
FINLANDIA E NORVEGIA HANNO APPENA INFRANTO L’ISOLAMENTO POLITICO DELLA RUSSIA DA PARTE DELLA NATO EUROPEA
Di Andrew Korybko, 27 ottobre 2026
Questo sviluppo è di estrema importanza, poiché potrebbe innescare una serie di eventi – mediati dagli Stati Uniti – volti ad allentare le tensioni in ambito militare e di sicurezza tra il blocco NATO europeo e la Russia, una volta concluso il conflitto in Ucraina, nell’ambito di un accordo complessivo tra tutte le parti in causa.
Martedì, il presidente finlandese Alexander Stubb e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre hanno telefonato a Putin per discutere dell’imminente ripresa dei colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, previsti per il mese prossimo ad Abu Dhabi. Si tratta dei primi esponenti di spicco della NATO europea – un gruppo che esclude figure come l’ex primo ministro ungherese Viktor Orbán, vicino alla Russia, e il suo omologo slovacco Robert Fico, che condivide posizioni analoghe – a rompere l’isolamento politico della Russia imposto dal blocco. Non sorprende che Stubb abbia avuto un ruolo in tutto ciò.
A fine agosto aveva dichiarato che «a un certo punto, dovrà essere instaurato un dialogo da parte europea, e forse il ruolo più importante in questo processo spetterà ai paesi che confinano con la Russia»; un’affermazione interpretata, in questa sede, come il segnale che egli potesse presto avviare un dialogo con Mosca. Le osservazioni, sorprendentemente solide, da lui espresse poco dopo in merito alla Russia – unite al suo successivo tentativo di riportare alla ragione i suoi isterici omologhi europei e della NATO – rendono, col senno di poi, ancora più prevedibile la telefonata di martedì.
Quanto al motivo per cui il premier norvegese abbia partecipato alla chiamata, la spiegazione risiede nel fatto che egli ha ospitato l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, sia subito prima che subito dopo il recente viaggio di quest’ultimo a Mosca per incontrare Putin; in tale frangente, Witkoff ha avuto colloqui anche con Stubb e Zelensky. Il ruolo di Oslo nell’ultima fase del processo di pace russo-ucraino, mediato dagli Stati Uniti, è significativo: la Norvegia, infatti, non è un Paese membro dell’UE, il che comporta l’esclusione da questi negoziati di Kaja Kallas, la cui linea politica intransigente la rende, di fatto, una sorta di “ministro degli Esteri” dell’Unione.
In un’ottica più ampia, è stato recentemente valutato che «il fronte artico del “cordone sanitario” rappresenta la minaccia più grave per la Russia», a causa del rapido potenziamento delle forze aeree in quell’area e della sua vicinanza alla maggior parte degli asset russi destinati al secondo colpo nucleare; ciò conferisce al cosiddetto «Blocco Vichingo» un potenziale formidabile. Si prevede che tale blocco – che la Svezia mira a guidare – rafforzerà la propria sinergia con la Polonia, la quale dispone del più grande esercito all’interno della componente europea della NATO (E-NATO), arrivando potenzialmente a trasformare gli Stati baltici in un protettorato congiunto.
Il suddetto assetto costituisce un sottoblocco baltico all’interno della NATO, in grado di esercitare simultaneamente un’influenza sull’Artico, sull’area baltica e sull’Europa centrale, ponendosi così come nucleo della “NATO 3.0“. Il relativo pragmatismo mostrato di recente nei confronti della Russia dai membri finlandesi e norvegesi del “Blocco Vichingo” potrebbe portare anche a una ripresa del dialogo tra la Polonia e Mosca – sebbene, data la nota ostilità storica tra i rispettivi governi, ciò potrebbe richiedere una mediazione iniziale da parte di Trump.
La «diplomazia del bucaneve» tra Polonia e Bielorussia potrebbe affiancarsi al riavvicinamento tra Bielorussia e Stati Uniti, nonché all’apertura pragmatica del «Blocco Vichingo» verso la Russia, dando vita a un canale di gestione delle crisi tra Russia, Stati Uniti e Polonia; un canale potenzialmente estensibile anche alla Bielorussia, al Blocco Vichingo e agli Stati baltici. L’obiettivo sarebbe quello di sfruttare tale meccanismo per coordinare il reciproco arretramento delle forze militari lungo il confine – in un’ottica di de-escalation – gettando così le basi per costruire l’architettura di sicurezza europea del dopoguerra e riprendere i negoziati sul controllo degli armamenti.
Il fatto che Finlandia e Norvegia stiano rompendo l’isolamento della Russia, attuato dal blocco principale della NATO europea, è di estrema importanza: potrebbe infatti innescare una serie di eventi, mediati dagli Stati Uniti, volti ad allentare le tensioni in ambito militare e di sicurezza tra la NATO europea e la Russia, una volta concluso il conflitto in Ucraina, nell’ambito di un accordo complessivo tra tutte le parti in causa. In un simile scenario, l’architettura di sicurezza europea del dopoguerra verrebbe definita, sotto la supervisione degli Stati Uniti, principalmente dall’«Intermarium» – a guida congiunta polacco-svedese – e dalla Russia; un assetto che, in ultima analisi, potrebbe rivelarsi sostenibile.
https://korybko.substack.com/p/finland-and-norway-just-broke-mainstream
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