
LO STATUS DEL NON-EBREO IN ISRAELE SECONDO RABBI SHLOMO AVINER
Premessa di Gian Pio Mattogno
Nell’aprile del 2021 un incendio devastò la cattedrale di Notre Dame a Parigi.
Tra gli altri giornali, il Times of Israel riportò le dichiarazioni di Shlomo Aviner ‒ rabbino israeliano dell’insediamento di Beit El e capo della yeshiva Ateret Yerushalayim, uno dei leader del sionismo religioso e odiatore seriale del “nemico cristiano” ‒ secondo cui probabilmente l’incendio della cattedrale cattolica era una vendetta di Hashem (= il Nome, cioè il Dio giudaico) per il rogo dei manoscritti ebraici avvenuto nel 1242 in seguito al processo di Parigi contro il Talmud.
(Radical rabbi says Notre Dame fire retribution for 13th-century Talmud burning, 17 April 2019, timesofisrael.com. In realtà Shlomo Aviner non è un personaggio “radicale”, né tantomeno “fondamentalista”, ma è semplicemente un rabbino che interpreta fedelmente e coerentemente la tradizione rabbinico-talmudica)
Naturalmente il rabbino Aviner si guardò bene dal rammentare cosa emerse dalle fonti rabbiniche riportate in quel processo, con tutto il corollario di ingiurie e blasfemie contro Gesù, Maria e i cristiani in particolare, e contro i non-ebrei in generale.
Egli si limitò ad affermare che gli ebrei non dovrebbero appiccare incendi contro le chiese, ma anche che non v’è alcun obbligo per un ebreo di rammaricarsi per un incendio che ha devastato una cattedrale cattolica del XII secolo.
E ciò perché, come sostiene il rabbino Aviner e come stabilisce la tradizione rabbinico-talmudica, il cristianesimo è una fede idolatrica e la chiesa è una “casa di idolatria”.
Alla luce di queste considerazioni, si comprende benissimo quali siano i goyim che, secondo Rabbi Aviner, soli hanno diritto di cittadinanza in Israele, e se i cristiani, i quali non sono gherim toshab (plur. di gher toshab, = forestiero/straniero residente), né riconoscono la sovranità del Dio giudaico imposta dalle leggi noachide, in quanto “idolatri” siano degni di essere chiamati “esseri umani” ed abbiano o no il diritto di risiedere nella Terra Santa.
Naturalmente Rabbi Aviner parla di Eretz Israel e di cittadinanza come se questa terra appartenga a Israele per diritto divino (in realtà, storicamente, per diritto delle armi).
Altri parlano invece, più correttamente, di una entità criminale sionista che si è impadronita proditoriamente di terre delle quali solo i palestinesi sono i veri proprietari, e nelle quali innanzitutto loro dovrebbero avere diritto di cittadinanza, e non i pirati sionisti che li hanno espropriati con la forza delle armi.
Un’ultima considerazione a proposito dell’esempio citato alla fine da Rabbi Aviner.
Per quale misteriosa ragione, al di là dell’intenzionale paradosso, dovrebbe accadere una cosa tanto surreale come l’aggregazione a distanza dello Stato di Israele agli Stati Uniti d’America quando l’entità criminale sionista si trova così a suo agio nella veste di sub-imperialismo regionale al servizio dell’imperialismo globale giudeo-plutocratico yankee?
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(Shlomo Aviner, Sin fidelidad no hay ciudadanìa, 27/12/2010, orajhaemeth.org)
DOMANDA: È forse appropriata la proposta di legge, secondo la quale ogni non-ebreo che desidera ottenere la cittadinanza nel nostro Paese ha l’obbligo di prestare un giuramento di fedeltà del seguente tenore: “Dichiaro che sarò un cittadino leale dello Stato ebraico e mi impegno a rispettare le leggi del Paese”?
RISPOSTA: Come è noto, noi non ci occupiamo di giurisprudenza, ma della Torah.
Ora, secondo la Torah le cose stanno così:
Un gentile può vivere in Eretz Israel (Terra d’Israele). La Torah permette che vi risieda il gher toshab (colono straniero). I poskim (i saggi che determinano la halacha) scrivono che ancora al giorno d’oggi ad un gentile può essere concesso uno status simile a quello del gher toshab (Rambam, Rahabad, Kesef Mishneh), ovverosia la possibilità di vivere in Eretz Israel.
Ma ci sono due condizioni: una morale e l’altra nazionale.
La prima condizione morale è l’accettazione delle sette mitzvot [= comandamenti] dei Bnei Noach [= figli di Noè, noachidi]. Questi sono i princìpi fondamentali della moralità umana, in base ai quali una persona è degna di essere chiamata “essere umano”. Alcuni tuttavia credono che sia sufficiente non adorare altri dèi, come stabilito da Rav Kuk (Mishpat Cohen) e dal nostro Rav, Rav Tzvi Iehudà Kuk (Sijot HaRav Tzvi Iehudà, Eretz Israel).
Questa è la terra che fu data al nostro patriarca Abramo, il quale combatté contro l’adorazione di altri dèi, e pertanto a nessuno che viva in contrasto con questo precetto è permesso viverci.
Di conseguenza, questo non è un luogo in cui possano vivere cristiani di qualunque genere, o persone che professano qualsiasi tipo di religione dell’Estremo Oriente. Al contrario, l’Islam non è adorazione di altri dèi.
La condizione nazionale è l’accettazione della sovranità dello Stato (Rambam, Hilchot Melachim). Si tratta di un principio ovvio e logico che esiste in ogni paese del mondo. Naturalmente, una persona che cerca di distruggere il paese e di ucciderci, non può vivere qui. Questa è una premessa fondamentale.
Dobbiamo solo chiarire che tutto ciò non ha nulla a che vedere col razzismo. Il razzismo è un concetto biologico che differenzia le razze, mentre all’interno di Am Israel (il popolo di Israele) ci sono ebrei di quasi tutte le razze, che siano nati ebrei oppure si siano convertiti.
Ed ora arriviamo all’espressione di stato ebraico democratico.
Prima di tutto ebraico, e solo dopo democratico. Vale a dire che c’è spazio per la democrazia a condizione però che non sia contraria all’ebraismo. Ed in effetti, proprio questo dev’essere il caso.
Questo è lo Stato di Israele o, come disse Herzl, “Lo Stato degli ebrei”, secondo le traduzioni in ebraico e tedesco. Oppure “lo Stato ebraico”, secondo le traduzioni in yiddish e francese.
Questo è uno Stato ebraico, e non lo Stato dei suoi cittadini.
Naturalmente la democrazia – ovverosia la volontà della maggioranza – non può imporre una legge immorale o antinazionale. Ad es., una legge che obblighi i soldati a violare lo Shabbath, oppure una legge che decida di cancellare lo Stato indipendente e trasformarlo in un altro Stato degli Stati Uniti d’America.
(…) Sosterremo una democrazia autentica e elevata: responsabilità e lealtà verso la nazione in tutte le sue generazioni storiche.
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