Gilad Atzmon: Le teorie del complotto dai Savi di Sion alle bambine di Epstein

LE TEORIE DEL COMPLOTTO DAI SAVI DI SION ALLE BAMBINE DI EPSTEIN[1]

Di Gilad Atzmon, 17 agosto 2019

Dopo il presunto suicidio di Jeffrey Epstein la settimana scorsa siamo stati sommersi da uno tsunami di narrazioni che non aderiscono ai mutevoli rapporti ufficiali sulla sua morte. Presumibilmente alcuni degli intimi segreti delle persone più potenti di questo pianeta verranno sepolti con Epstein. Mentre è logico credere che individui tanto potenti da impoverire continenti o da scatenare guerre mondiali che uccidono decine di milioni di persone possano facilmente organizzare la morte di un singolo accertato criminale sessuale in una cella di New York, chiunque abbia proposto un tale scenario, per quanto plausibile, è stato immediatamente bollato come un “teorico del complotto”.

“Teoria del complotto” è come i media mainstream caratterizzano qualunque narrazione differisca dal loro resoconto della linea ufficiale. Cos’è una teoria del complotto? Può essere definita in termini categoriali? Può una teoria del complotto essere convalidata scientificamente o confutata con mezzi analoghi? Quali criteri possono essere usati per distinguere tra una teoria del complotto e delle riflessioni teoriche?

La bollatura di una teoria come “complottistica” è un tentativo di screditare il suo autore – o i suoi autori – e di negare la sua validità. Una teoria del complotto di solito prevede una tesi esplicativa che indica un complotto malefico che prevede spesso un gruppo interessato segreto. Il termine “teoria del complotto” ha una connotazione peggiorativa: il suo impiego suggerisce che la teoria si appella al pregiudizio e/o richiede una narrazione inverosimile e indimostrata costruita su prove insufficienti.

Quelli che si oppongono alle teorie del complotto sostengono che tali teorie resistono alla falsificabilità e sono rafforzate dal ragionamento circolare, e che tali teorie sono basate principalmente su credenze, contrarie al ragionamento accademico o scientifico.

Ma anche questa critica non è esattamente basata su validi principi argomentativi. Il filosofo Karl Popper, che definì il principio della falsificabilità, sosteneva in modo categorico che la psicanalisi freudiana e il marxismo falliscono per le stesse ragioni. Il complesso di Edipo, ad esempio, non è mai stato provato scientificamente e non può essere falsificato o convalidato scientificamente. Anche il marxismo resiste alla falsificabilità. Nonostante le predizioni “scientifiche” di Marx, la rivoluzione del proletariato non è mai avvenuta. Non mi sono personalmente mai imbattuto in qualcuno che si riferisce a Marx o a Freud come “teorici del complotto”. “Resistere alla falsificabilità” e “rafforzato dal ragionamento circolare” sono caratteristiche delle teorie non scientifiche e non si applicano solo alle “teorie del complotto”.

L’Oxford English Dictionary definisce la teoria de complotto come “la teoria che un evento o un fenomeno accadono come conseguenza di un complotto tra gruppi interessati; specialmente la convinzione che un’agenzia segreta ma influente (tipicamente politica nella motivazione e oppressiva nell’intento) sia responsabile di un evento inspiegato”.

L’Oxford Dictionary non espone i criteri che definiscono una teoria del complotto in termini categoriali. La storia del genere umano è stracolma di riferimenti a complotti segreti guidati da gruppi influenti.

Il problema di confutare le teorie del complotto è che esse spesso sono più eleganti ed esplicative delle concorrenziali narrazioni ufficiali. Tali teorie hanno la tendenza di attribuire la colpa alle potenze egemoniche. Nel passato, le teorie del complotto erano popolari soprattutto presso cerchie marginali: ora stanno diventando comuni sui mass media. Le narrazioni alternative sono largamente diffuse sui social media. In alcuni casi, sono state diffuse da organi ufficiali e persino dall’attuale presidente americano. È possibile che la rapida ascesa nella popolarità delle teorie alternative sia indice di una crescente sfiducia nei confronti dell’attuale classe dirigente, dei suoi ideali, dei suoi interessi e della sua demografia.

La riposta alla storia del suicidio di Jeffrey Epstein è emblematica. La narrazione ufficiale ha provocato una reazione che è stata una miscela di incredulità che si è espressa nella satira e che ha ispirato una pletora di teorie che hanno cercato di spiegare la saga che si è rivelata il più grande scandalo sessuale nella storia dell’America e oltre.

La domanda ovvia è: cosa ha condotto alla crescita di popolarità delle cosiddette “teorie del complotto”? Io passerei oltre e chiederei: perché una società che afferma di essere “libera” è minacciata dall’ascesa delle narrazioni alternative?

In verità, la domanda in sé stessa è fuorviante. Nessuno è realmente spaventato dalle “teorie de complotto” per sé stesse. Voi non sarete arrestati o perderete il vostro lavoro per essere un “negazionista del cambiamento climatico”. Potete congetturare sull’allunaggio e persino negarlo a volontà. Siete liberi di congetturare sull’assassinio di Kennedy fintanto che non menzionate il Mossad. Potete persino sopravvivere come complottista dell’11 settembre ed esporre tutte le narrazioni alternative che volete ma il suggerimento che Israele ha fatto l’11 settembre vi metterà in guai seri. Esaminare “I Protocolli dei Savi di Sion” come un esempio di letteratura immaginaria, per quanto profetica, può portare in alcuni paesi all’imprigionamento. Scavare nella vera origine del bolscevismo e nelle statistiche demografiche della rivoluzione sovietica è praticamente un atto suicida. Dire la verità sull’accordo di Hitler con l’agenzia sionista provocherà definitivamente la vostra espulsione dal partito laburista inglese e sarete accusati di essere come minimo dei teorici del complotto.

Sospetto che venga permesso di deviare dalla narrazione ufficiale e di congetturare su complotti segreti su ogni argomento dato tranne probabilmente quelli relativi agli ebrei.

Qui le cose si complicano perché non vi sono complotti ebraici: tutto viene fatto apertamente. Israele, il sionismo, le istituzioni ebraiche e i singoli ebrei operano sotto i riflettori e non nascondono le loro azioni. L’AIPAC non cerca di nascondere la propria agenda né i politici eletti in America fanno lo sforzo di nascondere la loro vergognosa capitolazione nei convegni dell’AIPAC. Che i Labour Friends of Israel agiscano contro il partito laburista ed il suo leader democraticamente eletto è una notizia del mainstream. I jet israeliani che attaccarono la USS Liberty l’8 giugno 1967 erano decorati con simboli ebraici. Jeffrey Epstein non camuffò la sua “Isola dei Pedofili”. Egli operava apertamente. Temo che non vi siano molte prove di complotti ebraici. Ma vi è un’abbondanza di prove della soppressione istituzionale di ogni tentativo di discutere su tutto ciò. L’agenda dell’AIPAC viene propugnata apertamente; criticare la sua agenda è rigorosamente proibito. Lo stesso si applica alle altre attività della Israel Lobby, ai crimini di guerra israeliani, e persino ai crimini commessi da singoli ebrei. Il potere ebraico, per come lo definisco, è il potere di sopprimere la discussione sul potere ebraico.

Per ovvie ragioni gli ebrei sono allarmati da teorie che si concentrano sulla loro politica, cultura, religione, folklore ecc. Sembra che le istituzioni ebraiche siano state sufficientemente energiche per zittire la maggior parte dei tentativi di criticare le politiche ebraiche e israeliane. Questo ci porta alla domanda del perché gli ebrei, il sionismo, il giudaismo e l’ebraicità siano così spesso oggetto di teorie del complotto. Si tratta di nuovo di pregiudizio antisemita oppure c’è forse qualcosa nell’ideologia, nella cultura e nella politica ebraica che suscita tali teorie? Vale la pena di consultare il libro di Jesse Walker The United States of Paranoia: A Conspirancy Theory. Secondo Walker vi sono cinque tipi di teorie del complotto:

  • Il “Nemico Esterno” si riferisce a teorie basate su personaggi che si ritiene complottino contro una comunità dall’esterno.
  • Il “Nemico Interno” individua cospiratori che stanno in agguato all’interno della nazione, indistinguibili dai cittadini comuni.
  • Il “Nemico dall’Alto” riguarda persone potenti che manipolano gli eventi per il loro interesse.
  • Il “Nemico dal Basso” riguarda le classi inferiori che lavorano per rovesciare l’ordine sociale.
  • I “Complotti Benefici” sono forze angeliche che operano dietro le quinte per migliorare il mondo e aiutare le persone.

È abbastanza facile capire che ognuno dei tipi cospirativi di Walker descrive un aspetto apertamente manifestato della politica, della cultura o della religione ebraica.

Il “Nemico Esterno” potrebbe essere una legittima reazione patriottico-nazionalistica americana alla dominazione straniera imposta alla politica estera americana. Questo genere di argomento è supportato da approfonditi studi accademici come quello di Mearsheimer e Walt o quello di James Petras che hanno studiato la Israel Lobby ed il suo impatto. Questa ostile dominazione straniera è stata esplorata da vari media inclusa la denuncia da parte di Al Jazeera della Israel Lobby sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. L’attuale amministrazione americana e la sua politica faziosa a favore delle posizioni israeliane dà credito a quelli che vedono Israele come il “nemico esterno”. Tuttavia, nessuno dei predetti ha complottato dietro le quinte. Tutto viene fatto apertamente. Solo non potete contestarlo apertamente.

Il “Nemico Interno” potrebbe facilmente indicare l’intenso lavoro dei sostenitori di Israele, delle lobby ebraiche (AIPAC, J Street, ecc.) e dei tirapiedi israeliani all’interno della politica americana e di altri paesi occidentali (Inghilterra, Francia, ecc.). Similmente, quelli che difendono profondi valori cristiani possono identificare gli elementi progressisti ebraici come il nemico del loro stile di vita conservatore. Lo stesso si applica ai sostenitori delle politiche anti-immigratorie che vedono i supporter ebrei dell’immigrazione come il loro nemico interno. Il ruolo preminente di Kushner e la sua vicinanza al presidente non aiuta a dissipare i dubbi sul cosiddetto “nemico interno”. Ma la lobby ebraica in America è rumorosa e provocatoria e i supporter ebrei progressisti e pro-immigrazione sono almeno altrettanto rumorosi. Kushner non nasconde la sua affiliazione con Chabbad o le sue simpatie sioniste. Non c’è un complotto segreto, però non potete discuterne apertamente.

Il “Nemico dall’Alto” è un’appropriata descrizione dell’orbita ravvicinata di Epstein e dei suoi rapporti privilegiati con le classi dirigenti internazionali. E, come sappiamo, Epstein non si prendeva il disturbo di nascondere le sue operazioni. Chiamare il suo Boeing 727 il Lolita Express era poco meno che intitolare i suoi voli privati “Pedo Air” o “United PedoLines”. Bernie Madoff ricade nella stessa tipologia. L’uomo che fu ad un certo punto presidente di NASDAQ, non si prese il disturbo di camuffare il suo schema Ponzi: in realtà Madoff ammise di essere rimasto sorpreso dall’incapacità delle forze dell’ordine di scoprire i suoi crimini. Qualcuno potrebbe considerare George Soros come il prototipo del “nemico dall’alto”. Soros è un miliardario ebreo che usa la sua ricchezza per finanziare cause identitarie e cambiamenti sociali che non sono precisamente apprezzati dalla massa conservatrice/nazionalista. Di nuovo, Soros non nasconde nulla. Egli elargisce i suoi finanziamenti attraverso il suo Open Society Institute. Tuttavia, per qualche ragione, le critiche all’agenda di Soros vengono frequentemente denunciate come una perpetuazione delle “teorie del complotto”.

Il “Nemico dal Basso” può essere illustrato dal coinvolgimento ebraico nei movimenti rivoluzionari, nelle campagne per i diritti umani, nella rivoluzione gender, nel movimento femminista, nel sostegno alla causa LGBTQA e così via. Di nuovo niente di tutto ciò avviene dietro una cortina. Gli ebrei spesso si vantano del loro ruolo preminente in queste cause umanitarie e liberali. Ma criticare questi movimenti, e specialmente i loro sostenitori, è assolutamente proibito.

I “Complotti Benefici” sono dimostrati dalla filosofia di Tikun Olam: l’idea che spetta agli ebrei “fermare il mondo e reintegrare la sua etica”. Quelli che si rifiutano di “essere fermati” potrebbero ben vedere elementi ebrei nel cuore di una causa progressista e potrebbero vedere in tale altruismo una forza oscura malefica.

La maggior parte dei gruppi etnici e delle lobby rientrano solo in uno o due dei tipi descritti dal Modello di Teoria del Complotto di Walker; la politica ebraica rientra in tutti. Agli occhi dei nazionalisti europei ardenti e bigotti come Tommy Robinson, gli immigrati musulmani rappresentano un “Nemico Esterno”. I razzisti che odiano le persone di colore potrebbero considerare quelli con la pelle scura come il “Nemico Interno”. Quelli che disapprovano i gay e la loro cultura potrebbero considerarli come il “Nemico dal Basso”. Ma è curioso quanto facilmente tutti e cinque i tipi delle teorie del complotto di Walker si possono ritrovare nella politica, negli individui, nelle istituzioni, nelle reti e nelle campagne d’opinione ebraiche.

Come è possibile che un gruppo etnico relativamente piccolo riesca a incarnare tutti i tipi delle “teorie del complotto”? Nel mio recente libro Being in Time, ho sostenuto che gli ebrei tendono a dominare i discorsi che sono rilevanti per la loro esistenza e per i loro interessi. Lo definisco l’istinto ebraico di sopravvivenza. Gli attivisti e gli intellettuali ebrei tendono parimenti a dominare il dissenso verso i sintomi problematici associati con la loro identità di gruppo: gli ebrei spesso sono, per esempio, associati con il capitalismo, le banche e la ricchezza in generale, e sono parimenti identificati con il marxismo e l’opposizione socialista al capitalismo, alle banche e alla ricchezza. Ovviamente, molti ebrei sono associati con lo Stato ebraico e con il progetto sionista ma non c’è nulla di segreto nel fatto che gli ebrei di sinistra dominano parimenti il discorso e la politica anti-sionisti. Gli ebrei, almeno agli occhi di qualcuno, sono alla guida dei sostenitori dell’immigrazione. Ma alcuni dei più rumorosi attivisti anti-immigrazione e anti-musulmani sono parimenti ebrei. In Being in Time sostengo che il fatto che gli ebrei dominano entrambi i versanti di ogni argomento rilevante per la loro esistenza non è necessariamente “cospirativo”. È solo un fatto naturale per gli ebrei etici e umanisti opporsi al sionismo, o a Wall Street. È parimenti naturale, in base alla loro storia, per gli ebrei come gruppo opporsi all’immigrazione e simultaneamente sostenerla. Per quanto possa essere naturale, la presenza degli ebrei nelle posizioni chiave ideologiche, politiche, culturali e finanziarie è innegabile. È più che probabile che il loro dominio di entrambi i versanti di così tanti dibattiti politici cruciali induca a pensieri complottisti.

L’economista ebreo Murray Rothbard mette a confronto le teorie del complotto “profonde” con quelle “superficiali”. Secondo Rothbard, un teorico “superficiale” osserva un evento e si chiede: a chi giova? Egli o ella giunge quindi alla conclusione che l’ipotizzato beneficiario è il responsabile degli eventi segretamente influenzati. In base a questa teoria, Israele che beneficia degli eventi dell’11 settembre lo ha reso il primo sospettato. Questa è spesso una strategia assolutamente legittima ed è esattamente così che gli investigatori e gli inquirenti operano. Per identificare il colpevole, essi si possono ben chiedersi chi beneficia del crimine. Naturalmente questo è solo un primo passo verso l’accertamento.

Secondo Rothbard il teorico del complotto “profondo” inizia con un’intuizione e poi cerca le prove. Rothbard descrive la teoria del complotto profonda come il risultato di confermare se certi fatti veri quadrino con la “paranoia” iniziale. Questa spiegazione descrive molto bene come lavora la scienza. Ogni data teoria scientifica definisce il regno dei fatti che possono sostenere o confutare la sua validità. La scienza è un processo di ragionamento deduttivo, così che nella scienza, è la teoria che definisce la rilevanza delle prove. Descriverebbe Rothbard la fisica newtoniana come “profondamente complottista”? ne dubito. La mia supposizione è che, tenendo presente Rothbard, attribuire una “natura complottistica” ad una teoria è un tentativo di negare la rilevanza delle prove che essa porta alla luce. Se per esempio, la teoria che Epstein era un agente del Mossad è “complottistica”, allora i fatti che egli era un socio d’affari di Ehud Barak ed era associato ad una compagnia che utilizza le tattiche dell’intelligence militare israeliana diventano irrilevanti. Lo stesso si applica all’ammissione dell’ex procuratore federale Alex Acosta che Epstein apparteneva all’intelligence e questa era la ragione per cui egli fu il beneficiario di un patteggiamento irrisorio. Se, per esempio, la teoria che furono gli ebrei a guidare la rivoluzione bolscevica del 1917 è “complottistica”, allora i fatti riguardanti la demografia che condusse alla rivoluzione e la sua natura criminale sono senza conseguenze. La bollatura di una teoria come complottistica è un tentativo di cancellare prove sgradite ristabilendo la priorità di certi fatti.

Sembra che Rothbard e altri non siano riusciti a produrre criteri categoriali per identificare o definire le Teorie de Complotto. Potremmo dover accettare che per ora non vi è nessuno standard categoriale per definire una teoria del complotto. Potremmo dover imparare a convivere con il fatto che alcune teorie sono superiori; più semplici e più eleganti di altre. Dovremo accettare che alcune di queste teorie mettono assai a disagio poche persone e che costoro esploreranno ogni possibilità per screditare tali teorie e i loro autori. Attribuire una natura complottistica ad una teoria esplicativa è solo uno di questi metodi.

 

 

 

 

 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: https://gilad.online/writings/2019/8/17/conspiracy-theories-from-the-elders-of-zion-tonbspepsteins-youngsters?fbclid=IwAR3J6pKu5gcfRyM-FatB1VN4inDqp9W9Vq9IkFokDVROY5MDbhu_5G-zfdA

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