
Gian Pio Mattogno
A PROPOSITO DI GESÙ NEL TALMUD
Ho scritto un racconto.
Il racconto è ambientato nella Lombardia austriaca del XIX secolo.
Il protagonista è un tale di nome Silvio.
Silvio è un giovane di sentimenti liberali, iscritto alla carboneria.
Con l’appoggio di personaggi influenti riesce a costruire un piccolo impero navale con sede a Venezia.
Diventa editore di varie gazzette milanesi e presidente di una squadra di pallacorda che ottiene grandi vittorie sia in Italia che in Europa.
Decide di darsi alla politica, e contando, oltre che sull’appoggio di personaggi influenti, anche sulla propaganda delle gazzette di sua proprietà, riesce a raggiungere le più alte cariche del Regno.
Nella sua lunga attività politica conosce figure importanti della scena internazionale come Metternich, il maresciallo Radetzski, e persino Disraeli.
Si fa molti nemici, e lui stesso con certi suoi comportamenti sembra dare la stura alle critiche.
La sua vita intima non è irreprensibile, e spesso viene accusato di libertinismo.
Ama circondarsi di attrici e cantanti della Scala e di ballerine del Moulin Rouge.
Si dice sia molto amico dello Zar di tutte le Russie e ne condivida in loco la passione delle belle donne.
È fra i protagonisti della dolce vita a Via Veneto, nella Roma papalina.
Al punto che la moglie praticamente lo abbandona.
Silvio però non si perde d’animo e si consola immediatamente.
Ma la stessa vita politica di Silvio lascia adito a sospetti circa il suo modo di operare.
Alcuni magistrati del Regno lo inquisiscono.
In alcuni processi viene condannato, in altri assolto.
Le sue gazzette assicurano però che egli è vittima di un accanimento giudiziario.
Alla sua morte, Silvio lascia il suo impero ai figli.
Il racconto termina con un riconoscimento conferito dalla città a Silvio: a Milano piazza del Duomo, stazione di tutte le carrozze della capitale, viene intitolata al suo nome.
Un lettore mi accusa: ma hai scritto un racconto su Silvio Berlusconi!
Replico: assolutamente no.
Anche se vi sono delle assonanze esteriori tra i due, il Silvio del racconto non può essere Silvio Berlusconi, per le seguenti ragioni.
Silvio Berlusconi è vissuto nel XX secolo nella Repubblica italiana, mentre Silvio vive nel XIX secolo nella Lombardia austriaca.
Silvio Berlusconi era iscritto alla loggia massonica P2, mentre Silvio è inscritto alla carboneria.
Silvio Berlusconi ha iniziato costruendo un piccolo impero immobiliare, mentre Silvio è un armatore.
Silvio Berlusconi è diventato presidente della squadra di calcio del Milan, mentre Silvio è presidente della squadra di pallacorda.
Storicamente Silvio Berlusconi non può aver conosciuto Metternich, Radetzski e lo Zar di tutte le Russie, e non risulta abbia mai frequentato il Moulin Rouge.
Meno che mai storicamente può aver frequentato a Roma Via Veneto, che allora nemmeno esisteva.
Infine, a Silvio Berlusconi è stato intestato l’aeroporto di Milano Malpensa, mentre a Silvio è stata intestata una stazione di carrozze.
In conclusione, in ragione di tutte queste incongruenze e anacronismi il Silvio protagonista del mio racconto non è Silvio Berlusconi.
Naturalmente non ho scritto nessun racconto, ma le argomentazioni che ho addotto per negare che il Silvio del mio non-racconto sia Silvio Berlusconi sono esattamente le stesse degli apologeti, giudei e non, i quali negano che il Gesù menzionato nel Talmud sia il Gesù dei cristiani, ma un personaggio omonimo vissuto in un’altra epoca, invocando appunto le inverosimiglianze e gli anacronismi presenti nelle storie talmudiche di Gesù.
Ma così come con il mio non-racconto non ho inteso fare opera di storia, ma presentare una parodia satirica di Silvio Berlusconi, allo stesso modo il Talmud non ha inteso fare opera di storia, ma ha voluto presentare una parodia, stavolta ben più ingiuriosa e blasfema, della vita di Gesù di Nazareth.
Una parodia ingiuriosa e blasfema che è stata ripresa, con le stesse inverosimiglianze e gli stessi anacronismi, nell’infame libello Toledoth Yeshu (= storie di Gesù), il quale non a caso utilizza parte del materiale anticristiano che compare nella tradizione rabbinico-talmudica.
E nessuno mette in dubbio che il Gesù delle Toledoth Yeshu sia proprio il fondatore della fede cristiana.
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