Gian Pio Mattogno: “Dialoganti” cristiani al servizio della sinagoga: il “Council of Centers on Jewish-Christian Relations” e le Toledoth Yeshu

Gian Pio Mattogno 

 

“DIALOGANTI” CRISTIANI AL SERVIZIO DELLA SINAGOGA: IL “COUNCIL OF CENTERS ON JEWISH-CHRISTIAN RELATIONS” E LE TOLEDOTH YESHU

 

Come quelle del Signore, anche le vie del servilismo dei “dialoganti” cristiani e catto-conciliari nei confronti della Sinagoga sono infinite (si vedano diversi esempi in questo stesso sito revisionista).

Un servilismo che diventa spesso masochismo puro e semplice.

Si viene pesantemente insultati, ed invece di indignarsi si giustificano supinamente gli insulti, fin quasi a goderne.

Qui voglio richiamare l’attenzione su un contributo (si fa per dire) del COUNCIL OF CENTERS ON JEWISH-CHRISTIAN RELATIONS al “dialogo” ebraico-cristiano, risalente a qualche anno fa.

Il COUNCIL è un’associazione di centri ed istituti con sede negli Stati Uniti e in Canada che ha il compito di «promuovere la comprensione reciproca fra ebrei e cristiani» (Who Are We?, ccrj.us).

Esso, così ci viene assicurato, si impegna nella ricerca, nell’attività educativa e nel dialogo interreligioso nel pieno «rispetto dell’integrità religiosa», tanto ebraica quanto cristiana.

Sul rispetto dell’integrità del giudaismo non ci sono dubbi.

Sul rispetto dell’integrità del cristianesimo qualche perplessità sorge, se prendiamo in considerazione un esempio di «attività educativa» interreligiosa relativa alle Toledoth Yeshu apparso sul sito del COUNCIL.

(Toledoth Yeshu (ca. 14th century, tradition to 6th century?), December 20, 2008, ccrj.us).

Un modo davvero singolare di promuovere la comprensione reciproca fra ebrei e cristiani!

I lettori di questo sito revisionista conoscono bene le Toledoth Yeshu (= storie, generazioni di Gesù), l’infame libello giudaico che trasuda odio, ingiurie e blasfemie contro Gesù, Maria e la fede cristiana.

(Cfr. Mika Ahuvia: Una introduzione alle Toledoth Yeshu; Joseph Klausner: Toledoth Yeshu, andreacarancini.it).

Il COUNCIL riprendeva alcune pagine dell’opera del rabbino Morris Goldstein, Jesus in Jewish Tradition (New York, 1950), pp. 148-154, apparse sul sito JEWISH & CHRISTIAN LITERATURE (Toldot Yeshu, jewishchristianlit.com), a cura di Alan Humm, e che vengono riproposte qui di seguito.

Di fronte alle ingiurie e blasfemie anticristiane, il COUNCIL si limitava puramente e semplicemente a ricopiare la nota introduttiva che iniziava con queste parole:

«Questa è una versione denigratoria della vita di Gesù, nata dalla reazione della comunità ebraica al cristianesimo», seguite da queste altre parole:

«Non c’è consenso accademico su quanto il testo possa essere una parodia di un vangelo ora perduto».

Capito? Non una parola di biasimo e di indignazione contro le blasfemie e le ingiurie contro Gesù e Maria.

Secondo gli struzzi dialoganti cristiani e catto-conciliari questo infame libello denigratorio e forse (?) parodistico è una semplice “reazione”!

Tutto qui.

E il “dialogo” può andare avanti tranquillamente, a dispetto delle ingiurie e degli insulti dei “fratelli maggiori” contro tutto ciò che vi è di più sacro nella fede dei “fratelli minori”!

 

 

(Note: G=Goldstein; AH=Alan Humm. N.B. Quella qui riportata non è che una delle versioni delle Toledoth Yeshu).

 

 

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(On the Generations of Jesus. Text from Goldstein, Jesus in Jewish Tradition, pp. 148-154)

 

 

Nell’anno 3671[1], al tempo del re Ianneo, una grave sventura colpì Israele: sorse un uomo di dubbia reputazione della tribù di Giuda, di nome Joseph Pandera, il quale abitava a Betlemme, in Giudea.

Nelle vicinanze della sua casa abitavano una vedova e sua figlia, una fanciulla bella e casta di nome Miriam. Miriam era promessa sposa a Yohanan, della casa reale di David, uomo esperto della Torah e timorato di Dio.

Alla fine di un Sabato, Joseph Pandera, uomo attraente e dall’aspetto guerriero, dopo aver posato uno sguardo pieno di desiderio su Miriam, bussò alla porta della sua stanza e la ingannò fingendosi il suo promesso sposo Yohanan. Ella rimase sconvolta da questo comportamento sconveniente [di colui che credeva essere il suo promesso sposo] e cedette soltanto contro la propria volontà.

In seguito, quando Yohanan si recò da lei, Miriam espresse stupore per un comportamento così estraneo al suo carattere. Fu così che entrambi vennero a conoscenza del crimine di Joseph Pandera e del terribile errore commesso da Miriam.

Allora Yohanan si recò da Rabban Shimeon ben Sheta e gli raccontò della tragica seduzione.

Non avendo i testimoni che servivano per la punizione di Joseph Pandera, e dal momento che Miriam era rimasta incinta, Yohanan partì per Babilonia[2].

Miriam diede alla luce un figlio, che chiamò Yehoshua, come suo fratello. Questo nome in seguito fu cambiato in Yeshu.

L’ottavo giorno fu circonciso. Quando fu abbastanza grande, Miriam portò il ragazzo alla casa di studio per essere istruito nella tradizione ebraica.

Un giorno Yeshu si presentò davanti ai Saggi a scapo scoperto, rivelando una sprezzante mancanza di rispetto.

A questo punto sorse una discussione se Yeshu fosse o no figlio illegittimo e figlio di niddah[3].

Inoltre la storia racconta che, mentre i rabbini discutevano del trattato Nezikin, egli diede la sua impudente interpretazione della legge e, nel dibattito che ne seguì, sostenne che Mosè non poteva essere il più grande dei profeti se aveva dovuto ricorrere ai consigli di Ietro.

Questo portò ad ulteriori indagini sulle origini di Yeshu, e si scoprì, tramite Rabban Shimeon ben Shetah, che era figlio illegittimo di Joseph Pandera.

Miriam lo ammise[4]. Dopo che la cosa divenne di pubblico dominio, Yeshu dovette fuggire nell’Alta Galilea.

Dopo il re Ianneo, sua moglie Elena[5] governò su tutta la terra di Israele.

Nel Tempio si trovava la Pietra di Fondazione, sulla quale erano incise le lettere del Nome Ineffabile di Dio. Chiunque avesse appreso il segreto del Nome e come usarlo, avrebbe potuto fare tutto ciò che desiderava.

Perciò i Saggi presero provvedimenti affinché nessuno potesse acquisire una tale conoscenza. Dei leoni di bronzo furono legati a due colonne di ferro all’ingresso del luogo degli olocausti.

Se qualcuno fosse entrato ed avesse appreso il Nome, una volta uscito i leoni gli avrebbero ruggito contro e immediatamente il prezioso segreto sarebbe stato dimenticato.

Yeshu venne ed apprese le lettere del Nome. Le scrisse su di una pergamena che nascose all’interno di un taglio aperto nella coscia e subito dopo ripiegò la carne sopra la pergamena. Mentre se ne stava andando, i leoni ruggirono ed egli dimenticò il segreto. Ma una volta giunto a casa, riaprì il taglio nella carne con un coltello e tirò fuori la scritta. Allora si ricordò ed imparò ad usare le lettere[6].

Radunò attorno a sé trecentodieci giovani d’Israele e accusò coloro che parlavano male della sua nascita di essere persone che bramavano gloria e potere per sé stesse. Yeshu disse: “Io sono il Messia. E riguardo a me Isaia profetizzò: Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio, e lo chiamerà Emmanuel”.

Poi citò altri testi messianici, ribadendo: “Davide, mio antenato, riguardo a me profetizzò: Il Signore mi ha detto: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”.

I ribelli che erano con lui risposero che, se Yeshu era veramente il Messia, avrebbe dovuto dare loro un segno convincente. Allora gli portarono uno zoppo, che non aveva mai camminato. Yeshu pronunciò sull’uomo le lettere del Nome Ineffabile e il lebbroso [sic] fu guarito. Da quel momento lo adorarono come il Messia, Figlio dell’Altissimo.

Quando la notizia di questi avvenimenti giunse a Gerusalemme, il Sinedrio prese la decisione di catturare Yeshu. Inviarono come messaggeri Annanui ed Ahazah, i quali, fingendosi suoi seguaci, dissero che gli portavano un invito da parte dei capi di Gerusalemme a far loro visita.

Yeshu acconsentì, a condizione però che i membri del Sinedrio lo accogliessero come un signore. Si mise in cammino verso Gerusalemme e, giunto a Knob, si procurò un asino sul quale fece il suo ingresso a Gerusalemme, in adempimento della profezia di Zaccaria.

I Saggi lo legarono e lo condussero alla presenza della regina Elena, accusandolo: “Quest’uomo è un mago e seduce tutti”. Yeshu replicò: “I profeti hanno predetto la mia venuta fin dai tempi più antichi”: ‘Un germoglio spunterà dal tronco di Jesse’; ed eccomi qui. Quanto a loro, la Scrittura dice: ‘Beato l’uomo che non segue l’esempio degli empi’”.

La regina Elena chiese ai Saggi: “Ciò che dice, è nella vostra Torah?” Ed essi risposero: “È nella nostra Torah, ma non si riferisce a lui, perché nella Scrittura è detto: ‘Quel profeta che avrà la presunzione di pronunciare nel mio nome una parola che io non gli ho comandato di pronunciare, o che parlerà in nome di altri dèi, quel profeta dovrà morire’. Egli non ha adempiuto i segni e le condizioni del Messia”.

Yeshu disse: “Signora io sono il Messia e faccio rivivere i morti”. Allora gli fu portato un cadavere; egli pronunciò le lettere del Nome Ineffabile ed il corpo tornò in vita.

La regina ne rimase profondamente scossa e disse: “Questo è un vero segno”. Rimproverò i Saggi e li allontanò umiliati dalla sua presenza. I seguaci dissidenti di Gesù aumentarono e scoppiò una controversia in Israele.

Gesù si recò nell’Alta Galilea. I Saggi si presentarono alla regina, lamentandosi del fatto che Yeshu praticasse la stregoneria e traviasse il popolo. Perciò ella mandò Annaui e Ahaziah a prenderlo.

Lo trovarono nell’Alta Galilea che si proclamava Figlio di Dio. Quando cercarono di catturarlo ci fu una colluttazione, ma Yeshu disse agli uomini dell’Alta Galilea: “Non fate battaglia”. Egli avrebbe mostrato la sua potenza con il potere che gli derivava dal Padre suo che è nei cieli. Pronunciò il Nome Ineffabile sugli uccelli d’argilla ed essi volarono via. Pronunciò le stesse parole su una macina posta sulle acque; vi si sedette sopra e la macina cominciò a galleggiare come una barca.

Quando videro ciò, tutti si meravigliarono. Su richiesta di Yeshu gli emissari partirono e riferirono questi prodigi alla regina, ed ella ebbe un fremito di stupore.

Poi i saggi scelsero un uomo di nome Giuda Iscariota e lo condussero al santuario, dove apprese le lettere del Nome Ineffabile, proprio come aveva fatto Yeshu.

Quando Yeshu fu chiamato alla presenza della regina, questa volta erano presenti anche i Saggi e Giuda Iscariota. Yeshu disse: “Di me si dice: ‘Salirò in cielo’”. Poi, dispiegate le braccia come ali d’aquila, volò tra cielo e terra, suscitando lo stupore di tutti.

Gli anziani chiesero a Giuda Iscariota di fare altrettanto. Egli obbedì e volò verso il cielo.

Iscariota cercò di costringere Yeshu a scendere sulla terra, ma nessuno dei due riuscì a prevalere sull’altro, poiché entrambi conoscevano l’uso del Nome Ineffabile.

Tuttavia Iscariota contaminò Yeshu, cosicché entrambi persero il loro potere e caddero sulla terra, e in quella condizione di contaminazione le lettere del Nome ineffabile sfuggirono loro. A causa di questa azione di Giuda piansero la vigilia della nascita di Yeshu.

Yeshu fu catturato. Il suo capo fu coperto con un mantello e fu percosso con dei bastoni di melograno; ma non poté fare nulla, poiché non possedeva più il Nome Ineffabile.

Yeshu fu tenuto prigioniero nella sinagoga di Tiberiade, e lo legarono ad una stele. Per placare la sua sete gli diedero da bere dell’aceto e gli posero sul capo una corona di spine.

Si ebbero contese e dispute fra gli anziani e i seguaci più irriducibili di Yeshu, e questi ultimi fuggirono con lui nella regione di Antiochia[7]. Qui rimase fino alla vigilia della Pasqua[8].

Yeshu decise allora di recarsi al Tempio per riappropriarsi del segreto del Nome. Quell’anno la Pasqua cadeva di sabato. La vigilia della Pasqua Yeshu, accompagnato dai suoi discepoli, giunse a Gerusalemme cavalcando un asino. Molti si prostrarono dinanzi a lui. Entrò nel Tempio con i suoi trecentodieci seguaci.

Uno di loro, Giuda Iscariota[9], informò i Saggi che Yeshu si trovava all’interno del Tempio, e che i discepoli avevano fatto voto, secondo i Dieci Comandamenti, di non rivelarne l’identità, ma che lo avrebbero indicato prostrandosi ai suoi piedi.

Così fu fatto e Yeshu fu arrestato. Interrogato sul suo nome, egli rispose più volte dando i nomi Mattai, Nakki, Buni, Netzer, ogni volta citando un versetto, cui i Saggi contrapposero un altro versetto.

Yeshu fu messo a morte all’ora sesta, alla vigilia della Pasqua e del sabato. Quando cercarono di appenderlo ad un albero, questo si spezzò, perché, quando aveva ricevuto il potere, aveva pronunciato nel Nome Ineffabile che nessun albero avrebbe potuto sorreggerlo.

Non aveva pronunciato il divieto in relazione al gambo di carruba[10], perché è una pianta più che un albero, e su di esso fu appeso all’ora della preghiera pomeridiana, perché nella Scrittura è detto: “Il suo corpo non rimarrà tutta la notte sull’albero”. Lo seppellirono fuori della città.

Il primo giorno della settimana i suoi audaci discepoli si recarono dalla regina Elena informandola che colui che era stato ucciso era veramente il Messia e che non si trovava più nella sua tomba, ma era asceso in cielo come aveva profetizzato. Furono effettuate accurate ricerche, ma non fu trovato nella tomba dove era stato sepolto. Un giardiniere lo aveva prelevato dalla tomba e lo aveva seppellito nella sabbia sopra la quale scorrevano le acque reflue del giardino.

La regina Elena pretese, sotto minaccia di una severa punizione, che il corpo di Yeshu le fosse mostrato entro tre giorni. Grande fu l’angoscia, e quando il giardiniere vide Rabbi Tanhuma vagare nel campo lamentandosi dell’ultimatum della regina, raccontò ciò che aveva fatto, affinché i discepoli di Yeshu non rubassero il corpo e affermassero poi che era asceso in cielo.

I Saggi prelevarono il corpo, lo legarono alla coda di un cavallo e lo trascinarono fino alla presenza della regina, dicendo: “Questo è Yeshu, che dicono sia asceso in cielo”.

Rendendosi conto che Yeshu era un falso profeta che aveva ingannato il popolo e lo aveva traviato, la regina si fece beffe dei suoi discepoli e lodò per contro i Saggi.

I discepoli si sparsero fra le nazioni: tre andarono sui monti di Ararat, tre in Armenia, tre a Roma e tre nei regni al di là del mare. Ingannarono la gente, ma alla fine vennero uccisi.

I seguaci traviati dissero agli israeliti: “Avete ucciso il Messia del Signore”. Gli israeliti risposero: “Avete creduto in un falso profeta”. Si ebbero contese e discordie senza fine per trent’anni.

I Saggi desideravano separare da Israele coloro che continuavano a proclamare Yeshu come il Messia, e chiesero aiuto ad un uomo di grande erudizione, Simeone Kepha. Simeone si recò ad Antiochia, la principale città dei Nazareni, e disse loro: “Io sono un discepolo di Yeshu. Mi ha mandato lui per indicarvi la via. Vi darò un segno, come ha fatto Yeshu”.

Simeone, che aveva anch’egli appreso il segreto del Nome Ineffabile, per mezzo di esso guarì un lebbroso ed uno zoppo, e così venne accettato come vero discepolo. Egli disse loro che Yeshu era in cielo, alla destra del Padre suo, in adempimento del Salmo 110,1. Aggiunse che Yeshu desiderava che si separassero dagli ebrei e non seguissero più le loro usanze, come aveva detto Isaia: “Le vostre lune nuove e le vostre feste l’anima mia aborrisce”.

Dovevano ora celebrare il primo giorno della settimana invece del settimo, la Resurrezione invece della Pasqua, l’Ascensione al cielo invece della Festa delle Settimane, il rinvenimento della croce invece del Nuovo Anno, la Festa della Circoncisione invece del Giorno dell’Espiazione, il Capodanno invece di Chanukah. Dovevano essere indifferenti riguardo alla circoncisione e alle leggi alimentari. Inoltre, dovevano seguire l’insegnamento di porgere la destra se colpiti a sinistra, e di accettare con mitezza la sofferenza.

Tutte queste nuove ordinanze che Simeone Kepha (o Paolo, come era conosciuto dai Nazareni) avevano in realtà lo scopo di separare i Nazareni dal popolo d’Israele e di porre fine alle lotte intestine.

 

[1] Intorno al 90 a.C. (G)

[2] Secondo alcune tradizioni: per l’Egitto (AH).

[3] Impurità sessuale (incesto, adulterio, prostituzione) (AH). [In realtà niddah=donna mestruata n.d.r.].

[4] In una versione di questa ammissione ella confessa non solo che Yeshu è frutto di una relazione illecita, ma anche che all’epoca ella era ritualmente impura per via delle mestruazioni (il contatto sessuale, anche col proprio marito, non era lecito durante le mestruazioni, e neppure per un certo periodo di tempo dopo, secondo la legge rabbinica) (AH).

[5] Salome Alexandra (G).

[6] In linea, a quanto pare, con il senso generale della critica ebraica ai miracoli di Gesù, che risale almeno a Celso (II secolo), questa tradizione non nega la capacità di Gesù di compiere miracoli, ma lo accusa invece di praticare la magìa. Questa versione accetta persino l’origine divina dei miracoli, ma li attribuisce all’uso improprio del nome divino, con tutti suoi poteri intrinseci. Nell’Alfabeto di Ben Sira, Lilith viene accusata dello stesso crimine, cioè di aver usato il potere del nome divino per fuggire dal Giardino di Eden (AH).

[7] Alcune tradizioni dicono: Egitto (G).

[8] In una variante della storia, Giuda riesce a superare Yeshu nella gara dei segni con un miracolo, senza però contaminarlo. Yeshu viene screditato ed arrestato e, come in questa storia, i discepoli riescono a liberarlo, ma egli ricorda ancora il Nome Ineffabile. Fugge in Egitto nella speranza di apprendere anche la magìa egizia (considerata la migliore al mondo). Giuda si reca in Egitto e si infiltra tra i discepoli, fingendosi uno di loro. È da questa posizione privilegiata che riesce a far dimenticare il Nome magico a Yeshu, spingendolo a ritornare a Gerusalemme per apprenderlo di nuovo. Giuda invia un avvertimento ai Saggi, insieme al suo piano per arrestarlo (AH).

[9] In aramaico Ga’isa (G).

[10] O gambo di cavolo (AH).

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