La Civiltà Cattolica: Il “tracotante semitismo” causa dell’antisemitismo

LA CIVILTÀ CATTOLICA: IL “TRACOTANTE SEMITISMO” CAUSA DELL’ANTISEMITISMO

 

(Di un recente libro “Pro Iudaeis”. Articolo X. Che mai i cristiani non perseguitarono gli ebrei; ma che gli ebrei invece perseguitarono sempre i cristiani, CC, Anno Trigesimosettimo, Serie XIII, Vol. 1, Quaderno 854, 16 gennaio 1886, pp. 174-177).

 

Prima della loro emancipazione, [gli ebrei] erano più modesti. Ora non contenti di essere nostri uguali ci si vantano ancora per superiori.

«Il Giudaismo (scrive il rabbino Mossè a pag. XLII della sua Prefazione al libro sopra citato di Abarbanello) [Isacco Abarbanello (Abravanel), Rosh-Emuna, cioè Principio della fede], il Giudaismo è destinato a riunire o presto o tardi (molto tardi) tutte le intelligenze e tutti i cuori».

E l’ebreo S. Momigliano a pagina 300 del numero di ottobre 1885 del Vessillo israelitico di Casale:

«La nostra razza, dice, è un elemento vitale della società, l’avvenire della quale è legato al nostro».

Meglio poi M. Isaac a pagina 321 del numero del 1° ottobre 1885 degli Archives israelites:

«L’odio universale ci rende vanitosi. Noi siamo superbi della nostra razza. Noi siamo costretti ad ammettere che siamo una razza superiore».

Teodoro Reinach poi altro ebreo vivente a pagina 18 di un suo opuscolo Una memoria obliata ecc. (Versailles Cerf 1883):

«La razza ebrea, dice, seminò dapertutto i germi del progresso intellettuale».

E parimente testè nel 1885 scriveva il già citato Rabbino di Livorno Elia Benamozegh nel suo nuovo opuscolo intitolato Israele e l’Umanità, che:

«L’ebraismo possiede nel suo seno la religione universale del genere umano. Esso è fatto per l’Umanità avvenire; e perciò (notisi questo) dee sempre più separarsi dall’Umanità presente. Il mondo è come una città di preti e di laici: il prete è l’ebreo; i laici sono l’Umanità … Israele è il popolo pontefice, maestro ed oracolo della Religione ora come prima di Gesù Cristo … da lui l’Umanità sarà salvata … Noi proveremo il carattere cosmopolitico e le aspirazioni universali ed umanitarie del Giudaismo.

«L’Umanità non potrà credere veramente a Dio ed alla sua rivelazione se non che accettando l’ideale ebraico e correggendo col Giudaismo il suo cristianesimo… Israele ha una vita tutta sua, ed è insieme un fattore della vita universale di tutte le altre nazioni. L’ebreo (udite questa!) è l’anima delle anime, il focolare della vita religiosa dell’Umanità. Perciò ha un’attitudine speciale a quanto è divino e soprannaturale. La scienza Moderna comincia finalmente ora a riconoscere questa verità».

Testè anche Leone Carpi, vecchio ebreo, nella Domenica del Fracassa (13 dicembre 1885) con insigne tracotanza, all’uso ebraico scriveva che: «Gli ebrei portarono ovunque la face della civiltà e del progresso».

Non crediamo che occorrano altre citazioni per dimostrare con quanta alterigia, marchio fatale della razza farisaica, vantino la propria razza e disprezzino tutte le altre gli ebrei presenti, dipingendoci il loro ebraismo come il futuro nostro redentore e la presente lucciola della nostra civiltà e del nostro progresso.

Il che nasce dal loro concetto, ossia sogno messianico, inteso non secondo le idee bibliche ma secondo le fantasie farisaiche, rabbiniche e talmudiche.

Non avendo infatti i farisei, e così parimente i loro discendenti, mai avuta la vera idea del Messia biblico redentore degli uomini dalla schiavitù del peccato e rigeneratore loro spirituale, stanno sempre aspettando (quando sono ebrei osservanti) un Re temporale che restituirà il Regno di Israele e gli soggetterà tutto il mondo; e (quando sono ebrei razionalisti) l’attuazione per mezzo loro ed a loro esclusivo profitto del progresso indefinito.

Nel progresso infatti fanno ora consistere il Messia venturo gli ebrei razionalisti, secondo che c’informa il dotto ebreo Davide Castelli a pagina 290 del suo Messia secondo gli ebrei edito a Firenze nel 1874.

«Questo Messia, egli dice, quest’aspettato (dagli ebrei) redentore che vive da secoli, che può apparire ogni giorno (a giudicare i vivi e i morti) è l’Uomo è l’Umanità stessa … è quell’Indefinito Progresso in cui sempre gli uomini si avanzano, quell’età dell’oro che le arti la scienza e la civiltà vanno preparando all’uomo».

Il quale concetto messianico del tutto razionalistico ed antibiblico naturalmente respingono gli ebrei osservanti; sia perché ammettono ed aspettano un Messia personale, sia e molto più perché il Messia razionalistico non solamente si farà troppo aspettare ma non verrà mai secondo gli stessi razionalisti, i quali dicono che il Progresso va a corsi e ricorsi. Il che vuol dire che va innanzi e torna indietro, senza mai giungere al termine.

E ciò nota saviamente l’ebreo W. Andelson a pagina 255 del numero 1° di gennaio degli Archives israelites dicendo che: «L’idea di un Messia, sia che si consideri secondo la Bibbia sia che si consideri come un simbolo, implica necessariamente un’interruzione compiuta del progresso sociale ed una fermata definitiva del progresso nella ricerca del meglio».

Ad ogni modo tutti gli ebrei aspettano un Messia che ha da venire comechessia a porre loro sul trono e noi in ischiavitù.

Per ora essi si contentano, come vedemmo, di credersi il Faro del mondo, il Sale della Sapienza, il Sole della Civiltà, i Promotori del progresso; e sono persuasi di essere essi i predestinati a salvarci, rigenerarci, beatificarci, assimilandoci e immedesimandoci a poco a poco ad esso loro.

Quel resto di mondo poi che avrà sempre resistito a quest’ebraico assorbimento sarà soggiogato quando verrà il Messia a restituire il regno degli ebrei sopra tutto il mondo.

Ma lasciate fare all’ebreo: emancipatelo, proteggetelo; e vedrete presto la venuta del loro Messia nostro Nerone (…).

Questo è concetto prettamente farisaico e talmudico. Giacché i farisei mai non furono capaci, e molto meno lo sono ora i loro discendenti, di concepire altra idea di Messia che temporale, corporale, animale e quasi diremmo porcino; Vitello d’oro; Età dell’oro: Milione.

E trovandosi che di fatto questo loro Dio di Oro va fra le loro unghie ingrassandosi ogni giorno a vista d’occhio (grazie, non può negarsi, alla loro straordinaria abilità ed attività in questa parte) non è perciò da maravigliarsi che gli ebrei si credano ormai arrivati ai tempi del Messia redentore dell’umanità.

La quale per loro si riassume nei soli ebrei. Tutto il resto del mondo non essendo, secondo loro, che Goi, cioè gentili poco meno che bestie.

 Goi che parla è bocca che mente ci diceva testè con insolenza rabbinica il gran Rabbino di Parigi L. Wogue a pagina 455 del numero di aprile 1885 del suo Univers israelite.

E poi si stupiscono dell’Antisemitismo!

Come se noi, poveri Goi, non dovessimo poterci almeno risentire un poco di questo loro ormai troppo tracotante semitismo.

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