Gian Pio Mattogno: Il sionismo in tre fonti della tradizione rabbinica: Bereshit Rabbah, Rashi e Maimonide

Gian Pio Mattogno 

 

IL SIONISMO IN TRE FONTI DELLA TRADIZIONE RABBINICA:

BERESHIT RABBAH, RASHI E MAIMONIDE

 

Ho avuto modo di scrivere che il Sionismo non è solo “nazionalismo ebraico”, e che ridurre l’ideologia sionista ad una mera questione di politica territoriale è un errore politico, storico e storiografico.

Anche se il Sionismo è un fenomeno moderno, le sue radici vanno ricercate nelle fonti più antiche della tradizione rabbinica.

L’imperialismo sionista è una conseguenza dei princìpi fondamentali della religione ebraica e delle aspirazioni messianico-imperialistiche di Israele.

Il suo obiettivo specifico immediato è la pulizia etnica e il dominio della Palestina (imperialismo regionale), ma esso mira soprattutto a spianare la strada alla venuta del Messia giudaico e all’impero universale di Israele.

(Cfr. I fondamenti teologici dell’imperialismo sionista, «Eurasia», 3/2014, pp. 217-229).

Il rabbino ortodosso talmudista Abraham Isaac Kook (1865-1935), una delle figure più eminenti della storia ebraica moderna, ha posto le basi dell’ideologia religiosa sionista come passo essenziale verso l’avvento dell’èra messianica.

Suo figlio e successore, Zvi Yehudah Kook, dichiarò che «lo Stato di Israele rappresentava una realizzazione concreta, seppur incompleta, del piano di redenzione di Dio, e che la piena redenzione richiedeva l’estensione della sovranità israeliana su tutto il territorio biblico di Israele».

(Yehudah Mirsky, Abraham Isaac Kook, MY JEWISH LEARNING, myjewishlearning.com).

Fra le numerose definizioni di Sionismo, credo che la più corretta ed appropriata sia quella data nel 1970 dall’agenzia di stampa sovietica Novosti:

«L’odierna ideologia sionista incarna il principio fondamentale della religione israelitica, che è il disprezzo per i gojim, per le persone di origine non ebraica. Le gerarchie israelitiche si sono sempre sforzate di non far conoscere largamente il contenuto dei loro principali libri religiosi, quali il Talmud e lo Shulhan Aruch.

«Ancora oggi la maggior parte della gente ignora i principali aspetti dell’ideologia religiosa degli adoratori di Jahvè (…)

«Basta leggere il Talmud o lo Shulhan Aruch per scoprire la profonda amoralità dei fondamenti religiosi del sionismo (…) il nervo più sensibile del sionismo, il suo sogno di ruolo dirigente degli “eletti del Signore”».

(Di che cosa sono scontenti i sionisti?, Agenzia di stampa Novosti (URSS), 12 ottobre 1970, cit. in A.M. Mola, Antisemitismo in Italia 1962/1972, Firenze, 1973, p. 101).

I sionisti giustificano l’attuale occupazione della Palestina e il genocidio del popolo palestinese sulla base dell’esegesi rabbinico-talmudica di diversi versetti biblici interpretati in una prospettiva imperialistica.

L’intero universo appartiene per diritto divino al “popolo eletto”.

Dio diede la Terra Santa in eredità esclusivamente ai propri “eletti”.

Nessuno straniero idolatra avrebbe mai potuto risiedervi, se non a condizione di osservare la legge ebraica, cioè di essere sottomesso alla sovranità di Israele e del suo Dio.

Qui di seguito sono riportate tre fonti della tradizione rabbinica, che, tra le numerose altre, vengono invocate dai sionisti per legittimare i loro crimini “per diritto divino”.

(1) Bereshit Rabbah (prima metà del V secolo): un midrash esegetico alla Genesi, compilato verosimilmente nella prima metà del V secolo.

(2) Rashi (1040-1105), che utilizza largamente Bereshit Rabbah.

(3) Maimonide (1135-1204), Mishneh Torah.

 

(1) Bereshit Rabbah 1, 2 

«[In principio (Gen. I,1)]. R. Jehoshua di Sikin in nome di R. Levi esordì: La sua potenza narrò al suo popolo per dare loro il retaggio delle genti (Ps. III,6).

«Per quale motivo il Santo, Egli sia benedetto, ha rivelato ad Israele ciò che ha creato il primo giorno e ciò che ha creato il secondo? Per i pagani, perché non rimproverino Israele e dicano: Voi siete una nazione di predoni! Israele può rispondere ad essi: E voi avete della preda in mano vostra, come sta scritto: I Caftorei, giunti da Kaftor li (gli Hivviti) distrussero e ne presero il posto (Deut. 2,23).

«Ma l’universo e ciò che esso contiene appartengono al Santo, Egli sia benedetto: quando Egli lo desidera lo dà a voi, e quando Egli lo desidera lo toglie a voi per darlo a noi, come sta scritto: Per dare ad essi il retaggio delle genti, la potenza delle sue opere narrò al popolo suo (Ps.111,6): narrò ad essi la creazione, com’è detto: In principio ecc.».

(Commento alla Genesi (Berešit Rabbâ), Torino, 1978, pp. 29-30)

 

(2) Rashi, Commento alla Genesi, I, 1 

«In principio creò Dio il cielo e la terra.

«In principio. ‒ R. Yishaq disse: La Torah avrebbe dovuto avere inizio con: Questo sarà per voi il primo dei mesi (Es. 12,2), che è il primo comandamento dato ad Israele. Per quale ragione allora comincia con il racconto della creazione? Perché sta scritto: Ho mostrato al suo popolo la potenza delle sue opere, al fine di poter dar loro l’eredità delle nazioni (Sal. 111,6).

«Infatti, se i popoli del mondo dicessero a Israele: “Voi siete predoni, perché avete preso con la forza le terre appartenenti alle sette nazioni [cananee]!”, essi potrebbero replicare loro: “Tutta la terra appartiene al Santo, benedetto Egli sia: è lui che l’ha creata e l’ha data a chi parve giusto ai suoi occhi. Con un atto della sua volontà egli l’ha tolta loro e l’ha data a noi”».

(Rashi di Troyes, Commento alla Genesi, Casale Monferrato, 1985, p. 3).

 

(3) Maimonide, Mishneh Torah, Avodat Kochavim 10, 3 sgg.

«È vietato vendere loro [ai gentili = idolatri] case e campi in Eretz Israel (…)

«È consentito affittare loro delle case in Eretz Israel, purché non si formi un quartiere di gentili. Meno di tre case non costituiscono un quartiere. È tuttavia vietato affittare loro i campi (…)

«È consentito vendere loro case e campi nella diaspora, perché non è la nostra terra.

«Anche là dove è permesso affittare case agli idolatri, non è permesso affittarle perché le usino come abitazioni dove introdurre idoli, come è detto: “Non introdurrete un abominio nella vostra casa” (Deut. 7,26). È invece permesso affittare loro case perché le usino come magazzini (…)

«Perché è vietato vendere loro la terra o qualsiasi altra cosa ad essa collegata? Perché è detto: “Non siate indulgenti con loro” (Deut. 7,2). Questa espressione può essere interpretata così: Finché non avranno una dimora nella terra, la loro permanenza sarà temporanea (…)

«Tutte queste cose sopra esposte si applicano solo in un’epoca in cui i gentili hanno potere su di noi. Quando però il popolo ebraico avrà potere su di loro, ci è vietato consentire che un solo idolatra sia in mezzo a noi.

«Allora neppure un residente temporaneo o un mercante che viaggia di luogo in luogo dovrebbe essere autorizzato a passare attraverso la nostra terra, a meno che non accetti di osservare le sette leggi universali comandate a Noè e ai suoi discendenti, come è detto: “Non abiteranno nella tua terra” (Es. 23,33), cioè neanche temporaneamente.

«Una persona che accetta questi sette comandamenti è un ger toshab [straniero residente]».

(Rambam, Mishneh Torah, Translated by Eliyahu Touger, chabad.org).

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