
Gian Pio Mattogno
GESÙ PECCATORE E … LADRO DI BESTIAME SECONDO ORAJ HA EMETH
Nei suoi deliri anticristiani la potente setta ebraica Chabad-Lubavich enumera una serie di “peccati” di Gesù, oltre che dal Talmud babilonese, dagli stessi Vangeli.
I “peccati” di Gesù registrati dai Vangeli sarebbero: il ripudio delle leggi relative al cibo kosher; il ripudio del comandamento di onorare i genitori; la violazione del sabato; il ripudio dell’autorità del Sinedrio.
(I “peccati” di Gesù nei Vangeli e nel Talmud secondo Chabad-Lubavitch, andreacarancini.it).
Ora il sito ebraico Oraj HaEmet ha aggiornato la lista dei “peccati” di Gesù, aggiungendovene uno nuovo: il furto di bestiame.
(¿Yeshù fue un pecador? ¿Yeshù fue un ladròn?, ORAJHAEMETH, 12/26/2017, orajhaemeth.org).
Molti cristiani (Oraj haEmeth usa l’espressione: “missionari”) affermano che Gesù era senza peccato, scrive il pio esegeta giudeo di turno.
Ma è veramente così?, insinua maliziosamente, ed aggiunge che la stessa Bibbia cristiana «è piena di esempi dei peccati di Yeshua: dalle bugie alla violazione di diverse mitzvot [comandamenti], dal disonore arrecato ai genitori al furto».
A sostegno delle sue affermazioni, il nostro pio esegeta giudeo cita due passi del cosiddetto Vangelo ebraico di Matteo: 36,30-36 (8,30-34 della versione greca) e 87,1-7 (21,1-7 della versione greca)
Riporto i passi nella versione greca (Ed. CEI), che ricalcano quasi letteralmente il Vangelo ebraico di Matteo.
Matteo 8,30-34: «A qualche distanza da loro c’era una numerosa mandria di porci al pascolo; e i démoni lo scongiuravano dicendo: “Se ci scacci, mandaci nella mandria dei porci”. Egli disse loro: “Andate!”. Ed essi uscirono, ed entrarono nei porci: ed ecco, tutta la mandria si precipitò giù dalla rupe nel mare e morirono nelle acque. I mandriani allora fuggirono e, entrati in città, raccontarono ogni cosa e anche il fatto degli indemoniati. Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio».
E questa è la spassosa esegesi del pio giudeo di Oraj haEmeth.
Qui siamo di fronte, esordisce con tono perentorio, ad un chiaro caso di furto di maiali.
Questi maiali appartenevano forse a Gesù? Certamente no. I maiali sono animali selvatici? No, sono animali addomesticati, e di conseguenza dovevano appartenere a qualcuno. Erano forse di proprietà di Gesù? No. Ed allora, ucciderli senza prima averli comperati e pagati costituisce un furto.
Ma, obietta, i cristiani dicono che così facendo Gesù ha salvato degli uomini dal demonio.
Ma allora, replica, perché questo dio uno e trino così potente non si è limitato ad uccidere i demoni senza distruggere la proprietà di persone innocenti (i mandriani), violando la legge contro il furto, oppure perché non ha semplicemente ordinato ai dèmoni di andarsene?
La Bibbia cristiana dice poi che Gesù lasciò la città. Così egli se ne andò via senza risarcire i danni economici procurati per i maiali rubati. Ed anche nell’ipotesi che abbia fatto tutto questo involontariamente, il furto rimane furto. Gesù non ha pagato, e di conseguenza ha commesso peccato.
E certo, agli occhi dei mandriani e degli abitanti della città, che dichiarano Gesù persona non gradita, la liberazione di due uomini dal demonio vale molto meno del valore commerciale dei porci, e il danno materiale recato ai mandriani vale ancor meno del bene spirituale recato ai due uomini!
Ed anche agli occhi del pio esegeta giudeo di Oraj haEmeth il profitto economico è più importante della dignità dell’uomo!
Il secondo passo evangelico riguarda il presunto furto da parte di Gesù di un’asina e di un puledro. Il pio esegeta giudeo lo riferisce nella versione ebraica, dove, rispetto a quella greca, non compare però un’espressione importante.
Matteo 21,1-7: «Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: “Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me. E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”».
Anche in questo caso, si affretta a rimarcare il pio esegeta giudeo, siamo in presenza di un furto. Gesù ordina ai discepoli di impadronirsi dei due animali … senza pagarli|!
In verità, nella versione ebraica manca la precisazione, presente invece in quella greca, che il Signore li rimanderà indietro, cioè li restituirà al legittimo proprietario.
Tutto allora si risolve in una questione di … usura?
Il grave peccato di Gesù sarebbe stato dunque quello di non aver pagato un interesse adeguato per gli animali presi in prestito?
C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare dall’esegesi giudaica dei testi sacri cristiani!
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