
LA CIVILTÀ CATTOLICA: TESTIMONIANZA DEL CELEBRE SISTO DA SIENA
SOPRA LO SPIRITO ANTISOCIALE DEL GIUDAISMO
CRONACA CONTEMPORANEA. Roma (Nostra corrispondenza), Firenze, 11 maggio 1881, CC, Anno trigesimosecondo, Serie XI, Vol. VI, Quaderno 742, pp. 477-479.
Alle varie testimonianze degli stessi Rabbini ed ex-rabbini recate finora a dimostrazione di quell’odio antisociale, antiumanitario e specialmente anticristiano, che è come il principio ed il fondamento di tutta la presente morale e religione talmudica della razza ebrea, giova ora qui aggiungere quella importantissima del celebre Sisto nato ebreo in Siena nel 1520, poi cristiano e religioso dell’Ordine di San Francesco, poi ricaduto nei suoi errori e perciò condannato a morte come rilapso dalla S. Inquisizione: infine, per grazia ottenutagli dall’allora Cardinale Ghislieri capo dell’Inquisizione e poi San Pio Quinto, resosi Domenicano ed autore stimatissimo della nota ed eruditissima Bibliotheca Sancta Fratris Sixti Senensis.
Fu Fra Sisto dottissimo nella lingua ebrea ed in tutta l’erudizione rabbinica e talmudica: e perciò dai Sommi Pontefici molto adoperato nella conversione e confutazione degli ebrei, non che nella ricerca e distruzione di moltissimi dei loro empii libri specialmente in Cremona, secondo che si legge ampiamente narrato dal Padre Echard, autore della Biblioteca degli Scrittori Domenicani, nella prefazione e vita del Padre Sisto Senese premessa all’edizione napoletana della sua Bibliotheca Sancta, curata ed aumentata dal Padre Pio Tommaso Milante dello stesso Ordine di San Domenico.
E narra la cosa lo stesso Fra Sisto, come in altri luoghi della sua opera, così specialmente a pag. 202 del Vol. 1° dell’edizione napoletana al libro quarto dove dice:
«Aveva io pensato di non fare veruna menzione di tali libri (talmudici) e di abolire col silenzio, per quanto fosse possibile, ogni memoria di questa dottrina. Ma poiché l’esperienza passata mi ha insegnato che questi volumi, sì spesso distrutti, di nuovo risorgono come le teste dell’idra (ciò permettendo l’avarizia dei principi cristiani che, mossi da qualsiasi prezzo anche piccolo, vendono agli ebrei la licenza di stamparli) perciò ho creduto pregio dell’opera di manifestare qui in qualche parte (aliqua ex parte) alcune turpitudini, empietà e bestemmie contenute nei libri talmudici, indicando nominatamente i libri dove si trovano; affinché se mai questi nefandi scritti, di cui ancora abbondano l’Asia, l’Affrica, la Grecia e la Germania, ritorneranno presso di noi alla luce, i difensori della pietà cristiana abbiano l’indice da cui siano come per mano guidati a trovare e scoprire i luoghi dove si trovano (od almeno si trovavano nelle prime edizioni) le predette bestemmie.
«Ed affinché meglio si intendano le citazioni dei luoghi, credetti necessario di premettere qui il catalogo di tutti i Volumi Talmudici, che io trascrissi già da quella ricchissima biblioteca degli ebrei di Cremona; della quale, nell’anno di nostra salute 1559, ben dodici mila codici talmudici furono bruciati per ordine della S. Inquisizione».
Compiuto il quale catalogo, passa Sisto ad annoverare, nel modo promesso, dalla pagina 206 alla 209, alcuni dei più gravi errori contenuti in quei volumi.
E tra questi, a pagina 208, quelli che sono adversus charitatem et humanitatem: dicendo:
«Nell’Ordine 1° Trattato 1° distinzione 4ª si legge: Stabiliamo che ogni Giudeo tre volte al giorno bestemmii tutta la razza dei cristiani e preghi Dio di confonderla ed esterminarla coi suoi Re e Principi. E ciò facciano principalmente i sacerdoti dei Giudei nella Sinagoga tre volte al giorno pregando in odio di Gesù Nazzareno».
E questa è quella benedizione accennata nella precedente corrispondenza detta dal Drack [Drach] benediction des mécreans cioè dei malcreati o miscredenti.
[Si tratta della benedizione/maledizione Birkat ha-Minim. In realtà, nel testo talmudico qui menzionato (Berakhoth 28b-29a) non compare il testo della “benedizione”, ma si fa riferimento ad una delle fonti della sua genesi. In generale, quelle riportate da Sisto non sono citazioni testuali, ma piuttosto delle parafrasi n.d.r.].
«Colà pure si legge che Dio comanda ai Giudei di avere i cristiani in conto di bestie, né altrimenti di trattarli come bestie. E nell’Ordine 4° Trattato 1° distinzione 4ª, si legge che se la bestia di un Giudeo uccide quella di un cristiano non è obbligato l’ebreo a rifar il danno. Ma se la bestia di un cristiano uccide quella di un Giudeo, questi è obbligato a costringere il cristiano alla rifazione del danno. Nell’Ordine 4° Trattato 8° distinzione 2ª, si dice che il Giudeo ai Gentili non dee far né bene né male: ma al Cristiano dee con ogni studio ed industria procurare di togliere anche la vita. E nell’Ordine 4° Trattato 4° e 9°, se un ebreo, volendo uccidere un cristiano, per errore uccide un ebreo è degno d’assoluzione. E nell’Ordine 4° Trattato 8°. Se un Giudeo vedrà un Cristiano vicino ad un precipizio è obbligato a precipitarvelo subito. Il che anche si legge presso il Ravalfez nella distinzione 2ª foglio 355 e nel Volume di Alba [Arba] Turim nel libro Ioredea capo 158.
«L’impero cristiano (Ordine 2° Trattato 1°, distinzione 5ª foglio 11 e 15) è più esecrabile che quello delle altre genti ed è minor peccato servire ad un Principe gentile che ad un cristiano. Le chiese dei cristiani (Ordine 2° Trattato 1° distinzione 2ª) sono luoghi di perdizione e di idolatria i quali gli ebrei sono obbligati a distruggere. I Vangeli dei Cristiani (ivi) debbono chiamarsi iniquità rivelata e peccato manifesto. Essi debbono essere bruciati dai Giudei ancorché vi si contenga il nome di Dio».
[In questi ed in altri testi talmudici in generale non si fa riferimento esplicito ai cristiani, ma bensì ai goyim, ai popoli del mondo, cioè ai non-ebrei idolatri. Ma dal momento che, secondo la legge ebraica, anche i cristiani sono annoverati fra gli idolatri, l’insegnamento dei rabbini vale implicitamente anche per loro n.d.r.].
Il che può parer più che bastevole a persuadere ognuno qual veleno di odio specialmente anticristiano si contenga nel Talmud anche a giudizio di Sisto da Siena; non già soltanto (il che è sempre da notarsi diligentemente) come sfogo di rabbia e di vendetta di oppressi contro oppressori, ma come precetto di morale e di religione da osservarsi dagli ebrei contro i cristiani ancorché non oppressori ma indifferenti, ed anche se protettori e benevoli, quali furono sempre per loro, comparativamente almeno agli altri Principi, i Sommi Pontefici romani.
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