
(Issam Rimawi – Anadolu Agency)
IL SIONISTA EVANGELICO HUCKABEE ATTACCA L’EBREO ED MILIBAND E ACCUSA IL GOVERNO BRITANNICO DI “ODIO VERSO GLI EBREI”
Lo scontro diplomatico giunge mentre il nuovo governo del Primo Ministro Andy Burnham sta preparando quella che Miliband ha definito una risposta “globale” alla crescente espansione degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata.
Ripostato da Middle East Monitor, 7 settembre 2026
L’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele Mike Huckabee, cristiano evangelico e tra i più accesi sostenitori a Washington del sionismo e del progetto di insediamento israeliano, ha accusato il governo britannico di “odio verso gli ebrei” in un attacco clamoroso, scatenato dalle dichiarazioni del Ministro degli Esteri Ed Miliband, egli stesso di origine ebraica.
Huckabee ha lanciato l’attacco dopo che Miliband aveva pubblicato un video in cui descriveva un incontro con persone reduci da Gaza, dove avevano operato sul campo. Il Ministro degli Esteri ha definito “orribile” quanto appreso sulla situazione umanitaria e sanitaria, citando testimonianze relative al blocco dell’ingresso di medicinali nell’enclave e alla morte di bambini in attesa di cure salvavita.
Miliband ha affermato che tali testimonianze confermavano la necessità per la Gran Bretagna di intraprendere azioni più incisive, sostenendo che il governo dovesse “agire con maggiore decisione” rispetto a quanto fatto finora.
Commentando il video, Huckabee ha scritto su X: «I britannici hanno perso il senno. L’odio del loro governo verso gli ebrei non conosce confini né fatti».
Il Ministero degli Esteri israeliano aveva precedentemente contestato la versione di Miliband, insistendo sul fatto che non vi fosse “alcuna restrizione” all’ingresso di medicinali a Gaza e citando la quantità di forniture mediche ammesse dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025.
Tuttavia, recenti valutazioni di agenzie umanitarie internazionali hanno smentito quanto sostenuto da Israele. Il 2 settembre, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato che le forniture essenziali di laboratorio e diagnostiche “rimangono limitate” e che, da oltre due anni, non le è stato consentito di introdurre a Gaza attrezzature per protesi e riabilitazione.
“All’OMS non è stato consentito di inviare a Gaza attrezzature per protesi e riabilitazione per oltre due anni”.
L’OCHA, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari, ha analogamente segnalato restrizioni e ritardi nell’ingresso di forniture sanitarie, oltre a gravi carenze di medicinali e materiale medico.
Lo scontro diplomatico giunge mentre il nuovo governo del Primo Ministro Andy Burnham sta preparando quella che Miliband ha definito una risposta “globale” alla crescente espansione degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata.
Tra le misure al vaglio figurerebbero il divieto di commercio di beni prodotti negli insediamenti israeliani illegali e sanzioni mirate contro individui ed entità coinvolti nell’espansione degli insediamenti.
Miliband ha detto che la Gran Bretagna non vuole che aziende del Regno Unito “finanzino, costruiscano o promuovano” nuovi insediamenti israeliani. Le misure proposte fanno seguito alla decisione di Israele di portare avanti il progetto di insediamento E1, nell’area occupata a est di Gerusalemme. Londra sostiene che l’E1 taglierebbe in due la Cisgiordania occupata, allontanandola ulteriormente da Gerusalemme Est e compromettendo la sostenibilità territoriale di uno Stato palestinese.
Il governo ha già dichiarato di voler indirizzare le sanzioni contro i soggetti coinvolti nell’espansione illegale degli insediamenti. Precedenti misure adottate dal Regno Unito e dai partner internazionali avevano preso di mira reti accusate di finanziare e favorire le violenze dei coloni, mentre alle imprese britanniche era stato sconsigliato di svolgere attività economiche e finanziarie all’interno degli insediamenti illegali.
La proposta di vietare il commercio con gli insediamenti – misura che, secondo gli esperti legali, rappresenta il minimo indispensabile affinché la Gran Bretagna adempia agli obblighi derivanti dalla sentenza del 2024 della Corte internazionale di giustizia – ha suscitato aspre critiche da parte della lobby filo-israeliana britannica.
Sostenitori fedeli di Israele all’interno delle comunità ebraiche del Regno Unito hanno esortato Burnham a riconsiderare la misura, sostenendo che potrebbe avere conseguenze impreviste per gli ebrei britannici. Altre voci ebraiche, tra cui Yachad, hanno sostenuto l’adozione di sanzioni legate all’occupazione e agli insediamenti israeliani.
L’accusa di antisemitismo mossa da Huckabee si colloca sullo sfondo del suo impegno di lunga data a favore del sionismo cristiano e delle rivendicazioni territoriali israeliane. È il primo cristiano evangelico a ricoprire la carica di ambasciatore degli Stati Uniti in Israele e ha più volte definito la Cisgiordania occupata utilizzando i termini biblici “Giudea e Samaria“. In passato ha respinto la definizione del territorio come “occupato”, preferendo invece definire “comunità” gli insediamenti israeliani.
Huckabee ha anche messo in dubbio l’opportunità stessa di istituire uno Stato palestinese nella Cisgiordania occupata, suggerendo che il territorio necessario potrebbe invece essere reperito in un Paese a maggioranza musulmana. Nel febbraio di quest’anno, il suo ricorso a riferimenti biblici per sostenere il diritto di Israele a un territorio che si estende dall’Eufrate al Nilo ha suscitato la condanna di un gruppo di Stati arabi e a maggioranza musulmana, sebbene Washington abbia sottolineato che le sue dichiarazioni non rappresentavano un cambiamento nella politica ufficiale degli Stati Uniti.
Il Foreign Office non ha risposto direttamente all’accusa di Huckabee, ma ha segnalato una spesa pubblica di quasi 318 milioni di sterline (430 milioni di dollari) nell’arco di tre anni per proteggere le comunità ebraiche e combattere quello che ha definito antisemitismo.
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