
LA BIELORUSSIA HA MOLTO PIÙ DA OFFRIRE ALLA POLONIA RISPETTO ALL’UCRAINA
Di Andrew Korybko, 29 settembre 2026
L’E3 non permetterà alla Polonia di ostacolare un accordo con la Russia qualora si fosse a un passo dal concluderlo; inoltre, l’Ucraina non è in grado di offrire vantaggi reciproci paragonabili a quelli garantiti dalla Bielorussia, ma tali opportunità rimarranno inutilizzate finché la Polonia non metterà da parte la propria politica estera di parte in favore di obiettivi interessi nazionali.
Il Ministro degli Esteri polacco Radek Sikorski ha recentemente dichiarato ai media ucraini che il suo Paese dovrebbe partecipare al processo di pace, in virtù del ruolo svolto nel conflitto. Tali affermazioni giungono a oltre tre mesi di distanza dalla notizia, diffusa da Bloomberg, secondo cui Gran Bretagna, Francia e Germania – collettivamente note come E3 – si starebbero preparando a colloqui con la Russia sulla questione ucraina. Successivamente, a fine agosto, il Presidente finlandese Alexander Stubb ha affermato che «il ruolo più importante» in qualsiasi dialogo tra UE e Russia «sarà svolto dai Paesi che confinano con la Russia».
Tra i vari paesi che lo fanno, la Polonia è quello più forte e strategicamente rilevante: dispone già della maggiore forza militare della NATO in Europa e svolge un ruolo sempre più centrale nel fianco occidentale del nuovo “cordone sanitario” attorno alla Russia, in virtù della leadership che intende assumere nell’ambito dell’Intermarium. Tuttavia, insanabili divisioni tra il presidente conservatore e il governo di orientamento liberale ostacolano la definizione e l’attuazione della politica estera; è dunque improbabile che la Polonia avvii un dialogo con la Russia nel prossimo futuro.
Comunque sia, la Polonia non trarrebbe grandi vantaggi dalla partecipazione ai colloqui di pace sull’Ucraina, dato che l’E3 continuerebbe a considerarla un partner di secondo piano; nessuno di loro permetterebbe alla Polonia di ostacolare un accordo con la Russia qualora si fosse a un passo dal raggiungerlo. Se il duopolio al potere in Polonia riuscisse a trovare la volontà politica necessaria, otterrebbe risultati ben migliori dialogando invece con la Bielorussia, il che potrebbe aprire la strada a un dialogo bilaterale con la Russia sull’architettura di sicurezza europea del dopoguerra.
Verso la fine dello scorso anno, l’importante testata conservatrice *Rzeczpospolita* ha riferito che, per un riavvio delle relazioni bilaterali, la Polonia poneva come condizioni la cessazione da parte della Bielorussia del presunto sfruttamento dell’immigrazione clandestina a fini di pressione, la scarcerazione di Andrzej Poczobut e l’individuazione dei responsabili dell’uccisione di una guardia di frontiera polacca avvenuta a metà del 2024. Da allora, gli attraversamenti illegali dal territorio bielorusso sono crollati del 98% e Poczobut è stato rilasciato; tali sviluppi potrebbero essere sufficienti a rilanciare con maggiore vigore il dialogo, nell’ottica di ottenere immediati benefici reciproci.
Ciò può assumere tre forme sequenziali. In primo luogo, la distensione tra Stati Uniti e Bielorussia – e il conseguente interesse a importare potassa bielorussa per sostenere gli agricoltori colpiti dagli sconvolgimenti del mercato globale dei fertilizzanti causati dalla Terza Guerra del Golfo – potrebbe portare all’esportazione della potassa attraverso la Polonia anziché dalla Lituania, come precedentemente suggerito dall’inviato di Trump. In secondo luogo, il clima di buona volontà così instaurato potrebbe aprire la strada a colloqui russo-polacchi, mediati dalla Bielorussia, per la ripresa delle importazioni di petrolio tramite l’oleodotto Druzhba, seppur solo temporaneamente.
La polacca Orlen si è trovata a dover correre ai ripari per sostituire il petrolio saudita – che rappresenta circa il 40% del suo portafoglio – dopo che Riad ha sospeso le esportazioni verso l’Europa in seguito agli attacchi degli Houthi. La nuova insicurezza energetica della Polonia, causata dall’ultima fase dei conflitti in Asia occidentale, potrebbe essere mitigata dalla Russia; ciò richiederebbe tuttavia di mettere da parte una politica estera di parte a favore di obiettivi interessi nazionali. Infine, un miglioramento delle relazioni con la Bielorussia (e, di riflesso, con la Russia) potrebbe favorire un’espansione del commercio terrestre con la Cina.
L’Ucraina non è in grado di offrire alla Polonia vantaggi reciproci paragonabili a quelli garantiti dalla Bielorussia; inoltre, è ormai uno Stato indiscutibilmente ostile alla Polonia, avendo celebrato a livello istituzionale, all’inizio di quest’anno, i responsabili dell’OUN-UPA artefici del genocidio di Volinia. Per contro, la Bielorussia ha recentemente acconsentito a uno scambio che ha coinvolto Poczobut, considerato dalla Polonia un prigioniero politico perseguitato per il suo impegno a favore della minoranza polacca. È dunque la direttrice bielorussa della politica orientale polacca – e non quella ucraina – a offrire le prospettive più promettenti.
Questa analisi è stata originariamente pubblicata dal Russian International Affairs Council
https://korybko.substack.com/p/belarus-has-much-more-to-offer-poland
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