
Gian Pio Mattogno
IL DESTINO DEI CRISTIANI NELL’ÈRA MESSIANICA: UNA RISPOSTA IMPLICITA DEL RABBINO DOVID ROSENFELD … ED UNA ESPLICITA DI DAVID BERGER
I lettori di questo sito revisionista sono a conoscenza del destino di morte, distruzione e asservimento riservato ai non-ebrei in generale nell’èra messianica.
(Deliri imperialistici di Israele: quando verrà il Messia tutte le nazioni saranno schiave degli ebrei; Deliri imperialistici di Israele: quando verrà il Messia ogni israelita avrà 2.800 schiavi; Messianismo ebraico: “Tutte le nazioni del mondo riconosceranno il Messia come leader mondiale e accetteranno il suo dominio”; David Castelli e il destino dei non-ebrei nell’èra messianica; Il destino dei non-ebrei nel gehinnom in un saggio di Dov Weiss, etc.: andreacarancini.it).
Ma qual è il destino riservato ai cristiani in particolare nell’èra messianica?
Ce ne fornisce una risposta implicita in un sito ebraico il rabbino Dovid Rosenfeld (Non-Jews in the Messianic Era, AISH, June 24, 2025, aish.com).
Il rabbino Dovid Rosenfeld ha ricevuto l’ordinazione rabbinica alla Yeshivas Ner Yisroel di Baltimora, ha lavorato come scrittore e redattore per diverse case editrici ebraiche ed è addetto al servizio “Chiedi al rabbino” sul sito Aish.com.
Domanda: «Quale sarà il ruolo dei non-ebrei dopo la venuta del Messia? Una volta che la verità sarà evidente, si convertiranno tutti all’ebraismo o saranno uguali? Oppure il Messia riconoscerà che altre religioni e altre forme di culto sono appropriate per altre persone [non ebree]?».
Il rabbino Rosenfeld risponde che «dopo la venuta del Messia e la rivelazione della verità, tutta l’umanità desidererà osservare pienamente la Torah di Dio e avvicinarsi a Lui. E in effetti è ciò che accadrà, secondo un’opinione del Talmud (Berachot 57b). L’intera umanità si convertirà all’ebraismo. Questo si basa su Sofonia 3,9: “Allora darò ai popoli un labbro puro, perché invochino il nome del Signore e lo adorino tutti con la medesima determinazione”. L’interà umanità servirà Dio “in unità”, il che presumibilmente significa che osserveremo tutti la stessa Torah».
Una volta iniziata l’èra messianica, aggiunge il rabbino Rosenfeld, tutti vorranno convertirsi all’ebraismo, ma è opinione generale che ciò non sarà possibile, in quanto tali persone molto presumibilmente vorranno abbracciare la nuova fede ebraica non per intima e sincera convinzione, ma solo per trarne dei vantaggi.
Anche il Talmud (Aboda Zara 3b) afferma che all’inizio dell’èra messianica molti non-ebrei tenteranno di convertirsi affettando grande entusiasmo, ma non saranno accettati. Costoro comunque considereranno sé stessi come ebrei, ed inizieranno ad osservare taluni comandamenti: indosseranno gli tzitzit (frange) e i tefillim (filatteri).
«Tuttavia, ‒ così il rabbino Rosenfeld ‒ una volta iniziata la Grande Battaglia, abbandoneranno rapidamente la loro nuova fede e scompariranno. Secondo le parole del Talmud, Dio “si farà una grande risata” di tutto ciò, l’unica volta nella storia in cui Dio, per così dire, si divertirà del comportamento comico (ma di solito tragico) dell’umanità».
Qual è il significato del versetto di Sofonia secondo cui in futuro l’intera umanità si unirà per servire Dio?
«La risposta – scrive ancora il rabbino Rosenfeld – è che ci uniremo tutti al servizio di Dio, ma non necessariamente attraverso la medesima forma di osservanza. I Gentili saranno indubbiamente l’equivalente dei noachidi di oggi, osservando le sette leggi noachide e recitando forme universali di culto come la preghiera».
Come viene spiegato altrove nello stesso sito ebraico, si tratta di libri di preghiere studiati appositamente per i noachidi.
Ci sono molti modi per un noachide di servire Dio senza diventare ebreo, ci assicura il rabbino Rosenfeld: compiere la sua missione nella vita, guadagnandosi una parte nel mondo a venire (leggi: scodinzolando come un cagnolino servizievole, come un bravo utile idiota Shabbath Goy al servizio della Sinagoga).
E in conclusione, questa sinistra profezia:
«Ci sono altri versetti che descrivono le nazioni come ausiliarie [degli ebrei] nel servizio di Dio. Si vedano ad es. Is. 49,22-23; 60,10; 61,5; Zacc. 8,20-23 (…) L’intera umanità si unirà nel servire Dio, ma ognuno lo farà a modo suo».
Cioè gli ebrei osservando i loro propri comandamenti, e i non-ebrei asserviti al Dio giudaico e al suo popolo “eletto” in uno stato di subalternità e sottomissione.
Da tutto ciò emerge implicitamente il destino dei cristiani nell’èra messianica.
Come tutte le altre fedi, anche il cristianesimo scomparirà, e il suo culto, la sua liturgia, le sue cerimonie, le sue festività, saranno sostituiti per i non-ebrei da nuove forme universali di culto gradite al Dio giudaico.
Quel che il rabbino Rosenfeld sussurra implicitamente e timidamente, ce lo rivela invece esplicitamente David Berger, professore emerito di storia ebraica presso la Yeshiva University.
A memoria presente e futura dei catto-conciliari impegnati alacremente nel “dialogo” coi “fratelli maggiori”, ricordo che David Berger è lo stesso che in un suo saggio parla onestamente della “assoluta incompatibilità” fra cristianesimo e giudaismo rabbinico-talmudico (L’assoluta incompatibilità fra cristianesimo e giudaismo rabbinico-talmudico in un saggio di David Berger, andreacarancini.it).
In un altro eccellente scritto sul destino dei non-ebrei nella letteratura ashkenazita medievale, Berger riporta diversi testi ebraici medievali (Sefer Yosef ha-Meqqane, Sefer Nizzahon Yashan, gli atti del processo di Parigi del 1240 contro il Talmud, ed altri), nei quali è scritto chiaramente che il cristianesimo è una fede idolatrica, e come tale è destinato a scomparire alla fine dei tempi, una delle immagini con cui si designa l’èra messianica.
Alcuni di questi testi parlano apertamente di “distruzione” totale del mondo cristiano.
Come rileva Berger, e come spiega magistralmente il rabbino Dov Weiss nel saggio prima citato, per questi autori ashkenaziti il cristiano è destinato inevitabilmente all’inferno (gehinnom).
Non perché odia gli ebrei, ma bensì perché il cristianesimo è una fede empia e idolatrica, e come tale va combattuta ed estirpata.
(Cfr. Il destino finale dei cristiani nella letteratura ashkenazita medievale in un saggio di David Berger, andreacarancini.it).
Se questo è il destino del cristiano nella vita quotidiana di tutti i giorni, a maggior ragione lo sarà al momento della venuta del Messia giudaico, quando in tutto questo delirio messianico tutte le fedi saranno sradicate dalla terra e continuerà a sussistere un solo ed unico Dio, il Dio giudaico, ed una sola ed unica fede, il giudaismo rabbinico-talmudico.
Tutto ciò può essere compendiato dall’esegesi rabbinica in senso messianico del versetto di Zaccaria 13,2:
“In quel giorno [ = alla venuta del Messia giudaico]… cancellerò dalla terra i nomi degli idoli, ed essi non saranno più ricordati, ed eliminerò dalla terra anche i falsi profeti e lo spirito di impurità”.
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