Il ministro della Difesa israeliano Katz afferma che oltre 60 villaggi in Libano sono stati distrutti

IL MINISTRO DELLA DIFESA ISRAELIANO KATZ AFFERMA CHE OLTRE 60 VILLAGGI IN LIBANO SONO STATI DISTRUTTI

«Ogni singolo villaggio – parliamo di 23.000 abitazioni – è in rovina», si è vantato Katz davanti a un pubblico in studio che applaudiva, aggiungendo: «Non è rimasto alcun residente, 200.000 persone sono state sfollate», facendo riferimento al «modello Gaza».

Di Jason Ditz, ripubblicato da Anti War News, 19 ottobre 2026

La scorsa settimana, il New York Times ha pubblicato i risultati di un’indagine sull’invasione e l’occupazione, tuttora in corso, del Libano meridionale da parte di Israele, rilevando che circa 48 città e villaggi sono stati distrutti dalle forze dell’IDF. Il ministro della Difesa Israel Katz, intervenendo nel fine settimana sull’emittente israeliana Channel 14, si è vantato del fatto che il numero sia ancora più elevato.

Durante l’intervento, Katz ha vantato il fatto che oltre 60 villaggi siano stati completamente distrutti. «Ogni singolo villaggio – parliamo di 23.000 abitazioni – è in rovina», ha dichiarato Katz davanti a un pubblico in studio che applaudiva, aggiungendo poi: «Non è rimasto alcun abitante; 200.000 persone sono state sfollate».

Le osservazioni non lasciano quasi alcun dubbio sul fatto che Katz presenti la distruzione sistematica delle infrastrutture civili come un obiettivo primario del conflitto in corso in Libano; un aspetto che, con l’avvicinarsi delle elezioni, Katz sembra voler sottolineare. «Questo è il modello di Gaza. È ciò che stiamo attuando», ha dichiarato Katz dopo aver esposto tali dettagli.

Il “modello Gaza” è stato più volte presentato dalla destra israeliana come un approccio da adottare in altri conflitti offensivi. Dato che esso comporta un livello di distruzione totale – tale da aver già esposto Israele ad accuse di genocidio per quanto accaduto a Gaza – un’eventuale estensione di questa strategia appare destinata a suscitare forti polemiche; eppure, la destra israeliana sembra basare la propria campagna elettorale quasi esclusivamente sull’intensificazione e sull’ampliamento del raggio d’azione di attacchi di questo tipo.

Sebbene i funzionari israeliani abbiano cercato di presentare Katz come una figura meno estremista di altri membri del governo, il ministro della Difesa ha più volte promosso posizioni che spingono verso una maggiore aggressione. Proprio pochi giorni fa, infatti, ha rilasciato una dichiarazione in cui minaccia di estendere l’occupazione permanente più a fondo nel territorio libanese e di annientare completamente la comunità sciita del Libano.

Ciò pone la distruzione in Libano in una condizione alquanto distinta dalla violenza indiscriminata a Gaza. Sebbene Israele stia distruggendo con solerzia anche gran parte delle infrastrutture in Libano, Katz ha chiarito più volte che Israele sta prendendo di mira deliberatamente gli sciiti all’interno del Paese, distruggendo villaggi a maggioranza sciita ed espellendo i civili sciiti dalle loro case.

Sebbene vi fossero già serie preoccupazioni riguardo a crimini di guerra, ai sensi del diritto internazionale, a causa della violenza indiscriminata contro i civili, il prendere deliberatamente di mira una specifica religione colloca tale crimine in una categoria potenzialmente del tutto nuova: quella della persecuzione e della violenza su base religiosa.

Israele ha invaso il Libano all’inizio di marzo e ha esteso l’offensiva a nord del fiume Litani. Sebbene, in teoria, esistano alcuni accordi diplomatici con il Libano, nessuno di essi impone a Israele di cessare gli attacchi o l’occupazione; di conseguenza, le incursioni contro le località libanesi proseguono quotidianamente.

Il prossimo round di colloqui, mediato dagli Stati Uniti, si terrà a Tampa, in Florida; l’obiettivo è spingere il Libano ad abrogare le leggi che impongono il boicottaggio di Israele, mentre i funzionari israeliani continuano a ribadire che qualsiasi richiesta di cessare gli attacchi rappresenterebbe per loro una “linea rossa”.

Il primo ministro libanese Nawaf Salam sta cercando sostegno internazionale per convincere Israele a ritirarsi dal Libano meridionale, nonché aiuti internazionali per ricostruire ciò che è stato distrutto. Dato che Katz ha più volte descritto il Libano meridionale come una zona cuscinetto «permanente» che Israele intende controllare, si tratta di un’impresa ardua su entrambi i fronti.

Jason Ditz è caporedattore presso Antiwar.com. Vanta vent’anni di esperienza nella ricerca in materia di politica estera e i suoi lavori sono apparsi su testate quali The American Conservative, Responsible Statecraft, Forbes, Toronto Star, Minneapolis Star-Tribune, Providence Journal, Washington Times e Detroit Free Press.

https://israelpalestinenews.org/israeli-defense-minister-katz-says-over-60-lebanon-villages-have-been-destroyed/

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