La campagna per trascinare l’America nella seconda guerra mondiale con l’inganno

LA CAMPAGNA PER TRASCINARE L’AMERICA NELLA SECONDA GUERRA MONDIALE CON L’INGANNO

Prima di Pearl Harbor, vi fu un’elaborata operazione di influenza britannica basata su documenti falsificati, notizie false e manipolazioni.

Di Hunter DeRensis, 6 dicembre 2019

Settantotto anni fa, il 6 dicembre 1941, gli Stati Uniti erano in pace con il resto del mondo. La mattina seguente, ora locale, l’Impero del Giappone bombardò la base della Marina statunitense a Pearl Harbor, nelle Hawaii. Quattro giorni dopo, la Germania nazista dichiarò guerra agli Stati Uniti. Il popolo americano si ritrovò così inevitabilmente coinvolto in un conflitto globale che sarebbe costato la vita a oltre 400.000 dei suoi figli.

Tuttavia, prima che il Giappone spalancasse le porte alla guerra, gli Stati Uniti erano stati bersaglio di un’elaborata campagna di influenza occulta, volta a spingere l’opinione pubblica – con ogni mezzo necessario – a sostenere l’intervento a fianco dei britannici. Condotta dal servizio di intelligence britannico MI6, tale operazione si avvalse della collaborazione, talvolta consapevole (e spesso inconsapevole), dei vertici del governo statunitense e dell’establishment mediatico.

All’inizio dell’estate del 1940, il Primo Ministro britannico Winston Churchill inviò l’agente dei servizi segreti William Stephenson in Nord America per istituire la British Security Coordination (BSC), un’organizzazione dal nome apparentemente innocuo. Stephenson, nato in Canada, era stato un asso dell’aviazione durante la Prima Guerra Mondiale e un ricco industriale, oltre che un intimo confidente di Churchill da diversi anni. Assunto il nome in codice “Intrepid” durante le sue operazioni, Stephenson – capo dei servizi segreti – fu la principale fonte d’ispirazione per la figura di James Bond (il cui creatore, Ian Fleming, collaborò con la BSC).

La base operativa del BSC era situata al 35° piano del Rockefeller Center di New York, locali occupati a titolo gratuito. La campagna di influenza prese il via nell’aprile del 1941, avvalendosi di centinaia di agenti, tra cui figure ben inserite in organizzazioni di facciata, nell’amministrazione pubblica e negli istituti di sondaggi.

Intrepid aveva un bel da fare.

All’inizio del 1941, oltre l’80% degli americani si opponeva all’intervento degli Stati Uniti nella guerra in Europa, un sentimento espresso attraverso l’America First Committee. Fondata nel settembre 1940 da un gruppo di studenti di Yale (tra cui Gerald Ford, Sargent Shriver e il futuro giudice della Corte Suprema Potter Stewart), al suo apice l’organizzazione contava 800.000 membri paganti e 450 sezioni locali diffuse in tutto il Paese.

«L’America First Committee sosteneva che non avremmo dovuto farci coinvolgere in guerre straniere, come era accaduto durante la Prima guerra mondiale», ha dichiarato a The American Conservative John V. Denson, illustre studioso del Ludwig von Mises Institute ed ex giudice di circuito in Alabama. «Vi erano state molte critiche alla decisione di [Woodrow] Wilson di trascinarci nel primo conflitto mondiale; era quindi diffusa la convinzione di essere stati indotti con l’inganno a partecipare a quella guerra e che, di conseguenza, fosse necessario restare fuori dai conflitti europei. Questa era la posizione di America First: non volevamo che l’Inghilterra o chiunque altro ci trascinasse in un’altra guerra».

Ciò significava che uno degli obiettivi principali del BSC era screditare e molestare quegli americani contrari all’ingresso nella Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, non poteva farlo apertamente. Il Fight for Freedom Committee fu istituito (al pari del BSC) nell’aprile del 1941 e aveva anch’esso sede al Rockefeller Center; lì dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero dovuto accettare «il fatto di essere in guerra, dichiarata o meno».

Nel settembre del 1941, quando il senatore del Nord Dakota Gerald Nye – figura anti-interventista e acerrimo critico dell’industria degli armamenti – tenne un discorso a Boston, i manifestanti del gruppo “Fight for Freedom” lo fischiarono e lo contestarono aspramente, distribuendo nel contempo 25.000 volantini che lo bollavano come “appeaser” e “filo-nazista”. Analogamente, quando il deputato di New York Hamilton Fish III – una spina nel fianco, dal carattere irascibile, per Franklin Roosevelt – tenne un comizio a Milwaukee, un membro di “Fight for Freedom” interruppe il suo intervento per consegnargli un cartello con la scritta: “Il Führer ti ringrazia per la tua lealtà”. I giornalisti, avvisati in precedenza, fecero in modo che le fotografie della scena venissero pubblicate su testate di tutto il Paese.

Quando Charles Lindbergh, aviatore e oratore di punta dell’America First Committee, parlò a un raduno al Madison Square Garden nell’ottobre del 1941, l’organizzazione Fight for Freedom tentò di creare confusione stampando biglietti contraffatti. Ciononostante, Lindbergh riuscì a tenere il suo discorso davanti a oltre 20.000 sostenitori, senza contare un agente provocatore che cercò di suscitare scalpore gridando: “Impiccate Roosevelt!”. (In realtà, furono le famigerate dichiarazioni rilasciate da Lindbergh a Des Moines l’11 settembre a danneggiare la causa non interventista più di qualsiasi altra manovra orchestrata dal BSC).

Uno studio del 1945 condotto dagli storici del BSC descriveva così i loro sforzi: «Le figure in questione venivano screditate, i loro trascorsi poco edificanti venivano riesumati, le loro dichiarazioni stampate e ristampate… A poco a poco, un senso di colpa si insinuò nelle città e negli stati. La campagna prese piede».

Per promuovere la campagna di influenza, Stephenson elargiva ingenti somme di denaro ogni mese ai vertici di testate giornalistiche come la Overseas News Agency o l’emittente radiofonica WRUL; in cambio, questi diffondevano all’estero notizie false. Si trattava spesso di resoconti inventati sullo sforzo bellico britannico, prontamente ripresi dai giornali americani che li ritenevano attendibili. Nell’autunno del 1941, il BSC diffondeva tra le 20 e le 25 notizie false a settimana.

La campagna di influenza di Stephenson raggiunse la massima efficacia quando egli sfruttò i propri contatti politici per orientare la linea dell’amministrazione Roosevelt. Fu proprio Stephenson a suggerire la nomina dell’eminente avvocato William J. Donovan a “Coordinatore delle informazioni” (un ufficio anch’esso situato al Rockefeller Center). Nel descrivere tale nomina, lo storico Ralph Raico scrisse: “Tramite Stephenson, Churchill controllava di fatto l’organizzazione di William Donovan, ovvero il nucleo embrionale dei servizi segreti statunitensi”. Donovan, definito dai britannici “il nostro uomo”, avrebbe poi guidato l’Office of Strategic Services (OSS), precursore della CIA.

Una volta predisposto il tutto, Stephenson incaricò il paroliere britannico Eric Maschwitz di realizzare due falsi: una mappa che illustrava un piano di guerra tedesco per l’occupazione del Sud America e un piano nazista per abolire le religioni del mondo. Tali documenti contraffatti furono forniti dal BSC a Donovan, il quale li consegnò al presidente.

«Sono in possesso di una mappa segreta realizzata in Germania dal governo di Hitler — dagli artefici del nuovo ordine mondiale», annunciò Franklin Roosevelt durante un discorso radiofonico del 27 ottobre tenuto al Mayflower Hotel di Washington, D.C. «Si tratta di una mappa del Sud America e di una parte dell’America Centrale, così come Hitler intende riorganizzarle… Questa mappa rende evidente il disegno nazista non solo contro il Sud America, ma contro gli stessi Stati Uniti».

«Il vostro governo è in possesso di un altro documento, redatto in Germania dal governo di Hitler», proseguì Roosevelt. «Si tratta di un piano per abolire tutte le religioni esistenti: protestante, cattolica, maomettana, induista, buddista ed ebraica. […] Al posto della Bibbia, verranno imposte e fatte osservare come Sacra Scrittura le parole del “Mein Kampf”. E al posto della croce di Cristo saranno posti due simboli: la svastica e la spada sguainata».

Donovan, consapevole del fatto che Stephenson gli avesse fornito informazioni false in passato, sapeva quasi certamente che i documenti erano dei falsi. Ma che dire del presidente Roosevelt?

Henry Hemming, autore di Agents of Influence: A British Campaign, a Canadian Spy, and the Secret Plot to Bring America into World War II, ha spiegato in un’intervista a TAC: «Quando Adolf Berle [Assistente Segretario di Stato per gli Affari dell’America Latina] si reca da Roosevelt nel settembre del 1941, porta con sé un dossier. In questo dossier sono raccolte le prove di tre distinti episodi in cui i britannici hanno tentato di fabbricare indizi relativi a un complotto nazista in Sud America. …Berle afferma: “È un problema serio. Dobbiamo fare qualcosa al riguardo”. Nei suoi appunti relativi a quell’incontro, Berle annota che il Presidente si mostrò stranamente reticente e non sembrò reagire come lui si aspettava. Alla fine, Roosevelt disse: “Probabilmente dovresti parlarne con Bill Donovan”».

«È la mappa del Sud America a essere così interessante», ha affermato Hemming, «perché Roosevelt sa che i britannici si stanno concentrando su quell’area. È lì che stanno cercando di costruire le prove di un complotto nazista. Ed ecco un documento che fa esattamente la stessa cosa, proprio dopo che lui è stato avvertito delle loro intenzioni. Consapevole di ciò, sarebbe stato molto strano se non avesse pensato: “Mah, questo ha tutta l’aria di essere un falso britannico”». Hemming conclude che è «estremamente probabile» che Roosevelt sospettasse si trattasse di un falso, ma che abbia comunque proceduto con il discorso.

Secondo Denson, la motivazione di Roosevelt per questo inganno risiedeva nel fatto che l’ingresso degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale avrebbe regalato al Paese l’assetto internazionale che egli aveva sempre desiderato: «Credo che avesse preso questa decisione non appena il Senato bocciò la Società delle Nazioni [nel 1919]. Decise che avrebbe potuto fare meglio di Wilson e riuscire a dare vita a un governo mondiale sul modello della Società delle Nazioni. Ritengo che avesse imboccato quella strada fin da allora». La «Dichiarazione delle Nazioni Unite», redatta congiuntamente da Roosevelt e Churchill, fu firmata nel gennaio del 1942.

Dalla manipolazione dell’opinione pubblica americana in senso contrario alla pace fino alla spinta attiva degli Stati Uniti verso la guerra, la campagna di influenza condotta da Intrepid fu un successo clamoroso per i britannici. E, non a caso, contribuì a plasmare il mondo moderno.

Hunter DeRensis è un giornalista di The National Interest e collaboratore abituale di The American Conservative. Seguitelo su Twitter all’indirizzo @HunterDeRensis.

https://www.theamericanconservative.com/the-campaign-to-lie-america-into-world-war-ii/

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