Perle talmudiche: è lecito frodare un non-ebreo … e farlo fesso

PERLE TALMUDICHE: È LECITO FRODARE UN NON-EBREO … E FARLO FESSO

 

(Baba Kamma 113b)

 

«Shmuel afferma che è lecito trarre profitto da un errore commerciale commesso da un non-ebreo, cioè che non è necessario restituire il lucro. La Gemara osserva che questo è simile all’episodio in cui Shmuel acquistò una coppa d’oro da un non-ebreo in cambio di una coppa di ferro, che valeva quattro dinari, e Shmuel nel pagare aggiunse un altro dinaro affinché il non-ebreo non si accorgesse del suo errore.

«La Gemara narra un altro episodio. Rav Kahana acquistò centoventi botti da un non-ebreo pagandone solo cento, e nel pagare aggiunse un altro dinaro. Rav Kahana gli disse: guarda che conto su di te per verificare che la transazione sia stata effettuata correttamente.

«La Gemara riporta un terzo episodio. Ravina ed un non-ebreo acquistarono insieme un palmizio per tagliarlo e dividerne la legna. Ravina disse al suo domestico: affrettati e precedi il non-ebreo, così potrai portarmi la parte di legna vicina alla radice dei tronchi, che è più spessa della parte superiore, perché il non-ebreo conosce solo la quantità dei tronchi che gli spettano e non si accorgerà che hai preso i pezzi più spessi».

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