
PERCHÉ PUTIN POTREBBE FINALMENTE DECIDERE DI METTERE IN GINOCCHIO L’UCRAINA DOPO QUASI CINQUE ANNI?
Di Andrew Korybko, 5 ottobre 2026
A prescindere dai motivi per cui Putin abbia potuto temporeggiare così a lungo, è ormai verosimile che egli sia motivato, almeno in parte, dall’allettante prospettiva di concludere con gli Stati Uniti importanti accordi sulle risorse una volta terminato il conflitto; intese i cui dettagli sono oggetto di negoziato tra i suoi emissari e quelli di Trump da oltre un anno.
Il New York Times ha citato comunicazioni russe presumibilmente intercettate per riferire che la Russia pianifica di distruggere le reti ucraine di fornitura elettrica, riscaldamento e idrica durante l’inverno. Sebbene tale affermazione non possa essere confermata, essa appare coerente con la strategia di Putin di una moderata “escalation per de-escalare” adottata in estate in risposta alla campagna di attacchi di Zelensky; una strategia che si è concretizzata nell’intensificazione delle offensive contro le infrastrutture ucraine. Se quanto riportato corrispondesse a verità, l’obiettivo della Russia non sarebbe soltanto quello di interrompere la logistica militare ucraina, bensì quello di mettere il Paese in ginocchio.
Finora Putin ha evitato di farlo, probabilmente perché ritiene che russi e ucraini siano popoli affini. Alcuni hanno ipotizzato che la Russia non disponesse in precedenza della capacità necessaria in termini di droni e/o missili – forse a causa di ritmi produttivi finora contenuti o per cautelarsi di fronte all’eventualità di un conflitto diretto con la NATO. In ogni caso, Putin sembra ormai aver accettato le conseguenze umanitarie di una conclusione del conflitto alle condizioni russe – o quantomeno al maggior numero possibile di esse – in tempi brevi piuttosto che lunghi.
Potrebbe essere mosso da motivazioni che vanno oltre la semplice “guerra di logoramento” dell’Ucraina contro la Russia, iniziata in estate con il sostegno americano e – aspetto interessante – anche francese. A quanto si dice, durante l’estate il Segretario al Tesoro Scott Bessent avrebbe comunicato alla sua controparte russa l’impossibilità di concludere accordi commerciali finché il conflitto fosse proseguito. Successivamente, Steve Witkoff e Jared Kushner hanno incontrato Putin per discutere di tali accordi (tra gli altri argomenti), dopodiché Kirill Dmitriev si è recato negli Stati Uniti per dare seguito alla questione.
Per contesto, a fine febbraio 2025 Putin si è vantato del fatto che le aziende americane “realizzeranno un buon profitto” grazie agli investimenti nel settore delle risorse russo; inoltre, l’inviato speciale di Trump per la Bielorussia, John Coale, ha recentemente confermato di aver ricevuto l’autorizzazione a proporre a Putin un accordo simile a quello concluso con la Bielorussia. L’intesa prevedrebbe un allentamento delle sanzioni in cambio della scarcerazione di “prigionieri politici”. L’alleato di Putin, Aleksandr Lukashenko, ha già accettato diversi accordi di questo tipo e sta attualmente negoziando con Trump un importante accordo relativo alla potassa.
Proprio la scorsa settimana, Lukashenko ha anche proposto un accordo trilaterale tra Bielorussia, Russia e Stati Uniti riguardante un impianto di fertilizzanti, iniziativa che tuttavia richiede la revoca delle sanzioni statunitensi contro Gazprom. I funzionari russi, a ogni livello – a partire da Putin –, hanno chiesto all’Occidente di revocare le sanzioni contro la Russia; sebbene gli Stati Uniti possano revocarne alcune qualora Putin accettasse uno scambio reciproco simile a quello bielorusso, affinché ciò avvenga su larga scala sarà prima necessario porre fine al conflitto in Ucraina. Il conseguente partenariato strategico incentrato sulle risorse potrebbe quindi rivoluzionare l’architettura economica globale.
L’economia russa ha resistito all’ondata di sanzioni senza precedenti imposta dall’Occidente, in gran parte grazie alla combinazione tra le sue risorse naturali e il sistema di pagamento nazionale; tuttavia, il Ministero dello Sviluppo Economico prevede per quest’anno una crescita del PIL di appena lo 0,6%. La schiacciante vittoria di Russia Unita alle elezioni per la Duma del mese scorso – le prime dall’inizio della fase su larga scala del conflitto in Ucraina – conferisce a Putin il mandato di adottare qualsiasi misura necessaria per vincere la guerra e garantire successivamente maggiore prosperità alla popolazione.
È dunque plausibile – e coerente con la politica russa che esige la revoca delle sanzioni occidentali – che Putin sia motivato, almeno in parte, a porre fine al conflitto il prima possibile e alle condizioni più favorevoli possibile per la Russia, così da poter poi concludere accordi di grande portata sulle risorse con gli Stati Uniti. Tale obiettivo prioritario, capace di rivoluzionare l’architettura economica globale e di garantire maggiore prosperità alla popolazione, offre la giusta chiave di lettura per l’articolo del New York Times secondo cui egli starebbe pianificando di mettere in ginocchio l’Ucraina.
https://korybko.substack.com/p/why-might-putin-finally-decide-to
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