George Klotz, il 6 settembre 1964, per mano di un sicario pagato dal ministero degli Interni.

A dirlo è Stefano Delle Chiaie che mi dirà, con orgoglio, che erano stati “camerati italiani” a indurre i due irredentisti altoatesini a rientrare in Italia.

Il 27 aprile 1966, a Roma, nel corso di incidenti con militanti di destra muore lo studente socialista Paolo Rossi.

Il 10 febbraio 1967, a Milano, militanti di destra uccidono, a scopo di rapina, il benzinaio Innocenzo Prezzavento.

Il 31 gennaio 1969, a Viareggio, militanti di destra uccidono il dodicenne Ermanno Lavorini, che avevano sequestrato a scopo di estorsione.

Il 12 dicembre 1969, militanti di estrema destra compiono la strage di Piazza Fontana, a Milano, uccidendo 17 persone.

Il 25 dicembre 1969, a Roma, è ucciso da militanti di estrema destra Armando Calzolari.

Il bilancio degli italiani uccisi dall’estrema destra nel decennio ’60 è di 21 persone.

La collaborazione fra servizi segreti, forze di polizia ed estrema destra emersa nel corso delle indagini sulla strage di Milano appartiene ormai alla storia d’Italia.

Nel periodo 1 gennaio 1970-2 agosto 1980, l’azione repressiva nei confronti dell’estrema sinistra da parte della polizia prosegue anche dopo l’estate del 1974, così come procede l’azione destabilizzante condotta dall’estrema destra per favorire la stabilizzazione in senso autoritario dello Stato.

Il 14 luglio 1970, le forze di polizia, a Reggio Calabria, uccidono Bruno Labate.

Il 17 settembre 1970, a Reggio Calabria, le forze di polizia uccidono Angelo Campanella.

Il 12 dicembre 1970, le forze di polizia, a Milano, uccidono Saverio Saltarelli.

Il 2 febbraio 1971, a Foggia, le forze di polizia uccidono Domenico Centola.

Il 17 settembre 1971, a Reggio Calabria, le forze di polizia uccidono Carmelo Jaconis.

L’11 marzo 1972, a Milano, le forze di polizia uccidono Giuseppe Tavecchio.

Il 7 maggio 1972, a Pisa, muore in carcere l’anarchico Franco Serantini, picchiato a morte dalla polizia il 5 maggio.

Il 30 gennaio 1973, a Milano, muore in ospedale Roberto Franceschi, ferito a morte dalla polizia il 23 gennaio.

L’8 settembre 1974, a Roma, le forze di polizia uccidono Fabrizio Ceruso.

Il 17 aprile 1975, a Milano, le forze di polizia uccidono Giannino Zibecchi.

Il 18 aprile 1975, a Firenze, le forze di polizia uccidono Rodolfo Boschi.

Il 16 maggio 1975, a Napoli, le forze di polizia uccidono Gennaro Costantino.

Il 22 novembre 1975, a Roma, le forze di polizia uccidono Pietro Bruno.

Il 14 marzo 1976, a Roma, le forze di polizia uccidono Mario Marotta.

Il 7 aprile 1976, a Roma, le forze di polizia uccidono Mario Salvi.

L’11 marzo 1977, a Bologna, le forze di polizia uccidono Pier Francesco Lorusso.

Il 12 maggio 1977, a Roma, le forze di polizia uccidono Giorgiana Masi.

Il 9 gennaio 1978, a Roma, muore in ospedale il missino Stefano Recchioni, ferito a morte il 7 gennaio da un ufficiale dei carabinieri.

Il 10 gennaio 1979, a Roma, è ucciso da un brigadiere di Ps, il missino Alberto Giaquinto, armato di pistola.

Il totale dei manifestanti uccisi dalle forze di polizia è di 19 persone, delle quali tre cittadini di Reggio Calabria, due militanti missini, uno dei quali armato, e 14 di sinistra.

È giusto ricordare che Stefano Recchioni è stato il primo missino ucciso nel corso di una manifestazione nel dopoguerra.

L’estrema destra, da parte sua, inizia a utilizzare in maniera sistematica l’arma della strage contro la popolazione, ritenuta necessaria per indurre i governi a prendere misure drastiche per riportare l’ordine e la sicurezza nel Paese anche per mezzo di “golpe” politico-militari.

Il 22 luglio 1970, a Gioia Tauro, un attentato contro un treno provoca 6 morti.

Il 4 febbraio 1971, a Catanzaro, muore per l’esplosione di una bomba a mano il comunista Giuseppe Malacaria. Le indagini non accerteranno con certezza le responsabilità ma la polizia ritiene che l’ordigno sia stato lanciato da militanti missini.

Il 21 gennaio 1972, a Napoli, muore nel corso di una rissa con militanti missini Vincenzo De Waure.

Il 25 agosto 1972, a Parma, il missino Edgardo Bonazzi uccide il militante di Lotta continua Mariano Lupo.

Il 20 ottobre 1972, a Messina, è ucciso in una rissa con militanti missini l’aderente alla Feder-braccianti Carmelo Biondo.

Il 17 maggio 1973, a Milano, Gianfranco Bertoli, ordinovista, confidente del Sid e collaboratore del Mossad israeliano, nel tentativo di uccidere Mariano Rumor lancia una bomba a mano ananas che uccide quattro persone.

Il 18 luglio 1973, a Faenza (Forlì), un militante missino uccide Adriano Savini.

Il 23 marzo 1974, a Milano, il missino Marco Pastori uccide Lucio Terminiello.

Il 28 marzo 1974, a Varese, per l’esplosione di un ordigno deposto da militanti di destra, muore Vittorio Brusa.

Il 28 maggio 1974, a Brescia, un ordigno deposto in piazza della Loggia da militanti di Ordine Nuovo uccide 8 persone.

Il 25 giugno 1974, a Barrafranca (Enna), un missino uccide il comunista Vittorio Ingria.

Il 4 agosto 1974, un attentato compiuto da militanti di destra contro il treno “Italicus”, provoca 12 morti.

Il 20 ottobre 1974, un militante missino uccide il comunista Adelchi Argada.

Il 20 novembre 1974, a Savona, in un attentato compiuto da militanti di destra muore Fanny Dallari.

Il 25 maggio 1975, a Milano, militanti missini uccidono Alberto Brasili.

Il 13 giugno 1975, a Reggio Emilia, Paolo Bellini uccide Alceste Campanile.

Il 21 giugno 1975, a Napoli, muore in ospedale Iolanda Palladino per le ustioni riportate il 17 giugno dopo un lancio di bottiglie molotov compiuto da militanti del Msi.

Il 30 ottobre 1975, a Roma, militanti missini uccidono per errore Antonio Corrado.

Il 2 novembre 1975, a Ostia (Roma), militanti di destra uccidono Pier Paolo Pasolini.

Il 26 marzo 1976, a Milano, militanti missini uccidono in un tentativo di sequestro Olga Calzoni.

Il 28 aprile 1976, a Milano, militanti missini uccidono Gaetano Amoroso.

Il 23 luglio 1976, a Roma, è ucciso in un tentativo di rapina da militanti di destra Adelmo Pacifici.

Il 29 giugno 1977, a Firenze, militanti missini uccidono la guardia giurata Remo Pietroni.

Il 30 settembre 1977, a Roma, militanti missini uccidono l’aderente a Lotta Continua Walter Rossi.

Il 29 novembre 1977, a Bari, militanti di destra uccidono Benedetto Petrone.

Il 28 febbraio 1978, a Roma, militanti missini uccidono Roberto Scialabba.

Il 18 marzo 1978, a Milano, militanti di destra uccidono gli autonomi Lorenzo Jannucci e Fausto Tinelli.

Il 28 settembre 1978, a Roma, militanti di destra uccidono il comunista Ivo Zini.

Il 5 ottobre 1978, a Napoli, muore per le ferite riportate, il 30 settembre, in un’aggressione compiuta da militanti di destra, Claudio Miccoli.

Il 15 dicembre 1978, a Roma, è ucciso per errore da militanti di destra Enrico Donato.

Il 20 marzo 1979, a Roma, è ucciso da militanti di destra il giornalista Mino Pecorelli.

Il 20 aprile 1979, a Roma, muore il comunista Ciro Principessa, ferito a morte il giorno precedente da Claudio Minetti.

Il 17 dicembre 1979, a Roma, è ucciso, per errore, da militanti di destra Antonio Leandri.

Il 22 febbraio 1980, a Roma, militanti di destra uccidono l’autonomo Valerio Verbano.

L’11 marzo 1980, a Bari, militanti di destra uccidono Martino Traversa.

Il 26 maggio 1980, a Roma, militanti di destra uccidono la guardia giurata Vincenzo Tontonelli.

Il 2 agosto 1980, a Bologna, in un attentato compiuto da militanti di destra muoiono 85 persone.

Il bilancio in 20 anni e 7 mesi, a partire dal 1 gennaio 1960 al 2 agosto 1980, quando si conclude la storia politica dell’estrema destra, è di 168 italiani uccisi da militanti del Movimento sociale italiano e gruppi collegati.

In 132 muoiono nelle stragi compiute per destabilizzare e stabilizzare in senso autoritario lo Stato e il regime, 22 sono avversari politici, mentre 14 sono i cittadini uccisi per motivazioni varie.

Sono cifre per difetto che chiariscono, comunque, bene il ruolo di supporto che l’estrema destra italiana diretta dal Movimento sociale italiano ha condotto contro la popolazione, che andava colpita per consentire l’instaurazione di una democrazia autoritaria in grado di neutralizzare il Partito comunista italiano e le organizzazioni di estrema sinistra, come richiesto dalla potenza egemone (gli Stati Uniti) e dai suoi alleati nella Nato.

Sono cifre che smentiscono la pretesa che in Italia sia esistita una “eversione nera” impegnata ad attaccare lo Stato democratico.

In realtà, Stato ed estrema destra stanno dalla stessa parte: le forze di polizia dal 1 gennaio 1960 uccidono 35 manifestanti di sinistra, nelle piazze, mentre l’estrema destra ne elimina 22, in risse e omicidi individuali.

I “compagni”, per i militanti dell’estrema destra, sono il nemico contro il quale il segretario nazionale del Msi, il 4 giugno 1972, a Firenze, incita i propri militanti allo scontro fisico.

“Compagni” e cittadini sono il bersaglio di una forza antinazionale che si schiera dalla parte del più forte, cioè lo Stato ed i suoi alleati internazionali, tentando di favorirne i disegni politici versando sangue italiano.

E l’”attacco allo Stato”?

Nel medesimo lasso di tempo – 1 gennaio 1960-2 agosto 1980 – sono 7 gli uomini dello Stato che muoiono per mano di militanti di estrema destra: 1 per errore (l’agente Marino), quattro per scelte individuali che nulla hanno a che fare con la politica e l’ideologia, tantomeno con la volontà di attaccare lo Stato, difatti due muoiono per la scelta di Mario Tuti di non farsi arrestare, uno in un fallito tentativo di disarmo, l’ultimo per un gesto male interpretato.

Due gli omicidi premeditati in 20 anni e 7 mesi, entrambi contro due magistrati, Vittorio Occorsio e Mario Amato, le cui indagini andavano fermate.

È la volontà preordinata di uccidere che prova il disegno politico di attaccare lo Stato e che, cifre alla mano, l’estrema destra in tutte le sue componenti non ha mai nutrito.

L’obbiettivo dell’estrema destra italiana è sintetizzato nello slogan di Pino Rauti: “Uno Stato forte contro la sovversione rossa”.

E il prezzo di questa battaglia condotta con lo Stato e per lo Stato l’estrema destra lo ha fatto pagare agli italiani, uomini, donne e bambini.

Oggi gli eredi dell’estrema destra al governo, con il concorso delle altre forze politiche, cercano di cancellare il passato, ma la verità alla fine emergerà nonostante tutto e tutti.

Ed è una verità che non riposa nelle pagine dei libri ma sulle tombe degli italiani uccisi da una forza politica che si ostina a presentarsi come patriottica.

Una forza politica i cui dirigenti non sono mai stati chiamati a rispondere delle loro responsabilità, e che oggi ostentano l’impunità del passato e, nel presente, la garantiscono – spacciandoli per “perseguitati dalla giustizia” – a chi ha massacrato uomini, donne e bambini.

Sarebbe giunto il momento di invitare gli eredi di un passato criminale contro gli italiani a vergognarsene e a chiedere scusa ad un popolo di cui sono stati per anni i nemici.

 

Opera, 20 luglio 2023

One Comment
    • Aldo Colonna
    • 5 Agosto 2023

    Caro Vinciguerra, noi ci conosciamo. In vero,solo per epistola. Io le chiedevo lumi sul delitto Pasolini ora lei, con certezza, indica in esponenti neofascisti gli autori del massacro. Lei non parla mai a vanvera. Possiamo riparlarne? Se del caso vengo ad Opera. Grazie, Aldo Colonna

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