Gian Pio Mattogno: Ex ore tuo: Ben Stada è Gesù di Nazareth. Note a margine di una polemica

 

Gian Pio Mattogno 

EX ORE TUO: BEN STADA È GESÙ DI NAZARETH.

NOTE A MARGINE DI UNA POLEMICA

A più riprese nella Tosefta e nel Talmud babilonese e gerosolimitano compaiono riferimenti ad un personaggio chiamato Ben Stada (o Stara), che la tradizione rabbinica ha identificato con Gesù di Nazareth.

(Cfr. Gesù di Nazareth e i cristiani nella letteratura rabbinica antica (Talmud, Tosefta, Midrash). Repertorio delle fonti, Effepi, Genova, 2018).

Ben Stada vi viene descritto come un folle, istigatore all’idolatria, un mago che aveva portato la stregoneria dall’Egitto nelle ferite della sua carne e che fu impiccato la vigilia di Pasqua.

Le fonti rabbiniche più antiche alludevano specificamente proprio a Gesù di Nazareth?

Su ciò oggi la critica è lungi dall’essere unanime: secondo alcuni, Ben Stada originariamente non era Gesù, ma un altro personaggio storico, e solo in un secondo tempo la tradizione rabbinica lo ha assimilato a Gesù (esattamente come ha fatto con altri personaggi, come ad es. Balaam); secondo altri, Ben Stada è Gesù sin dall’inizio.

Ad es., G. George Fox (Early Jewish Attitudes toward Jesus, Christians, and Christianity, «Journal of Bible and Religion», Vol. 13, May 1945) annovera Ben Stada fra i nomi impiegati per designare Gesù fin nelle più antiche fonti rabbiniche.

In un blog Thierry Murcia condivide e ribadisce invece la prima posizione in questo incipit di un suo articolo apparso alcuni anni addietro:

«Alla fine del 2008, la «Revue des études juives» [= REJ] mi ha onorato pubblicando il mio studio dedicato a Ben Stada, un personaggio menzionato nelle fonti talmudiche e che – quasi unanimemente per lunghi secoli – fu confuso con Gesù[1]. La mia conclusione, che rimane immutata, era allora che: “Se Ben Stada non deve in nessun caso essere confuso con Gesù, egli rimane comunque, in mancanza di nuove scoperte, un personaggio sconosciuto al di fuori del materiale rabbinico”.

«David Rokeah (dell’Università ebraica di Gerusalemme, dei cui lavori in modo particolare ho contestato le conclusioni[2]), non ha mancato di reagire al mio articolo ed ha pubblicato una risposta cortese ma ferma sulla stessa rivista[3]. Egli scrive: “Nel suo articolo su Ben Stada, Thierry Murcia ha raccolto tutte le fonti inerenti al tema e le ha analizzate meticolosamente. Ha trattato altresì la letteratura scientifica relativa all’identificazione di Ben Stada. Tuttavia, non posso concordare con le conclusioni di Murcia”[4].

«La tesi difesa da Rokeah – e che ha ancora sostenitori, tra cui alcuni anche di spicco[5] ‒ è che Ben Stada (più precisamente: “Ben Stara”) altri non è che Gesù. Egli sviluppa la sua argomentazione in cinque punti principali, che ho specificati e numerati da 1 a 5, per meglio rispondere a mia volta».

(Th. Murcia, Ben Stada est-il Jésus?, 9 Septembre 2021, thierry-murcia-recherches-historico-bibliques.overblog.com. Cfr. Th. Murcia, Ben Stada (ou Ben Stara) n’est pas Jésus: une reponse à David Rokeah, REJ 172, 1-2, 2013, pp. 189-199. Di questo parere sembra anche Daniel Barbu, L’Évangile selon les Juifs: à propos de quelques temoignages anciens, «Anabases», 28 (2018), pp. 157-180, n. 60).

Mentre per Rokeah, Ben Stada è sin dall’inizio Gesù di Nazareth, la tesi di Murcia è che la figura di Ben Stada, inizialmente un semplice personaggio storico, ma assolutamente di second’ordine, solo successivamente sarebbe stata “contaminata” e “fagocitata” dalla figura del Gesù oggetto della polemica rabbinica anticristiana.

Cioè, a questo personaggio storico soltanto in un secondo momento sarebbero stati attribuiti taluni connotati negativi assegnati a Gesù, fino ad identificare i due personaggi.

Qualcuno ha parlato di un classico esempio di “storiografia creativa” tipica del Talmud, il quale avrebbe rielaborato fonti antiche per fini polemici anticristiani, identificando personaggi oscuri e sconosciuti, come Ben Pantira e Ben Stada, con Gesù di Nazareth.

(Gesù nel Talmud: Ben Stada, andreacarancini.it).

Ma originale o assimilato, cosa cambia ai fini della questione della secolare polemica talmudica contro il cristianesimo?

Forse poteva cambiare qualcosa alle origini, ma assolutamente nulla né nel medio evo, all’epoca del processo di Parigi contro il Talmud (quando l’eventuale processo di assimilazione Ben Stada/Gesù, di cui si fa menzione negli atti, era comunque oramai giunto a compimento), e meno che mai al giorno d’oggi.

Difatti, a mio avviso, al di là di ogni disquisizione storico-filologica, la questione fondamentale è un’altra.

Il Ben Stada che la tradizione talmudica ha tramandato lungo i secoli e che ha plasmato intere generazioni di rabbini e pii giudei è Gesù di Nazareth, oppure no?

In altre parole, la questione decisiva non è tanto di accertare se originariamente Ben Stada fosse o no Gesù di Nazareth, quanto piuttosto se la tradizione rabbinica successiva lo ha considerato tale.

E, soprattutto, se ancora al giorno d’oggi Gesù di Nazareth viene considerato dagli ebrei un folle, un istigatore all’idolatria ed uno stregone.

La risposta a questa domanda non può che essere affermativa.

A tale riguardo noi abbiamo almeno una autorevolissima testimonianza ebraica, risalente al medioevo, quando cioè il canone talmudico s’era ampiamente consolidato, che – secondo l’adagio latino ex ore tu te iudico (ti giudico da ciò che tu stesso dici) ‒ taglia la testa al toro e mette definitivamente la parola fine sull’unico aspetto veramente rilevante di questa vexata quaestio.

Nell’articolo sopra citato (REJ, 2013, p. 191) Murcia fa un riferimento fugace alla circostanza che, durante il processo di Parigi contro il Talmud (che mostra di conoscere unicamente attraverso gli scritti di Isidore Loeb), venne citata una glossa di Rashi, che riporta l’espressione in questione, tradotta a più riprese in latino con Filius Chatada.

Murcia dimentica però di precisare che uno dei difensori del Talmud chiamato a deporre, Rabbi Judah di Melun (Magister Judah), rilasciò una “confessione”, nella quale, come ricorda Piero Capelli, ammise che parecchi dei passi elencati dall’accusatore Nicholas Donin erano effettivamente presenti nel Talmud, e che uno di questi passi era proprio la tradizione relativa all’ “appendimento” di Ben Stada (Sanhedrin 67a; Shabbath 104b), identificato da Rashi con Gesù di Nazareth.

(P. Capelli, Rashi nella controversia parigina sul Talmud del 1240, in “Ricercare la sapienza di tutti gli antichi” (Sir 39,1). Miscellanea in onore di Gian Luigi Prato. A cura di Marcello Milani – Marco Zappella, Bologna, 2013, p. 445. La glossa di Rashi è in: Rashi on Shabbat 104b, 5:3, sefaria.org)).

Il punto (1) della confessione di Rabbi Juda di Melun suona letteralmente così:

«Maestro Judah ha confessato che nel Talmud è scritto che il figlio di Stada è il figlio di Maria, il quale fu appeso la sera di Pasqua, vigilia dello Shabbath, perché istigò il popolo [all’eresia e all’idolatria] e praticò la magìa, e una glossa di Solomon di Troyes [Rashi] insegna che era Gesù di Nazareth, e Jacob, il glossatore di queste cose, parla allo stesso modo».

(Il Talmud e i cristiani nella disputa di Parigi del 1240, Effepi, Genova, 2015, p. 60).

Ciò significa senza ombra di dubbio che all’inizio del XIII secolo il Talmud e il suo principale glossatore insegnavano che Ben Stada è Gesù di Nazareth.

Questo insegnamento è stato ripreso e trasmesso lungo i secoli, fino al giorno d’oggi.

Cito solo pochi esempi.

La «Jewish Encyclopedia» scrive che «anche le fonti rabbiniche considerano Gesù come “il figlio di Pandera”, sebbene si debba rimarcare che viene chiamato anche “Ben Stada” (Shabb. 104b; Sanh. 67a)». «Tutte queste fonti tendono a sminuire la figura di Gesù attribuendogli una nascita illegittima, la stregoneria e una morte vergognosa» (Jesus of Nazareth, J.E., vol. 7).

In una recente compilazione di fonti talmudiche relative a Gesù, il rabbino Shaanan Scherer ribadisce che fra i nomi coi quali veniva menzionato Gesù di Nazareth ‒ indicato nei testi rabbinici come folle, stregone, eretico, idolatra, istigatore all’eresia e all’idolatria, e come tale giustiziato la vigilia di Pasqua e condannato nel gehinnom fra gli escrementi bollenti ‒ compare proprio Ben Stada.

(Alcune fonti talmudiche su Gesù in una compilazione del rabbino Shaanan Scherer, andreacarancini.it).

La potente setta ebraica di Chabad-Lubavitch enumera vari “peccati” di Gesù di Nazareth registrati dal Talmud. Fra questi figura l’accusa di stregoneria rivolta a Ben Stada, identificato con Gesù di Nazareth, in Shabbath 104b.

(I “peccati” di Gesù nei Vangeli e nel Talmud secondo Chabad-Lubavitch, andreacarancini.it).

Uno scritto apparso sul sito ebraico ORAJ HA EMETH (El Jesùs Històrico o Yeshù ben Yosef Pandira. La historia oculta del origen romano de Yeshu, orajhaemeth.org), non si fa scrupolo di riportare, col testo originale, alcune fonti rabbiniche che contengono le oramai arcinote ingiurie e blasfemie talmudiche contro Gesù e Maria. E fra queste figurano proprio le accuse di stregoneria contro Ben Stada, identificato con Gesù, in una sorta di contro-narrazione del Vangelo di Marco, dove si fa menzione dei Magi che vennero dall’Oriente a Gerusalemme.

Questi ebrei moderni non fanno altro che compendiare tutta una secolare tradizione rabbinica risalente agli antichi Saggi talmudisti che, come sottolinea Piero Capelli, in Shabbath 104b «definiscono “folle” (shoteh) Ben Stada/Ben Pantera (i.e. Jesus)».

(P. Capelli, Jewish Converts in Jewish-Christian Intellectual Polemics in the Middle Ages, in Intricate Interfaith Networks in the Middle Ages. Quotidian Jewish-Christian Contacts. Edited by Ephraim Shoham- Steiner, Brepols, 2016, p. 72, n. 162).

 

[1] Th. Murcia, Qui est Ben Stada?, REJ 167, 3-4, 2008, pp. 367-387.

[2] D. Rokeah, Ben Stara est Ben Pandira. Vers la clarification d’un problème philologique et historique , «Tarbiz» 39, 1969-1970, pp. 9-18 [ebr.], e la mia risposta: Th. Murcia, Qui est Ben Stada?, op. cit., p. 377.

[3] D. Rokeah, Jesus Nonetheless. A Reponse to Thierry Murcia, REJ 170, n. 1-2, 2011, pp. 279-284.

[4] Ivi, p. 279.

[5] Tra questi, non elencati nel mio articolo precedente: J. Hoffmann, Jesus outside the Gospels , New York, 1894, pp. 41, 48-50;  D. Boyarin, Mourir pour Dieu. L’invention du martyre aux origines du judaïsme, Paris, 2004 (Ed. Stanford, 1999, pp. 108-110, 196-198 n. P. Schäfer, Jesus in the Talmud, Princeton, 2007, pp. 7-8, 15-16, 113, 141; D. Instone-Brewer, Jesus of Nazareth’s trial in the uncensored Talmud, «Tyndale Bulletin» 62, 2, 2011, pp. 272-273. Segnalo tuttavia che gli avversari dell’identificazione, fra cui io stesso, sono quasi due volte più numerosi (cosa poco significativa in sé, ne convengo), ma, soprattutto, che i critici summenzionati, a parte Rokeah, non si sono occupati di questo dossier in modo specialistico. Essi continuano semplicemente ad accettare l’identificazione, un tempo “classica” ed ammessa da tutti, come un fatto stabilito.

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts
Sponsor