La Civiltà Cattolica: liberalismo, massonismo, giudaismo

LA CIVILTÀ CATTOLICA: LIBERALISMO, MASSONISMO, GIUDAISMO

 

(Religione e liberalismo, «La Civiltà Cattolica», Anno quarantesimottavo, Vol. XI, Quaderno 1133, 1897, pp. 515, 516-517, 518-519, 524-525).

 

(…) Benché sieno tante le forme di cristianesimo che nel mondo si professano, pure di fatto l’unica forma che il liberalismo esclude ed impugna, come abbiamo asserito, è la cattolica: onde con verità può asserirsi, che il problema religioso dei nostri tempi si riduce a sapere, se il cattolicesimo debba esistere quale Cristo-Dio lo ha istituito, e con quei diritti che dalla divina sua istituzione derivano; ovvero se si debba, se fosse possibile, annientare fra le strette della barbarie che si viene restaurando nei popoli (…)

Or perché un odio sì rabbioso e pervicace al cattolicesimo?

Non esitiamo ad affermarlo: perché sopra tutte quante le confessioni pseudocristiane, avendo esso solo i genuini caratteri della vera e divina cristianità; solo sussistendo nel mirabile organismo di una attivissima gerarchia che, sparsa in diversi ordini pel mondo, s’incentra tutta nel romano Pontefice; solo serbando sempre inviolata, attraverso i secoli, l’unità della dottrina e dell’operazione; solo altresì esercita per ogni dove i suoi influssi, benefici sì alla transitoria, come all’eterna felicità degli uomini; e solo infrena tutto intero l’uomo individuo e sociale e lo assoggetta a Dio, imponendogli una fede ed una legge che non lascian luogo alla superbia della mente, né alle licenze delle passioni.

In ciò, e non in altro, sta il gran perché della ostinata guerra alla Chiesa cattolica, che si maschera col nome di questione liberale o laica dei nostri tempi.

L’odierno liberalismo non può sopportare una Chiesa, la cui gerarchia ha tanta efficacia sopra le anime, il cui domma è così invariabilmente assoluto, la cui morale si distende a tutto ed a tutti: una Chiesa che stabilisce, colla sanzione di premii e di castighi eterni, supreme regole di onestà e di giustizia, sì ai governanti e sì ai governati, sì a chi regge lo Stato e sì a chi regge la famiglia, sì all’uomo e sì al cittadino, sì al ricco e sì al povero: ed a nome di Dio promulga i naturali doveri e diritti, e mantiene l’unicuique suum e il non licet, tanto nell’ordine pubblico, come nel privato, con un’autorità così inflessibile, che non ammette capitolazioni tra la verità e l’errore, né transazioni tra il bene e il male, né accomodamenti fra la virtù ed il vizio.

Pei liberali di ogni grado e colore, questa Chiesa sottomette l’uomo a un Dio sopramondo intransigente, e chiude l’adito a scusare brutte marachelle, non che a giustificare, verbigrazia, i latrocinii di Regni col titolo della nazionalità, ed i peculati e le concussioni con quello del patriottismo (…)

Se volessimo levarne le prove dagli atti dei Parlamenti, venendo giù, per quest’ultimo mezzo secolo, fino alle ultime stoltezze a gara recitate in Montecitorio, fino all’empio discorso detto dal Brisson, presidente dell’assemblea legislativa di Francia il 18 maggio 1897, e fatto affiggere stampato in tutti i Comuni della Repubblica, non la finiremmo più mai: né basterebbero volumi a citare le insanie e le bestemmie contro il cattolicismo, proferite nei Congressi, o divulgate in milioni di libri e di giornali.

«Noi abbiamo bisogno di una rivelazione, fatta a nome di tutti i culti, contro il culto cattolico». Così il deputato Andreotti parlò nella Camera, sino dai primordii del nuovo Regno d’Italia (Tornata dei 14 marzo1863).

E il Miceli vi disse dipoi doversi volere da tutti una rivoluzione italiana, che «abbatta il Papato, il quale circonda ed abbraccia colle sue reti tutto il mondo» (Tornata dei 17 febbraio 1886).

Il deputato belga Bergé, in un solenne alla Camera di Brusselle, definì il cattolicesimo «una demenza dei popoli» (Tornata dei 6 febbraio 1872).

Un altro suo compagno, il Durand, prima aveva promulgato, in una pubblica adunanza, che «non si può tollerare un culto che ha inventato il peccato originale ed il lavacro in cui si monda» (Adunanza del 9 maggio 1869 nel teatro Déjagé).

Il celebre Luinet aveva dato il motto di guerra, col famoso detto: «È necessario che il cattolicismo crolli» (Introduction aux oeuvres de Marnix, pag. 11).

E Leone Gambetta lo inscrisse nella sua bandiera, mutando il vocabolo di cattolicismo in quello di clericalismo, il quale bandì essere il gran nemico da atterrare: ma tutti sanno che i due termini si equivalgono (…)

Qualunque presupposto si faccia, l’odio a Gesù Cristo è però umanamente inesplicabile nell’uomo, e contraddittorio alla ragione umana.

Conviene dunque spiegarlo pel concorso di un’occulta potenza, che lo ispiri ed inoculi: e questa non è e non può essere se non la satanica, la quale, per mezzo del suo più valido strumento, che è il massonismo giudaico, muove tanti battezzati in Gesù Cristo, e già in lui credenti, ad esecrarlo e perseguitarlo in tutto ciò che gli appartiene, quasi sia il nemico più malefico dell’uomo.

Il giudaismo si epiloga tutto in un amore ed in un odio: l’insaziabile amore dell’oro, auri sacra fames, che è l’idolo suo, e l’odio inestinguibile a Cristo, al quale imputa lo sterminio della sua nazione.

Certo è che esso, da più di un secolo, si è impadronito della setta massonica, l’ha informata dell’astio suo anticristiano e se n’è servito e se ne serve, per sovvertire tutto l’edificio della cristianità, scalzandone la base granitica, che è la fede in Gesù Cristo.

Il liberalismo altro non comprende, nella teorica e nella pratica, se non il sistema irreligioso ed antisociale della massoneria: se non ogni liberale è massone, per fermo ogni massone è liberale.

I legami che stringono il moderno giudaismo a questa setta versipelle sono ora così evidenti, che apparirebbe ingenuo chi li recasse in dubbio. Lo studio appunto della così detta questione semitica, in Europa, ha fatti venire alla luce segreti che si stimava fossero inscrutabili.

Si sa ora quanto la cabala talmudica ha introdotto di suo nei riti, nei misteri, nei segni e nelle allegorie dei gradi massonici: si sa che i giudei si frammescolano a tutte le logge, e le più importanti essi regolano a bacchetta. Per lo che giustamente uno dei più gravi ed accreditati periodici di Francia ha potuto scrivere, che «giudaismo e massoneria sembrano potersi esprimere con una formola identica: il giudaismo governando il mondo, bisogna necessariamente conchiudere, o che la massoneria si è fatta giudaica, o che il giudaismo si è fatto massonico» (Revue des questions historiques, 1 avril 1882).

La strettissima parentela del giudaismo colla massoneria si manifesta anche in ciò, che chi tocca la massoneria punge nel puro dell’occhio il giudaismo; e chi offende il giudaismo ferisce nel cuore la massoneria. Come hanno comune l’ingordigia dell’oro e del prepotere, così vivono insieme di livore contro il cristianesimo.

Sia d’esempio la Francia. Il motto di guerra: Il clericalismo è il nemico!, fu concepito fra i rigurgitanti scrigni di un Creso giudaico e trasmesso, per via del Cousin, gran maestro della massoneria, al Gambetta, che lo iscrisse nella sua bandiera: ed i capi più furibondi della crociata contro il clericalismo, ossia la religione cristiana cattolica, sono stati i Dreyfus, gli Hérold, i Mayer, i Naquet, i Lockroi, gli Ollendorf, tutti giudei stranieri, dai massoni levati sugli scudi.

Fra i più spietati persecutori del cattolicesimo, portano la palma i giudei Hendlé, Schnerb, Levaillant. Il giudeo Sée inventa i licei di fanciulle, per iscristianizzare al possibile la donna francese. Il giudeo Giedroye mutila i capilavori dei classici, per togliervi il nome santo di Dio, affinché non cada sotto gli occhi de’ giovanetti scolari. Il giudeo Lyon Alemand fa destituire un maestro, perché aveva lodato, in un libro dato alle stampe, l’influsso benefico del cristianesimo. Il giudeo Nacquet, ora sotto processo pei ladronecci del Panamà, propone e fa approvare la scellerata legge del divorzio.

I giudei strappano dalle scuole di Parigi i Crocifissi, li spezzano e li fanno gittare nelle cloache; e sostengono l’obbligo della scuola infantile laica, cioè senza e contro il Dio dei cristiani. I giudei domandano che la chiesa del Pantheon sia sconsacrata; e tosto sono esauditi. I giudei vogliono sbanditi gli Ordini religiosi dalle case loro e le suore dagli spedali; e subito sono contentati. I giudei insozzano la Francia con un giornalismo il più lurido, il più infame, il più nauseabondo che si possa immaginare; ed i massoni alacremente lo propagano.

In sostanza i giudei colà hanno governata finora l’opera di distruzione del cristianesimo, e di ogni nobile tradizione nazionale; ed i massoni rinnegati, fiore di liberalismo, a tutt’uomo l’hanno eseguita e la mandano avanti. Il simile avviene in tutti gli altri paesi, ne’ quali il giudeo è ammesso al godimento libero dei diritti civili. Nell’Austria-Ungheria, per esempio, il partito liberale ed i giudei si confondono insieme, e formano un unico esercito assalitore implacabile del cattolicesimo (Vedi B.R, Della Questione giudaica in Europa, Prato, 1891) (…)

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