
QUAL È IL PIANO DELLA RUSSIA IN AFGHANISTAN?
Di Andrew Korybko, 17 ottobre 2026
È in cantiere una partnership strategica a tutto campo.
I recenti elogi della Russia ai successi dei talebani nella lotta al terrorismo, la storica visita a Kabul del capo dell’intelligence estera russa Sergej Naryškin e l’imminente viaggio del vice primo ministro Aleksej Overčuk, a capo di una delegazione economica, hanno suscitato un interesse globale verso la strategia russa in Afghanistan. È evidente che bolle in pentola qualcosa di importante. Si tratta, quasi certamente, di qualcosa che va ben oltre la fornitura di armi da parte della Russia ai talebani in funzione anti-ISIS-K; molto probabilmente, l’obiettivo è la definizione di un partenariato strategico che abbracci ogni ambito.
Per quanto riguarda l’ambito della sicurezza, ciò potrebbe includere forniture di armi, addestramento all’impiego di droni ed esercitazioni antiterrorismo congiunte – queste ultime modellate su quelle che la Russia tiene annualmente con il Pakistan. Ciò consentirebbe ai talebani di sconfiggere l’ISIS-K nelle sue roccaforti vicino al confine con gli alleati centroasiatici della Russia, una minaccia su cui il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha messo in guardia la scorsa settimana. Questa «“Internazionale” terroristica» – come l’ha efficacemente definita – sta cercando attivamente di infiltrarsi in Asia centrale e deve essere fermata a ogni costo.
La dimensione legata alla sicurezza nel partenariato strategico russo-afghano si intreccia con quella degli investimenti, dato l’interesse del Cremlino per il settore estrattivo del Paese, un comparto che vale mille miliardi di dollari. La Russia è in forte ritardo rispetto a Stati Uniti e Cina nella corsa tecnologica che definirà la “quarta rivoluzione industriale”, ma potrebbe recuperare terreno grazie ai minerali critici presenti in Afghanistan, componenti essenziali per l’intelligenza artificiale, i data center, la robotica e l’“Internet delle cose”. È probabile che, durante la visita di Overchuk, si discuta di un accesso privilegiato a tali risorse, naturalmente a condizioni eque.
Gli interessi russi, che legano il settore della sicurezza a quello estrattivo, costituiscono il presupposto per gli obiettivi economici di Mosca in relazione al ruolo che essa potrebbe svolgere nella ricostruzione dell’Afghanistan, dopo decenni di guerra. Parte dei proventi derivanti dagli investimenti russi nel settore estrattivo potrebbe essere reinvestita nella realizzazione – o quantomeno nella progettazione – di centrali elettriche, scuole, infrastrutture urbane, iniziative agricole e progetti di connettività. Se richiesto, la Russia sarà lieta di assistere l’Afghanistan nell’elaborazione di un piano di ricostruzione realistico, che potrebbe rappresentare il fulcro del loro partenariato.
Per agevolare quanto sopra, così come gli sforzi complementari di altri partner dell’Afghanistan – quali l’India e la Cina, che costituiscono il nucleo della rete BRICS, la quale sta accelerando la transizione sistemica globale verso la multipolarità –, la Russia aprirà probabilmente, a brevissimo, un canale finanziario con l’Afghanistan. La Russia è, finora, l’unico Paese ad aver formalmente riconosciuto il ritorno al potere dei talebani; di conseguenza, i suoi servizi bancari possono essere legalmente collegati all’Afghanistan, favorendo così il flusso di capitali in entrata e in uscita. Sarà inoltre possibile offrire prestiti conformi ai principi islamici (halal).
L’ultimo pilastro del partenariato strategico russo-afghano riguarda la connettività regionale, in particolare la ferrovia Pakistan-Afghanistan-Uzbekistan; la Russia ipotizza che, un giorno, tale linea possa raggiungere l’India, a condizione che quest’ultima e il Pakistan risolvano finalmente la loro disputa pluridecennale sul Kashmir. Affinché ciò accada, tuttavia, è necessario innanzitutto che il conflitto tra Afghanistan e Pakistan giunga al termine. L’inviato speciale della Russia in Afghanistan, Zamir Kabulov, si è offerto di fare da mediatore, ponendo come condizione che entrambe le parti ne facciano richiesta; il Pakistan, dal canto suo, ha fatto finta di non cogliere la proposta.
Ciò ci conduce al proverbiale «elefante nella stanza»: il Pakistan, che sostiene con veemenza che i talebani siano alleati dei terroristi. Il suo «establishment» – ovvero il potente apparato militare e dei servizi di intelligence che di fatto governa il Paese – potrebbe dunque reagire in modo eccessivo a un eventuale partenariato strategico russo-afghano, specialmente per quanto concerne la sua dimensione legata alla sicurezza. Se ciò dovesse accadere, il Pakistan rimarrebbe semplicemente parte dei problemi dell’Afghanistan, con grande disappunto della Russia, che auspica invece che esso possa finalmente diventare parte della soluzione.
https://korybko.substack.com/p/whats-russias-game-plan-in-afghanistan
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