Sefer Ikkarim: l'”idolatra” merita di essere depredato ed ucciso senza pietà

FONTI RABBINICHE PER LA STORIA DELLA QUESTIONE EBRAICA 

 

SEFER IKKARIM: L’ “IDOLATRA” MERITA

DI ESSERE DEPREDATO ED UCCISO SENZA PIETÀ

 

Premessa di Gian Pio Mattogno

 

Il Sefer Ikkarim (o Ha-Ikkarim, o altre traslitterazioni) (= “Libro dei princìpi fondamentali”) è un’opera in quattro libri composta dal rabbino, predicatore e teologo ebreo spagnolo Joseph Albo (1380-1440 c.), nella quale l’autore prende in considerazione le credenze essenziali e gli articoli di fede dell’ebraismo.

La prima edizione apparve a Soncino nel 1485. Ulteriori edizioni videro la luce a Venezia nel 1544, a Friburgo nel 1584, arricchita da un commentario di Yacob ben Samuel Koppelman, e ancora a Venezia nel 1618, con un commentario ancora più ampio di Gedeliah ben Solomon Lipschitz.

Dalle edizioni successive vennero espunti da parte della censura i passi contenenti critiche alla fede cristiana, e segnatamente i capitoli 25 e 26 del libro III.

Si è a lungo discusso sul valore effettivo dell’opera.

Ma, francamente, le disquisizioni degli studiosi moderni circa le argomentazioni del rabbino Albo (Munk: l’opera segna un’epoca nella teologia ebraica, ma ha scarsa rilevanza come opera filosofica; Graetz: le qualità del libro non sono tali da meritare un particolare riconoscimento; Schlesinger: Albo si è limitato a riorganizzare, secondo un nuovo schema, gli articoli di fede di Maimonide; Back per contro considera Albo il primo pensatore ebreo che abbia avuto il coraggio di coordinare filosofia e teologia) lasciano il tempo che trovano.

(Cfr. Albo, Joseph, «The Jewish Encyclopedia», Vol. 1, pp. 324-327).

Decisivo per noi poveri goyim è invece il suo atteggiamento verso i non-ebrei.

Una parte del passo in questione (III,25) fu a suo tempo tradotta e pubblicata, con il testo ebraico a fronte, dall’ex-rabbino, convertito alla fede cristiana, P.L.B Drach (De l’Harmonie entre l’Église et la Synagogue, Paris, 1844, I, p. 167, n.):

«Poiché la vita dell’idolatra è a discrezione dell’ebreo, a maggior ragione lo sono i suoi beni».

Ma ancora prima il testo ebraico era stato riportato più ampiamente e tradotto nel suo Entdecktes Judenthum da J.A. Eisenmenger, il quale aveva utilizzato l’ed. in quarto di Venezia 1544:

«E nel libro di Rabbi Joseph Albo Sepher Ikkarim fol. 92, col. 1, capitolo 25 del terzo Maamar su Deut. 23,20: “Ad uno straniero puoi prestare ad usura” è scritto: “Tale (straniero) è colui che pratica l’idolatria e non vuole osservare i sette comandamenti noachidi, come uno straniero che ha abitato (nell’antichità) nella terra promessa ha fatto colpevolmente; secondo l’unanimità di tutte le religioni il suo corpo è permesso (che lo si uccida). Anzi i filosofi hanno permesso che si versi il suo sangue e hanno detto: uccidete colui che non ha religione. Anche la legge di Mosè ha messo in guardia contro gli idolatri e ha ordinato (Deut. 20,16): “Non devi lasciare in vita nessun’anima”. È permesso uccidere il corpo di un idolatra, come anche (prendere) i sui beni, e non avere compassione di lui».

(Cfr. Gruppo di Ar, Johann Andreas Eisenmenger e il “Giudaismo svelato”. Con un’antologia su ebrei e non-ebrei secondo gli insegnamenti rabbinici, Padova, 2005, p. 116).

Nella sua polemica contro il giudaismo rabbinico-talmudico, August Rohling, altrove poco credibile per certe sue esternazioni non sempre esatte, invoca invece correttamente questo testo per dimostrare «l’assioma rabbinico che, se la vita del non-ebreo è a discrezione dell’ebreo, a maggior ragione lo sono i suoi beni».

(A. Rohling, Meine Antwort an die Rabbiner, oder Fünf Briefe über den Talmudismus und das Blut-Ritual der Juden, Prag, 1883, p. 4).

Erich Bischoff da parte sua così traduce:

«Eines Abgöttischen Leib ist erlaubt, wieviel mehr sein Gut! Denn es ist recht, ihn umzubringen und sich seiner nicht erbarmen».

(E. Bischoff, Das Blut in jüdischen Schrifttum und Brauch, Leipzig, 1929, p. 69. Tra parentesi Bischoff specifica giustamente che questo “idolatra”, la cui vita è lecito strappare e i cui beni a maggior ragione (wieviel mehr) derubare impunemente, è semplicemente il non-ebreo).

A parte il furbesco richiamo all’autorità dei “filosofi” (peraltro essi stessi “idolatri” secondo la legge ebraica, e dunque anch’essi meritevoli di spoliazione e di morte!), il testo del rabbino Albo è perfettamente in linea con la visione del non-ebreo della tradizione rabbinico-talmudica; chi non adora il Dio giudaico e non osserva i suoi comandamenti è un “idolatra”; la legge di Mosè (che il cristianesimo trasformerà in una legge universale) inculca l’amore solo per l’ebreo, o tutt’al più  per lo “straniero” (gher), il proselito e il noachide, cioè il goy giudaizzante e giudaizzato, come sa qualunque scolaretto ebreo delle yeshivoth.

Tutti gli altri sono “idolatri”, e come tali meritano di essere depredati e uccisi senza pietà.

A dispetto delle acrobazie dialettiche di certa apologetica giudaica menzognera e truffaldina, anche i cristiani rientrano nella categoria degli “idolatri”, come spiega benissimo tra gli altri Maimonide.

Del resto, lo stesso Albo nella sua opera identifica la cristianità con l’idolatrica Edom.

(Cfr. Philippe Bobichon, Polémique antichrétienne et théologie dans le Sefer ha-iqqarim de Yosef Albo (XVe siècle), «Yod». Revue des études hébraiques, 15/2010. Si vedano anche: Fonti rabbiniche per lo studio della questione ebraica: Isaac Abravanel e le origini “edomite” della cristianità, andreacarancini.it; “Quell’abominevole cristiano di nome Gesù”, “bastardo” e “figlio dell’impurità”, nel quale si incarnò l’anima di Esaù, andreacarancini.it).

Dunque anche ai cristiani è riservato il destino di spoliazione, morte e asservimento stabilito per gli “idolatri” dalla legge ebraica ed auspicato dal rabbino Joseph Albo.

Per la versione italiana del passo in questione sono state consultate tra le altre le traduzioni di W. Schlesinger, I. Husik e Ph. Bobichon.

 

Buch Ikkarim, Grund= und Glaubenslehren der Mosaischen Religion von Rab. Joseph Albo. Nach den ältesten und correctensten Ausg. in’s Deutsche übertragen von Dr. W. Schlessinger [sic], Rabbiner zu Sulzbach und Ludw. Schlesinger, Lehrer der neuen Sprache, Frankfurt a. M., 1844, p. 344.

 

Joseph Albo, Sefer ha-Ikkarim, Philadelphia, 1946, vol. III, p. 238 [Ed. Husik].

 

Yosef Albo, Sefer ha-‘Iqqarim “Livre des principes”, III, 25. Un chapitre de la controverse judéo-chrétienne dans l’Espagne du XVe siècle. Texte hébreu, traduction, commentaire de Philippe Bobichon, Consejo Superior de Investigaciones Cientìficas.

 

——————————————

 

«Nella parte dei comandamenti concernente le relazioni fra uomo e uomo e che chiamano “Judiciales”, la legge di Mosè è più perfetta d’ogni altra legge. Essa infatti inculca l’amore per gli uomini (Lev.19,18: “Ama il prossimo tuo come te stesso”) e proibisce l’odio (Lev. 19,17: “Non odiare in cuor tuo il tuo fratello”).

«Riguardo allo straniero dice (Deut. 10,19: “Amate lo straniero”), e ci ingiunge di non ingannarlo (Deut. 23,17: “Resti con te, in mezzo a te, nel luogo che avrà scelto, entro una delle tue città, dove gli piaccia: non fargli alcun sopruso”): e questo non si riferisce solo al proselito, ma anche a chi non si è convertito all’ebraismo, a condizione però che non serva alcun idolo.

«Inoltre, la Torah ordina di essere ben disposti verso di lui (Deut. 14,21: “Dallo allo straniero che è entro le tue città, affinché ne mangi”). Questo si riferisce allo straniero che vive in Israele (residente proselito), che può mangiare la carne di un animale morto di morte naturale.

«È permesso prendere interessi solo dallo straniero che adora gli idoli, come è detto: “Fa’ pagare interessi allo straniero” (Deut. 23,21).

«Chi adora gli idoli e rifiuta di osservare i sette precetti noachidi, come fa invece il residente proselito, può essere privato della vita e su ciò concordano tutte le religioni. Anche i filosofi affermano che è permesso versare il loro sangue, quando dicono: “Uccidete chi non ha religione”.

«Riguardo agli idolatri, la Torah ordina la stessa cosa: “Non lasciare nessuno in vita” (Deut. 20,16).

«E se è permesso prendere la vita di un idolatra, a maggior ragione è permesso prendere i suoi beni, poiché l’idolatra merita di essere ucciso senza pietà».

Leave a comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Recent Posts
Sponsor