L’Italia dell’Ulivo: lo scemo del villaggio globale

L’Italia dell’Ulivo: lo scemo del villaggio globale

La politica non ha memoria. Pierluigi Bersani, qualche tempo fa, ha auspicato la nascita del “nuovo Ulivo”[1], evidentemente contando sul fatto che gli italiani si sono dimenticati ciò che ha combinato quello vecchio. Facciamo allora un salto indietro nel tempo, agli anni 1992-98, gli anni ruggenti della Seconda Repubblica. Qualche nome: Amato, Ciampi, Draghi, Prodi, D’Alema, Veltroni, Fassino, Rutelli, Rosy Bindi. Cosa è stato fatto in quegli anni? Essenzialmente tre cose: le “privatizzazioni” (saccheggio dell’industria di stato, liquidazione dell’Italia come grande potenza industriale, dequalificazione dei servizi pubblici), la “moderazione salariale” (riduzione iniqua degli stipendi, attacco allo stato sociale, precariato), l’”ingresso dell’Italia in Europa” (subalternità alla Bundesbank e alla BCE, proibizione degli aiuti dello Stato all’economia, recessione permanente).

Sono le facce e e programmi che hanno fatto dell’Italia lo scemo del villaggio globale.

Consiglio di leggere al riguardo, per un quadro d’insieme del disastro, l’aureo libretto di Antonio VenierIl disastro di una nazionesaccheggio dell’Italia e globalizzazione”, pubblicato nel 2000 dalle Edizioni di Ar. Nonostante qualche riserva (come quando definisce “dequalificante come poche” l’attività turistica, p. 114) è ancora oggi un utile strumento di comprensione della reale caratura del nostro ceto politico.

Dalla detta pubblicazione, riproduco a seguire l’appendice A7 (pp. 151-153):

ALCUNI DATI SULLE PRIVATIZZAZIONI

Di seguito sono elencate le più importanti privatizzazioni operate nel periodo 1992-1998. Quando possibile sono indicati il ricavo, i beficiari dell’operazione, le dimensioni delle aziende privatizzate, etc.
Per la compilazione dell’elenco, che non ha pretese di completezza né di assoluta precisione, sono state consultate documentazioni di varia fonte (principalmente la «Relazione sulle privatizzazioni» del Ministero del tesoro e notizie di stampa). Tuttavia dobbiamo rilevare come fino ad oggi manchi una documentazione, accessibile al pubblico, che fornisca l’elenco completo delle innumerevoli privatizzazioni grandi e piccole, indicandone ricavo effettivo, debiti trasferiti, etc.

a) Nell’anno 1992/93 (Governo Amato, poi Ciampi)

ITALGEL (IRI-SME) – 1600 dipendenti – quota ceduta 62% per 431 miliardi a Nestlé
CIRIO-BERTOLLI-DE RICA (IRI-SME) – quota ceduta 62% per 310 miliardi a FISVI poi Unilever e Cragnotti
CREDITO ITALIANO (IRI) – 15.800 dipendenti – quota ceduta 55% per 1801 miliardi – per 80% a piccoli azionisti, controllo Mediobanca e altri
SIV (vetro EFIM) – 3800 dipendenti – quota ceduta 100% per 210 miliardi all’inglese Pilkington
NUOVO PIGNONE (ENI) – 5100 dipendenti – quota ceduta 70% per 713 miliardi a General Electric (USA) – (ulteriore 9% ceduto a G. E. nel 1997).

b) Nel 1994 (Governo Ciampi, poi Berlusconi)
IMI (Min. Tesoro) – 900 dipendenti – ceduta 1° tranche 33% per 2180 miliardi – controllo a banche (San Paolo, Cariplo, Montepaschi)
BANCA COMMERCIALE ITALIANA (IRI) – 18000 dipendenti – quota ceduta 51% per 2891 miliardi – piccoli azionisti 85%, controllo a Mediobanca, Generali, Paribas, Commerzbank
INA (Min. Tesoro) – 4600 dipendenti – ceduta 1° tranche 47% per 4530 miliardi – controllo a banche (San Paolo, Cariplo)
ACCIAI SPECIALI TERNI (IRI) – 24.300 dipendenti – quota ceduta 100% per 600 miliardi a KAI (Krupp, Falk, etc.)
SME (IRI) – 18.900 dipendenti – ceduta 1° tranche 32% per 723 miliardi a Luxottica/Benetton.

c) Nel 1995 (Governo Dini)

ITALTEL (IRI-STET) – 15.000 dipendenti – quota ceduta 50% per 1000 miliardi a Siemens (Germania)
ILVA LAMINATI PIANI – 18.000 dipendenti – quota ceduta 100% per 1929 miliardi a Gruppo Riva
IMI (Min. Tesoro) – ceduta 2° tranche 19% per 1200 miliardi
SME (IRI) – ceduta 2° tranche 15% per 341 miliardi a Luxottica/Benetton
ENI (Min. tesoro) – 95.000 dipendenti – ceduta 1° tranche 15% per 6.229 miliardi ad azionariato diffuso
ISE (IRI-settore energia) – 150 dipendenti – quota ceduta 74% per 370 miliardi ad Edison-EDF (Francia)
ENICHEM-AGUSTA (ENI) – 1100 dipendenti – quota ceduta 70% per 336 miliardi a cessionari non noti
INA (Ministero Tesoro) – ceduta 2° tranche 18,4% per 1.887 miliardi a banche.

d) Nel 1996 (Governo Dini, poi Prodi)

DALMINE (IRI) – 4700 dipendenti – quota ceduta 84% per 301 miliardi a Techint/Rocca
ITALIMPIANTI (IRI) – 1.200 dipendenti – quota ceduta 100% per 42 miliardi a cessionari non noti
NUOVA TIRRENIA (CONSAP – navigazione) – 900 dipendenti – quota ceduta 91% per 548 miliardi
SME (IRI) – ceduta 3° ed ultima tranche 15,2% per 121 miliardi
INA (Min. Tesoro) – ceduta 3° tranche 31% per 3.260 miliardi
MAC – quota ceduta 50% per 247 miliardi a GEC-Marconi (GB)
IMI (Min. Tesoro) – ceduta 3° tranche 5,9% per 501 miliardi
ENI (Min. Tesoro) – ceduta 2° tranche 15,8% per 8.872 miliardi ad azionariato diffuso
ALFA ROMEO AVIO (IRI-FINMECCANICA) – quota ceduta 75% per 200 miliardi a Fiat.

e) Nel 1997 (Governo Prodi)

ENI (Min. Tesoro) – ceduta 3° tranche 17,6% per 13.230 miliardi ad azionariato diffuso
TELECOM (Min. Tesoro) – quota ceduta 92,5% per circa 26.000 miliardi ad azionariato diffuso – controllo a nucleo stabile (7,5% azioni) costituito da banche, FIAT/IFIL, soci stranieri
FINCANTIERI (IRI) – ceduto 100% a NEW SULZER AG per 151 miliardi a società finlandese
SEAT (IRI) ceduto 44,7% per 1.650 miliardi a Comit, De Agostini, etc.
Banco di Napoli (Min. Tesoro) 60% per 62 miliardi

f) Nel 1998 primo semestre (Governo Prodi)

ENI (Min. Tesoro) – ceduta 4° tranche 14,2% per 13.000 miliardi ad azionariato diffuso (con la 4° tranche ENI risulta privatizzato al 62% con 41.000 miliardi di incasso totale)
ITALIA NAVIGAZIONE (IRI-Finmare) – quota ceduta 100% per 150 miliardi ad armatori privati italiani (D’Amico)
AEM (Comune di Milano) – quota ceduta 49% per 1400 miliardi ad azionariato diffuso
ALITALIA (IRI) – cessione controllo alla olandese KLM (attraverso scambio azioni o cosiddetta «joint venture»)
ELSAG-BAILEY (IRI-Finmeccanica) – quota ceduta 100% per cifra non nota ad acquirenti stranieri
LLOYD TRIESTINO (IRI-Finmare) – quota ceduta 100% per cifra non nota a gruppo Evergreen (Taiwan)
Banca Nazionale del Lavoro (Min. Tesoro) – quota ceduta 67,8% per 6.707 miliardi ad acquirenti non noti

Successivamente sono state eseguite altre importanti operazioni di privatizzazione, fra cui quella della società AUTOSTRADE (IRI), conclusa nel 1999.
[1] http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Edicola/Bersani-Ora-nuovo-Ulivo-e-alleanza-democratica-per-battere-Berlusconi_874107649.html

2 Comments
  1. Gentile Carancini

    seguo da tempo stabilmente il Suo blog. Le rinnovo i complimenti soprattutto per il tentativo di dare voce a intellettuali perseguitati per le loro idee non conformi.

    Purtroppo mi duole darLe ragione, rimarcando come gli Italiani in genere soffrano di una variante particolare della Sindrome di Stoccolma, che io ho battezzato: Sindrome dei Due Papponi. Nella famosa Sindrome di Stoccolma la vittima finisce per simpatizzare e solidarizzare col suo carnefice. Nella Sindrome dei due Papponi l'Italia è ridotta come una povera traviata che viene rotta di legnate dallo sfruttatore di turno. Ha la forza di fuggire e lasciarlo ma solo per finire nelle braccia di un nuovo Pappone che la tratta persino peggio del primo. Dopo una peggiore serie di legnate e stupri, la poveretta ritorna dal primo pappone, che la accoglie sottoponendola a peggiori degradazioni. La ragazza si sfinisce e torna dal secondo protettore… e così via, ad libitum, passando dall'una all'altra servitù in un continuo, autodistruttivo e perverso gioco al ribasso.

    Lei che dice? È così folle la mia analisi della politica italiana?

    Cordialissimi saluti.

    Rispondi

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