Gian Pio Mattogno: Oraj ha emeth: l’odio giudaico contro l'”idolatria” cristiana

Gian Pio Mattogno 

 

ORAJ HA EMETH: L’ODIO GIUDAICO CONTRO L’ “IDOLATRIA” CRISTIANA

 

Mentre gli ebrei nostrani, per amore del “dialogo”, si affaticano a convincere i “fratelli minori” che nel Talmud non esiste assolutamente nulla contro il cristianesimo, e che il Gesù ivi menzionato non è il fondatore della fede cristiana, ma un personaggio omonimo vissuto in un’altra epoca, la lettura degli scritti di organizzazioni, movimenti e siti giudeo-ortodossi (ad es. CHABAD e ORAJ HA EMETH) ‒ i quali, forti dell’enorme potere acquisito dal giudaismo internazionale, non hanno nessunissimo interesse ad invocare il principio menzognero: mipnei darkhei shalom (“per amore della pace”) ‒ ci offre al contrario squarci illuminati di verità su come stanno veramente le cose.

Quello che segue è stato ampiamente documentato, sulla scorta delle stesse fonti rabbiniche, dalla più seria e competente polemica antigiudaica.

Ma proferito dalla bocca degli stessi ebrei, secondo l’adagio ex ore tuo te iudico (ti giudico da ciò che tu stesso dici), acquista una valenza ancora più decisiva, e mette una pietra tombale definitiva  sull’intera questione.

Il sito ebraico ORAJ HA EMETH è un’autentica miniera al riguardo, come mostrato anche su questo sito revisionista.

In uno scritto dedicato specificamente alla questione se è permesso o proibito ad un ebreo di entrare in una chiesa o in una moschea, invocando l’autorità del Talmud e della tradizione rabbinica viene affermato senza mezzi termini che il cristianesimo è avodah zarah, cioè una fede idolatrica, e come tale va combattuto ed estirpato.

(¿Para el RaMBaM el cristianismo es avodah zarah (idolatrìa)?¿Se prohìbe entrar a Iglesias y se permite entrar a Mezquitas?, orajhaemeth.org. Cfr. Ad un ebreo è proibito entrare in una chiesa, luogo impuro d’idolatria, andreacarancini.it).

Il Talmud babilonese (Sanhedrin 63b) stabilisce esplicitamente che chi fa una professione di fede o una dichiarazione sotto giuramento nel nome di un idolo trasgredisce il divieto di nominare i nomi di altri dèi (Es. 23,13), ed è dunque un idolatra.

Ne consegue che tutti coloro i quali riconoscono che Gesù è un dio, o parte di un dio trino, «praticano l’avodah zarah, il culto idolatrico».

Codificando sulla base delle prescrizioni talmudiche l’equazione cristianesimo=idolatria, Maimonide ribadisce che i cristiani (notzrim, nazareni) secondo la legge ebraica debbono essere considerati senz’altro idolatri (Mishneh Torah, Hilchot Avodah Zarah 9,4).

Nel Commentario a Mishnah Avodah Zarah 1,3 (testo in passato censurato nella maggior parte delle edizioni a stampa) Maimonide scrive che la nazione cristiana, in tutta la varietà delle sue sette, «è interamente composta da idolatri».

Nei riguardi delle loro feste (e la domenica è un loro giorno di festa) ci si deve comportare esattamente come nei riguardi di tutti gli altri idolatri nei loro giorni di festa, come spiega il Talmud.

Nel Commentario a Mishnah Hulin 1,2 Maimonide scrive che i discepoli di Yeshua Ha Notzri (Gesù di Nazareth) sono eretici che nella loro stoltezza hanno messo in discussione la Torah e i profeti, hanno rinnegato la profezia ed hanno abbandonato e disprezzato i comandamenti.

Rav Yaakov Sasson (autore di numerose opere halachiche) scrive nella Halacha Yomit del 13 di Tevet 5572 che, a proposito della casa degli idoli, Maimonide insegna che è proibito guardare una casa degli idoli, e che a maggior ragione è proibito entrarvi.

Queste parole di Maimonide sono riportate tra gli altri nello Shulhan Aruch (Yore Dea 149).

In Tosafoth Avodah Zarah 17b si afferma che, per quanto possibile, bisognerebbe tenersi a distanza anche solo dall’ingresso di una casa degli idoli.

«Pertanto, ‒ chiosa Oraj ha emeth – se ci si trova nelle vicinanze di un culto idolatrico, come una chiesa, è necessario mantenersi ad almeno quattro amot di distanza dall’ingresso, giacché è risaputo che le chiese cristiane sono considerate luoghi di culto idolatrico, in quanto credono ad una divinità diversa da Hashem, egli sia benedetto. Per questa ragione è sicuramente proibito entrare nelle loro chiese, perché queste sono a tutti gli effetti luoghi di culto idolatrico».

Rav Meir Lipnick osserva che non vi è nessuno che abbia formulato una conclusione così definitiva sul cristianesimo e sulle chiese cristiane come ha fatto Maimonide.

«L’idea di inchinarsi ai piedi di un uomo inchiodato ad una croce – conclude Oraj ha emeth – ha il sapore dell’adorazione degli idoli».

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