
«LA SCUOLA È VITA»: 1,5 MILIONI DI BAMBINI PALESTINESI AFFRONTANO IL QUARTO ANNO DI ISTRUZIONE COMPROMESSA
Per i bambini palestinesi è iniziato un altro anno scolastico privo di quelle aule, di quegli insegnanti e di quella sicurezza che un tempo rendevano l’istruzione una parte ordinaria della vita.
Ripubblicato da Palestine Chronicle, 15 settembre 2026
Punti chiave
- Secondo Save the Children, tutti gli 1,5 milioni di bambini palestinesi in età scolare non hanno accesso a un’istruzione sicura e di qualità.
- Quasi il 98% degli edifici scolastici di Gaza ha subito danni, mentre oltre 20.000 studenti in età scolare sono stati uccisi.
- L’anno accademico a Gaza è crollato dai 200 giorni di lezione precedenti il genocidio ad appena 60 per il 2025-2026.
Per milioni di bambini in tutto il mondo, settembre significa tornare in classe, rivedere gli amici, incontrare gli insegnanti e riprendere le consuete abitudini di un nuovo anno scolastico.
Per i bambini palestinesi, rappresenta qualcosa di ben diverso. Secondo Save the Children, circa 1,5 milioni di bambini in età scolare nei territori palestinesi occupati stanno iniziando il quarto anno scolastico consecutivo senza accesso a un’istruzione sicura e di qualità.
A Gaza, le infrastrutture fisiche che un tempo rendevano possibile l’istruzione sono state quasi completamente distrutte.
Secondo i dati dell’UNICEF citati da Save the Children, quasi il 98% degli edifici scolastici ha subito danni.
Oltre il 93% necessita di importanti interventi di ripristino o di una ricostruzione completa, mentre circa l’81% è stato colpito direttamente.
Le scuole colpite servivano un tempo quasi mezzo milione di studenti. Eppure, i bambini palestinesi continuano a voler tornare a scuola, ovunque e comunque sia possibile.
«Per me, la scuola non è solo matematica e arabo. La scuola è vita», ha detto a Save the Children Amjad, uno studente di 13 anni di Gaza».
Le sue parole colgono una realtà oscurata dalle statistiche: per i bambini che hanno subito quasi tre anni di genocidio, sfollamento e attacchi ripetuti, la distruzione delle scuole ha significato la perdita non solo dell’istruzione, ma anche di luoghi di stabilità, amicizia e protezione.
Più di 20.000 studenti uccisi
I dati raccolti dalle autorità scolastiche di Gaza e riportati dall’agenzia Anadolu illustrano la portata della distruzione.
Oltre 165 scuole, università e altri istituti scolastici sono stati completamente distrutti.
La distruzione investe anche gli arredi di base un tempo presenti nelle aule di Gaza: sono andati distrutti circa 440.000 banchi e sedie, oltre 142.000 tavoli e più di 9.300 lavagne.
Prima del genocidio, a Gaza vi erano 584 edifici scolastici.
Save the Children ha dichiarato che la propria rapida valutazione dei danni, condotta ad agosto, ha rilevato come 563 dei 649 asili esaminati – l’86% – fossero stati distrutti, danneggiati o resi inaccessibili perché situati oltre la “linea gialla” controllata dall’esercito israeliano.
Le conseguenze ricadono innanzitutto sui bambini più piccoli di Gaza, che stanno perdendo anni considerati cruciali per lo sviluppo cognitivo e sociale.
Da 200 giorni di scuola a 60
La devastazione si misura anche in termini di tempo. Prima del genocidio, il calendario scolastico 2022-2023 di Gaza prevedeva circa 200 giorni di lezione.
Per l’anno scolastico 2025-2026, tale cifra è scesa a soli 60 giorni.
Le lezioni settimanali sono passate da circa 30 a 12, secondo i dati riportati dall’agenzia Anadolu.
Secondo l’UNICEF, circa 700.000 bambini e ragazzi tra i 4 e i 17 anni a Gaza non frequentano la scuola in presenza da quasi tre anni scolastici.
Nemmeno l’ultimo cessate il fuoco ha reso sicuro andare a scuola.
Tra loro c’era Wafaa Akila, otto anni, rimasta uccisa insieme al padre nella zona occidentale di Gaza all’inizio del mese, quando un attacco israeliano ha colpito la loro auto mentre tornavano a casa da scuola.
L’istruzione sotto minaccia in Cisgiordania
La crisi si estende oltre Gaza. Secondo l’Education Cluster – di cui Save the Children fa parte – più di 834.000 bambini in età scolare nella Cisgiordania occupata, inclusa Gerusalemme Est, non hanno accesso a un’istruzione sicura e di qualità.
In quest’area, i bambini si trovano ad affrontare un contesto educativo diverso ma sempre più restrittivo, caratterizzato da incursioni militari israeliane, violenze da parte dei coloni, restrizioni alla libertà di movimento e sfollamenti.
Nonostante tali condizioni, la tredicenne Lama ha affermato che i bambini palestinesi restano determinati a continuare a studiare.
«Siamo tutti concordi nel voler esercitare il nostro diritto all’istruzione e nutriamo grandi speranze di proseguire e realizzare le nostre ambizioni», ha dichiarato.
La determinazione espressa da Lama e Amjad si scontra con una realtà in cui il rapporto di un’intera generazione con l’istruzione è cambiato radicalmente.
La scuola è diventata un obiettivo da perseguire tra sfollamenti, edifici distrutti e insicurezza, anziché una componente garantita dell’infanzia.
“Uno smantellamento sistematico”
Save the Children ha avvertito che le conseguenze non possono essere misurate semplicemente in termini di lezioni perse.
La scuola offre ai bambini protezione, interazione sociale, supporto psicologico e una routine: funzioni che diventano particolarmente importanti per i minori che vivono situazioni di violenza prolungata e sfollamento.
I bambini più piccoli stanno perdendo tappe fondamentali dello sviluppo, mentre gli studenti più grandi si trovano ad affrontare l’interruzione degli esami, il ritardo nel conseguimento del titolo di studio e una riduzione delle opportunità universitarie e lavorative.
“Mentre i bambini di tutto il mondo tornano a scuola, ritrovano i compagni e si adattano a nuove routine, i bambini palestinesi continuano a scontrarsi con ostacoli che negano loro un accesso sicuro e costante all’istruzione”, ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore regionale di Save the Children per il Medio Oriente, il Nord Africa e l’Europa dell’Est.
Ha descritto quanto accaduto al sistema educativo palestinese in termini ancora più crudi.
«Questo sistematico smantellamento dell’istruzione palestinese sta negando a un’intera generazione il diritto di apprendere, nonché le opportunità, la dignità e il futuro che l’istruzione rende possibili».
Eppure, tra aule distrutte e anni scolastici interrotti, i bambini palestinesi continuano a parlare dell’istruzione non come di qualcosa a cui hanno rinunciato, ma come di qualcosa che intendono riconquistare.
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