Gian Pio Mattogno: Sionismo criminale. Lo Sechaneim (“Non mostrate loro favore”): il non-ebreo in Eretz Yisrael secondo rabbi Doniel Neustadt

Gian Pio Mattogno 

 

SIONISMO CRIMINALE. LO SECHANEIM (“NON MOSTRATE LORO FAVORE”):

IL NON-EBREO IN ERETZ YISRAEL SECONDO RABBI DONIEL NEUSTADT

 

È notorio che i sionisti che da decenni occupano la Palestina giustificano la loro politica criminale sulla base dell’esegesi rabbinico-talmudica, che interpreta la Torah in una prospettiva imperialistica.

A loro e solo a loro spetta, ieri come ancora oggi, la “Terra Promessa”, per diritto divino.

Eretz Yisrael (la terra d’Israele) è cosa loro e di nessun altro.

Tutti gli altri sono ospiti o intrusi. Punto e basta.

(Cfr. Deliri sionisti: Israele “eredità eterna” del popolo ebraico; Lo status del non-ebreo in Israele secondo Rabbi Shlomo Aviner ed altri scritti in: andreacarancini.it).

Un ulteriore “contributo” ai progetti criminali sionisti, risalente a qualche anno fa, ma purtroppo sempre di tragica attualità, ci viene fornito dal rabbino Doniel Neustadt.

(Do Not Show Favor. Parshas Noach, by Rabbi Doniel Neustadt (1012), torah.org).

Rabbi Doniel Neustadt, già Av Beth Din (capo del tribunale, la figura più importante in un tribunale ebraico) del Beth Din Tzedek of Greater Detroit, ed attualmente rabbino di Pine River Village a Lakewood (N.J.), è un posek (decisore), autore ed educatore di fama presso gli “eletti” di Hashem.

Rabbi Neustadt esordisce ricordando che il divieto Lo Sechaneim (“Non mostrare loro favore”) compare nella Torah nel contesto delle leggi bibliche che regolavano il rapporto tra la nazione israelitica conquistatrice e le sette nazioni che risiedevano a quel tempo in Eretz Yisrael.

«La Torah ci ingiunge di distruggerle, di non stringere alleanze con loro, di non unirci in matrimonio con loro e di non mostrare loro alcun favore».

Poiché «Eretz Yisrael è stata concessa da Hashem al popolo ebraico come la sua propria terra (…) gli idolatri e i gentili non appartengono assolutamente alla Terra Santa e non possono certamente averne proprietà».

Di conseguenza, è proibito vendere terreni in Eretz Yisrael ad un non-ebreo, anche se non è un attivo idolatra. È solo permesso affittargli e dargli in locazione una casa o un appartamento.

Per quest’ultimo precetto Rabbi Neustadt rimanda alla normativa dello Shulhan Aruch (Yore Deah 151,8).

Ora, lo Shulhan Aruch è stato compilato da R. Joseph Caro nel XVI secolo e la normativa che il pio giudeo era tenuto a seguire doveva valere ovviamente per quell’epoca (è assurdo che un codice imponga di osservare una norma ormai in disuso; se impone di osservare una norma, è perché quella norma è ancora vigente).

Ciò significa che le norme che dovevano regolare i rapporti fra ebrei e non-ebrei nella Terra d’Israele non erano limitate ad un passato biblico ormai remoto, ma di fatto venivano attualizzate e rese vigenti nel nuovo particolare contesto storico.

E questo è stato ribadito anche dagli ulteriori codici ebraici che negli anni sono seguiti.

In altre parole, in ogni momento della sua storia, il popolo ebraico ha considerato Eretz Yisrael la sua proprietà privata per diritto divino, dalla quale andavano esclusi tutti i non-ebrei.

Fino al giorno d’oggi, epoca a cui vanno riferiti gli altri precetti che Rabbi Neustadt si compiace di esibirci.

Non fate regali gratuiti al non-ebreo, perché questo atto dimostra affetto e amicizia, e l’affetto e l’amicizia nei confronti di un non-ebreo sono pericolosi, in quanto possono portare a relazioni proibite e persino ai matrimoni misti. Se invece il regalo viene fatto per avvantaggiare in qualche modo l’ebreo, allora è permesso.

Non dovete provare ammirazione per un non-ebreo.

Ma se l’intento è quello di lodare Hashem perché ha creato una persona tanto degna d’ammirazione, allora è permesso, così come è permesso onorare un non-ebreo per i favori che ha fatto in passato alla comunità ebraica.

Rabbi Neustadt aggiunge un precetto che in apparenza sembra in contrasto con la normativa discriminatoria prima menzionata:

«È permesso visitare un non-ebreo malato, pregare e fare elemosina in suo favore, pronunciare un elogio funebre per lui, assistere alla sua sepoltura e confortare i suoi parenti».

Come fonte Rabbi Neustadt indica tra l’altro: Yore Deah 151,12.

Ma quanto sono buoni questi “eletti” di Hashem!

Peccato che la citazione sia monca e che Rabbi Neustadt abbia dimenticato di riportare il seguito: mipnei darkhei shalom (= a causa delle vie della pace), per amore della pace: cioè tutte queste buone azioni nei confronti dei non-ebrei vengono suggerite non per spirito filantropico, ma unicamente per evitare la loro ostilità!

In una nota conclusiva Rabbi Neustadt si chiede per quale ragione oggi le norme che impongono di non mostrare favore verso i non-ebrei non sempre vengano messe in pratica, e sembra diventato un luogo comune fra gli ebrei ammirare e lodare i non-ebrei per i loro talenti.

Forse, spiega, tutto ciò è da attribuire al grosso crogiuolo di culture che influenza la società americana o al fatto che per alcuni Rishonim (i “primi studiosi”, esegeti della Torah dal 1000 al 1500) queste norme si applicano solamente ai non-ebrei che praticano l’idolatria.

Ma Rabbi Neustadt tiene subito dopo a precisare che lo Shulhan Aruch non segue questa opinione e stabilisce con tutta chiarezza che le leggi relative a Lo Sechaneim «si applicano a tutti i non-ebrei, compresi i musulmani che non praticano l’idolatria».

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