Gian Pio Mattogno: Quando il rabbino Chabad e il vecchio “cristiano” si incontrarono all’angolo

Gian Pio Mattogno 

Quando il rabbino Chabad e il vecchio “cristiano” si incontrarono all’angolo

Ogni mattina Shmuel Glitsenstein si reca a piedi alla sinagoga Nagyfuvaros di Budapest, dove svolge il ruolo di rabbino. Ed ogni domenica vede un gruppo di cristiani diretti in chiesa, non lontano dalla sinagoga.

Sorride sempre e augura loro il buongiorno (lo fa mipnei darkhei shalom = per amore della pace? n.d.r.).

Nel corso degli anni ne ha conosciuti tanti, e tra questi un signore molto anziano, che chiede sempre aiuto alla gente per attraversare la strada.

Una domenica, mentre è diretto alla sinagoga, incontra di nuovo quel vecchio. Questi gli fa cenno di avvicinarsi; il rabbino capisce che chiede aiuto e così si affretta a porgergli la mano per attraversare la strada.

Arrivati dall’altra parte della strada, il vecchio si mostra sorpreso dal suo abbigliamento (barba, cappello nero e abito chassidico), e solo allora si rende conto che l’uomo che lo ha aiutato è un rabbino chassidico.

Gli stringe forte la mano e comincia a borbottare pieno d’emozione un miscuglio di frammenti di benedizioni, preghiere e versetti ebraici.

Alla fine il rabbino chiede al vecchio se sia ebreo, e il vecchio risponde che, sì, lo era, ma tutto è rimasto fermo lì … ad Auschwitz, e che oggi è cattolico.

Allora il rabbino praticamente gli urla nelle orecchie che se era ebreo, rimarrà ebreo per sempre!

Delle lacrime rigano le gote del vecchio, mentre ricorda i bellissimi momenti in cui ogni Shabbat si recava in sinagoga con babbo, nonno e fratelli. Un’esperienza indimenticabile.

Ed ecco il colpo di scena.

Il rabbino si rivolge al vecchio chiamandolo “mio caro ebreo”, e gli rivela che lui è il rabbino della sinagoga dei suoi ricordi di giovinezza, e che si sta recando proprio lì, e gli chiede: «Perché non vieni con me nel luogo a cui appartieni veramente, la sinagoga, invece di andare in chiesa?».

Dopo un lungo silenzio che sembra un’eternità, il vecchio gli promette che verrà in sinagoga, ma non questa settimana. La prossima settimana, gli dice, ci incontreremo qui a questa stessa ora «ed io verrò con te alla mia sinagoga».

La domenica successiva il rabbino lo aspetta, ma invano. Il vecchio non si fa vedere, né quella, né le settimane successive.

Qualche mese dopo il rabbino viene a sapere che il vecchio era morto pochi giorni dopo il loro incontro.

«La sua anima ebrea – chiosa il rabbino – era rimasta nascosta per 70 anni, ed è riemersa poco prima di tornare al creatore».

Questo quadretto commovente è stato raccontato dallo stesso rabbino Chabad.

(When the Chabad Rabbi and the Old “Christian” Met at the Corner, by Shmuel Glitsenstein, chabad.org. Nota bene: nel titolo il termine “cristiano” è posto tra virgolette, quasi a sottolineare che sì, il pover’uomo s’era fatto cristiano, ma in realtà di cristiano aveva sostanzialmente poco o nulla, la sua vera ed unica anima essendo quella ebrea!).

Dunque, agli occhi del nostro rabbi, per 70 anni quest’uomo schizofrenico ha convissuto con due anime; o meglio, ha vissuto con un’anima autentica, quella ebrea, nascosta da un’altra anima, quella cattolica: la prima, secondo la tradizione mistico-cabalistica e secondo Chabad, di origine divina, la seconda di origine satanica.

Se fosse stata inventata una macchina che avesse permesso di visualizzare in uno schermo il rapporto conflittuale fra queste due anime, credo che ne avremmo viste delle belle.

(Sulla questione dell’anima divina dell’ebreo e dell’anima satanica del non-ebreo e su ciò che segue, cfr.: andreacarancini.it).

Ad es., che cosa avrebbe risposto l’anima cattolica all’anima ebrea al momento della recita quotidiana della Birkat ha-minim, la benedizione/maledizione contro gli “eretici” cristiani?

Oppure, durante la liturgia di Pesach, la Pasqua ebraica, dove viene costantemente alimentato e vivificato l’odio rabbinico-talmudico contro i popoli del mondo, nonché la speranza messianica nel futuro dominio universale di Israele, quando tutte le fedi religiose, compresa quella cristiana, saranno annientate a beneficio dell’unica fede giudaica?

O ancora, durante la contro-celebrazione del Natale cristiano (Nittel Nacht), in odio e derisione alla nascita del Cristo?

Senza contare le ingiurie e le blasfemie contro Gesù, Maria e la Chiesa contenute nel Talmud e nella letteratura rabbinica, che la povera anima cattolica del vecchio non poteva non conoscere.

E che cosa avrebbe risposto la sua anima ebrea durante la Messa e al momento della lettura dei passi evangelici contro i farisei, e così via?

La domanda andrebbe fatta soprattutto a tutti i cristiani giudeofili alacremente impegnati nel “dialogo” coi “fratelli maggiori”.

Maggiori in tutto, anche nella qualità dell’anima.

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