La guerra di Stalin: una nuova storia della Seconda Guerra Mondiale

LA GUERRA DI STALIN: UNA NUOVA STORIA DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Autore: Sean McMeekin

Libro in copertina rigida, 820 pagine.

*Stalin’s War* rappresenta, da parte di uno studioso americano, l’analisi più importante degli ultimi anni sul grande conflitto globale che ha plasmato in modo così decisivo il mondo odierno. Questo nuovo e ampio sguardo sulla Seconda guerra mondiale è una magnifica opera di sintesi accademica, ricca di fatti rivelatori, osservazioni acute e intuizioni brillanti.

L’autore smonta accuratamente la visione semplicistica – promossa incessantemente da Hollywood e fatta propria da milioni di americani – della Seconda guerra mondiale come una “guerra giusta”, un conflitto in cui i soldati della “libertà” avrebbero eroicamente sconfitto le forze del male. Secondo il professor McMeekin, la concezione dominante e comunemente accettata del secondo conflitto mondiale negli Stati Uniti e in Gran Bretagna è sostanzialmente errata; ciò vale in particolare per la percezione diffusa del ruolo che il presidente statunitense Roosevelt e il primo ministro britannico Churchill ebbero nel conflitto.

L’autore, uno storico americano pluripremiato specializzato in storia sovietica, spiega – in questa rilettura iconoclasta e quanto mai necessaria – che fu Stalin, e non Hitler, la figura centrale che diede impulso alla Seconda guerra mondiale. Attingendo a nuove e vaste ricerche condotte negli archivi russi, europei e statunitensi, McMeekin dimostra che fu il dittatore di Mosca, non Hitler, a concepire e preparare un titanico conflitto globale, al termine del quale il regime sovietico e il comunismo sarebbero emersi come i grandi vincitori.

McMeekin illustra nel dettaglio la natura bellicosa del regime sovietico, in particolare le politiche aggressive di Stalin tra il 1939 e il 1941 e i suoi ambiziosi piani per il futuro: elementi che resero inevitabile uno scontro con la Germania e i suoi alleati europei. Nel giugno del 1941, l’aeronautica sovietica non solo era la più grande al mondo, ma superava, da sola, le forze aeree di tutti gli altri paesi messi insieme. Analogamente, le truppe aviotrasportate sovietiche – impiegabili esclusivamente in operazioni offensive – non solo erano più numerose di quelle tedesche, ma superavano il complesso delle forze paracadutiste del resto del mondo. Anche la componente corazzata dell’Armata Rossa non solo era la più grande a livello globale, ma superava, nel suo complesso, quella di tutti gli altri paesi del mondo sommati insieme.

Come mostra l’autore, la decisione di Hitler di colpire l’impero rosso nel 1941 fu presa solo dopo che la minaccia mortale per l’Europa e per la Germania, rappresentata dall’enorme potenziamento militare sovietico e dalle intenzioni ostili di Stalin, divenne del tutto evidente.

McMeekin illustra nel dettaglio la portata sorprendente degli aiuti economici e militari statunitensi al regime sovietico durante il conflitto. L’autore mostra come la macchina bellica di Stalin dipendesse in misura sostanziale dai rifornimenti americani: dagli aerei da combattimento, carri armati, autocarri, jeep, motociclette, carburante, munizioni ed esplosivi, fino a risorse per l’industria, trasferimenti di tecnologia e persino generi alimentari. L’atteggiamento e le politiche fortemente filo-sovietiche dell’amministrazione Roosevelt, spiega McMeekin, hanno reso una farsa le pretese americane di avere a cuore la giustizia e il diritto internazionale, o le sorti delle vittime dell’oppressione e della tirannia.

Durante la guerra, osserva l’autore, Stalin stesso espresse in privato l’opinione che, senza il sostegno degli Stati Uniti, Hitler avrebbe vinto. Senza gli aiuti americani, spiega l’autore, non ci sarebbe stata la vittoria sovietica nella decisiva battaglia di Stalingrado. Secondo McMeekin, gli aiuti bellici statunitensi ai sovietici furono talmente importanti da risultare forse decisivi per salvare il regime di Stalin dalla distruzione e, in ogni caso, permisero all’Armata Rossa di conquistare al comunismo gran parte dell’Eurasia, da Berlino a Pechino.

Come dimostra McMeekin, le opinioni e le politiche belliche del presidente Roosevelt e di altri alti funzionari statunitensi – profondamente e clamorosamente errate – si fondavano sull’ignoranza o su una ingenuità illusoria riguardo al regime sovietico, ed erano guidate da una visione del mondo postbellico del tutto irrealistica.

L’autore esamina il vergognoso tradimento della Polonia da parte della Gran Bretagna. Nel settembre 1939, il governo britannico dichiarò guerra alla Germania adducendo una presunta preoccupazione per l’indipendenza polacca; trasformò così quello che era stato un conflitto circoscritto tra Germania e Polonia in una guerra mondiale, o quantomeno in un conflitto che coinvolse l’intero continente. Dopo cinque anni e mezzo di una guerra terribilmente distruttiva e sanguinosa, il tradimento della Polonia da parte della Gran Bretagna si compì definitivamente, con il consenso britannico a consegnare il Paese a Stalin.

McMeekin solleva interrogativi profondamente inquietanti sugli obiettivi degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale, nonché sul costo effettivo e sul valore del ruolo svolto dall’America nel conflitto. In sostanza, egli suggerisce che, nel corso della Seconda guerra mondiale, gli americani abbiano ucciso, siano morti e si siano sacrificati – almeno in larga misura – «per rendere gran parte dell’Europa e dell’Asia un luogo sicuro per il comunismo». «Alla luce di risultati tanto deludenti», aggiunge, «vale la pena chiedersi se i sacrifici di milioni di polacchi, britannici, francesi, canadesi, australiani, russi, americani e altri fossero davvero necessari».

«Se lo scopo della guerra contro Hitler era salvare l’Europa occidentale da una soggezione straniera», scrive l’autore, «ciò si sarebbe potuto ottenere al tavolo dei negoziati, con un costo umano e materiale infinitamente inferiore. Se invece l’obiettivo era salvare la Polonia e l’Europa orientale da una soggezione straniera, allora la guerra è stata un fallimento totale».

«Ancora altre questioni scomode», afferma McMeekin, «riguardano aspetti quali le promesse ingannevoli fatte dalla Gran Bretagna alla Polonia nel 1939 – che spinsero i leader polacchi a resistere a Hitler, basandosi sull’erronea convinzione che la Gran Bretagna e la Francia avrebbero fornito loro un sostegno militare attivo contro la Germania –, il rifiuto da parte degli Alleati delle aperture di pace avanzate dalla Germania nell’ottobre del 1939, dopo la caduta della Polonia, [e] il rifiuto di Churchill di avviare trattative nel giugno-luglio 1940, dopo la caduta della Norvegia, della Francia e dei Paesi Bassi…».

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One Comment
    • a.carancini
    • 20 Ottobre 2026

    Da Wikipedia (https://en.wikipedia.org/wiki/Sean_McMeekin):
    Il suo libro del 2021, *Stalin’s War*, ha ricevuto recensioni positive da *National Review*, *The Times*, e *The Financial Times*. Lo storico Serhii Plokhy lo ha definito «…un’interpretazione revisionista della Seconda guerra mondiale». L’opera ha ottenuto pareri favorevoli anche dagli storici Simon Sebag Montefiore, Geoffrey Wawro e Sir Antony Beevor, i quali l’hanno descritta come «…originale e stimolante, scritta con una chiarezza mirabile». Di contro, il libro è stato oggetto di critiche negative – tra gli altri, da parte di Lawrence Freedman su *Foreign Affairs* – per il suo approccio revisionista, giudicato addirittura «distorto». Analogamente, lo storico Mark Edele ha sostenuto che il volume riporti in modo errato i discorsi di Iosif Stalin e includa fonti smentite decenni prima, o dimostrate da tempo come false. Edele ha concluso:

    «Scrittore dotato e polemista di talento, ha ridotto il mestiere dello storico al livello della propaganda. Il risultato è un deplorevole passo indietro nella nostra comprensione di Stalin e della sua Seconda guerra mondiale».
    Nina Khrushcheva, docente di relazioni internazionali e pronipote del leader sovietico Nikita Krusciov, ha osservato che «con le sue circa 800 pagine, *Stalin’s War* raccoglie una mole impressionante di informazioni storiche. Tuttavia, a causa dell’impostazione “procustea” adottata da McMeekin, l’opera appare di una tracotanza del tutto priva di consapevolezza».

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